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Autore

Vittoria Carrassi

in archivio dal 17 mag 2012

03 aprile 1966, Brindisi - Italia

mi descrivo così:
I  miei scritti,  parlano di me ...lascio agli altri il giudizio...

16 luglio 2012 alle ore 23:45

Il gioco

Intro: I bambini insegnano agli adulti, che apparentemente credono di fare passi in avanti, ma che puntualmente finiscono per restare indietro, alle loro spalle come angeli custodi...

Il racconto

Oggi è il primo giorno della settimana e il mio nipotino Pietro ha espresso il desiderio di uscire a fare una passeggiata all'ipermercato, luogo di grande attrattiva per i piccoli e  gli adulti  ,dato che questo magazzino rappresenta il punto vendita di videogiochi nuovi e usati, più frequentato della città. Da quando Pietro ha appreso l'arte del gioco, si immedesima anima e corpo, mimando i personaggi e raccontando le missioni anche nei più minuziosi particolari, i suoi traguardi sono anche i nostri e a volte ci chiede l'aiutino per riuscire a superare gli ostacoli, ricordo ancora il giorno in cui ricevetti la sua telefonata affranta e fui costretta a fischiare attraverso la cornetta, perché la mia povera sorella era incapace di passare di livello, e lui pure, con i suoi dentini diastemati emetteva suoni scordinati e storceva le labbra per seguire il ritmo delle note,senza riuscire nell'intento di indovinare tutti i passaggi. Quello è un episodio memorabile, visto che dopo vari tentativi mi disse a bruciapelo " Zia sei una vera schiappa, anche tu non sai fischiare, mi conviene cambiare gioco" ed io dovetti ammettere, ahimè! il fallimento, rimandando la prova ad un incontro dal vivo, perché era davvero impossibile riuscire ad imitare le note al telefono. Ebbene questo pomeriggio il pargolo ha superato se stesso in una birichinata involontaria, almeno così credo, non ne sarei sicura fino in fondo, la scusante era valida, ma la sua risata ghignante faceva pensare a tutt'altra cosa. Dopo aver acquistato il gioco che desiderava, averlo provato e poi riportato indietro dopo appena dieci minuti, perchè troppo cruento e difficile da svolgere,ci siamo seduti su una panchina ad aspettare che la sua mamma pagasse e il dolcissimo zuccherino ha preso a fotografarmi il di dietro, dicendo di mettermi in posa, quando poi con fare furbesco, abbassava la psp e scattava la foto alle mie spalle. Ormai si capiva che era su di giri, avendo ottenuto ciò che voleva...così ci siamo incamminati verso l'uscita, quando in quel mentre, mia sorella ha risposto ad una telefonata e si è distratta un attimo per parlare con mio cognato. Ecco è qui  che è scattato fulmineo il piccolo discolo, dalla mia destra  è passato in una vetrina di abbigliamento, dove era comodamente seduto un manichino con una parrucca bionda e tante borse colorate intorno. Mi sono voltata per vedere dove fosse e mi sono ritrovata a guardare la scena. Lui  aveva afferrato tra il pollice e l'indice la punta di una ciocca e tirando stava sfilando  non volendo l'acconciatura alla bambola, e nel momento in cui le ha denudato il capo, sono rimasta senza parole e con la bocca spalancata  ho ammirato il risultato del suo rapido gesto. Pietro sorpreso anche lui, sgranando gli occhi e balbettando ha cominciato a dire " Zia...non volevo...ti giuro, volevo solo sapere se i capelli fossero veri, zia..." Sono subito entrata a mia volta nella vetrina e lui approfittando della mia mossa,  mi ha mollato il topo morto tra le mani ed è fuggito via dalla madre, che non si è accorta di nulla, ma indovinate invece, CHI... improvvisamente  ha realizzato cosa stesse accadendo in quel frangente? e già...il bambino è passato inosservato, ma io sono stata colta in flagrante reato con la parrucca tra le mani dalla cassiera e dai clienti che giravano nel negozio, rigirandola tra le dita per cercare il verso giusto e rossa in viso ho provato diverse volte a rinfilarla sulla testa del manichino, ma scivolava come un gelato sciolto su una cialda a forma di cono, e allora ho fatto come mio nipote, con un mezzo sorriso di scusa l'ho piazzata lì e sono schizzata letteralmente fuori dal negozio, ma non prima di aver dato un'occhiata dal di fuori alla vetrina, per constatare che avevo messo l' acconciatura al contrario, e che quindi, il viso di plastica bianco era completamente coperto dai finti capelli. Appena ho raggiunto l'angioletto che camminava composto mano nella mano con la sua mamma come se nulla fosse accaduto, l'ho guardato e ho detto " Pietro potevi chiedere a me, ti avrei spiegato che i capelli sono finti e che  non sono incollati sul cranio, ora il manichino sembra un cane barbone, non gli si vede più la faccia, mi hai scaricato addosso la patata bollente in un secondo, mi guardavano tutti!!!" Mio nipote guardandomi con aria innocente mi ha risposto " ...zia...che dici...non era una patata, ma una parruccaaaaa...che schiappa che sei"...

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