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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

19 marzo alle ore 13:54

Quarantine: Stelle

Il racconto

"C è un po' di ghiaccio stasera o sbaglio?".
"Sente freddo..?"

"Ma no che dici! C'è il ghiaccio e sento caldo! Me le farai consumare queste mani prima o poi Clap!"
"'Mmm...."  

Con espressione al quanto infastidita, Clap prende la sua giacca e la posa sulla ragazza.

"Può andar meglio così, signorina Blues?"
"Ah! Allora t'era arrivata l'informazione al cervello. Come sei caro, Clap. Grazie. 
Guarda su, guarda su! Magari questa notte si potranno vedere le stelle! 
Hai mai visto una stella cadente?"
"Credo che l'unica cosa di cadente che abbia visto nella mia vita, é il mio umorismo."

Silenzio. La ragazza si gira verso Clap.

"Ah. Era una sorta di battuta? No perché, tra che passa una stella cadente e le tue battute, penso possa andare anche a dormire." 
"Cercavo di essere... Di spirito? Mi perdoni."
"Qua l'unica cosa di spirito che abbiamo, è l'alcol che ti getterò per darti fuoco. Così invece delle stelle cadenti, faremo un bel falò per riscaldarci."

Clap sorride.

"Vado a prendere dei fiammiferi?"
"Sei serio, Clap?"
"Mi perdoni. Mi ero fatto prendere la mano."
"La mano usala per andare a prendere del cibo. A stomaco vuoto potrei assalirti; almeno così ho del peso che mi trattiene."
"E le stelle?"
"Bruciate."

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