username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

29 aprile alle ore 19:19

Una sera, al LonginBar

Il racconto

Quella sera ci si organizzò per andare in un locale "dalla musica carina ed allegra", avrebbe detto Emil ma io avrei descritto con "piccolo ma confortante."
Si era preparata a festa Emil, sorridente ed allegra come sempre (lei si che sapeva come tenere alto il morale di tutti).
Aveva aperto da poco un locale sulla strada che faceva angolo tra il Soviet Dream ed il Pittaroom, il suo nome era LonginBar.
Musica dal vivo, gruppi di giovani neri e bianchi sparsi ma uniti.
Me ne aveva parlato molto bene un caro amico che vi era stato parecchie volte: "Devi assolutamente venirci, Denny, è molto alla mano! E c'è musica, ci sono balli, ottimi drink! E a noi cosa piace? La musica e, molto di più, i drink!" Mi disse Phil, un uomo ma una donna al tempo stesso! Grande amico, ottimo ascoltatore.
Fu così che una sera decidemmo di andarci, io ed Emil con Phil e Gray.
Ci vestimmo di tutto punto e via, spediti a bere un drink in questo nuovo rinomato locale. Piccolo ma piacevole, tavoli e sedie in legno intagliato, pavimento opaco di un bel colore smeraldo, luci soffuse, palchetto ben organizzato; il proprietario era un uomo tutto d'un pezzo! Grosso, robusto, un omone! Con sempre il cappello e folti baffi, sorridente ed ospitale. Quella sera suonava un gruppo di un posto lì vicino, i "Boomerang", musica jazz molto dinamica. Ci sedemmo ad un tavolo posto al centro della sala ed ordinammo da bere. Emil non era in se dalla felicità; indossava un abito che sicuramente non le rendeva giustizia, di un blu notte a tratti nel verde, un cappellino a fiori viola ed un sorriso che illuminava. 
Bevemmo un paio di drink, forse tre o quattro e via, partimmo in una serata di vero divertimento. Si ballava e si rideva, mi perdevo negl'occhi di Emil e negli abbracci di Phil mentre Gray parlava d'affari, mezzo sbronzo, con un uomo del tavolo affianco. 
Quella gatta morta di Phil agganciò, ad un certo punto della serata, un uomo dai gusti promiscui con cui parlò tutto il tempo, civettava e si dilettava. Dal tavolo, Gray passò al bancone; bevve un paio di whiskey chiacchierando con il proprietario, Phil si congedò per andare in intimità con il tipo conosciuto, io ed Emil ci guardavamo mentre l'ultimo goccio di amaro scendeva nelle nostre gole. Ci prendemmo per mano, salutammo Gray ormai ubriaco, intento a seguirci verso la porta e tornammo nei nostri appartamenti.
Che notte che fu; pensare che non era neppure mia Emil ma di un altro chissà chi, con un nome, magari, ma che io, di certo, non conoscevo. 
Ma tanto i miei cari amici erano così, chi più chi meno! A parte Gray, uomo più dedito al lavoro del governatore stesso. Ne sapeva sempre una più del diavolo e, ad un certo punto, mi venne anche da pensare che, magari, il diavolo era lui.
Ma intanto, in tutta quella bella serata, arrivato a casa non potei che pensare ad una sola cosa: chi ha pagato tutti i drink che avevamo preso? 
Risi, risi tanto mentre abbracciavo il bel corpo di Emil che, nel mio pensare, si era assopita come una bambola sorridendo serena. 
Mai più tornato al LonginBar ma lo consiglio, vivamente. 

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento