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Racconti di Daniela Iodice

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  • 14 marzo 2012 alle ore 20:29
    In Memoria Di Una Rosa

    Come comincia: A volte ci sono cose che sono difficili da spiegare..come tutto,del resto.
    E' strano come,in questo caso,da un semplice gesto compiuto un pò per caso ci si ricordi di qualcuno. Da un abito,una casa,un'arancia..
    Ci sono gesti che ereditiamo senza accorgercene, come dal semplice taglio di un'arancia.
    Ci sono cose che forse è meglio non pensare,perchè in un attimo potremmo esserci come scomparire senza che nessuno possa dire o capire o tanto meno pensare..qualcosa.
    Nonosante il tempo ed il corso delle cose che proseguono minuzziosamente un pò per dovere un pò per obbligo,senza fermarsi mai,ci sono ricordi ed abitudini che ci accomunano ancora e,ringraziando di non avere almeno per ora l'alzaimer,memorie che per ora non svaniscono ma si accantonano in modo da riaffiorare quando meglio conviene o perchè magari un gesto o una parola ci riconduce ad essa velocemente. Si rispolverano emozioni forse tenute nascoste o perse di proposito per evitare di desiderare qualcosa che potremmo e non sentire e toccare.
    So che quando meno ci si aspetta qualcosa,esso ti rimbalza addosso furiosamente che sia con gioia o dolore,forse qualcosa che non hai più ritorna e ti protegge,ti guida,ti ama. 
    Almeno per me so che quel qualcosa che ho perduto lo rincontrerò e,prima che diventi me,sarà già qui.
    Al tuo ricordo..dolce come il miele e amaro quanto un frutto che ha perso il suo albero troppo prematuramente.
                                                                                                                                                      <   D.I  >

  • 11 marzo 2012 alle ore 23:22
    Marlena

    Come comincia: In una lontana New York degl'anni 60,la pioggia non finiva mai di cadere. Sembrava fosse in collera con qualcuno punendolo con cascate di solitudine e tristezza che portano con se le giornate uggiose. Il suo cielo cupo e grigio spegneva ogni qualsiasi raggio di sole o tranquille passeggiate nelle strade e nei negozi,ogni possibile sorriso che provoca il calore sul viso,ogni buona intenzione di scoprirsi per gl'amanti. Eppure,un pò per mistero o un pò per un incoscio sapere,conoscevo il ruolo della pioggia a quel tempo. Non era altro che servitrice ubbidiente di qualcosa di più grande,forse un pò simili o un pò diversi,ma erano lì,soli e insieme;la pioggia e il mare. 
    Dicevano fosse nata dal mare ma non ci credevo poi così tanto. Sapevo solo che il suo nero impermeabile era sempre bagnato fradicio e rilasciava,ovunque andasse,acqua salata.
    La si vedeva camminare per strada con passo deciso e veloce,con impermeabile nero e cappello,un rosso intenso le tingeva le labbra e gl'occhi eran come il mare e vi si scorgevano un pò per caso come fosse un gioco di luci e di ombre,a chi li incrociava prima o a chi vi si perdeva per ultimo. Forse,o almeno mi piace pensarla così,io ne sono stato l'ultimo che si sia perso in quel mare turbolento che portava dentro. Poteva essere tutto il mare del mondo,ma il suo calore esplosivo e incandenscente,mi faceva pensare ad una sola cosa;che più figlia del mare,mi parvea figlia del fuoco o magari,figlia del mondo. 
    Non ho mai saputo il suo nome benchè non glie l'abbia mai chiesto ma credevo fosse una domanda inutile per una donna che entra ed esce quando vuole senza lasciare recapiti ne parole,ma che sapeva strapparti via tutto e poi  lasciarti e prenderti come un gioco nuovo.
    Ovunque andasse,il suo corpo trasudava l'odore del mare,così dolce se associato alla sua bellezza.Tutto ciò che sfiorava diventava acqua,acqua cheta e silenziosa come il mare quando tace,

  • 28 gennaio 2012 alle ore 19:27
    Un Solo Giorno

    Come comincia: Ombre. Si viene risucchiati da un vortice velenoso,quasi struggente a volte... Dove tutte le certezze,le idee,le cose che sapevi concrete fino a quel momento,si sgretolano come cocci di vetro. Le cose che credi di sapere sono sconosciute,le persone che credi di conoscere non esistono e poi quello in cui credi viene a mancare togliendoti il fiato a bruciapelo. Ed è così che resti,lì,nel tuo liquido velenoso..spoglio di qualsiasi cosa,di qualsiasi emozione,pensiero.. ed è li che ti scontro con il tuo vero essere ed ogni essere proprio ha una suo forma. Il mio era una farfalla..come la mia felicità. Nasce,svolazza nel mondo,la tocchi e muore. Una felicità che dura un giorno. Poi,dopo,tutto da capo.

