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in archivio dal 06 nov 2009

Fabia Muscariello

12 luglio 1981, Gaeta (LT) - Italia
Mi descrivo così: Io la vita me la godo... io la vita me la soffro....

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  • 23 gennaio 2015 alle ore 19:56
    "In quiete"

     Dove s’incamera tutta l’aria sospesa che hai mescolato a mari e trasfigurazione,
     come si chiama il vicolo che incorona il tuo passo,
     dove hai collocato il gelo che fa il tuo nome dopo averlo pronunziato
     e in che lingua hai tradotto il canto del cuore che non ascolti più.
     Se per favore puoi, attingi dal tuo ricordo, non reprimere la rivolta dei tuoi pensieri
     e immedesima le parole nello spirito.
     Sarà come vivere, il vivere vero, quello che ti limiti a desiderare.
     

     
  • 25 gennaio 2014 alle ore 23:29
    Senso di appartenenza

    L'anima che è in me
    arriva fino agli occhi e lì si posa,
    e io sono la sua casa.
    L'ho sentita nell' assenza
    profumare il vento con cui riempirmi il naso
    mescolarsi agli infiniti moti dell'esistenza
    a ristabilire equilibrio
    inconsapevolmente.
     
     
     
     
     

     
  • 02 gennaio 2014 alle ore 21:16
    guerriero paroliere

    Finalmente ripongo le armi
    via la carta, la strada, le lacrime,
    ormai esiste questo bel pezzo di vuoto tutto nuovo
    che sinceramente non ho alcuna voglia di sporcare,
    voglio la verginità di questo niente, così puro,così mite,
    e smetto d’esser solo influenzabile
    per ” morir” potente…
     

     
  • 02 dicembre 2013 alle ore 19:11
    Destino

    E' questo grigio umido incostante

    a voler cancellare ogni particella di irregolare emozione,

    trasformandoci in oroscopo e previsioni del tempo.

    Non potranno pioggia o sole condizionarci troppo in là,

    rapirci l'anima di continuo, come se fosse legge, eppur così accade.

    E' strana, ma reale la nostra sindrome di plasmarci al creato,

    anche se intrattenuti da mille e più paradossi,

    ci spingiamo con tutto il nostro istinto sempre oltre,

    ed è lì che rifioriamo, piantati con energia nel caos più totale,

    a riprenderci poi il senso delle cose....

     
  • 12 settembre 2013 alle ore 17:14
    Orbite

      C'è un posto in cui non riesci a parlare
    qualcosa trattiene la voce
    altro prende il tuo battito
    è un momento di gabbiani,conchiglie, eterno
    come se uscissero le mani dalle tasche
    se moltitudini di pensieri 
    risalissero la riva indiscreti
    anime tornassero nei corpi
    uno di quei non luoghi che indifferentemente 
    osservi ammutolito
    continuando i tuoi giorni statici e apparenti
    una fuoriuscita dai bordi
    una mano di pittura di troppo
    un angolo del tuo cuore non calcolato
    poetiche omissioni 
    imponenti ali nell'asfalto
    che ti fan sentire libero...

     
  • 25 agosto 2013 alle ore 23:01
    Grandi occhi come sogni

    Ferma a sentire il mio battito
    come se ali spuntassero dalla mia schiena
    parto da questo pavimento
    ma ho voglia di toccare ogni stella
    ricomporre il mio disegno, mai più sbiadire e camuffare
    “Vola” è un fare, un verbo, una possibilità
    un suono melodico di un altro giorno estivo
    Il non sapere mai la meta
    l’assurdità del sogno
    l’ambiguità dell’esistenza
    Il sorgere di un pensiero e il morirne di un altro
    Io che parlerei alle mani e all’anima
    ritrovo me nella mia solissima seduta
    pungendo questo cielo di carta inconcludente
    esibendo sempre le ataviche collane del mio sentire
    amore eterno
     

     
  • 10 agosto 2013 alle ore 10:48
    rinnegarsi è come morire

    Probabilmente è nell'atmosfera angusta
    che il mio animo non può voler entrare
    dove aria non esiste se le mani non esistono
    ma è nel vagare di alcune metamorfosi che
    non riesco a sedermi un attimo e ascoltare
    e volando da una spinta onirica all'altra
    svirgolo completamente dalla realtà
    che credo di saper tenere ferma
    non ci saranno luci e stelle
    non ripeterò sempre la stessa parola
    non mi farò piovere addosso casualità
    sarò più e più volte vigile sulle mie visioni
    e non piangerò, non lo farò mai più.
     

     
  • 05 agosto 2013 alle ore 14:46
    Sorridere per capire

    Cerca ogni tanto di non piangerti addosso 
    sii donna in ogni senso
    combina le tue fragilità alla tua essenza e 
    mescola e rimescola, cuci gli spacchi, 
    sfuma la rima nera 
    del tuo pretendere amore sincero
    ma prima di ogni gesto, anche di notte, anche al buio...
    ricordati che non sei l'unica al mondo...
    ma puoi diventarlo. 

     

     
  • 06 maggio 2013 alle ore 17:35
    I colori di Afremov

    Vorrei scalare oltre questi passi
    e vedere come fanno certe mie parole
    a rimanere fedeli a impulsi e sublimazioni
    senza limare pause, senza cadere vittima
    delle mie illusioni,
    vorrei che fossero lucenti i loro significati
    come un volo intenso e senza pesi
    vorrei fluissero così impetuose
    da trovare ostacoli senz ‘accorgersene
    e alla fine del torrente cadere
    dentro quell’inaspettato mare
    tutto rosso e “gialloarancio”
    nell’unico modo che ho
    d’ amarle ,
    fiera d’aver dipinto un po’ di quel che
    le riveste discrete ,
    e loro, le parole, care e affezionate,
    venirmi incontro
    sconfinando...

     
  • 05 aprile 2013 alle ore 11:08
    la mia voce non dice

    se dovessi adesso scrivere una poesia
    non userei nessuna parola
    nessuna pausa
    nessun niente che mi costringa
    in una direzione
    scarabocchierei a grandi linee
    solo la mia mente
    l'aprirei dal cielo alla terra
    conservandone solo
    il meglio...

     
  • 12 marzo 2013 alle ore 10:31
    Tutto di me

    Mi troverete appesa alle briglie di una moviola marina
    sono la sponda che infrange, che indietreggia
    mi coloro nel passo dell'uomo

    In verità non sono nulla
    se non conchiglia, peschereccio
    "rezza" e smisto carovane
    di intrecci puzzolenti tutto il giorno
    e nell'occhio umido del gabbiano
    rimescolo tutti i colori

    Forse voi mi pensate lontana
    mi immaginate vecchia
    saggia
    io che mi nascondo
    nella semplice
    giornata
    del
    mondo
    non so niente
    se non indicarvi la strada
    di questo momento

    E ora mormorate pure
    punzecchiatevi
    ma ascoltate dopo
    le parole liquide del cuore
    accogliendo in voi le forze
    senza paura

     
  • 27 febbraio 2013 alle ore 9:55
    Quasi marzo

    Vorrei dirne una, forse due o tre
    per smentire sinteticamente le indecisioni mie
    sulla vita, sull'amore
    quell'impulso di mille cenerentole fa
    non mi si addice più
    ora che indosso il senso di questa mia esistenza
    senza troppa paura di ammetterlo

     
  • 08 novembre 2012 alle ore 11:43
    Primavere gaetane

    E scorre lenta la mia mano sui ricordi
    sento le parole, i suoni , i gesti
    Non so quanto tempo sia passato
    in realtà non so nemmeno
    come riesca la mente
    a reintempretare così spesso il passato
    Che sia scontato o meno, noioso o meno,
    sembra che amare questi posti sa bastarmi
    Quell'onda, le barche e il porto, le mura fredde,
    scale a salire, scale a scendere,
    balconi, archi e san pietrini,
    gente che fuma, gente che guarda il mare,
    l'azzurro di un pezzo di mondo
    che mi abita in cuore.

     
  • 20 ottobre 2012 alle ore 19:02
    Suono frainteso

    Vorrei poter aver avuto meno
    di quanto ho desiderato
    e desiderato meno
    di quel che non vorrò mai
    un intrigo custodito da un solo cuore
    un silenzio serrato da una sola mano

     
  • 19 settembre 2012 alle ore 11:21
    Livido cielo di carta

    Scivolerei in una poesia
    scalando le parole
    planando
    l'etereo raggio di cielo
    indelebile
    tra le vette
    il più antico consigliere di
    speranze

     
  • 12 settembre 2012 alle ore 15:20
    Lo giuro

    Chiunque sia dev'essere stato un genio
    se parlasse di se, o se inventasse
    non importerebbe
    ora che da una bocca uscirebbe solo veleno
    preferirei questo affondare nelle cicatrici
    che una stupida e buona illusione
     

     
  • 11 settembre 2012 alle ore 12:16
    Se avesse un nome

    Scrivo a vuoto
    scrivo a nessuno
    di un quasi sempre inespresso
    mentre cerco di far fuori
    una zanzara insistente
    e ho tutto il mondo contro

     
  • 05 settembre 2012 alle ore 12:15
    L'aria

    Razionale e inscindibile
    l'idea del se,
    con  l'anima ad oriente
    nel vascello dell'umore,
    tutta tendo ai colori freddi
    e sincera rinsavisco
    dall' ubriachezza instabile
    di certa invadente sterilità

     
  • 01 agosto 2012 alle ore 10:53
    Mala

    Scrivere è un tempo ladro
    sa interpretarti fino
    a rapirti confuso
    alla fine del labirinto
    che tu gli hai mostrato

    e non c'è verso che attenda
    giorni migliori o peggiori
    in quel momento volante
    sa bene a cosa ispirarsi
    sa farsi "dire"
    sa nascondersi dietro gli acini
    con le lettere ad ogni morso

    Preparò il settembre
    giallo di grano
    tra le cose da farsi
    con la voglia di aprire le mani
    e sentirle stringere
    a numerare mantra

    Salì su quella canoa
    arrivando nella parte flessa
    di tutte le cose
    respirando dal vento
    dei miei alberi indulgenti

     
  • 11 luglio 2012 alle ore 9:27
    "Oltrepassabile"

    Se mi s'incepperà ancora la cartuccia
    e mi cadranno lacrime di stupidità
    me la prenderò con quello sciocco profilo
    nello specchio
    che non sa quanto male ha saputo fare.
    Mi è saltato in gola un grillo parlante,
    uno senziente e l'altro silenzioso
    che ridipingerà le pareti della mente
    che meritano sogni floreali.
    Pulizie di primavera in questi miei pensieri
    che ancora mi smuovono le vesti
    fino a che l'odore fresco della sera
    avrà solo il mio nome.

     
  • 06 luglio 2012 alle ore 9:31
    Rivolta ...

    E guardo il cielo
    e diventa mio
    con un pensiero
    condiviso
    nel luogo più
    sacro
    dove si unicono le energie
    e si spezzano le catene
    e il ladro smette di rubare
    e io smetto di gelare

     
  • 01 luglio 2012 alle ore 15:53
    Libellule robuste

    Chi sono io
    cosa può davvero ferirmi
    e soprattutto come può tutto farmi gioire
    che porti nome di speranza e parole blu
    le mie false partenze
    i miei imbarazzi
    e come può tutto questo
    colmare la mia fede
    da est a ovest
    quel passaggio singolare di meraviglia
    fino, e sempre e da prima,
    sotto al naso
    e attorno le ciglia
    e dunque negli intermezzi
    di pieghe spoglie e atrofizzate
    arido il polso
    quando chino il capo nell'insufficienza,
    uno sguardo
    nel mistero di quel che resta appeso
    alla cima del filo acquatico
    mentre continuo a non sapere... 

     
  • 22 giugno 2012 alle ore 9:05
    Dimensione(da scandire pianissimamente)

    Quando arrivano i sonagli
    col vento a tintinnare
    cuore di pesce con l'aria in tasca
    svirgola dal mio destino
    e non mi ascolta più....

    Poi ritorna dall'onda
    e muto come solo lui è
    mi tramanda segreti
    come una luna sposa
    come l'incertezza
    piena di miracolo

    Io gli sorrido
    e mi lascio leggera
    su quel che resta della riva
    con i piedi bagnati dallo stupore
    e la brezza tra i fermagli, gli anelli e il pianto
    ormai addolcito dalla sua speranza

    Gli sussurro che non voglio nulla di più
    di quel che non ho mai avuto
    meno tempo, acqua, aria e migrazione
    e aquiloni, caramelle
    come se non fosse niente
    così che nessuno lo saprebbe inconcepibile,
    perchè trasparente
    quasi a renderlo inafferabile
    incosistente
    di poche e semplici parole
    anzi
    senza parole
    nel centro dell'essere

