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Poesie di Enrico Danna

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  • domenica alle ore 18:45
    Come cadono le foglie in Kurdistan

    Come cadono le foglie in Kurdistan
    anche se non tira vento
    perché basta un respiro frainteso
    per scuotere l'albero
    e cadono gocce
    di un vermiglio greve
    ma non é rugiada
    quel soffio di aneto
    che cala sull' ombra
    di vite spezzate.

    Se spenta é l'alba
    come può il sole
    affacciarsi al tramonto?

    Se chiudo gli occhi
    non sono innocente
    ma solo un altro ramo
    che non genera linfa
    e mentre la mia indifferenza uccide
    c'è chi muore per la mia libertà.

    Io,
    che non posso fermare il vento
    potrei almeno essere aquilone.

  • 08 ottobre alle ore 18:19
    Ho nostalgia delle tue mani

    Ho nostalgia delle tue mani
    che mi narravano l’infinito
    Io
    zingaro su questa terra
    trovavo nelle tue parole
    i ceppi cui aggrapparmi

    Oggi
    sono il respiro affannato
    che non scaccia
    nemmeno la polvere
    e tace il passo
    sull'uscio di silenzi compunti.

  • 31 luglio alle ore 18:07
    Ciao pa'

    Ho visto la vita sfuggirti di mano
    spegnere il fuoco delle tue parole 
    col sarcasmo di un demone muto
    e lasciare il tuo battito
    appeso al filo dell’immobilismo
    come farfalla scolorita
    in un caleidoscopio di silenzi.

    Ho visto i tuoi occhi annegare nel pianto
    e riemergere a prua
    come delfini curiosi
    Tu
    con la tua impaziente euforia
    hai abbracciato il mio sguardo
    col coraggio delle tue paure.

    Nell'attimo fuggente
    ho colto in te
    l’anima di mio padre
    con quel sorriso così fragile
    e pieno d’amore
    in cui si riflette
    la mia essenza di giullare.

  • 29 luglio alle ore 18:11
    Ho cercato l'estate nella tua bocca

    Ho cercato l’estate nella tua bocca
    come flusso di parole sarcastiche
    in palindromici gemiti.
     
    Sul quaderno delle tue labbra inquiete
    le stigmate di un orgasmo afferrato
    sono la mia ode blasfema al cielo
    e non sorprende
    l’ignavia del tempo
    a masturbarsi di attimi
    quella gola profonda
    che inghiotte la sete
    di un desiderio mai arso.
     
    Ho cercato l’estate nella tua bocca
    prima che Dio mi presenti il conto
    e spenga, di me, l’ultima sigaretta.

  • Passerei la notte a parlare con te
    ma se poi mi venisse voglia di baciarti?

    Come reagirebbe la luna
    sentendosi opaca
    al cospetto di occhi rilucenti
    e fulmini astratti?

    Cosa direbbe una stella
    in disfagia di sfavilli
    ansiosa di tenebre
    come un pipistrello qualunque?

    Quali parole
    sentendosi mute
    trasformerebbero in labbra
    i respiri sospesi?

    E quante bocche
    sarebbero gaudio
    e quante miraggi?

    Passerei la notte a parlare con te
    ma se poi mi baciassi
    dovrei cucire la bocca
    alla prospettiva delle tue labbra.

    E librarmi in te
    come appendice di farfalla.

  • Sento la terra franare sotto questo respiro affannato
    come assenza di vocali
    in un cruciverba  libero
    che muore
    per insussistenza di parole.

    Io
    col fardello di silenzi stanchi
    sbuccio mele a colazione
    per ingannare il tempo
    e prometto
    al seme acerbo
    che avrà vita nuova
    un giorno
    pur sapendo che il destino
    gli ha già opposto il suo rifiuto.

    Non sparigliano questi occhi
    neanche il senso dell'attesa
    e si prostra
    la mia bocca
    all'amara scia del sale
    come ferita di ringhiera
    sulle parentesi della mia pelle.

    Se almeno franassi sulle mie paure
    potrei morire da eroe.

  • Non so
    se il fiore mio si spegne
    in questo tempo
    di geroglifici e pergamene
    come orgasmo che muore
    su sessi abbandonati al caso
    e lascive euforie
    di masturbazioni passate
    ad adescare l'istante
    in cui tutto avrà fine.

    Non so
    se le parole vuote
    sapranno colmare il vaso del tempo
    o se la terra
    scaverà tra gli abissi
    per ripropormi il suo bacio lieve.

