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Racconti di Daniela Iodice

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  • 12 giugno 2012 alle ore 9:23
    Fugace Visione Sulla Ricerca Del Senso

    Come comincia: A volte crediamo che fuggire possa aiutare. Crediamo che partire e abbandonare tutto possa servire a far si che mente e cuore trovino un equilibrio,perchè può capitare che le cose nuove,luoghi sconosciuti,persone,suoni,profumi scoperti possono dare un senso nuovo a se stessi o magari illuderci che sia così. Quando si parte si sa da cosa si fugge ma non quello che possiamo trovare e in questo pensiero tingiamo tutto il nostro lato positivo quando,poi,bastava tingerlo in quello che si aveva già. Sono del parere che a volte una fuga nei ricordi possa servire e dare,o almeno appagare,le domande che ci poniamo continuamente che da essere umani quali siamo,non facciamo altro che basare la nostra vita sulla continua ricerca del giusto e del non giusto o sul semplice senso della vita e quando ci sentiamo soffocare,scappiamo via lontano. A volte credo che più scappiamo da qualcosa,più in realtà scappiamo da noi stessi. Siamo destinati a scappare e a ritrovarci nell'altro, indifferentemente da cosa stiamo cercando.

  • 12 giugno 2012 alle ore 9:22
    Notti D'Attesa

    Come comincia: In una stanza,bianca e rosa,due letti altrettanto bianchi,una luce fioca al di là di un muro,due persone dormono;una appartiene a me.Il tempo sembra non passare mai,persone dai visi strambi in camice verde scuro,camminano per un corridoio non troppo lungo,non troppo corto.Un libro per compagnia di cui non dico il titolo.La preoccupazione sul volto quando vedo entrare i camici verde scuro,vedere e infilzare aghi nella carne,il sangue portato via come niente,parole spese bene,a mio parere,sembra preoccupazione e sincerità,sembra che vada.Fortuna che il loro covo è al di là del muro,le conversazioni telefoniche sono facilmente udibili;chiamano altri camici,bianchi st'avolta,per altro sangue,forse destinato alla persona che sto sorvegliando angelicamente.Chiamano.Uno chiama l'altro nella quiete della sera,rimbomba la voce,rimbalza sui muri ed io,nel silenzio,scrivere.Ogni tanto si guarda l'ora.Il tempo.Che maledizione.
    Tempo,tempo,tempo.Tempo che va e viene sui passi ritmati delle persone.Un tempo destinato ad esistere,chissà perchè,poi.Un poi.Ci sarà mai un poi?Per queste ore interminabili,chissà ancora per quanto,poi.E non si fa altro che pensare,dieci,mille,diecimila cose,tutte insieme!Che orrore pensare,pensare il troppo,pensare a tutto per poi finire nel pensare a niente.E' difficile poter sapere i passi degl'altri,si sta fermi a immaginare,ma non si potrà mai sapere la verità.Sarebbe tutto più facile con un telefono alla mano poter sentire la verità.Ma la verità che conosco è il vuoto dell'assenza e che nella semplicità di un gesto,c'è tutto un discorso difficile da dover affrontare,così difficile,così difficile,da poter affrontare.Le parole che rimbombano in piccoli centimetri di cervello pensante,sono abbastanza queste.Perchè le cose semplici sono,alla fin fine,le più difficili?Forse perchè c'è tutto un mondo a sé tra le cose,come,esempio,nello spazio tra le dita di una mano.Ecco.Prendiamo una mano,destra o sinistra qual si voglia,la si guardi intensamente a palmo aperto.E' facile.Tra un dito e un altro c'è spazio a sufficienza,giusto?Le dita si spostano avanti e indietro,lo spazio si apre e si chiude.Ora elimina il resto e fossilizziamoci sullo spazio;in quello spazio,quello è la distanza tra un dito ed un altro e a seconda del movimento da compiere,esso si dilata o si restringe.E magari potrà essere anche un facile movimento,ma a seconda di questo l'azione cambia ed è un'azione pensata e,a volte,anche difficile da compiere.In quello spazio c'è tutto un mondo,un mondo di parole e silenzi,di azioni e consegenze,di emozioni e dissenzi.Un camice verde scuro irrompe nel mio poetico silenzio ed il cuore rasserenato da una gioia improvvisa,e tu sai qual'è,ritorna nella tristezza;c'è bisogno di sangue.La trasfusione.Erano ancora le dieci.E tutto,magicamente,taceva.
    In trentasette minuti il mondo ha ripreso a muoversi nel modo più triste.Il primo atto di una notte molto lunga s'è appena compiuto.

