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Autore

Annamaria Vezio

in archivio dal 22 mag 2012

03 marzo 1955, Firenze - Italia

segni particolari:
"Attento a ciò che desideri perché lo avrai" (detto berbero)...e che sia buono il tuo pensiero perché egli sarà la tua Manifestazione (detto mio).

mi descrivo così:
Operatrice culturale: Critica letteraria. Responsabile editoriale. Organizzatrice eventi culturali. Formazione Studi Umanistici (ampliati nei rami specifici della Psicologia, dell’Arteterapia, del Benessere Psico/fisico e delle arti Figurative). Promuove " l'Arte per Gioia, Arte per Tutti" .

30 maggio alle ore 0:04

Volevo avere la mascella volitiva

Intro: Da Appunti di viaggio

Il racconto

Volevo la mascella volitiva Volevo la mascella volitiva, e gli zigomi alti Volevo essere alta e bionda e gli occhi - gli occhi m''andavano bene anche i miei - ma la mascella e gli zigomi e l'altezza no, le volevo diverse. Volevo essere giunonica, una valkiria: frecce nella feretra, dardi pronti a incollare a un albero su per la colletta ogni ignominio, a bloccare ogni ingiustizia. Ogni ingiusto. Volevo la mascella volitiva, e lo sguardo sprezzante e altero di chi ha già vissuto ogni esistenza e codesta la reputa meschina e bassa (come invero è). -Volevo chissà che quando ancora non ero.- Poi mi son scoperta: esil di figura e con il viso circoscritto nell'ovale. Niente zigomi pronunciati e nemmeno mascelle volitive. E neppure amazzone o valkiria o giunonica creatura. Pure mi son scoperta, nell'esile figura di feretra e dardi fornita, e di potenza inaudita nel mio metro e cinquanta. Ho visto che a nulla serve l'estensione fisica per esser presente largamente nella propria esistenza. E che un sorriso, un semplice sorriso (da cuore a labbra) sa raggiungere coscienze e, senza incollarle per il colletto a un albero, le risveglia. Non m'importa più d'avere del corpo l'immagine di quel che realmente sono. La potenza non è certo in ciò che si rappresenta. L'essenza è ben più potente d'ogni visibile fattezza. E io sono quel che tu sei: l'orma che lasci pur se delicata è la tua fattezza. L'armatura non occorre a chi ha presente l'impermanenza della vita, a chi ben sa che l'oggi non sempre si ripresenta. La fallace presunzione di essere l'immagine di sé sognato, è il muro del reale a cui o ci si china (e ci si perde) o lo si scavalca per riunirsi e comprendersi. Ché vivere in ogni visione di sé ed esserne consapevoli, è viversi oltre ogni limitata rappresentazione di sé.

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