     
  • 13 giugno 2012 alle ore 21:41

    Con le dita nelle lettere
    s'impunta questa sequenza
    come ad implorarmi forte
    la stessa e sottile stella della vita
    che non mi indica, mi accompagna muta,
    e mi sveste poco
    mi tiene poco
    ma resta dentro e intorno
    veleggia con quel vento giusto
    e soffia il lato distratto
    una vera e strana sensazione
    un dolce suono di conchiglia
    il bacio salato
    il tuo dito silenzioso di paura

     
  • 13 giugno 2012 alle ore 10:29
    La mia poesia

    Parole levigate, tagliate
    cuciamoci le ferite
    che non esiste perdono senza silenzio
    non nasce destino se muore un sentire
    inutile diviene la stagione dei fiori
    e inutili anche i fiori
    Splendete su di me poesia e musica
    abbagliatemi di bellezza
    inconcludetemi
    inprigionatemi
    in un universo
    in un Dio dell'innocenza
    in un filo zitto, sempre in connessione
    solo per chi mi vorrà davvero ascoltare

     
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  • 28 ottobre 2013 alle ore 19:34
    Amicizia

    Come comincia: E successe anche a me di pagare per gli errori fatti, quando capii così severamente che calcolo e valutazione non sono proprio parte di me, e per questo e altri motivi, arrivo troppo tardi alle cose che non vedo, e altre non voglio vedere, e che dietro le paure mi nascondo, prendendo distanze chilometriche.
    Cosa sono io ? Sono la somma delle cose che ho compiuto, di quelle a metà, dei miei desideri, dell'amore per la mia famiglia, delle persone care che non sono più su questa terra, sono le parole taciute, omesse, sono le possibilità che non ho avuto, la vacanza che non posso permettermi, sono il dolore che ho provato, le battaglie che ho combattuto, la fierezza che ho sposato. Eppure certi amici, certi volti, certi colori e visioni parte dei miei ricordi più belli si vanno perdendo, scompaiono, sbiadiscono, e fanno male, un male terrificante, che non ho potuto sconfiggere, un cancro maledetto da cui non potersi più difendere. E' per questo che vorrei azzerare, cancellare, correggere o meglio poter risentire in pancia di sorridere, respirare, e poterlo condividere senza invidie, gelosie. E questo è uno sfogo, un momento che poi al dunque non ho il coraggio di dimenticare, che se ascolto il cuore finisco per proteggere e consolare. Mi sarebbe piaciuto poterti abbracciare ancora e invece ti ho allontanato.
    E ora soffro, soffro tanto quando so che niente ti riporterà da me.

     
  • 26 maggio 2013 alle ore 22:19
    Nam Myoho Renge Kyo

    Come comincia: Quell’occhio grande di donna ora attende solo d’esser ripristinato. Il problema più grande però è rimettere insieme tutte le emozioni, impacchettarle, e riporle nel cassetto. Già mi vedo proiettata al giorno dopo l’intervento, di nuovo con le braccia al collo di mio figlio, i miei alberi, il mio scrivere. Certo che la vita è un pochino dura a volte(spesso), quando tu lo sei meno, quando meno te lo meriti, perché non c’è un tempo per soffrire, ma solo uno per attingere da se stessi, concedendosi calma, e rimettersi al più presto. Mia nonna m’era venuta in sogno con un paio di occhiali grandi in regalo. Sono stata giorni a chiedermi che cosa volesse dirmi. Poi successe qualcosa ai miei occhi, anzi ad uno solo. Che avessi già dei problemi alla retina non è una novità per me, però che poi un giorno si sarebbe potuta distaccare accartocciandosi come una pellicola bruciata dal fuoco, non potevo predirlo. Ma quante cose non avrei mai detto di me. Nemmeno una. Solo l’amore, quello si, il forte amore per mio figlio, mi ripristina l’equilibrio che certi accadimenti scombinano. Il suo avere bisogno di me mi fa sentire forte, lui che mi guarda con timore e fa finta di giocare , ma sa che la sua mamma ha qualcosa che non va, che è arrabbiata e un po’ triste, questo mi trafigge il cuore. Gli ho messo un piccolo peluche in tasca sta sera e lui mi ha chiesto: “Perché me lo dai?” Ed io gli risposto: “Perché così quando dormi lo porti con te e mi pensi”. Stare lontana da lui è insopportabile. Inaccettabile. Le mie energie dopo domani saranno tutte quante incanalate verso la felicità, mia e di chi mi sta accanto. Non sono un burattino, sono un essere animato con grandi doti comunicative ma mi ritrovo spesso a somatizzare, a vivere tutto con troppo stress, dimenticando di essere più buona con me. Accade che spesso nella pretesa di sopravvivere ci si neghi , che le porte aperte non si notino, che i sorrisi non ti riguardino, e che tutto non abbia più la forma di fiore, quel fiore che distribuisce pace, amore, compassione, benedizione, ovunque sia, perché è ovunque. E’ nel vivere. E’ la vita stessa.

