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Autore

Annamaria Vezio

in archivio dal 22 mag 2012

03 marzo 1955, Firenze - Italia

segni particolari:
"Attento a ciò che desideri perché lo avrai" (detto berbero)...e che sia buono il tuo pensiero perché egli sarà la tua Manifestazione (detto mio).

mi descrivo così:
Operatrice culturale: Critica letteraria. Responsabile editoriale. Organizzatrice eventi culturali. Formazione Studi Umanistici (ampliati nei rami specifici della Psicologia, dell’Arteterapia, del Benessere Psico/fisico e delle arti Figurative). Promuove " l'Arte per Gioia, Arte per Tutti" .

26 dicembre 2020 alle ore 16:48

Il Natale "diverso"

Il racconto

(C'è sempre la possibilità di vedere ogni faccia del diamante che è la Vita)

Nelle strade quasi solitarie, sparute figure di coppiette e famigliole illuminate dal riverbero delle luminarie: gocce di luce appese a delicati fili stesi fra un palazzo e l'altro. L'ombra sugli asfalti a disegnare magiche teorie che tanto richiamano un antico percorso di millenni di passi e di occhi, tutti protesi a Camminare di più, a Vedere di più.

I miei, di passi, risuonano il ritmo del piede calzato in comode scarpe rosse, ne miro il colore cangiante nell’ondeggio di punta tacco punta tacco. l’animo è sempre bambino, l’incanto è il suo vademecum.

Punta tacco punta tacco la strada semivuota resta alle mie spalle, dinnanzi altre luminarie, altre figure oscillanti fra luci e riflessi.

Una vettura della Polizia nella stretta stradina del centro rasenta il mio cappotto, all’interno due militari dallo sguardo stanco e dal viso coperto dalla mascherina chirurgica, pure vedo rivolto a me, il sorriso unito al segno di saluto sparso con la mano; un sorriso negli occhi e nel palmo della mano e fra la mascherina che dischiude le sue piegoline.

Da una finestra illuminata fugge il riso di qualcuno, è argentino, pieno, è gioia. Altre luci continuano ad allagare la piazza; sono davanti al Duomo. Tre giovani militari chiacchierano davanti al portone laterale, quello per “solo entrata”, si scostano per farmi passare. Non ho pensiero alcuno o forse un rsquo;impercettibile senso di controllo, o forse no, forse mi sento rassicurata dalla loro presenza. Penso piuttosto: così giovani, così teneri, fra loro la collega minuta e dai capelli raccolti in una gioiosa coda che spunta dal berretto. Penso ai miei nipoti, avranno la stessa età…

Sono distratta da codeste considerazioni mentre mi avvicino all’uscio, quasi pronta a tendere il braccio per aprirlo, e… “Buon Natale signora!” Buon Natale signora, echeggiano gli altri due dopo il primo… “Buon Natale ragazzi” rispondo nel mentre il sorriso mi apre il cuore e incontra il loro viso dagli occhi seri e teneri. Torna il sorriso di occhi, mani e mascherina dei poliziotti di pattuglia, e s’incontra con il mio che gorgheggia nel cuore. È un Natale diverso, sì, è diverso. Ho incontrato umanità differente dagli scorsi anni, non ho rivisto occhi sgranati di stanchezza e stress natalizio, e nemmeno ne ho visti sgranati di paura; di seria preoccupazione sì, la seria preoccupazione l’ho vista in tutti, in me e perfino nelle cose inanimate. È un Natale diverso, mostra un volto tutto nuovo, mostra i doni con cui siamo nati e rimasti nascosti per secoli nei vortici del dna: quelle capacità di acconsentire a situazioni negative di sviluppare l’attenzione a quanto di meglio, da esse, si può trarre. Senza soccombere, senza annaspare. Senza affogarci dentro.

Questo Natale mostra la paura e la via per alchimizzarla, e rendere Vita Nuova a tutto quanto non è nel proprio potere combattere. Le strade sono state mostrate, tocca all’Umano scegliere se fermarsi o camminare…

Io cammino, non posso fermarmi, non mi sono mai fermata davanti ai mostri della vita; come ora, li ho guardati, mi sono misurata riconoscendo la mia impotenza, ho alchimizzato la paura in un’altra potenza: consapevolezza. Morire in attesa di morire? O vivere senza attendere?

Quel domani, che non è in mio potere dirigere, verrà forse o forse no. Intanto oggi vivo e m’inonda il sorriso di quei militari che, come me, sono impotenti davanti al domani. Vivo e mi lascio penetrare dall’attimo che mostra luminarie e figure stagliate e moventi fra luci e riflessi, ascolto il suono dei passi miei e di altri, m’incanto nel gioco del vento fra le stelle filanti, m’illumino nell’udire una risata dietro una finestra: là oltre i vetri c’è una famiglia riunita o forse una famiglia dimezzata dalle misure sanitarie, o forse solo una coppia di sposi, non importa chi c’è là dietro; forse qualcuno come me consapevole che morire in attesa di morire non è degno di definirsi Vita. Comunque sia. Comunque sia è vita e va vissuta prima di morire.

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