  • 11 giugno 2012 alle ore 13:43
    Uno Spruzzo Di Consapevolezza

    Come comincia: L'ingenuità è uno stato psicologico che solo in giovane età abbiamo;quando siamo troppo piccoli per conoscere le cose sconosciute,quelle che ti portano a definirti "adulto",raggiungere una maturità tale da poter comprendere,affrontare e decidere per tutte quelle cose che la vita ti offre,anche quelle più tristi.Ci sono persone che riescono,quasi per mano divina,a mantenere quell'ingenuità infantile della pre-adolescenza e sono quelle persone che nella propria ingenuità riescono ad affrontare qualsiasi cosa,non mutando mai.Credo di aver perso quella mia dolce ingenuità già da molto tempo o forse,l'ho perduta adesso,un pò qua un pò là.Ogni tempo che passa ci si sente sempre più stanchi,cerchi di raccogliere i cocci di te stesso,te li rimonti con colla e volontà e poi aspetti di romperti di nuovo per poi ricomporti nuovamente.E quando ti scontri con chi di ingenuità ne ha da vendere,è dolce poter osservare quanto siano innocenti tali persone,che con un sorriso riescono ad essere sempre uguali,immutevoli nel tempo e nei trascorsi.Allora nel mio piccolo,penso "Quanta stanchezza emano?Quanta voglia di vivere ho dentro se mi piego anche nel vedere l'ingenuità di una persona?".Non sono in grado di ricompormi ogni volta,penso solo che se lo faccio è perchè si è troppo stanchi,troppo stanchi per sino di raccogliere i cocci di se stessi e quando incontri l'ingenuità,ti chiedi:"Quanto vivere ancora ti resta se sulla soglia dei vent'anni ti senti già a pezzi?".E' una triste consapevolezza di chi troppo ha visto e il mondo che ti rimbalza negl'occhi non è che lo specchio dei tuoi desideri,ritornare ad essere ingenui,ritornare ad essere bambino,quando una carezza di una madre o un padre,era tutto l'oro del mondo."

  • 06 giugno 2012 alle ore 17:49
    Pensieri,Parole

    Come comincia: Leggera,leggera cata che sfiora e che annega,fragile per la sua consistenza,forte per l'essenza che porta.L'immagine semplice del mondo che da valore all'effimera consistenza sulla cui è posta.immagina un foglio su cui tingere i colori del mondo,le immagini dell'immenso che ti entrano dentro,fa pulizia di te rilasciando la bellezza dei luoghi,dei profumi,dell'emozioni di momenti precisi,di attimi che toccano l'anima impressi in uno scatto,uno scatto associabile all'attimo in cui la vita ti annida in un cerchio di purezza e grandezza.Avvolto dal torpore inebriante del momento,si fa presto a poter imprimere in uno scatto fugace ciò che si cerca di catturare e quel qualcosa,inchiodato alla pellicola,viene marchiato a fuoco,non più elaborabile o maneggevole.L'attimo della vita che ti piomba nel petto senza preavviso,senza una preparazione corporea e mentale:come una macchina fotografica,l'immagine rimbalza negl'occhi di chi la guarda,la elabora emozionalmente e la conclude nel cuore dell'ascoltatore protagonista di se stesso e della preda catturata.La fotografia dell'anima diviene oggetto di se stessa e non è più definita arte mondiale,benchè esistenziale e personale,come la pittura o la musica,non altro che lo specchio di noi stessi,non sono altro che il mezzo col quale il protagonista di ogni storia trasmette il trasmettibile senza veli,ne giri di parole:la propria realtà dei fatti e dei sentimenti messa a nudo al mondo per far si che l'altro possa non interpretare l'anima dell'artista,ma benchè l'essenza stessa del soggetto artistico che diviene anima dell'autore.Le foto sono la conseguenza dello stesso,la bravura di prendere al volo ciò che gl'occhi colgono nella reale visione delle cose mandandola in post-produzione nel cervello,arrivando al cuore e non solo al proprio,ma a quello di tutti.
    Bisogna solo essere bravi nel capire dove trovare l'associazione immagine-parola ed esprimerlo così come esso si rivela.

  • 05 giugno 2012 alle ore 20:45
    Un Sipario Nero Pece

    Come comincia: Cala bruscamente un sipario nero pece quanto la morte.Non si può continuare e vedere un bianco,un bianco che non c'è,coperto dal telo nero,coperto da dubbi,dissapori e amare consolazioni.Piano scivola,scivola su di noi,un sipario grande quanto il mare perchè l'uomo conosce solo quello che vede e l'infinito spaventa più di quel che teme.E allora piano va via,un senso di speranza e di futuro,i progetti si sgretolano come un muro invecchiato di cent'anni.I sentimenti vengono nascoti,l'emozioni diventano sempre più rare e in questo spettacolo del mondo mandato in scena un pò per caso,gli attori lasciano il posto a semplici marionette di legno,privi della parola e dell'humor.L'amore,l'amicizia,l'essere e il sapere,svaniscono oltre l'orizzonte per chi non ne vuol più sapere e quindi diverrò aria,chi mi chiama correrò danzando,senza aver bisogno d'altro se non di se stessi.Nel silenzio dei pensieri le idee nascono e crescono,uno si fa una ragione per tutto anche dell'assenza,che sia un'amore o un'amicizia.C'è sempre del silenzio nelle cose che sentiamo,quel silenzio che piano scivola sulla pelle ibrida di chi cerca di cambiarla per indossarne una nuova.I bisogni primari sono tre,quelli fondamentali per l'essere in modo da vivere e gl'altri bisogni,quando si è soli,diventano anche superflui;il vedere un qualcosa che piace,parlare con qualcuno che ti ascolti,guardare qualcuno negl'occhi.Credo che nel mio silenzio non ci sia bisogno di tutto questo,un silenzio che a volte sembra la morte eppure così mi sento,abbandonata al mondo ogni giorno,attorniata dalla falsa preoccupazione o dalle finte chiamate "gentili" di chi ti lascia morire,affogare nelle tue preoccupazioni,nelle tue delusioni.Per questo,forse,a volte essere soli può salvare perchè quando l'anima è fragile c'è bisogno solo di verità e purezza attorno ad essa,le cose cattive la distruggono e quindi si nasconde.Ci si rassegna per certe cose anche se dentro vorresti lottare,lottare,lottare,spargere sangue e urlare le tue ragioni,le tue emozioni,il tuo amore per quel qualcosa che va via,via dalle mani,via da tutto.Ma poi,che senso ha lottare a senso unico?Allora mi dico che se voglio lottare contro un qualcosa deve essere perchè c'è una speranza,la speranza del bianco dentro al nero,la speranza di far scivolare il sipario nero pece lontano dal cuore,gli attori ritornano in scena,le maschere cadono,i canti si elevano in alto e l'amore compie il suo atto.Allora se non c'è bianco rimango nel nero,nel nero della vita."

