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Ignazio Ruzzi

in archivio dal 02 nov 2011
22 novembre 2011 alle ore 20:56

La gallina mugellese

Il racconto

Lei mi dice di scrivere
Pieno di buste sto’ ultimando i regali di Natale e chiedendomi perche’ non sia bisestile.
“Ignazio, Ignazio…ma…non mi riconosci?” Stavo per svenire dalla gioia. “Non ti riconosco? Non sei cambiato un cazzo, stessa faccia a culo e nemmeno un capello bianco. Come stà il mio compagno di banco preferito? Vieni qua’ stronzo!” Ci abbracciamo. Ci guardiamo negli occhi. Lucidi, tipo la storia del Vetril!!
La signora accanto a lui ci guardava come la “Presidentessa del Rotary puo’ guardare due gay nudi che si baciano!! La signora era sua moglie, milanese d.o.c.. La signora non mi conosceva, ma soprattutto, non sapeva niente dei nostri cinque anni passati al Liceo Classico Francesco Petrarca di Arezzo.
Finito il liceo Carlo ando’ alla Bocconi di Milano, li’ si laureo’, li’ si sposo’, li’ procreo’ ed ivi resto’!!
Lei mi dice di scrivere
IL giorno piu’ bello dell’anno e’ soggettivo. Varia a seconda delle persone. Gettonatissimi il venticinque Dicembre, l’ultimo giorno dell’anno, il compleanno, il quindici agosto e come quando non si sa’ piu’ cosa dire ecc.ecc.ecc..
Per me, il giorno “in” dell’ anno era il ventotto maggio. Cadeva, in quel giorno, l’anniversario di nozze dei miei genitori.
Lei mi dice di cambiare “Pusher”!!
Tutti gli anni, per festeggiare quella ricorrenza si concedevano tre o quattro giorni di vacanza.
Tutti gli anni, festeggiavo la loro ricorrenza, diventando il padrone assoluto della casa!!
Una di quelle sere, Carlo ed io, decidemmo di cenare nella terrazza di casa mia. Io e lui, da soli, senza donne, non per scelta, ma, ad onor del vero, per totale mancanza.
Vivevo in P.zza Risorgimento. Pieno centro. Ultimo piano di un palazzo di sei, terazzone munito!
Il fatto stesso di poter cenare da soli, senza genitori di sorta, ci dava la stessa sensazione di libidine e goduria che prova un marito, sposato da quindici anni, quando la moglie è in vacanza!! Rutto e scurregge libere, accompagnavano le nostre cene. L’importante non era il menu. Importante era avere il vino in tavola!!!
Ancora la parola “degustazione” non faceva parte del nostro vocabolario!!
Negli anni, durante le nostre cene, tutto era sempre filato liscio, ma…”mai dire mai”.
Lei mi dice di scrivere
“Signora, guardi cosa gli ho portato!!” Ha pronunciare quelle parole era la nostra donna di servizio (ora chiamasi colf). Abitava in campagna Aveva fatto per anni la contadina. Ancora aveva l’orto ed allevava animali. Se non avesse allevato anche la “Gallina Mugellese”, quella sera, sarebbe stata una delle tante sere.
La sorpresa, per mia madre, consisteva in un enorme cesto di vinco, pieno, anzi strapieno di “quelle galline dalle uova piccole”. La Mugellese, ha una peculiarità. Le uova sono, per grandezza, la meta’ di quelle normali. Ergo, (senza cogitare), in quel cesto, ci saranno state, e mi tengo basso, tipo sessanta/ottanta uova.
Ancora mi chiedo cazzo ci avrebbe fatto la mamma con tutte qulle uova, facendo la casalinga e non l’industriale pasticcera!!
Lei mi dice di scrivere
La nostra cena si stava svolgendo nel terrazzo. La nostra cena stava terminando. Le tre bottiglie di vino, erano gia’ terminate.
“Igna, guarda, stà uscendo il cinema!!” Traduzione: Carlo mi stava indicando con il dito, la moltitudine di persone che uscivano dal cinema Politeama.
Dalla nostra postazione, sesto piano, a venti metri di distanza, ci sembravano piccole, si piccole come le “mugellesi”.
Nesuno dei due proferi’ verbo, basto’ uno sguardo.
Dopo un nano secondo, la cesta fu’ posizionata dalla cucina in terrazza.
Dopo un secondo, parti’ la contraerea, no di missili, ma di uova.
Dopo un minuto le persone fuori dal cinema si stavano chiedendo quale “gallina volante” stesse cagando uova sopra di loro.
Dopo dieci minuti la polizia si chiese la stessa cosa’
Dopo venti minuti, P.zza Risorgimento, entro’ nel Guinnes dei primati come “la frittata di piazza” piu’ grande del mondo!!
Lei mi dice di scrivere
Disastro. La mattina dopo, la “portatrice (sana) di uova”, dopo una gincana fra le uova spiaccicate sul selciato, arrivo’ alla meta per pulire casa e pulirsi le scarpe!!
Lei mi dice di scrivere
Di questo parlammo, come prima cosa, quella vigilia di Natale, Carlo ed io. Di questo ridemmo. Sembravamo due bambini sulle giostre. Felici. Felici come quella sera.
Di questo non risi quando torno’ la mamma e seppe. Della serie, “piselli per diabetici”
Da quel giorno, iniziai ad odiare la frittata!
Da quel giorni, quando al ristorante, la vedo servita su un piatto, rabbrividisco .
Morale: è proprio vero, non si può avere tutto dalla vita. Io scelgo la frittata.
Lei mi dice di scrivere

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