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Poesie di Enrico Danna

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  • 02 gennaio 2017 alle ore 17:37
    E il cinguettio dei passeri...

    E noi appresso al tempo
    a disperderci nel furore degli spazi
    tralasciando le intercapedini
    e il cinguettio dei passeri
    soggiogati dalla frenesia dell’istante
    che tra le dita scema
    come un granello di sabbia
    in balia degli istogrammi.

    Stanchi
    di cammini lineari
    scuotiamo i passi alle ombre
    e l’intimità ci assale
    come notte ripudiata dal tramonto
    mentre i calici sobillano
    l'adunanza di verità indigeste
    e vacillano scettri
    sulle polveri di sevizie e baccanali.

    L’orgia
    di un sapere assorto
    riscrive il mio stato emotivo
    e la rabbia si commuta in preghiera
    d’anagrammi imperfetti
    sull’eco di litanie spulciate tra i ricordi
    mentre il tuo seno trema
    al vezzo ardito
    d’un mio bacio immaginario.

  • 22 novembre 2016 alle ore 15:52
    Ho in me

    Ho in me
    la dannazione del poeta
    e l’apatia d’un fermacarte
    quando la notte cala il full di ombre
    e i sogni sono saponette
    disperse come bolle
    in un puzzle che s’infrange tra le mani.

    Ho in me
    l’adrenalina che accende gli occhi del viandante
    e la cecità dello stanziale
    quando le sinapsi sono anelli non congiunti
    e il respiro è un fiume in piena
    che scavalca l’argine
    e poi sosta, lì, sospeso.

    Ho in me
    l’imprevedibilità del riccio
    e il misticismo del cammello
    quando tendo al mondo la mia cruna
    salvo poi celare l’ago
    tra la bruma degli sguardi
    di un riflesso enigmatico.

  • 12 novembre 2016 alle ore 20:41
    Se fossi

    Ti ho forse mai perduta?
    Ti ho forse mai dimenticata?
    Ho forse mai smesso di amarti?
    Se fossi una gomma
    cancellerei gli spazi vuoti
    tra ogni respiro e un bacio
    e aggrappandomi alle interiezioni
    depennerei le lacrime
    per stordire i tuoi occhi di zagare.

    Quante volte ho calpestato la notte
    chiamandola puttana
    perché ti conduceva via da me
    e quanta strada verso il Paradiso
    mi sembrò d'aver percorso
    quelle notti
    in cui riuscimmo ad immortalar le stelle?

    Se fossi un libro
    non parlerei che di te
    ed ogni verso avrebbe il tuo profumo
    impresso tra le spine
    di una pagina
    dal finale già scritto.

  • 30 ottobre 2016 alle ore 19:26
    Come briciole di pane torneremo spighe

    Scavano le mani
    se la terra è greve
    appese al sottile filo della vita
    che le forbici del destino
    si divertono a stuzzicare
    con l'irriverenza
    di un demone bastardo
    che gioca a nascondino con la morte.

    Mentre la terra trema
    il mondo spara
    uccide
    stupra
    sodomizza
    ruba
    oscura sorrisi tra il fango
    e lacera menti
    cuori
    anime
    rendendoli schiavi
    alla mercè di sordidi ideali
    di puttane dalle labbra gonfie
    e di fiori appassiti.

    Siamo lacrime di cartapesta
    nella dorata ipocrisia del nulla
    passeggeri ignari
    di un viaggio senza tempi certi
    né destinazione
    sicari di noi stessi
    pronti a disperdere rose
    per abbracciare le spine.

    E la terra trema
    trema ancora
    inghiottendo lacrime
    e le urla della gente.

    Come briciole di pane
    torneremo spighe.

  • 12 ottobre 2016 alle ore 20:57
    Un milione di volte

    Ho cercato le tue orme

    tra milioni di scarpe

    incespicando sugli algoritmi dei passi

    e sbucciandomi le mani

    come un acino ubriaco d'amore

    che caracolla in un mosto di incertezze

    e cade, si rialza e cade ancora

    ma non porge la guancia

    allo schiaffo del destino.

    Ho percorso con te

    milioni di parole e luoghi

    col diaframma in sinapsi d'interiezione

    e la mente gravida di imperfezioni

    quel sorriso che si tramuta in pianto

    e poi ritorna il sole

    accecato di lacrime

    e diventa sale

    quell'urlo maledetto

    che allontana le nostre traiettorie.

    Ho assaporato con te

    l'intersezione tra l'orgasmo e la preghiera

    un assioma inspiegabile

    di contrazioni ritmiche e sensuali

    quando la carne si fa lettera

    per moltiplicarsi in parole

    e pagine

    di un romanzo scritto sulle nostre pelli.

    Ho assaporato il tuo amore

    un milione di volte

    ma quanto mi manca

    ora

    il profumo delle tue rose.

     

  • 06 ottobre 2016 alle ore 21:15
    L'amore è nostalgia dei tuoi occhi

    Faccio i conti con la tua assenza

    e il totale è una sommatoria di spazi vuoti

    di silenzi calvi

    e di labbra assiderate

    dall'ignavia di giorni ignorati all'anima

    se le stelle sono mute

    ed i miei passi bagliori inespressi

    su sentieri monouso

    sento

    l'asfissia di lacci stanchi

    e lapidi di desideri in cenere

    sono le mie labbra

    in astinenza d'oblio

    e carpe diem

    all'ultimo bacio che ti ho dato

    in un raptus di amore lieve

    in un'orgia di sensi assetati

    mentre ora

    l' ardore si assopisce

    come estate che evapora

    sugli aforismi di vana speme

    e rattrappiti orgasmi

    consumati allo scarso ardore di una mano inusuale.

    Fottuto orgoglio

    che lo sguardo deride

    perché se penso all'amore

    mi specchio nella nostalgia dei tuoi occhi.

     

  • 04 settembre 2016 alle ore 16:30
    Matite rosse

    Mi angoscia
    la narcolessia degli spazi vuoti
    e quel senso d'impossibile
    che rende sterili le matite colorate
    come un diapason muto
    nelle mani di un clochard
    a soffocare l'attimo fuggente
    di un'estate che non ritorna.

    Ho temperato i giorni
    e scandito le attese
    mentre il nulla masturbava i sogni
    nell'indifferenza di ogni passo
    senza afferrare il senso dell'incompiuta
    per colpa di un orgoglio
    che ha estirpato la radice
    di un germoglio già ferito.

    Scorre lenta
    la comprensione dell'ineluttabile
    giorni interi a respirare
    l'agonia dell'anima
    mentre lo sguardo fissa il tempo perduto
    senza riuscire a fermarlo
    e si muore un po'
    senza rendersene conto.

    Mi angoscia l'assenza di emozioni
    l'assenza di stagioni nel mio cuore
    un equilibrio fatto di linee rette
    senza sussulti né baratri
    e l'inciampare in me
    non è che la proiezione della cenere
    che le matite rosse
    disegnano sull'ombra dei miei sogni.

  • 26 agosto 2016 alle ore 18:38
    Ho cercato risposte nel vento

    Ho cercato risposte nel vento
    con queste mani
    nude e ferite
    mentre ai sandali ho rivolto la supplica
    di piedi lacerati e spogli
    nel greto di schiaffi improvvisi
    e sassate
    come se il peccato fossi io
    scacciato dalla notte al pianto
    senza nemmeno un ciglio di pietà
    in assenza di un Dio
    assopito all'ombra delle mie grida.
    Io non credo
    a quel modo di disporre le rose
    sulla terra che ieri calcavo
    e che oggi ha seppellito il mio sguardo
    come velo squarciato e trafitto
    da un serpente vigliacco e muto
    che di promesse ha sedotto la notte
    e alle stelle ha sacrificato l'altare.
    Ho atteso risposte dal vento
    mentre cercavo il senso delle pergamene
    e le mie dita non erano che polvere
    e le mie labbra cenere
    di baci sbiaditi
    mentre scemava l'ultimo respiro
    e lasciavo all'alba
    il compito di annaffiare le rose.

  • 07 agosto 2016 alle ore 14:52
    Non cercate i poeti

    Non cercate i poeti nei luoghi affollati

    li troverete al Monte degli Ulivi

    in trincea di sogni e parole

    con le mani in abbondanza di foglie

    e le labbra ostentate di versi

    a tessere tele invisibili

    su spiragli di luna piena

    mentre la luce si genuflette all'aurora

    d'uno sguardo rubato al riflesso di Dio.

    Non cercate i poeti alla reggia

    li troverete nei bordelli di periferia

    a deglutire sorsi di puttane tristi

    e avanzi di anime interrotte

    come confessori di rovere antico

    che dal mosto sublimano essenza

    e bocche candide

    al cospetto di calici astratti.

    Non cercate i poeti

    se non amate l'imprevedibilità delle onde.

  • 31 luglio 2016 alle ore 20:22
    Ombre

    Ombre
    ad imbrigliare la diafanità dell'alba
    in patologica ricerca d'assenza
    e paure
    strofinate all'abbraccio
    di insopportabili respiri incauti
    come risvegli di fieno e d'improvviso
    su labbra arse
    dall'intermittenza del sale.

    E' così
    che annego le mie stagioni
    in un guazzabuglio di colori astratti
    e rane verdi
    come principe che adesca gli specchi
    per ridestarsi rospo
    all'imbrunire del dì che giudica
    dall'apparenza il trono.

    Ho sete del nulla
    e di lacrime amare
    ho il senso di lame spezzate
    che divorano carne
    e spettri di luce
    che lo sguardo rifugge
    all'elisir degli occhi
    il mestruo appassito.

    Sono l'assurdo e l'intarsio
    di un ribelle sodomita.

  • Vous n'aurait jamais

    la satisfaction de tuer nos ames

    et notre liberté.

    Potrete avere asciugamani intrisi di lacrime

    e labbra imbevute di sangue

    Potrete sentire il rantolo delle nostre carni

    e spezzaci le ali

    ma non potrete uccidere la nostra libertà.

    Non riuscirete a piegare la dignità di uomini

    che vivono

    resistono

    e vi respingono

    come sciami di vento

    a scacciare tempesta.

    Non potrete gridare “Vittoria”

    fino a quando ci sarà uno di noi

    uno soltanto

    E ci sarà sempre

    otre il sudario delle paure

    oltre lo sguardo atterrito di un bambino

    oltre il fragore delle bombe

    oltre le lacrime di una donna stuprata

    oltre il clamore delle vostre parole vuote.

    Non vincerete mai

    perché potrete solo e sempre martoriare i nostri corpi

    ma è dentro le nostre anime

    che dovrete specchiarvi.

    E diventerete ciechi

    al cospetto della luce eterna.

    Vous n'aurait jamais

    la satisfaction de tuer nos ames

    et notre liberté

  • 02 luglio 2016 alle ore 20:13
    Dacca

    Tradita è l'attesa
    da un solco di rabbia gelida
    nell'efferata follia sodomita
    d'un mantra assassino
    che annienta il silenzio
    adulato d'inganno
    e circuisce il tramonto
    con grida straziate.
    È l'attimo spezzato
    di volti innocenti
    e il fato beffardo
    si tinge di rosso
    e poi nero pece
    come peste bastarda
    che degli occhi spegne
    la fiamma di vita
    ai salici assenti.
    È l'aborrir d'ogni Dio
    quel canto che scialla la notte.