     
  • 08 maggio 2013 alle ore 17:33
    MANOnellaMANO

    Come comincia: Non ascoltò altro che quei flutti ondeggiare nella mente come pezzi di blu, come sguardo che apprende significati anche distante dall’occhio, accogliendo un pensiero dall’universo. Quale migliore eco, semplice comunque e pieno di freni, di briglie, di paure, ma vibrante e sincero, carico come una vecchia carovana atavica, eccola arrivare, sovrastare suoni, ingoiare gesti lontani, di terre e lune lontane di gente che a un passo dall’abbandonare un sogno viene raccolta come conchiglia, germoglio, seme, speranza. Anche una sola simile circostanza può far tornare il sorriso. Anche solo un momento per sentirsi di nuovo bene e ritrovarsi. Un saluto a ciò che eravamo, a ciò che non si è mai osato, un volo inimitabile di energie che culminano dove si stavano dirigendo e che il passato ha corrotto, interrotto.
    E allora in un pensiero così immenso non dobbiamo far altro che guardarci in faccia fino a sentire i giganti, gli eroi nella pancia e ritrovare quel passo mancato, quell’istante eterno di poesia.

     
  • 07 maggio 2013 alle ore 17:46
    "Da lontano fa una buona vicinanza"

    Come comincia: E mi ritrovai qui, stranezza dal futuro, arrivai così per sbaglio da un pianeta verde bianco e rosso.
    Il pianeta offriva vino buono, ottime manifatture e splendida gioventù. Il mare, il sole, le spiagge, quanti amori dispersi tra quelle trattorie, suono di fisarmoniche, fiori di glicine e papavero, tra stelle e orecchini di conchiglie. Quanto vento m’ha estirpato da lì, povera me, perché un tizio con un nome famoso e politicante volle tutto per se, amico intimo di un imprenditore accattivante che diede via libera a donnine di tutto il cosmo, belle per carità, ma un po’ diverse dalla mia mamma. La mia mamma attende ancora il mio papà alla stazione, lo accudisce con amore, gli prepara cose buone. Credevo che il segreto del made in italy fosse la famiglia, l’unione, la condivisione di alcuni valori, le buone maniere, ma arrivando da lontano tutto sembra sgualcito e sfocato e io, che speravo fossi capitata su un set di un film di Fellini, mi sono appena accorta d’esser solo un ricordo malinconico e squattrinato che non smette di sperare, di impegnarsi,  ma che vuole esprimere il proprio dolore dignitosamente.

     
  • 29 marzo 2013 alle ore 22:22
    Antichità

    Come comincia: Doveva essere una vita semplice, con intermezzi, preludi e lieti finali. Me lo dicevo spesso. L’idea che dalla propria vita si possa volere molto, come se si potesse viverne tante insieme, poi mescolarle, è l’input di questo mio pensiero, il motivo del suo nascere. A chi tocca poi mettere in ordine le cose? Esiste, o è esistito, un supremo giocoliere, qualcuno che con la vita, ignaro delle conseguenze, si diverte a creare strade. Quello che alla fine dei giochi si chiama destino, non è stato altro che l’ideatore di un inizio, l’inizio del percorso. Voi, noi, si è capitati in mezzo, messi al mondo per natura, chiamati a decifrare codici che altri in futuro codificheranno ancora per creare altri simboli per comunicare tra simili. Sentirsi parte di un universo, di un pianeta, di una città, di una stanza, del piccolo pezzo di suolo che si calpesta con la presunzione di sentirlo proprio, è forse l’unica cosa vera che ci appartiene. E me ne resterei così per ore ad ascoltare il cuore battere, mentre le dita muovono rancori e malinconie dal passato, vicina a un vivere giocondo che però ha dimenticato il proprio destino e se ne rammenta solo nel silenzio, poco che è, quando cala la sera. Una musica snella e violetta lucida il mio essere così imperituro, così eterno, talmente eterno da non dimenticare nulla.

     
  • 14 settembre 2012 alle ore 12:57
    Sliding doors tuttocompreso

    Come comincia: Non era così furbo come voleva far credere, però quello meno furbo di lui riusciva a cascarci. Faceva l'agente di commercio e credeva di poter fregare il mondo. Obiettivo? Fare soldi.

    Niente morale, niente di niente. Una volta accerchiata la preda, il pollo, la braccava, l'attorcigliava con quelle stramaledette parole sul futuro, sulla vita, sui risparmi. Qualche idiota di turno doveva pur cascarci. E infatti più di qualche idiota, che credeva ancora nel salvadanaio, nel sacrificio per la famiglia, c'era, e lui aveva l'occhio lungo per certi casi disperati.

    Una volta, una sola volta nella vita però gli andò male. Non perse il lavoro, non perse la calma, non perse se stesso, anzi, forse si ritrovò. Gli arrivò un bel colpo di pistola all'improvviso, mentre tornava a casa soddisfatto della propria giornata appagante.

    Erano circa le ventuno e quindici. Le ventuno e sedici quando sentì un dolore fortissimo alla spalla destra, le ventuno e diciassette quando riuscì a comprendere cosa gli stesse succedendo. I tre minuti più assurdi della sua vita. Forse gli ultimi.

    Ripensò alla nonna, alle zie, ai giochi dell'infanzia, si ricordò persino di Dio. Strano come succede. Una sera fai il leone. Sei il capobranco. Il leader. E poi  "bang" , sei tra la vita e la quasi morte, sei nella paura, hai una fottutissima paura, che poi non è così diversa dalla paura che hai quando guardi in faccia tuo figlio e non sai quanto durerà il tuo sorriso. Chiedi a Dio se duri almeno fino a che riesci a fare un pò di soldi per pagare almeno tutte le spese e avere un pò di tempo per portarlo al parcogiochi per un gelato.

     
  • 07 settembre 2012 alle ore 11:40
    Res publica

    Come comincia: Mi addormento col trucco sbiadito, sbiadita io come la sera,  è la notte, l'unico modo per sparire, per placare quella sofferente lagna del giorno, dopo che ti spacchi in tante te. No, non è lamento, non è immaturità o impreparazione, è solo stanchezza, la testa si rifiuta, non questione di ricordarsi dei valori, dei buoni propositi, di spingersi oltre. Troppe ne ho dentro di fotografie interrotte, troppa la mezz'aria che ho dovuto respirare spalancando la bocca, rimboccandomi le maniche. Sarà dura, lo è sempre stata e lo sarà, anche quando i cantanti si ritirano dal palcoscenico perchè troppo stressati dalla carriera, è dura guardare chi si diverte, chi è felice, fa  quasi male anche provare a sentirsi bene. Perchè mi viene così assurdo emozionarmi per un giorno di festa comandato, dal momento che passo tutti gli altri a commuovermi per fiori spuntati, becchi di uccellini e labbra semiaperte di mio figlio che dorme. E non provo nemmeno più rabbia, è tutto solo torpore, sotto una pelle che digita ideogrammi invisibili e porta a casa il conto. Lì vedo tutti i miei terrori, sono lì ogni sera come i sette nani, i sette sosia, le sette bellezze e le sette nere. Non mollano il mio passo probabilmente dalla scorsa vita già infiammata da un'altra me insofferente. E pur quella vocina mite a volte, vince su tutti gli altri baritoni, quell'occhio grande di donna forte si riflette in me dandomi la carica, miracolosamente. E il tempo dei ringraziamenti lo passo al telefono con la mamma e la sorella, le amiche. Lo so è incommentabile la sofferenza altrui, ma condivisibile. E le mie braccia non finiscono mai.

     
  • Come comincia: Come è semplice, più di un sorso d'acqua fresca, cadere giù nei pensieri molli, come fossi inerme e senza idee.
    Scrivere di me è l'unica pillola, solo che per incostanza,  prendo quando capita, quando non posso farne a meno e così rischio di star bene solo a metà. Non ho voglia di congedi fruediani, non mi va una lettura scialbadi un passato che non voglio più scandagliare, rivivrei solo ricordi a colori effetto melange, e non si sopportano allungo in testa pezzi di vetro, o frammenti di alito trapassato, come alberi di arance e limoni pronti da mangiare ma impossibili da afferrare. E'così che mi fanno sentire i ricordi, e non ho fatto altro in questo tempo che ricordare, fino e solo ad addormentarmi.
    I versi di una poesia aiutano a non mostrare mai del tutto noi stessi, o a farlo con grazia,
    e quando la debolezza di alcune sofferenze si doma con la parola scritta,
    è come aver toccato la migliore seta senza poterla indossare. E' tutta un'illusione,
    una scavatrice che fa solo rumore ma non sa scavare,
    una farfalla che respira solo a mezz'aria sopra le cose, dietro le cose, volando tra cieli di carta
    e si accorge atterrando della smagliatura del tempo che non sa più ghermire, e che sta solo perdendo.
    Me lo ha scritto anche il mare che la vita è un'opportunità, accerchiandomi l'anima alla riva, ma io ho ubriacato di vino rosso la mia malinconia e adesso randagia mescolo l'assurdità di un momento scadente ad un pensiero affranto di vanagloria.

     
  • 11 agosto 2012 alle ore 17:00
    Sono parole

    Come comincia: E' successo che un giorno mentre gioco col bottone della giacca, mi accorgo di non avere carta per i miei pensieri. Per me diviene quasi un peccato non "potermi annotare", con la paura di dimenticare la definizione al mio umore, l'unica maniera possibile per non sentire più quella voce perpetua. Quelle parole inespresse mi fanno diventare rosse le guance, parole che se non scritte, mi allontaneranno. Perchè tanto ormai lo so che le parole per me non sono parole e basta, non mi sono utili alla comunicazione, è come se non fossero mie, è come se loro possedessero la mente, le mani. Le mie parole del cuore nero che non ho, del vento d'oro che non ho, della luna che, come una parolaccia, uso per affascinare il mio linguaggio, un pò troppo spesso. Le vedo passare e andar via così velocemente in fretta, che non posso dire se si tratti di follia, genio o "pucundria". Ci sono giorni che mi sfinisco per non pensare, per la paura di vedermele arrivare, come se tutto il tempo già vissuto poi non avesse senso, perchè in quel battito, mi fanno essere una persona diversa.  Allora per distrarmi gratto lo sporco a fondo, olio di gomito e a imbuto scivolo nella caraffa col ghiaccio, mi sento così frenetica che non riesco ad attendere tutto il programma della lavatrice, e allora leggo dietro le etichette dei detersivi per capire come siamo diventati schiavi del prelavaggio, e mi viene voglia di fare il bucato a mano, faccio il bucato a mano, e sento imprecare il vicino che mi consiglia qualche centrifuga in più, e di andare a quel paese. Sapete, con questo caldo è complicato fare tante cose, fare, strafare, rifare, ma per me stare ferma è pericoloso. E' così che ho iniziato a scivere. Nel silenzio e per noia, per ammazzare il tempo, il problema e che poi c'ho preso un sacco di gusto, una specie di fobia, una sorta di piacere a cui non so negarmi. Credo di averle sposate per un certo tempo ste stramaledette parole, poi l'abbandono fu un mistero, e il dolore provato divenne una liberazione. Ogni tanto ho un reminiscenza, un vago ricordo, ma cerco conforto nella razionalità. Ho smesso di farmi usare o possedere da loro, ho iniziato io a prendere il controllo. Io la voce, io la penna, io, come il fuoco più colorato di uno  spettacolo notturno, il giocoliere col suo numero speciale, il mio occhio in bilico tra sogno e realtà. 

     
  • 14 luglio 2012 alle ore 19:11
    Nebulosa Testa di Cavallo

    Come comincia:  La mia moleskine nel cassetto. Io so che è lì, nelle cose silenziose da non portarsi avanti.
    La voce comanda l'occhio a guardare ancora il cassetto color senape bronzato, le venature ocra e chissà quante altre sfumature all'interno di quei pigmenti. Preferisco soffermarmi sui colori, mi serve per ingannare la mente, provando a farmi passare la voglia di andare a prendere quella maledetta moleskine, quella con la copertina nera e le mille parole che non ho esibito, quelle solo mie, solo per me, dietro la molla. L'idea che qualcuno possa interpretarle malamente, mi mette ansia, l'idea che qualcuno mi conoscesse per una prima volta attraverso quelle parole, mi angoscia a tal punto da pensare di preferire di non vederlo mai in faccia. Insomma, esistono cose da chiudere, stringere a sè, senza assoluta condivisione. Anzi, dovremmo prendere distanza da noi stessi, quando diventiamo estranei, diversi, distorti, perchè comunque qualcun'altro che ci conosce, o ci ha conosciuto, dirà sempre di sapere qualcosa in più che non sappiamo o abbiamo poca coscienza per vedere, con quella presunzione fastidiosa che oltrepassa ogni virgola e natura, e così che noi faremmo credere loro di avere ragione, che è proprio così che siamo, come loro ci interpretano, ci vedono, inclusi madri, padri, fratelli, sorelle e amici. Come se non sapessero quello che dicono quando lo dicono, che poi è diverso da come lo pensano, da come ci pensano, quando ci utilizzano come argomento del giorno, come argomento da bar o come passatempo. Per me questa pura esuberanza surreale, tipo Dalì, con gli orologi ovunque, gli orologi che non amo molto ma forse sono l'unica cosa temperata di questa mia strofa di esistenza, si atteggia noiosa e spigolosa in un sabato pomeriggio qualunque, quando gli ormoni divampano nell'era fisiologica femminile, tipo nebulosa Testa di Cavallo. Peccato però che è ancora giorno.

