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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

07 settembre alle ore 19:07

Sweetdog

Il racconto

Sweetdog era un raccattato di periferia.
Forse un ladro, forse un tossico, molte volte uomo di strada.
Mani grosse, barba folta, occhi persi nel suo stesso cielo grigio, una borsa nera e padrone delle sue strade.

Sweetdog era famoso nella sua città, una piccola cittadine di tot abitanti, con tot case, con tot cose. Ne era il padrone indiscusso. Ciò che accadeva passava da lui, dentro e fuori. La malavita e la buona vita avevano una cosa in comune, Sweetdog. 
Era un cane bastonato, bullizzato da tutti ma molto amato dai altri tipi di cani, di un certo livello, si intende.

Quando abbaia alla luna, ogni angolo di città, diviene un paradiso malinconico dove ritrovarsi; quando morde argutamente, ogni angolo buio prende forma e si scatena aria di morte nelle strade adiacenti.
Questo era il nostro caro amico Sweetdog. Il più grande cattivo che si muove ed il più grande benefattore ed intimo amico del debole povero che arranca nostalgicamente.

Si diceva che non si separasse mai dal suo sax nero. Molti ne parlavano come se fosse uno strumento di giudizio. Ogni pena veniva spazzata, ogni atto impunito veniva, poi, messo a giudizio.
Lo si sentiva di notte suonare, per le strade strisciare ed altre cantare le sue pene. 
Povero Sweetdog. La sua leggenda viene ancora tramandata ai più piccoli, ai sordi, ai ciechi ed ai viandanti. Chi, invece, subì il suo giudizio, non ha più corde vocali per narrare ne occhi per descrivere. Dicono che siano rimasti muti per decenni senza mai avere il coraggio di rammentarlo ne descriverlo.

Si dice che, quando la morte ha fatto loro visita, l'unico suono che fu udito era il suono del sax nero che, lento, si faceva spazio nella loro mente fino ad ammazzarli. 
Si dice, eh. Quanta verità possa esserci, non vi è dato sapere.
L'unico testimone che si vocifera lo abbia visto, abbia sentito e parlato, fosse un cieco sordo muto. Forse più vicino alla morte di tutti gl'altri, forse il più vicino alla vita di chiunque altro. 

Questa era la leggenda di Sweetdog.

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