  • 24 giugno 2016 alle ore 15:58
    Ti sciogli in me

    Ti sciogli in me
    con la semplicità dell’acqua
    che seduce il mare
    e chiedo agli occhi
    il fermo immagine
    di un tuo solo sguardo.
     
    Se la tua bocca scalpita
    di note e fiele
    son le mie labbra attese
    a cercarti in trasparenza
    come velo che squarcia il sole
    a mezzanotte
    in scia d’orizzonti
    che amoreggiano i sensi.
     
    Curioso anelito
    d’un refrain inconsapevole
    sbocciato per caso.
     
     
     
     

  • 22 giugno 2016 alle ore 20:37
    Vivo sospeso

    Vivo sospeso

    sulle fragilità di silenzi accennati

    e sorrisi

    come lame che azzannano il vento

    all'imbrunire di giorni bastardi

    le scie di amanti respinti

    sono ruscelli celati agli sguardi

    di germogli ridotti all'arsura.

    Com'è fredda la notte

    se le stelle son riflessi di ghiaccio

    e le mani

    lacrime di ferite profonde

    su parole accarezzate e disciolte

    negli abissi di giorni mai sorti

    a scardinare emozioni promesse

    come puttane in attesa di conto

    e sessi riversi sul gelido marmo.

    E bagliori di vita

    ad annaspare tra i rovi.

     

  • 12 giugno 2016 alle ore 18:23
    T'improvvisi gioia

    T'improvvisi gioia

    nei miei occhi

    quando il tuo sguardo mi sfiora

    nell'istantanea di un respiro condiviso

    e le mie mani cercano

    il riverbero dell'aria

    come goccia di rugiada

    nel deserto di giorni vacui.

    Sfiora la mia bocca

    il tuo sensuale divenire

    e sete d'essenza

    hanno le mie labbra

    accarezzate da un vento gitano

    che alimenta l'attesa

    e la follia di un incanto

    che amoreggia alle stelle.

    Ho scritto aforismi

    sull'euforia delle ipotesi.

  • 30 maggio 2016 alle ore 14:55
    E ancora...

    E ancora osservo
    quelle parole grevi
    nel loro fluttuare instabile
    verso l’ignaro crepuscolo
    come ballerini acerbi
    su punte di piedi incerti
    a strappare un applauso
    prima dell’ultimo ballo.
     
    E ancora attendo
    quello sguardo scevro
    d’impenitente gioia
    e sarcastico dolore
    negli occhi il riflesso
    d’uno specchio interrotto
    e narciso il labbro
    che non disegna contorni alla bocca.
     
    Non lasciare acceso
    il boulevard delle Madonne
    affinché ogni parola lieve
    non oscuri il tormento dell’attesa.
     
     

  • 13 maggio 2016 alle ore 9:30
    Vedo in te

    Vedo in te
    il coraggio furioso dei giorni di nebbia
    quando l'orizzonte
    pare un'utopia maldestra
    e le ipotesi si specchiano nel nulla
    prima di abbracciare il cielo.

    Vedo in te
    la riflessione del cristallo
    nella fragilità degli attimi
    ed il consistente indugio
    nell'attesa di una mano
    che ammansisca l'argine.

    Vedo in te
    la desinenza di giorni vissuti
    in sciami di capelli raccolti
    e ceste di preghiera
    a adornare mense disadorne
    sulla scia di lacrime.

    Vedo in te
    l'imbrunire e l'alba
    il risveglio delle mie labbra
    e la tua bocca
    come mantra
    a lusingare il canto delle cicale.

  • 18 aprile 2016 alle ore 23:54
    Portami un fiore

    Portami un fiore
    per adornare questo viale
    che sa di tramonti
    e di panchine vuote
    di sogni infranti
    di gente che muore
    tra sfumature di libertà accennate
    e labbra orfane di sorrisi.
    Portami un fiore
    a mezzanotte
    nell'ombra di silenzi urlati
    quando la nebbia inghiotte il sole
    e non c'è pace
    se non eterna
    sotto la luce
    che sedimenta l'anima.
    Portami un fiore
    in questa terra che brucia
    dove ogni porta è un abisso
    dove ogni giorno è cenere
    dove ogni respiro è carne
    che squarcia silenzi
    e scie di zanzare
    a strofinare gli attimi.
    Portami un fiore
    su questa lapide apparecchiata
    di numeri sommari
    e scatti sospesi
    tra gli sbadigli del cosmo
    mentre il mio corpo freme
    e ansimante
    si getta tra le braccia del mare.

  • 28 marzo 2016 alle ore 20:11
    Sono l'inossidabile e la parvenza

    Sono
    l’inossidabile e la parvenza
    di un tempo sospeso
    dall’eco di vite interrotte
    tra il tutto e l’amen

    E lacci emostatici
    su cromature di polsi laceri
    tra borse e catene
    gli spifferi dell’eutanasia involontaria

    le bombe
    cadono
    sulle nostre incertezze inattese
    e bagagli si perdono
    come corpi muoiono
    ed il dolore azzanna
    poi langue e sparisce.

    Sono
    l’apatia indolente
    d’un male assuefatto
    che è sevizia dell’anima
    in un cielo spento
    mentre l’occhio attrappisce
    e le labbra non mordono più

    quei sogni
    che han scavato miniere
    in cerca di luce
    di petali nuovi
    e di nuovi colori
    cui dare un nome.

    Sono
    l’abbraccio svanito
    ad un Dio crocefisso
    che non sa più risorgere.
     

  • 21 marzo 2016 alle ore 22:44
    Tu, piccolo fiore assetato

    Tu

    piccolo fiore assetato

    di labbra e di corvi

    che scacci vermi alla notte

    e violenti la luna

    con ombre di sogni appassiti

    Tu

    piccolo fiore assetato

    di note e spirali

    che disegni incertezze

    su parabole stanche

    e poi tenti la morte

    Tu

    piccolo fiore assetato

    di carne e randagi

    che provochi incesti al destino

    e scrivi anagrammi

    con parole mute

    Tu

    piccolo fiore assetato

    di schiaffi e carezze

    che osservi il mio volto allo specchio

    e spegni la luce

    mentre un sorriso muore.

     

  • 08 marzo 2016 alle ore 22:10
    Vedevo in te la consistenza dei miei sogni

    Com'è difficile riempire quegli spazi vuoti

    così pieni di malinconia

    e intermezzi di sussurri e lacci

    tra matite orfane di fogli

    che disegnano l'astrusità di passi

    senza costanza di direzione.

    Vedevo in te

    la consistenza dei miei sogni

    e mi bastava la tua bocca

    per ritrovarmi Dio

    alla mensa degli amplessi

    seduti gli angeli

    sullo spartito degli Osanna

    a far razzia di carni

    in punta di piedi

    le Vergini.

    Com'è difficile strappare il cuore

    senza interrompere il respiro

    e vuoti d'aria

    sono ciminiere attese

    da cicogne adescate dal vento

    in voli interrotti.

    Vedo in me

    l'inconsistenza di ogni giorno

    e mi basta la tua assenza

    per ritrovarmi croce

    sulle propaggini di chiodi sterili

    e vuote di angeli

    sono le lapidi

    a far razzia del nulla

    in litanie di morte

    le Vergini.

     

  • 02 marzo 2016 alle ore 15:11
    Anche oggio piove

    Non conosco questo cielo

    che mistifica l'inganno

    e addita l'altrui peccato

    come il lanzichenecco untore

    senza capire che la peste

    è il morbo dell'ipocrita

    che sbandiera al vento la verginità

    d'un incallito sodomita.

