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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

24 gennaio 2013 alle ore 1:12

Lettera di un Samurai morto in battaglia

Il racconto

La guardai sorridere d’amore, di felicità..

I suoi sorrisi erano gocce di rugiada sul cuore mio...
I suoi capricci di dolce bimba mi facevano sorridere...
I suoi lunghi capelli color della terra, morbidi, seta...
I suoi occhi d’acquamarina mi facevano nuotare altrove, dove nessuno avrebbe mai potuto dirmi più cosa fare o dove andare, nessuno più mi avrebbe tenuto chiuso in un luogo oscuro, un luogo privo di luce, di acqua, di fuoco, di lei..
Di lei che unica era la fonte del mio bene, del mio voler vivere, del mio voler amare...
Il tempo che avevo vissuto da solo nelle tenebre, sembrava svanire di fronte a tanta luce cristallina...
Non avevo mai amato prima di all’ora,
non avevo mai sognato,
ne desiderato.

Il mio cuore chiuso al mondo,
s’aprì a quella dolce creatura che non aveva poco più di quindici anni al massimo...
Io, guerriero solitario, che ha combattuto così tante battaglie da non ricordarne che una, io dalle mani sporche di sangue e dall’odore fetido di piscio, sangue raggrumato,  essiccato, pieno di infezioni e carni penzolanti,
avevo toccato la candida bianca mano di quel tenero angelo che, unica, s’era salvata dalla morte...

Bambina mia, ovunque tu sia, dammi ancora quella luce...
Quegli occhi fatti d’acqua per dissetarmi,
quei capelli per cullarmi,
quelle labbra per sopravvivere.
Non voglio dimenticarmi di te.
Queste catene, queste spade poste vicine alla mia gola mi costringono.
Non voglio dimenticarti,
non voglio perdere il ricordo che ho di te,
voglio solo poterti amare un’altra volta... ed un’altra... ed un'altra ancora.

Il bagliore che emanò quella sera la tua candida mano gelida e la luminosità dei miei occhi rossi e piangenti nell’esser rischiarati dai tuoi.
L’amore che mettesti nel fasciarmi un arto rotto senza alcun sussulto di sottile ripugnanza verso quel mio corpo putrefatto e quasi morente.

Che vuoi che ti dica, piccola Maho..
Eri tutto.
Ed ora che ti hanno portato via, non ho più via di vita.
Mi hanno trafitto il petto come tu mi trapassasti il cuore,
mi hanno concesso dall’alba al tramonto per scrivere a qualcuno a me caro.
E qui, accanto a me di caro, ci sei soltanto tu.

Shinosuke Kajikasu
Capo dei Samurai Di Kyoshin 

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