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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

24 ottobre alle ore 15:45

Meteoropatia

Il racconto

Fuori era grigio e pioveva senza sosta.
Una pioggia sottile come lame che cadevano al suolo disfacendosi magicamente.
Come se non avessero avuto né peso né spazio né tempo.
Una sottile pioggia che pareva amara vista da un vetro a pochi metri.
Una stanza piccola con una grande finestra illuminata dalla quale, però, vi si scorgeva acqua che scendeva.

“Che giornata!” si diceva Lein.
“Potrei fare tante cose oggi, ma non ne farò nessuna!”
Le giornate di pioggia rendevano Lein molto triste; malinconico, quasi nostalgico.
Era un limite non tanto fuori casa, ma dentro se stesso.
Avrebbe potuto fare tante cose ma non avrebbe fatta nessuna per via del suo stato emotivo.
“Del resto cosa ci posso fare, sono affetto da meteoropatia!”

Un pò vero; Lein era splendente nelle giornate limpide e un pò meno quando era grigio e piovoso.
Era del parere che giornate cupe alimentavano il malessere esistenziale che portava dentro.
Dopotutto, non era mai stato una cima di solarità; benché la gente lo reputasse socievole e caloroso, molte volte, dopo giorni di ilarità, si susseguivano momenti di acuta depressione.
Bastava un niente a renderlo vulnerabile di fronte al mondo e verso se stesso.

“In tutto ciò non ho nemmeno un ombrello.
Dovrei uscire a comprarne uno, quando smetterà.”
Una telefonata irrompe il silenzio acuto.
“Lein? sei a casa? Dai che s’esce, almeno ti faccio fare qualcosa!”
L’amico Maki irrompe la malinconia di Lein.
“Ma piove!”
“Non hai scuse, passo io!”
Non troppo convinta era la sua espressione.

Sospira Lein, poi fuma una sigaretta continuando a guardare la pioggia che viene giù.
“Farà freddo?”
S’era in autunno inoltrato; armadio aperto e capotto sull’attaccapanni.

“Alle 17 allora”.

S’è convinto.

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