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Autore

Davide Giansoldati

in archivio dal 02 mag 2007

10 novembre 1975, Milano

segni particolari:
La voglia di vivere, creare, osare...

mi descrivo così:
Consulente informatico per lavoro, scrittore per passione, attento osservatore e curioso esploratore...

13 giugno 2007

Il Camaleonte

Intro: Un combattimento insolito tra strane creature. Da una parte un ladro di altri tempi, Camaleonte, in grado con trucchetti di cambiare di numero, svanire e riapparire in modo da cogliere i suoi opponenti di sorpresa. Dall’altra un gruppo di cavalieri-demoni a difendere un tesoro. Come finirà il combattimento?

Il racconto

Il Camaleonte si muoveva agile e silenzioso, un guizzo sfocato tra alberi e cespugli.
Era arrivato in quel bosco diversi anni or sono e si era subito sentito a casa: gli alberi offrivano allo stesso tempo un sicuro riparo e un nascondiglio ideale per tendere imboscate ai mercanti e ai cavalieri di passaggio.
Un albero, poi, era particolarmente adatto: alto, enorme, sovrastava tutti gli altri di quasi 2 lunghezze; dalla sua cima era possibile dominare la vallata che si estendeva ai confini del bosco per miglia e miglia, i suoi rami nodosi costituivano un sicuro appoggio da cui scagliarsi sul nemico sorprendendolo alle spalle.
In tutti quegli anni aveva accumulato oro, pietre preziose e vestiti pregiati: a volte si chiedeva come sarebbe mai riuscito a spendere tutte quelle ricchezze; aveva sentito di un ladro di un lontano passato che rubava ai ricchi per dare ai poveri.. scosse la testa, no non era per lui, lui era fondamentalmente un egoista.
Un ramo spezzato in lontananza attirò la sua attenzione: qualcuno era entrato nel bosco.
“Bene bene...” toccò istintivamente lo stiletto argentato che portava sempre con se e si preparò a colpire.
Gli bastarono pochi secondi per individuare gli intrusi: un gruppo di quattro soldati a cavallo che scortavano un forziere:”bene... facile facile...”pensò. Una voce nella sua mente gli sussurrò” perchè così pochi soldati ...”, ma scacciò subito il pensiero.
Impugnò lo stiletto e si preparò a colpire; si lanciò sul cavaliere più vicino e lo pugnalò tra le costole: il soldato morì all'istante, ridotto in cenere...
“In cenere???? Cosa diavolo.... Demoni!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Cosa ci facevano i demoni nel Suo Bosco???”
Intanto gli altri tre cavalieri avevano estratto le spade e puntavano su di lui.
Il Camaleonte saltò da un lato e cercò di mimetizzarsi tra gli alberi: una lancia passò a pochi millimetri dalla sua guancia, l'avevano già trovato.
Si maledisse per non aver ascoltato la sua vocina...
“E ora cosa doveva fare? Un conto era uccidere un demone di sorpresa pugnalandolo alle spalle, un conto affrontarne tre in uno scontro diretto!”
Simile ad un guizzo cangiante tra piante e foglie, cercava di distanziare i suoi inseguitori anche se con scarsi risultati, ogni volta che si voltava erano sempre lì, non riusciva affatto a seminarli.
Giunse in una radura nel bosco e si volse ad affrontarli, ma adesso il Camaleonte non era più solo: ora c'erano dieci Camaleonti, dieci contro tre: le sorti della battaglia potevano essere ribaltate.
E i dieci Camaleonti attaccarono, vennero abbattuti uno ad uno, sistematicamente, svanendo nel nulla quando venivano colpiti, pure e semplici illusioni, illusioni che diedero il tempo al vero Camaleonte di sorprendere e uccidere un'altro demone.
“Due contro uno... ecco così andava meglio... però ora doveva usare un altro trucco... non ci sarebbero cascati un'altra volta.”
I due cavalieri ringhiarono verso di lui e si prepararono a colpire, ma il Camaleonte scomparve nel nulla, senza lasciare tracce, senza alcun rumore e nella piccola radura ora c'erano 3 cavalieri demoniaci, 3 cavalieri e nessun Camaleonte.
Si chiese quanto sarebbe stato efficace questo trucco, ma a giudicare dalla reazione, i due demoni sembravano disorientati.

 

Tutti contro tutti: le armi dei tre combattenti cozzavano una contro l'altra, spada contro scudo, scudo contro spada, finché la bravura di uno dei tre decretò la morte del più debole, colpito e vaporizzato all'istante.
“Uno contro uno...”ma il Camaleonte sapeva che anche così lo scontro sarebbe stato impari e lui era dannatamente a corto di idee.
Il demone rimasto era alto e imponente, brandiva uno spadone nero come la morte, indossava un'armatura irta di aculei e lame e al braccio sinistro aveva uno scudo enorme che mostrava l'effige del Teschio Maledetto; il suo cavallo sbuffava pregustando la vittoria del padrone.
Il Camaleonte invece era piccolo e snello, una semplice armatura di cuoio ricopriva il suo corpo e impugnava solo il suo stiletto argentato.
Il Camaleonte doveva assolutamente ridurre lo svantaggio e decise di agire subito.
Un piccolo dardo avvelenato colpì la cavalcatura del demone tramortendola: ora anche il cavaliere avrebbe dovuto combattere a terra.
Il demone roteò lo spadone e sferzò l'aria con dei poderosi fendenti: il Camaleonte indietreggiava e schivava a destra e a sinistra; il suo stiletto non riusciva a trovare un varco nell'armatura dell'avversario.
La sua vocina parlò ancora “... il nascondiglio...”; per una buona volta, decise di dar retta a quella voce, scartò di lato e si buttò a capofitto nel bosco, ma non fu abbastanza veloce, un fendente lo colpì alla spalla, facendolo rotolare per qualche metro.
Sanguinante e dolorante riprese a correre, il respiro del demone sempre più vicino.
Arrivò al nascondiglio, una grotta nella foresta, si buttò di lato e cercò di confondersi con le rocce: con la mano individuò una roccia più sporgente delle altre, la schiacciò ed entrò in un passaggio segreto.
Ora il demone per arrivare a lui se la sarebbe dovuta vedere con tutte le sue trappole: non era sicuro che sarebbero state sufficienti a fermarlo, ma almeno gli avrebbero dato qualche prezioso minuto di vantaggio.
Cercò di tamponare e fasciare la ferita alla meglio, per il momento sarebbe dovuto bastare.
Entrò nell'antro dove custodiva tutti i suoi bottini e adesso? perché la vocina non gli diceva cosa doveva fare???
Si guardò intorno sperando di trovare qualcosa di utile, individuò alcune boccette su uno scaffale: antidoti per il veleno, pozioni d'amore, filtri magici, qualche fialetta d'acido... acido??? beh si quelle potevano servire, le prese e le infilò nella cintura.
Un fragore violento ruppe il silenzio dell'alcova, il demone era arrivato: la sua armatura mostrava i segni delle trappole, ma a parte qualche ammaccatura e graffio il cavaliere era in piena forma; aveva abbandonato lo spadone, poco maneggevole in spazi così angusti a favore di una mazza ferrata molto più pratica e comoda da usare.
Il Camaleonte scagliò una fiala d'acido contro il demone che urlò per il dolore, ma il dolore accrebbe unicamente la sua rabbia e la sua ira, sembrava una furia inarrestabile.

Il Camaleonte non voleva morire: c'erano ancora così tante persone da derubare al mondo.
Lanciò due fiale d'acido contro il demone che sollevò lo scudo per proteggersi, si buttò verso il basso e conficcò lo stiletto nei giunti dello schiniere destro, trafiggendo la gamba, poi scartò di lato per evitare la mazza che l'avrebbe ucciso sul colpo.
Però adesso aveva finito le fiale...
Il demone avanzava zoppicando, “Fa male vero???” urlò il Camaleonte con quanto fiato aveva in corpo, come se le sue urla potessero spaventare quella creatura demoniaca.
Con una rapida occhiata ispezionò la sala, doveva per esserci qualcosa di utile: un tomo di magia in un angolo attirò la sua attenzione,”bahhh...” lui non era un mago non sapeva nulla di incantesimi.
Ci voleva qualcos'altro…
Il demone avanzava zoppicando, la Morte era apparsa alle sue spalle e pregustava l'imminente banchetto.
Quasi divertito, il Camaleonte si chiese se la Morte poteva essere comprata, ma scartò subito l'idea.
La mazza calò inesorabile su di lui, non fu abbastanza veloce, migliaia di aculei di dolore esplosero lungo la sua spalla destra colpita in pieno dal demone... era la fine... stelle... buio... buio... stelle...

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