  • 03 giugno 2012 alle ore 3:58
    Serenata Per Se Stessi

    Come comincia: ‎"Eppure quelle notti in cui,sola,camminavo per la strada buia,mi hanno riempito gl'occhi.Camminare a passo con le note della notte cullavano il mio cuore indolenzito,tenevano compagnia ad un punto morto qual'ero.Ne sento già la mancanza di quel qualcosa di triste che dava conforto,rassicurava i pensieri e tutte quelle parole che tenevo fra me,note tra le note.Le domande,il caos del dolore,la stanchezza della disperazione,il logoramento dell'anima sola.Mille discorsi turbati del mondo racchiusi in più di cento passi verso casa.La riflessione dello sfinimento esistenziale,l'eclissi di luna del mio scrivere,l'amore che manca,la quiete del buio.Quante sono le cose che mi sono rimbalzate negl'occhi,quante emozioni tristi e malinconiche in quei frangenti,le tenui speranze dell'apparire,i sospiri taciuti,i pianti caduti,le voglie incomprese,l'amore che tace.Trovare conforto nello sconforto,questo.Forse,quei romanzi filosofici tra me e la luna,hanno mutato l'essere.Adesso,riaffiora qualcosa.So che ripercorrerò quella sensazione di dolore,so che t'incontrerò di nuovo,luna pallida e con te,ogni notte,parlerò di me perchè la natura sa ascoltare più di una persona,o forse perchè parlare con una persona non completa quanto parlare col mondo.Le più piccole cose,i tuoi piccoli occhi.Non lo so..però almeno dei tanti interrogativi notturni,qualcosa in più adesso la so..adesso lo so che ogni cosa è illuminata dal riflesso di te nel mio cuore.E potrai esserne confuso,eppure io,nonostante lo sia stata,non lo sono più.."

  • 30 maggio 2012 alle ore 3:42
    Il Sole e La Luna

    Come comincia: "Riavvolgere tutto come un nastro,un nastro video perso tra scartoffie e scatole vecchie,impolverate,dimenticate.Prenderei un televisore,qualsiasi esso sia contando la generazione di oggi per inserire il nastro video,sedermi su una poltrona,accendere il televisore,con la muta nel cuore,tacere e guardare;guardare questo tempo passato,le cose vissute,quelle distrutte,quelle scoperte.Nel silenzio del ricordo mi soffermo sui particolari che non ho mai scorto,quelli che vivendoli non noti ma che rivisti restano dentro.Fermerei a un momento preciso,quello quando ti vedo e,bloccando la scena,mi fondo al video.Riparto per continuare a rivedere ciò ch'è passato per soffermarmi,poi,all'oggi.L'amaro oggi che mi porta lontano da te.Ho rivisto una scena,i particolari di cui ho citato prima,ho rivisto il momento in cui ci siamo amati.Perchè l'abbiamo fatto,vero?L'oggi mi porta a rifilmare tutto,quello che faccio,quello che penso per rimettermi poi seduta davanti ad un televisore,qualsiasi esso sarà,contando il futuro che si evolve troppo velocemente e soffermarmi s'un particolare;il momento in cui ci s'incontra di nuovo,cuore nel cuore.Notare quanto il primo video si fondi al secondo,quanto io e te ci siamo fusi e rincorsi per stare insieme e poi spegnere tutto,il televisore,il cuore,la mente e riderci su perchè,nella mia visione futura,accanto alla mia poltrona a ripercorrere il ricordo presente divenuto passato,ci sei tu.Ma non posso prevederlo per questo,le mie,sono solo ripercussioni di futili speranze odierne che pulsano più di qualsiasi battito cardiaco.Ripercorro ogni notte i piccoli dettagli del tempo,ma se questo non è un gioco,cosa siamo,allora io e te?Siamo il giorno e la notte adesso,strano ma vero.Siamo sole e luna.Manco a farlo a caso,essi non s'incontrano mai se non per dare spazio all'altro in tempi determinati del giorno.Quindi,credo che la risposta sia semplice se ci si basa su tale teoria.Io e te siamo due.E quindi,abbiamo raggiunto la perfetta sincronia spazio temporale del mondo terreno.Il sole e la luna che danno equilibrio al giorno,un amore eterno destinato a non incontrarsi mai.Ma se andiamo un pò più affondo,potremo notare di certo un particolare che sfugge,giusto per riprendere il discorso strutturato in alto;c'è un momento particolare del giorno che fa si che essi combacino perfettamente,è quando il sole si accinge a calare al meriggio e la luna intenta a salire al cielo ed è lì il punto più alto.L'incontro fatale del sole e della luna,incontrarsi per istanti,per ritornare ai loro posti.E se fosse così?Se fossimo veramente così,tu ci pensi a rendere immortale quel momento?A rendere eterno quell'attimo d'incontro per unirsi ed amarsi.Se come una fotografia rendessimo sempre vivo quell'istante allora anche il sole e la luna potrebbero vivere insieme perchè sapranno che in quel determinato momento le loro labbra si uniscono e ogni giorno sarà un bellissimo istante vissuto.Credi che noi potremmo rendere immortale quell'attimo?Come il sole e la luna,anche noi abbiamo a disposizione un solo attimo e se lo perdiamo sembrerà che non sia mai esistito e continuerà a sembrare che il sole e luna non s'incontrino mai.Ed io non voglio pensare che non ci sia un legame tra loro ma credo che sia un legame molto più poetico ed intenso,forse,rispetto a quello dell'uomo."

  • 27 maggio 2012 alle ore 20:36
    I Giorni Di Alice

    Come comincia: "Alice viveva lontano,in una casetta in legno accanto al fiume.La notte si sentiva il rivo sgorgare ed era l'unica melodia che si udiva tra quattro mura piccole e legnose.Cantava silenziosa,quasi sussurrando,parole inventate,note soffuse e amava scrivere del sole e della luna,del cielo e del mare,di tutte le cose che una stonava e che due assemblava un concetto;come l'amore.Non c'era senso cantarne di una,aveva più poesia scrivendone di due e lei così viveva,spaccandosi la schiena e scrivendo alla sera.Alice sognava qualcosa,o spettava qualcosa che mancava,qualcosa non provato o provato ma che s'è venuto a finire.Aveva lasciato tutto lei,per evadere da una realtà non più reale ma finta,aveva abbandonato la città per trasferirsene in un altra che aveva un senso,una che avrebbe potuto dargliene molti oppure uno solo.In fondo Alice non è mai partita,in fondo lei è sempre lì a vivere,ma immagina di poter partire per quella città in cui desiderava specchiarsi,almeno una volta,in una città dove tutto che sentiva e vedeva aveva l'odore di una sola cosa;quel qualcosa che manca.Alice dorme poco la notte perchè lavora fino a tardi,le poche ore che ha le dedica alla scrittura e quando si assopisce sogna una vita nuova.Al mattino rassetta casa,si dedica alla famiglia,al pomeriggio seduta al bar aspetta l'ora del lavoro,va a farsi deridere e sfruttare e poi torna a casa,stanca e sfatta,con la notte nel cuore con un velo di tristezza ma Alice ha due gambe,e va oltre.Chiede a se stessa se qualcuno possa gioire delle cose che crea,chiede alla madre se ha ancora fiato per parlarle e poi torna alla casa,dona carezze all'amico felino,si chiude in se stessa e inizia a cantare;canta scrivendo di parole d'amore,ride piangendo del proprio cuore.Alice vive una storia ch'è solo sua,una storia in cui uno è triste e due sono le ore.Canta e non si ferma nemmeno se abbattuta per la stanchezza,lei canta perchè ama e chi ama o vive felice o muore di dolore.E così lei fa,sogna giorno e notte una pelle nuova,di piume e di gioia senza vergogna.Potersi specchiare in due occhi verdi,potersi tuffare nel cuore che ha perso e non può fare altro che cantare scrivendo con la speranza che certe note gli piombino addosso,le accarezzano la testa come una mano materna,le asciuga gl'occhi,le rimbomba nelle membra."

  • 25 maggio 2012 alle ore 2:24
    Un Istante Sereno

    Come comincia: Seduti al tavolo di un bar a riflettere;domande sulla vita,risposte nel mondo,persone che vanno,persone che vengono e tu,rimani qui.La brezza di un sorriso sul viso quando ti sento vicino,questo ho adesso.Sentirti dentro nonostante gli affanni del giorno e i dolori della notte.Nonostante tutto,tu sei qui.La forza di un amore ti sprona ad andare avanti e,come disse un poeta,"L'unico rimedio all'amore è amare più forte."Ogni pensiero è dolce se infuso in te,ogni amaro vissuto diviene miele se associato al pensiero di te.Chissà cosa penserai,cosa starai provando,adesso.Ora che siamo lontani senza poterci guardare,senza poterci evitare e cercare,senza poter vedere luoghi comuni imbevuti nel ricordo di chi siamo stati,mano nella mano,per le vie della città.La penna sul foglio và da sola,và lontano ed in ogni posto ci sei tu,amore.Manchi a queste mani che possono solo scrivere di te,manchi a questo cuore che può solo amare tutto di te.Una tazza di caffè per il sapore della riflessione,una sigaretta per chiuderlo e la speranza di sentirti presto accompagna il desiderio di ricongiungermi al tuo cuore.
    Un saluto caloroso,un arrivederci quasi dolce tinto nell'amaro,un bacio,una stretta di mano,scendere a patti con la sagoma di te seduta dall'altro lato del tavolo che mi sorride,quasi magicamente ed unico spettacolo.Un dito sul cuore,un abbraccio d'amore.

  • 19 maggio 2012 alle ore 3:39
    Fermate Il Suo Canto

    Come comincia: Candidi violini risuonano nel buio,scordano il cuore solitario di un viandante notturno.
    Una sinfonia tenue e strepitosa entra dolcemente nelle vene della notte disperata;ferma il tempo mentre la città si muove.Nel sottofondo tamburi lontani quanto silenziosi rumori di auto in corsa mentre,sconsolato e stanco,il viandante ascolta,registra e si dispera per una musica che non potrà mai più sentire.Oh cuore,lascia fuori quelle note,fa troppo male,male,male,ogni nota è un canto di dolore.Non riesce a non pensare,esplode,canta e balla,balla sotto la luna con la disperazione nel cuore e il riso sulle labbra,balla e suona,ama e muore,sa che è inutile ma è utile al suo amore.Dio fermi quella musica,qualcuno la fermi!Amore che dolce il dolore,impazzisce scrivendo parole amare mentre la sua anima chiede a se stesso dove possa mai essere il suo compagno promesso mentre lei è lì a scriver per esso.Dio,ferma questa musica!Dio,salva il suo cuore.La città sembra arsa dalle fiamme talmente è forte ciò che porta al petto eppur sembra un muro fasullo,illusione della mente,l'inferno nel ventre.Dio,guarda quell'anima,ride del proprio dolore,impazzisce per il suo nome,scrive parole nella notte che nella sua pericolosa sorte è il paradiso di chi aspetta la morte.

  • 26 aprile 2012 alle ore 13:41
    Dieci Minuti All'Inferno

    Come comincia: Il nulla.Una mano che non sente,il respiro che manca,il tridimensionamento della realtà moltiplicata,gl'occhi non vedono,le orecchie non sentono,come rinchiusi in una bolla e il mio corpo non regge.Non sentire che un gelido torpore corporeo;"Che stia morendo?Oh Dio sto morendo!Non sento più le mani,non sento più il cuore.Il malessere del male che s'annida silenzioso,pensieri che ti tagliano le membra,ricordi,avvenimenti,incontri,parole,dolore,dolore, dolore.IL corpo cede;"Non cedere!Fatti forza,non morire!"L'immagine di un cuore che scoppia,le vene che trafiggono la pelle per uscire da quel mattatoio interiore,la bocca non emette gemito,le viscere si seccano,poi la salvezza,acqua gelida intorno e sulle mani.Le facce amiche,caldi carezze.Si è ritornati a galla,ho fatto un giro nel mio inferno,questo ho pensato.E come guerriero vittorioso ne sono uscito senza troppi danni come se in dieci minuti mi fossi chiusa in me divorato dal male fisico scaturito da quello morale che porto dentro.
    Poi la luce e dritti nella realtà.
    Negli sguardi sconosicuti,in saluti smorti,nella tua totale assenza.
    Credo di aver fatto un giro nel mio inferno,non credevo fosse stato così,non credevo fossi capace di farlo nemmeno che ne sarei uscita in dieci minuti,dieci minuti sembrati un infame eternità.

  • 14 aprile 2012 alle ore 11:17
    Erri Imparò A Volare

    Come comincia: Erri era seduto lì, come al solito,sui gradini di marmo freddo che scrutava gl'altri malati senza accorgersi che in fondo gl'altri guardavano lui. Erri aveva avuto un'infanzia triste e dolorosa fondata sulla scomparsa del padre ritrovato morto e la lunga malattia della madre che sembrava non aver mai fine. Eppure il destino beffardo non fece altro che dargli dolori e sofferenze accompagnandolo nella sua di malattia. Chiuso in un ospedale psichiatrico, Erri decise di non parlare, ne ascoltare, ne vivere e si chiuse nel suo triste silenzio come se gli fosse stata strappata la vita stessa inerme e indifeso alla sua crudeltà. Aveva tanto sognato quel vispo bambino che saltava da un albero all'altro illudendosi fosse un uccellino libero e felice di ciò che il cielo, almeno quello, gli offriva ogni volta. Ma la malattia della madre lo colpì così prematuramente che le sue piccole ali gli furono staccate senza batter ciglio. Monica andava a trovarlo di tanto intanto ma l'amore di un'amica non riuscì a salvarlo dall'inferno che portava dentro e benchè riuscisse a strappargli un accenno di sorriso, Erri dimenticava,dimenticava sempre. Fu così che un giorno decise di rimettersi in sesto e dare una svolta dignitosa alla sua misera vita: tutto intorno all'ospedale sorgevano pini alti metri e metri,salì a carponi su uno a caso e, ridendo senza motivo, alzò le mani al cielo sussurrando parole di una vecchia canzone ascoltata da piccolo canticchiata dalla madre nei momenti di follia. Con le mani verso l'alto, Erri iniziò a ciondolare prima lentamente poi sempre più forte fino a lanciarsi nel vuoto gridando:"Sto volando! Sto volando!". Fu così che dopo anni Erri imparò a volare e volò più alto che poteva in modo da non poter essere più catturato, in modo da poter dire a sua madre "Ho volato così in alto che nessuno ha potuto toccare le mie ali e nessuno più, da adesso, le potrà toccare. Ho visto il Canada e ho visto papà che mi salutava ma poi ho pensato di venirtelo a dire così potrai guarire, così potrai sorridere."

  • 14 marzo 2012 alle ore 20:29
    In Memoria Di Una Rosa

    Come comincia: A volte ci sono cose che sono difficili da spiegare..come tutto,del resto.
    E' strano come,in questo caso,da un semplice gesto compiuto un pò per caso ci si ricordi di qualcuno. Da un abito,una casa,un'arancia..
    Ci sono gesti che ereditiamo senza accorgercene, come dal semplice taglio di un'arancia.
    Ci sono cose che forse è meglio non pensare,perchè in un attimo potremmo esserci come scomparire senza che nessuno possa dire o capire o tanto meno pensare..qualcosa.
    Nonosante il tempo ed il corso delle cose che proseguono minuzziosamente un pò per dovere un pò per obbligo,senza fermarsi mai,ci sono ricordi ed abitudini che ci accomunano ancora e,ringraziando di non avere almeno per ora l'alzaimer,memorie che per ora non svaniscono ma si accantonano in modo da riaffiorare quando meglio conviene o perchè magari un gesto o una parola ci riconduce ad essa velocemente. Si rispolverano emozioni forse tenute nascoste o perse di proposito per evitare di desiderare qualcosa che potremmo e non sentire e toccare.
    So che quando meno ci si aspetta qualcosa,esso ti rimbalza addosso furiosamente che sia con gioia o dolore,forse qualcosa che non hai più ritorna e ti protegge,ti guida,ti ama. 
    Almeno per me so che quel qualcosa che ho perduto lo rincontrerò e,prima che diventi me,sarà già qui.
    Al tuo ricordo..dolce come il miele e amaro quanto un frutto che ha perso il suo albero troppo prematuramente.
                                                                                                                                                      <   D.I  >

  • 11 marzo 2012 alle ore 23:22
    Marlena

    Come comincia: In una lontana New York degl'anni 60,la pioggia non finiva mai di cadere. Sembrava fosse in collera con qualcuno punendolo con cascate di solitudine e tristezza che portano con se le giornate uggiose. Il suo cielo cupo e grigio spegneva ogni qualsiasi raggio di sole o tranquille passeggiate nelle strade e nei negozi,ogni possibile sorriso che provoca il calore sul viso,ogni buona intenzione di scoprirsi per gl'amanti. Eppure,un pò per mistero o un pò per un incoscio sapere,conoscevo il ruolo della pioggia a quel tempo. Non era altro che servitrice ubbidiente di qualcosa di più grande,forse un pò simili o un pò diversi,ma erano lì,soli e insieme;la pioggia e il mare. 
    Dicevano fosse nata dal mare ma non ci credevo poi così tanto. Sapevo solo che il suo nero impermeabile era sempre bagnato fradicio e rilasciava,ovunque andasse,acqua salata.
    La si vedeva camminare per strada con passo deciso e veloce,con impermeabile nero e cappello,un rosso intenso le tingeva le labbra e gl'occhi eran come il mare e vi si scorgevano un pò per caso come fosse un gioco di luci e di ombre,a chi li incrociava prima o a chi vi si perdeva per ultimo. Forse,o almeno mi piace pensarla così,io ne sono stato l'ultimo che si sia perso in quel mare turbolento che portava dentro. Poteva essere tutto il mare del mondo,ma il suo calore esplosivo e incandenscente,mi faceva pensare ad una sola cosa;che più figlia del mare,mi parvea figlia del fuoco o magari,figlia del mondo. 
    Non ho mai saputo il suo nome benchè non glie l'abbia mai chiesto ma credevo fosse una domanda inutile per una donna che entra ed esce quando vuole senza lasciare recapiti ne parole,ma che sapeva strapparti via tutto e poi  lasciarti e prenderti come un gioco nuovo.
    Ovunque andasse,il suo corpo trasudava l'odore del mare,così dolce se associato alla sua bellezza.Tutto ciò che sfiorava diventava acqua,acqua cheta e silenziosa come il mare quando tace,

  • 28 gennaio 2012 alle ore 19:27
    Un Solo Giorno

    Come comincia: Ombre. Si viene risucchiati da un vortice velenoso,quasi struggente a volte... Dove tutte le certezze,le idee,le cose che sapevi concrete fino a quel momento,si sgretolano come cocci di vetro. Le cose che credi di sapere sono sconosciute,le persone che credi di conoscere non esistono e poi quello in cui credi viene a mancare togliendoti il fiato a bruciapelo. Ed è così che resti,lì,nel tuo liquido velenoso..spoglio di qualsiasi cosa,di qualsiasi emozione,pensiero.. ed è li che ti scontro con il tuo vero essere ed ogni essere proprio ha una suo forma. Il mio era una farfalla..come la mia felicità. Nasce,svolazza nel mondo,la tocchi e muore. Una felicità che dura un giorno. Poi,dopo,tutto da capo.

  • 20 gennaio 2012 alle ore 14:21
    Dischiudersi Del Buio

    Come comincia: Lasciva è una mano. Accarezza la schiena coperta da tessuto rosso.
    Scivola bramosa sulla nuda pelle varcando ogni confine sfilando sinuosamente ogni ostacolo  facendosi strada nella semplice ed intima nudità femminea. Slitta,si adagia,assapora il torpore umido senza ripugnanza. Ondeggia su per tonde seduzioni con morbida eccitazione fulminea desiderando l'angelica vittima che,prima piano poi esplodendo,risveglia l'animale pudico giacente. Qualcosa,nel silenzio,penetra senza margini d'errore e,con intenso ardore,un verso o forse un leggero sibilo,gemito naturale e passionale. 
    La mano si fonde al resto,non v'è più inizio ne fine ma solo suoni,ombre che compaiono ad intermittenza nella notte opaca,rifugio amico dell'atto compiuto.
    Due corpi trasportati dal desiderio incessante dell'altro si uniscono,poi si lasciano,si fondono e consumano,con la pelle in fiamme,il proprio amore.

  • 19 gennaio 2012 alle ore 15:53
    Estasi Del Dolore

    Come comincia: Ho cercato,ho cercato a lungo. Le mie mani non sanno più cosa cercano. Avrei voluto dirgli addio con grazia,dirgli arrivederci ad un giorno in cui potevamo vivere di nuovo insieme,avrei voluto toccare le sue spalle e baciare la sua bocca,guardare ancora i suoi occhi verdi e dirle che l’amavo ancora,ma sai,alla fine,sono desideri di chi,accecato,vorrebbe vedere realizzati. Magari non è così che volevo finisse,tanto meno che finisse,ma lo sai,tu che magari non ti aspettavi nulla fuorchè ciò che t’è capitato,capisco sia stato più fortunato a tenere ancora qui,stretto tra le dita,ancora un misero cuore. Ho una lama qui nel petto. La vedi Rosa?Se la estraggo sanguino. E se sanguina,affogo. Non sono capace di vivere senza ciò che desidero,sarei capace di qualsiasi cosa per riprendermi la mia felicità,ma quando è stesso quella felicità a rigettarmi,cosa mi resta da fare? Tu che vivi in un mondo parallelo a questo,sei anima gentile e innocente,che volteggi tra angeli felici,cosa mi resta da fare? Non so. Non credo di sapere molto,non so nemmeno se sia un bene o un male. Ho fatto di un letto il mio rifugio,lenzuola scoperte,devastate. Credo che non v’è altra soluzione che lasciarmi cullare dall’oblio,dalla disperazione di un cuore ormai vuoto e perso perché tutto m’aspettavo,meno che amare..senza speranza. Ho amato senza speranza per molto tempo..non credevo,ne lo sognavo. Ero felice di ciò che avevo eppure ciò che avevo..non era felice di stare con me..Che triste conspevolezza è l’amore,oh Rosa! Se solo potessimo vietarci di non provare tali sentimenti,se solo si potesse comandare al cuore come al resto,saremmo Dei infiniti. L’infelicità mi perseguita,è così doloroso. Perché non possiamo desiderare di vivere con ciò che amiamo? Perché bisogna soffrire anche lì dove non dovrebbe esserci che gioia? Perché non posso amare come vorrei? Perché non posso desiderare di essere felice? Mi sarebbero bastate poche cose per esserlo,anzi,almeno una. Una sola cosa mi sarebbe bastata per essere felice,il resto si crea,si costruisce. Ho creduto in qualcosa che forse non c’è mai stato? Che Dio sia misericordioso. Non  ho mai creduto,ne tanto meno inizierò a farlo. Ma qualcuno abbi pietà di me,qualcuno seppellisca le mie pene,il mio dolore così vivo che mi divora il petto. Rosa,si può desiderare anche di morire? Si può desiderare di sparire come neve al sole,polvere nell’aria? Se si potesse,avrei preso volentieri il tuo posto,magari a te la vita era più cara che a me che la sto rigettando con quel briciolo di forza che mi resta ancora. Sarai offesa,adesso,forse adirata,ma non odo la tua voce,tanto meno posso vederti. Fermami. Vieni qui e ferma questa mia disperazione. Desidero poggiare il viso sul tuo grembo perché non mi resta che rassegnarmi a questa sofferenza. Era un angelo. L’hai vista? Era così bella e dolce,era ciò che desideravo con tutto me stesso. E’ ciò che desidero ancora,è ciò che voglio vivere ancora. La sua mano gentile,i suoi occhi cristallini,era perfetta.. perché la felicità dura così poco? Rosa,tu che hai vissuto prima di me,che hai potuto scoprire il resto che a me aspetta,come hai fatto a legarlo a te? Come hai fatto a preservare quell’amore che nutrivi per lui? E’ così triste..non mi vergogno,parlo e piango. Come si può perdere tutto senza un solo indugio? Spiegami,Rosa,cosa posso fare per il mio cuore malato? Cosa mi resta da fare ancora? Ho concluso che non ho concluso nulla della mia vita,ed ora questo assalto al mio cuore già malato,mi stende,mi uccide,mi lascia a brandelli spiaccicato a terra come un cadavere senza nome. Che sia la fine questa? Oh,si,Rosa! Dimmi ch’è la fine. Sussurra al mio cuore il tuo dolore. Cosa c’è di sbagliato? Cosa c’è che nessuno vuole di me? Mi sento tanto triste,tanto solo. Non c’è verso,non c’è un raggio di sole. Nuvole scure soffocano il mio cuore. Oh rosa..aiutami. Riportami la mia felicità,portami da lei,fa che possa vederla ancora,che possa amarla ancora,che possa vivere ancora..ancora una volta.