    Surrogare una vita

    come surrogare un mutuo

    papà e mamma

    mamma al quadrato

    papà al quadrato

    e poi magari al cubo

    e il triangolo “si”

    o magari un rombo

    dentro ad un rettangolo

    che fa quadrato

    ma spezza il cerchio

    senza diametro

    e quei cateti

    senza ipotenusa

    smarrite parentesi

    d'un vuoto lancinante.

    Comprare il pane

    comprare il vino

    comprare un figlio.

    Chissà se lo troverò al mercato

    o al discount

    magari in offerta lancio

    oppure last minute.

    Promozione occhi azzurri

    fino a fine mese.

    Di cosa ci stupiamo?

    Scandalizzarci?

    Siamo il Paese dei balocchi.

    E' un feto. Quanto costa al chilo?

    Si son perse le note

    nella borraccia dell'assenzio

    che la musica non suona

    se lo spartito è vuoto

    ed il diapason un sorriso muto

    che si stende sui binari

    aspettando mezzanotte

    per poi perdersi nel cielo.

    Anche oggi piove.

  • Avrei voluto chiamarti amore

    ma ho scordato il tuo nome.

    Ricordo però bene le tue labbra

    che spaziavano dalle radici al cielo.

    Ricordo il tuo profumo

    euforia che alimentava la mia pelle

    eccitando i sensi sino allo stremo

    di masturbanti attimi di gaudente utopia.

    Ricordo i tuoi capezzoli giocosi

    ticchettare al ritmo dell'oblio

    e poi sedurre il tempo

    sino a rapirne il battito.

    Ricordo anche il precipizio delle incomprensioni

    fare a pugni con la precarietà della lontananza

    e le suppliche angosciate

    affinchè l'equilibrio non cadesse nel tranello

    d'una gelosia corrotta

    dal peccato originale.

    Mi sono rotto il cazzo

    di te, di me, di noi

    anche se t'amo più di prima

    e l'indifferenza mi consuma.

    Ti avrei urlato "Vaffanculo"

    se solo ricordassi il tuo nome

    e mille volte ancora

    avrei preteso le tue labbra.

    Avrei voluto chiamarti amore

    ma ho scordato il tuo nome.

    Forse è meglio così

    perchè il nulla non può svanire.

     

  • 24 febbraio 2016 alle ore 12:34
    Nel rifiorire di stelle mai svanisce l'attimo

    Cercare tra i cassetti

    il profumo dei ricordi

    è come scardinare gli argini

    e ritrovarsi fango

    nell'inezia di mani stupefatte

    e dita mozzate

    dal brivido dell'enfasi

    che ragliano lacrime all'incesto

    di parole prone su lettere supine

    e nulla muore.

    Non conosco il limite

    se non vado oltre i miei sbagli

    e la paura non fugge

    al solo sibilar del vento.

    Fare a pezzi il proprio ego

    per diventare quadro

    un dipinto senza anima né corpo

    che soddisfi l'altrui ricatto

    nel nulla di un amen

    e annichilire il respiro

    nella contraccezione del tempo

    ma il cielo è immenso

    e nel rifiorire di stelle

    mai svanisce l'attimo.

    Conosco il limite

    il perimetro dei miei sbagli

    e non ho più paura

    di ritrovare la mia strada.

  • 17 febbraio 2016 alle ore 11:12
    Tra Inferno e Paradiso

    Ho l'anima

    in questi silenzi stanchi

    che non san più schioccare il cuore

    e rigurgiti

    di acido

    sono le parole taciute

    negli spazi incompresi

    di dialoghi interrotti

    tra le carezze di amanti

    che si son trasformate in schiaffi.

    L'essenziale è visibile agli occhi

    ma il cuore è un bastardo col timer

    che innesca l'ordigno

    e poi fugge

    ritraendo il respiro.

    C'è indifferenza

    in questi silenzi di rabbia

    perché l'inferno brucia

    ma il paradiso può uccidere

    se le stelle son mute

    e la luce si spegne

    se nemmeno di Dio

    si fidano Santi e Madonne.