  • 20 gennaio 2012 alle ore 14:21
    Dischiudersi Del Buio

    Come comincia: Lasciva è una mano. Accarezza la schiena coperta da tessuto rosso.
    Scivola bramosa sulla nuda pelle varcando ogni confine sfilando sinuosamente ogni ostacolo  facendosi strada nella semplice ed intima nudità femminea. Slitta,si adagia,assapora il torpore umido senza ripugnanza. Ondeggia su per tonde seduzioni con morbida eccitazione fulminea desiderando l'angelica vittima che,prima piano poi esplodendo,risveglia l'animale pudico giacente. Qualcosa,nel silenzio,penetra senza margini d'errore e,con intenso ardore,un verso o forse un leggero sibilo,gemito naturale e passionale. 
    La mano si fonde al resto,non v'è più inizio ne fine ma solo suoni,ombre che compaiono ad intermittenza nella notte opaca,rifugio amico dell'atto compiuto.
    Due corpi trasportati dal desiderio incessante dell'altro si uniscono,poi si lasciano,si fondono e consumano,con la pelle in fiamme,il proprio amore.

  • 19 gennaio 2012 alle ore 15:53
    Estasi Del Dolore

    Come comincia: Ho cercato,ho cercato a lungo. Le mie mani non sanno più cosa cercano. Avrei voluto dirgli addio con grazia,dirgli arrivederci ad un giorno in cui potevamo vivere di nuovo insieme,avrei voluto toccare le sue spalle e baciare la sua bocca,guardare ancora i suoi occhi verdi e dirle che l’amavo ancora,ma sai,alla fine,sono desideri di chi,accecato,vorrebbe vedere realizzati. Magari non è così che volevo finisse,tanto meno che finisse,ma lo sai,tu che magari non ti aspettavi nulla fuorchè ciò che t’è capitato,capisco sia stato più fortunato a tenere ancora qui,stretto tra le dita,ancora un misero cuore. Ho una lama qui nel petto. La vedi Rosa?Se la estraggo sanguino. E se sanguina,affogo. Non sono capace di vivere senza ciò che desidero,sarei capace di qualsiasi cosa per riprendermi la mia felicità,ma quando è stesso quella felicità a rigettarmi,cosa mi resta da fare? Tu che vivi in un mondo parallelo a questo,sei anima gentile e innocente,che volteggi tra angeli felici,cosa mi resta da fare? Non so. Non credo di sapere molto,non so nemmeno se sia un bene o un male. Ho fatto di un letto il mio rifugio,lenzuola scoperte,devastate. Credo che non v’è altra soluzione che lasciarmi cullare dall’oblio,dalla disperazione di un cuore ormai vuoto e perso perché tutto m’aspettavo,meno che amare..senza speranza. Ho amato senza speranza per molto tempo..non credevo,ne lo sognavo. Ero felice di ciò che avevo eppure ciò che avevo..non era felice di stare con me..Che triste conspevolezza è l’amore,oh Rosa! Se solo potessimo vietarci di non provare tali sentimenti,se solo si potesse comandare al cuore come al resto,saremmo Dei infiniti. L’infelicità mi perseguita,è così doloroso. Perché non possiamo desiderare di vivere con ciò che amiamo? Perché bisogna soffrire anche lì dove non dovrebbe esserci che gioia? Perché non posso amare come vorrei? Perché non posso desiderare di essere felice? Mi sarebbero bastate poche cose per esserlo,anzi,almeno una. Una sola cosa mi sarebbe bastata per essere felice,il resto si crea,si costruisce. Ho creduto in qualcosa che forse non c’è mai stato? Che Dio sia misericordioso. Non  ho mai creduto,ne tanto meno inizierò a farlo. Ma qualcuno abbi pietà di me,qualcuno seppellisca le mie pene,il mio dolore così vivo che mi divora il petto. Rosa,si può desiderare anche di morire? Si può desiderare di sparire come neve al sole,polvere nell’aria? Se si potesse,avrei preso volentieri il tuo posto,magari a te la vita era più cara che a me che la sto rigettando con quel briciolo di forza che mi resta ancora. Sarai offesa,adesso,forse adirata,ma non odo la tua voce,tanto meno posso vederti. Fermami. Vieni qui e ferma questa mia disperazione. Desidero poggiare il viso sul tuo grembo perché non mi resta che rassegnarmi a questa sofferenza. Era un angelo. L’hai vista? Era così bella e dolce,era ciò che desideravo con tutto me stesso. E’ ciò che desidero ancora,è ciò che voglio vivere ancora. La sua mano gentile,i suoi occhi cristallini,era perfetta.. perché la felicità dura così poco? Rosa,tu che hai vissuto prima di me,che hai potuto scoprire il resto che a me aspetta,come hai fatto a legarlo a te? Come hai fatto a preservare quell’amore che nutrivi per lui? E’ così triste..non mi vergogno,parlo e piango. Come si può perdere tutto senza un solo indugio? Spiegami,Rosa,cosa posso fare per il mio cuore malato? Cosa mi resta da fare ancora? Ho concluso che non ho concluso nulla della mia vita,ed ora questo assalto al mio cuore già malato,mi stende,mi uccide,mi lascia a brandelli spiaccicato a terra come un cadavere senza nome. Che sia la fine questa? Oh,si,Rosa! Dimmi ch’è la fine. Sussurra al mio cuore il tuo dolore. Cosa c’è di sbagliato? Cosa c’è che nessuno vuole di me? Mi sento tanto triste,tanto solo. Non c’è verso,non c’è un raggio di sole. Nuvole scure soffocano il mio cuore. Oh rosa..aiutami. Riportami la mia felicità,portami da lei,fa che possa vederla ancora,che possa amarla ancora,che possa vivere ancora..ancora una volta.