  • 19 gennaio 2012 alle ore 13:44
    Note Rosso Vivo

    Come comincia: Aveva una sua poesia quell'uomo seduto in terra.Suonava con la tristezza nelle note.Note dolci,un pò malinconiche,tinte d'amarezza cruda.Co gl'occhi chiusi cantava il suo animo umano senza cercar gente che l'udisse.Era seduto sul ciglio della strada e suonava per se stesso,per i suoi sentimenti nascosti e pudici,con un fiore scarlatto tinto di passione ai suoi sporchi nudi piedi.Cosa pensa un uomo nel medesimo istante in cui ci si perde in ciò che più amiamo? Quell'uomo cosa avrebbe mai potuto pensare mentre la musica prodotta dalle sue mani scorreva nel suo animo,forse,in tumulto?Un uomo di strada,mal visto dagli stessi uomini,si abbandonava al suo talento creando un rifugio per gl'occhi,per la mente,per il cuore.Il dolce suono della sua fisarmonica riempì di poesia la piazza che scorreva veloce,dai soliti movimenti meccanici di chi l'attraversa giorno e notte con l'unica cosa che restava viva e ferma,la musica,come se non avesse avuto tempo,prodotta dall'uomo sporco in terra,senza stracci sui quali poggiarvi monete,un pò per pigrizia o,forse,un pò per la volontà di non ricevere alcunchè ma solo di suonare per se stesso.Sarebbe stato forse uno zingaro o un semplice mendicante se solo,in quell'istante,si fosse andati oltre a ciò ch'era semplice apparenza.La sua rosa,tinta di un rosso vivo,la teneva ben stretta accanto a se per timore,forse,di vedersela scappar via come se fosse stata una bella donna,o la sua,tenendola lontano da chi,magari,avrebbe potuto far si che andasse perduta.Una rosa per lui tanto rara,rara come la gioia dipinta sui volti di chi,per strada,scivola,scorre e si perde senza fermarsi mai.Non è solo,l'uomo,poco distante da lui appoggiata ad una lastra di vetro,una prostituta cinese,bassa,poco più che giovane guarda il muoversi delle persone attizzando l'orecchio verso la melodia del mendicante.Sola con se stessa,pensa o attende qualcosa o qualcuno.Poco appariscente dai capelli corti e scuri.Nella sua solitudine fa compagnia all'uomo che suona,partecipe della piazza,persa,forse,nel suo acuto e silenzioso dolore.

  • 19 gennaio 2012 alle ore 13:37
    L'Uomo Con L'armonica

    Come comincia: "Un suonatore d'armonica regala leggere note ai vicoli della piccola città.Suona,l'uomo,contento della sua musica,suona,volteggia e ride.Qualched'uno,dalle finestre malandate,getta,un pò sparse,monete che il suonatore raccoglie senza mai staccare.Nell'aria profumo di mimose,in un giorno di marzo,è quasi primavera.Tutto ciò fa da sfondo all'animo opaco di qualcuno che,al di là delle tante finestre,stringe nel pugno una penna ed il suo cuore.."Caro amore.." e tutto tace.Dopo aver donato un pò d'armonia con le sue leggere intonazioni,l'uomo dell'armonica lascia i vicoli e sparisced dietro un maestoso rosso di meriggio.Non si sa chi fosse,nessuno s'era interessato,nessuno l'aveva ben guardato o rivolto una sol parola.E così era.Ogni giorno,alla solita ora.Un uomo con l'armonica faceva dono ai vicoli della piccola città d'un pò di leggere intonazioni sparendo,poi,dietro il rosso del meriggio."