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Recensioni di Vittorio Palmieri

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  • Non è avvincente come un romanzo, non è dolce come una poesia.
    E' devastante come lo sono le bombe sui civili, è ipocrita come ipocrita è lo sguardo dell'Occidente, è triste come solo chi muore giorno dopo giorno sa essere, è freddo come freddo è chi lo scrisse. Vik oramai è morto eppure vive ancora in queste pagine, nel ricordo di orrori che in prima persona ha visto accadere e nel coraggio che ha avuto nel raccontarli. Questo è un piccolo libro, troppo piccolo forse per il tema che affronta: ogni giorno continuano a venir giù case, ospedali e scuole, e nessuno si accorge che sotto quelle macerie, sotto quell'ammasso di polvere, ci sono bambini, donne e uomini: un popolo che sta morendo. Il popolo palestinese è vittima di un orrenda macchina, ma non è la guerra: è la tacita volontà di sterminarli, i palestinesi; di "epurare" quella striscia di terra dai loro leggittimi proprietari. Ma non è questo il luogo per affrontare questo argomento, questo delirium tremens.

    Questo libro, di sicuro interesse, vi aprirà gli occhi su una realtà diversa.
    Mentre leggerete questo libro, ricordatevi di quest'uomo: lui credeva - o almeno lo sognava - in un mondo migliore.
    Restiamo Umani.

    [... continua]
    recensione di Vittorio Palmieri

  • Due volte ho letto questo libro: la prima per respirare l'odore di Città del Messico, per perdermi nelle sue strade, per trovare rifiugio nella stanza d'albergo del poeta, per perdere il sonno con la droga; la seconda per penetrare e poi affogare nei suoi pensieri, nell'intimità della sua anima, fra pagine e pagine visionarie.
    "Mexico City Blues" rappresenta il testamento e allo stesso tempo il manifesto del padre della Beat Generation, Jack Kerouac, esso si impone come il grande poema del '900. Suoni, parole; una grande jam sessions dell'anima di Kerouac con il mondo, le parole sono le note e il poeta e il musicista che le addomestica a suo gusto per dare vita ad una melodia ritmica, sincopata.
    Infanzia, spiritualità, vita e morte si sussegue senza distinzione l'una dall'altro e senza alcuna interruzione proprio come la sua prosa: un lungo rotolo srotolato sul pavimento.
    Da dire che, per ovvie ragioni, nella trasposizione dall'inglese all'italiano il senso più alto dell'opera si perde, riuscire a salvaguardare senso e ritmo è veramente arduo e questo mortifica leggermente il testo. Ciò nonostante ne consiglio comunque la lettura che si troverà dolce e convolgente, pervasa di un misticismo tangibile.

    Consiglio per la lettura: preferite per la lettura le ore notturne accompagnati dalla luna piena, da una buona bottiglia e da un sottofondo musicale, un buon blues sarebbe perfetto.

    [... continua]
    recensione di Vittorio Palmieri