  • 19 gennaio 2012 alle ore 13:44
    Note Rosso Vivo

    Come comincia: Aveva una sua poesia quell'uomo seduto in terra.Suonava con la tristezza nelle note.Note dolci,un pò malinconiche,tinte d'amarezza cruda.Co gl'occhi chiusi cantava il suo animo umano senza cercar gente che l'udisse.Era seduto sul ciglio della strada e suonava per se stesso,per i suoi sentimenti nascosti e pudici,con un fiore scarlatto tinto di passione ai suoi sporchi nudi piedi.Cosa pensa un uomo nel medesimo istante in cui ci si perde in ciò che più amiamo? Quell'uomo cosa avrebbe mai potuto pensare mentre la musica prodotta dalle sue mani scorreva nel suo animo,forse,in tumulto?Un uomo di strada,mal visto dagli stessi uomini,si abbandonava al suo talento creando un rifugio per gl'occhi,per la mente,per il cuore.Il dolce suono della sua fisarmonica riempì di poesia la piazza che scorreva veloce,dai soliti movimenti meccanici di chi l'attraversa giorno e notte con l'unica cosa che restava viva e ferma,la musica,come se non avesse avuto tempo,prodotta dall'uomo sporco in terra,senza stracci sui quali poggiarvi monete,un pò per pigrizia o,forse,un pò per la volontà di non ricevere alcunchè ma solo di suonare per se stesso.Sarebbe stato forse uno zingaro o un semplice mendicante se solo,in quell'istante,si fosse andati oltre a ciò ch'era semplice apparenza.La sua rosa,tinta di un rosso vivo,la teneva ben stretta accanto a se per timore,forse,di vedersela scappar via come se fosse stata una bella donna,o la sua,tenendola lontano da chi,magari,avrebbe potuto far si che andasse perduta.Una rosa per lui tanto rara,rara come la gioia dipinta sui volti di chi,per strada,scivola,scorre e si perde senza fermarsi mai.Non è solo,l'uomo,poco distante da lui appoggiata ad una lastra di vetro,una prostituta cinese,bassa,poco più che giovane guarda il muoversi delle persone attizzando l'orecchio verso la melodia del mendicante.Sola con se stessa,pensa o attende qualcosa o qualcuno.Poco appariscente dai capelli corti e scuri.Nella sua solitudine fa compagnia all'uomo che suona,partecipe della piazza,persa,forse,nel suo acuto e silenzioso dolore.

  • 19 gennaio 2012 alle ore 13:37
    L'Uomo Con L'armonica

    Come comincia: "Un suonatore d'armonica regala leggere note ai vicoli della piccola città.Suona,l'uomo,contento della sua musica,suona,volteggia e ride.Qualched'uno,dalle finestre malandate,getta,un pò sparse,monete che il suonatore raccoglie senza mai staccare.Nell'aria profumo di mimose,in un giorno di marzo,è quasi primavera.Tutto ciò fa da sfondo all'animo opaco di qualcuno che,al di là delle tante finestre,stringe nel pugno una penna ed il suo cuore.."Caro amore.." e tutto tace.Dopo aver donato un pò d'armonia con le sue leggere intonazioni,l'uomo dell'armonica lascia i vicoli e sparisced dietro un maestoso rosso di meriggio.Non si sa chi fosse,nessuno s'era interessato,nessuno l'aveva ben guardato o rivolto una sol parola.E così era.Ogni giorno,alla solita ora.Un uomo con l'armonica faceva dono ai vicoli della piccola città d'un pò di leggere intonazioni sparendo,poi,dietro il rosso del meriggio."