    Non so
    se la mia mano sarà muta
    ad ossequiar le mie labbra
    o se il silenzio
    adornerà la mia sete
    di tulipani e note
    quando scenderà la notte
    nella calotta degli inferi
    e mi troverà cenere
    in amplesso di fiamme
    mentre il mio ghigno beffardo
    saprà zittire l'orgasmo di Satana.

    E sarà orgia di rinascita
    tre giorni dopo l'ultima sigaretta.

  • 01 marzo alle ore 11:17
    Regalami una rosa

    Regalami una rosa
    come indennizzo di speranza
    per quel bacio che morde l'attesa
    divenuto sospiro di latta
    sulle mie labbra genuflesse
    ad invocare la tua bocca.

    Regalami il dubbio della quiete
    sovrastata da un afflato di vento
    e mille bolle di sapone
    a cospargere il verso
    di delicata euforia.

    Regalami il tempo imperfetto del noi
    per un solo istante
    ch'io possa coniugare le ombre
    con le desinenze del sole.

    Ti regalo una rosa
    mentre la campanella suona
    e tra rintocchi d'intervallo
    le mie labbra non son più mute.

  • Quando vedo i tuoi occhi stanchi
    Che rifiutano l’eco di un sorriso
    Quando ascolto la tua bocca muta
    Che più non apparecchia l’aria di parole
    Mi chiedo quale sia il senso di un corpo a metà
    Imprigionato in una mente intera
    Incapace di sfogliare i vecchi album di figurine
    Inetto ad affrontare un semplice passo
    Fugace al sibilo di un singolo fono
    Nel disperato appello di un urlo che muore in gola
    Ancor prima di nascere.
     
    E non posso che stringerti la mano
    Abbracciare la tua fronte candida
     
    Tu
     
    Che ora sei fragile
    Come un silenzio di cartapesta
    Sei il volto umano di mio padre
    Nel sudario delle mie lacrime.

  • 06 gennaio alle ore 16:46
    Siamo fragili

    Siamo fragili
    come biscotti intrisi di latte
    tra dita inferme
    e schiocchi di luce
    nel riverbero di gesti quotidiani
    in cui la memoria inciampa
    annaspa
    cade.

    Siamo fragili
    nei nostri sguardi assenti
    che scrutano gli avanzi
    di giorni tutti uguali
    in letti d’ospedale
    dove il tempo non si consuma
    ma ci consuma
    ove anche un respiro logora
    l’idea del firmamento.

    Siamo fragili
    nelle canute iperboli delle nostre mani
    lise dalla forzata ignavia
    stuprate dalla sodomia del dolore
    che invade
    pervade
    s’insinua
    dileggia.

    Siamo fragili
    anche quando vorremmo essere lisergici
    al cospetto di Dio.

  • 04 novembre 2018 alle ore 15:09
    Come un sole di cartapesta sgualcita

    Mi sfugge tra le dita
    quel pallore di guance interrotte
    come un sole di cartapesta sgualcita
    che ristagna su foglie asimmetriche
    mentre un sorriso ingiallisce
    a sera
    tra le labbra di rami spezzati.

    E mi manca
    la possente euforia
    di un granello di sale.

  • 28 agosto 2018 alle ore 18:48
    E non so nemmeno morire di te

    Disegno movimenti meccanici
    come punti di sospensione
    in ordine casuale
    e nutro il mio ego
    con la solitudine di un sesso dozzinale
    che non lascia spazio al vento
    e disperde l’immaginazione.
    mentre l’amore soffoca
    tra le foglie di un oleandro.
     
    E non so nemmeno
    morire di te.

  • 17 giugno 2018 alle ore 11:41
    Riflessi di seduzione

    E sedimenta
    nell'alternanza dei giorni
    l'abbraccio tra gli ulivi e il mare
    che disegna spiragli di luce
    su rotte apparentemente inaccessibili
    e ammalia
    la prospettiva delle lampare
    con raffinata seduzione.

  • 01 aprile 2018 alle ore 16:44
    Ci vorrebbe un cielo per riveder le stelle

    Ho di me
    la percezione dell'incompiuta di Schubert
    lettere dorate
    sullo spartito che vacilla
    e s'aggrappa al leggio
    strofinando l'aria
    per non dissolversi in volo.

    Com'è buia l'alba
    se l'anima perde il senso dell'orizzonte
    e si spegne nell'eco
    di un disperato indaco
    come corvo riflesso
    nel nero specchio
    di un labirinto senza occhi.

    Ci vorrebbe un cielo
    per riveder le stelle
    o quantomeno
    uno sguardo di vita.

  • 07 febbraio 2018 alle ore 18:14
    Insegnami a colorare il cielo

    Quante volte ho chiuso gli occhi
    per cercare la tua mano
    nell'assenza di respiri
    delle mie notti senza quiete
    e come neve a primavera
    mi sono sciolto
    in un calembour di lacrime
    agli occhi del sole.

    Quante volte ho invidiato
    il brivido sfuggente
    di un sorriso colto
    dal giovane venditore di rose
    mentre sfiorava la tua aurea
    odorandone gli spasmi
    ed io lontano
    in punta di piedi
    per non trasalire invano
    ho trattenuto il fiato
    per non disperderne la scia.

    Quante volte ho scritto il tuo nome
    nella mia mente
    per non consumar le lettere
    ed ho invocato Dio
    urlando la mia rabbia al cielo
    sulla copertina di un libro senza pagine.

    Insegnami tu
    a colorare il firmamento
    prima che la nebbia
    s'impadronisca dei miei occhi.

  • 10 dicembre 2017 alle ore 18:52
    E mi cruccio, a sera.

    Ho un grezzo sapore

    su labbra soltanto accennate

    e intese lontane

    da quando

    il tuo sguardo

    s'è arroccato al silenzio

    e

    la sensazione di un attimo

    s'è smarrita

    nell'inspiegabile nulla

    di un sorriso svanito

    come deserto disatteso

    sulla strada di Babbo Natale.

    E mi cruccio

    a sera

    tra le allegorie

    di uno spartito senza note.

  • 22 novembre 2017 alle ore 16:11
    Ho camminato cento passi

    Ho camminato cento passi

    e poi altri mille ancora

    alla ricerca di mani nuove

    e pergamene su cui scrivere.

    Ho assaporato il senso dell'oblio

    e l'onnipotenza dell'amplesso

    prima di cadere dall'olimpo

    restituito agli inferi

    come avanzo di cielo

    in balia d'epitaffio

    che sbeffeggia il sepolcro

    assetato di sguardi.

    Non ho più gli occhi

    dell'amore indulgente

    ma tic tac e bon bon

    a balbettare in un pugno.

    Ho camminato cento passi

    e poi altri mille ancora

    nella solitudine di una stanza vuota

    osservo i ricordi di anime in giubilo

    ora cadenze astratte

    di un giorno lontano

    e un Dio che mi ascolta

    nell'apatia di uno sguardo annoiato.

     

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:39
    Cercando Pessoa

    Cercando Pessoa
    tra i saliscendi di un giorno d'autunno
    come un soffio di vento
    che ammalia le foglie
    e ne rende mansueto il colore
    adulando l'aroma
    di un caffè nero bollente
    mi sottometto
    alla sirena di Belem
    che si specchia nel Tago
    e riluce di luna
    il suo figlio più amato.
    Ho le sponde di queste acque
    tra le mie braccia tese
    e l'oblio di questa terra
    che lusinga l'attesa
    e si prepara alla danza
    dell'antico rituale
    come gemma che si rinnova
    ad ogni pie' sospiro
    e le ciglia mute
    all'incanto della psiche.
    Cercando Pessoa
    tra ciliegi e castagni
    in una grotta di silenzi
    che sa inghiottire il mare
    e passi misurati
    su bracieri ammiccanti
    che declinano al fato
    la desinenza di nuove impronte
    mi sottometto
    alla magnificenza dell'attimo.
    Ho cosce sorde
    e lamenti afoni
    all'invadenza del tempo
    che lobotomizza il pensiero
    e ho euforia di momenti
    se le mie dita sfuggono
    al ridondante cliché
    di una mano a comando
    che stupra il sogno
    di un'infanzia interrotta.
    Obrigado Pessoa
    Muita saudade.

  • 04 settembre 2017 alle ore 23:52
    Mi spaventa l'ipertrofia del tempo.

    Conosci il significato della parola ipocondria?

    Ipocondria d'amore?

    Quella paura di amare in modo così intenso

    da morirne?

    Quella paura di morire

    senza riuscire ad amare intensamente?

    Hai mai desiderato azzannare le labbra

    che ti sussurrano parole d'amore

    per sentirne il sapore nella tua bocca

    in ogni istante

    mentre il sangue si mescola al tuo?

    Hai mai desiderato trasformare la carne in spirito

    e l'amplesso in preghiere

    mentre ti struggi la notte

    al cospetto di un letto che sa di silenzi stantii?

    Ci sono catene che vanno spezzate

    per forgiare ali.

    Ci sono ali che si spezzano

    e diventano catene.

    Nascono prigioni

    da ali malate

    come muoiono amori

    da fucine di ghiaccio.

    Mi spaventa l'ipertrofia del tempo

    se non posso averti accanto a me.

  • 26 agosto 2017 alle ore 11:20
    Quelle labbra che sanno di terra ferma

    Arranco nel sudore delle mie congetture
    come uno scarto sul tappeto verde
    nell'attesa di un settebello arrogante
    che sparigli queste mie notti insonni.

    Ho lasciato le speranze alla porta
    prima di genuflettermi al pianto
    e quel riecheggiar della parola “amore”
    di cui mi giunge l'eco in lontananza
    è una lama che scava nel cuore
    dopo averne sedotto il battito.

    Anche le lacrime si son diradate
    indispettite dall'inconsistenza degli occhi
    e lo sguardo non sa più che fare
    se attorniato da specchi di morte.

    Ho in me l'arsura del nulla
    e la dislessia delle ipotesi
    mentre la mia bocca invoca l'approdo
    a quelle labbra che sanno di terra ferma.

  • 31 luglio 2017 alle ore 21:06
    Spiegami, o Dio.

    Spiegami

    o Dio

    di che colore è

    l'irrequietezza dei miei giorni

    quel sordo ronzare

    di speranze disattese

    che si spegne tra le desinenze

    di sogni ammutoliti.

    Spiegami

    o Dio

    il senso delle mie braccia vuote

    e delle mie notti stanche

    quando le luci dell'amore

    si spengono come cicche

    sulla pelle dei miei desideri

    e ristornano tenebre.

    Spiegami

    o Dio

    l'irriverenza della tua mano

    sulle virgole dei miei abbracci

    e i puntini di sospensione

    come lame affilate

    sui silenzi

    di pagine erose dal pianto.

    Spiegami

    o Dio

    la sopravvivenza degli attimi.

     

  • 26 maggio 2017 alle ore 19:03
    Su punte di piedi spaiati

    Vivo sospeso
    su punte di piedi spaiati
    tra queste lenzuola che sanno di ignoto
    e di pasti consumati
    mentre masturbo l'idea di un altro dove
    ingoiando le mie stesse emozioni
    come satrapo di tricche ballacche
    in astinenza di rime.

    Non sei aria
    se io non sono vento
    e ruggine la mia pelle
    quando la tua bocca non miete baci
    perchè le mie labbra scivolano
    nell'assemblea del tuo respiro
    ed affoga il mio coito di parole
    nelle intercapedini dei nostri silenzi erosi.

    Non cercarmi ovunque
    se non hai il coraggio delle imperfezioni.

     

  • 26 aprile 2017 alle ore 19:12
    Non so. Eppure so.

    Non so

    quanto durerà la stagione degli applausi

    ma è il silenzio delle mani

    ad obnubilare il mio orizzonte

    come schiuma d'attesa

    che si scioglie a sera

    prima che la notte

    si trasformi in desiderio.

    Non so

    se le labbra si faranno grevi

    o baceranno lievi

    le tue guance mute

    in apparente stasi

    come molecole assorte

    in balia di materia

    tra le incertezze degli atomi.

    Eppure so

    che sedimento ancora

    tra le tue istanti attese

    l'allegoria del proibito.

  • 21 marzo 2017 alle ore 15:24
    Oh Fortuna

    Ti ho incontrata 
    oh Fortuna
    in un giorno d’estate
    ed ho messo al serraglio le labbra
    per poterti assaporare ancora.

    Ho visto
    riflesso nei suoi occhi
    il candore della sera
    quando il tramonto non lasciava la mia pelle
    e l’orizzonte era il suo sguardo accanto al mio.

    Ti ho chiamata Amore
    oh Fortuna
    confondendo l’istante col per sempre
    e mentre assaporavo l’assenzio
    le desinenze s’inginocchiavano al verbo.

    Non ho lapidi da svezzare
    ma silenzi di foglie
    su questi sepolcri imbiancati
    in attesa d’un epitaffio d’autore.

  • Sono tornato a casa questa notte

    ma la luce dei desideri era spenta

    come i boccioli dell'orchidea bianca

    che da troppo tempo attendono la tua voce.

    Dalla finestra, il rumore del ricordo

    scuoteva le ombre dei sogni

    ma io non avevo silenzi che per te

    mentre gli amplessi mi scorrevano accanto

    come onde di luna piena

    in rime di cani ululanti alla notte.

    Ma che ne sa il vento

    delle vibrazioni di una farfalla

    o della percezione delle foglie

    che abbracciano l'infinito?

    Che ne sa l'argine

    di un fiume di lacrime

    che si perde nell'alluvione

    per ritrovarsi deserto?

    Sono tornato a casa questa notte

    e tutto maledettamente sapeva di te.

    Anche le lenzuola

    che ormai hanno sbiancato gli amplessi.