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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

21 marzo alle ore 17:07

Quarantine: Sussulto

Il racconto

“Non ho potuto non notare quel taglio sotto il mento, Clap. Chi ha osato ferirti senza la mia autorizzazione?”
“Mh? Ho bisogno delle autorizzazioni se, nel caso, qualcuno volesse farlo?”
“Ovviamente, Clap! Che discorsi. Non hai capito, allora, che da quando i miei genitori ti hanno portato qui, con il compito di farmi da servitore, in realtà hanno firmato la tua condanna? Che schiocchino!”
“Ah, mh, no, non l’avevo capito.”
“Non mi hai risposto. Sto attendendo una spiegazione.”
“Credo sia stato molto tempo fa, non ricordo come e quando sia accaduto.”
“Sei un bugiardo, Clap! Com’è possibile che non ricordi chi, come e quando? Mi nascondi qualcosa?”
“Sono rammaricato, penso… realmente di non ricordare.”
“Bagianate! Ti prendi gioco di me, ora? Da quando sei tu, adesso, quello che prende in giro me?”

Si alza Blues, prende uno spillo e lo punta alla gola di Clap.

“Signorina!”

Esclama il povero Clap, indietreggiando lentamente.

“Il tuo viso è troppo leggiadro. Con una sola cicatrice è troppo pulito, ma sono sempre in tempo per fartene un’altra. Ma stavolta infilzandoti un occhio se non ti muovi a parlare.”

Ride lei.
Il volto di Clap diventa serio d’improvviso; fa un respiro profondo e, con lenti movimenti, prende la mano di Blues.

“Probabilmente, se lei mi dovesse infilzare, farebbe meno male.
Probabilmente, se lei dovesse ferirmi, sarebbe più dolce.”

Arrossisce lei. I loro occhi si fissano per pochi attimi, minuti, secondi.
Dopodiché, con scatto selvaggio, la ragazza ritira la sua mano lanciando lo spillo in terra.

“Ti prego, vattene ora. Verrai punito severamente per questo comportamento poco ordinario. Avrei dovuto tagliarti la lingua, almeno i miei cani sanno di cosa cibarsi.”

Esce dalla stanza sbraitando qualcosa sotto lo sguardo attento di Clap.
Una volta solo, si porta una mano alla testa e sospira guardando fuori dalla finestra; vi scorge la cuoca al cancello con uno sconosciuto.

“Chi sarà mai a bussare alla nostra porta, di questi tempi?”

Si chiede.

 

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