     
  • 14 giugno 2012 alle ore 12:37
    E vorrei raccontarlo

    Come comincia: Che affacciarsi alla finestra potesse essere un gesto quotidiano e semplice, lo capii in un sol momento, come un sol boccone, integrandolo a me, comprendendo me.
    Credere di avere una specie di fantasma intorno, che diriga, e poi rendersi conto di quanto piaccia lasciarsi suggestionare da ciò che in realtà non vediamo e non tocchiamo ma impariamo a sentire, o sentiamo senza perchè. Io iniziai a guardare dalla mia finestra smettendo di immaginarla tale. Non fu mai più una finestra quando compresi che quella era solo una cornice che separava il mio occhio da dentro a fuori. Spazio interno. Spazio esterno e me. C'ero. C'ero sempre stata. Ero stata lì immobile per un tempo che probabilmente non è mai esistito. Essere donna forse per me ha risuonato in testa come il suono di rami secchi calpestati, dandomi la serenità delle conchiglie.
    Le conchiglie dentro la risacca. Quando l'onda arriva e loro sanno che arriva ma non conoscono l'intensità. Se la vivono bene le conchiglie insomma. Sempre con quell'adrenalina vitale e la sorpresa di vedersi sommergere. Poi di nuovo lasciarsi asciugare. Qualche volta lasciarsi mangiare. E ogni tanto trovarsi una perla in pancia o in bocca. Credo che non a tutte le conchiglie accada. Il miracolo è solo per alcune. Ho imparato a riconoscere la madreperla dalla sua freddezza. Che poi non è freddezza, sembra quasi freschezza. E mi fa venire in mente i mercatini di fronte al mare. Mi fa venire in mente la magia da cui io mi lascio avvicinare e che poi con dolcezza lascio cauta. Non la spavento con la mia irruenza. E poi lei da sola ritorna.
    E' una strana storia che non so spiegare. Forse solo sensazioni. Quando scrivo e riesco poco poco a decifrare le mie attese, le mie preghiere e vorrei solo respirare il mare col mare nel mare,
    ecco che riappaio e scompaio senza alcun dirmelo, impormelo, costringermi. Esisto. Sono.
    Io ci sono.

     
  • 19 aprile 2012 alle ore 12:04
    La figlia di Alice _tempo primo_

    Come comincia: Il signor Smith conobbe finalmente la ragazza dalle grandi doti interpretative, dalla vasta gamma di colori pronti a mescolarsi tra loro, uno dopo l'altro, ma non in sequenza, spirito combattivo, una timidezza latente, da mettere in discussione istinto, nervi e quotidiano. Nutrita non dal suo cibo. Innaturale creatura.  E così per sentito dire, costruì una vita, rasentando dall'ottimizzare la propria condizione, senza accrescere lo stato di benessere. A volte veleggiava, gongolava, mimetizzandosi al divano,al libro, alle interferenze, creando delle forti pause. Così che il signor Smith contento della sua conoscenza la vide raccogliere il proprio vestito a piedi nudi,sbirciandola dietro gli alberi, immaginandosi di abbracciarla, mentre lei non era più lì.
    Era la figlia Alice, senza nome ancora, ma lei sapeva di esserlo, la sua mamma se l'era perduta, la sua mamma era ancora una definizione, mentre lei , la figlia, già il frutto, il granello di sabbia nel mare. La ragazza percorreva le sue pagine, a volte nasceva e rinasceva, come un'anziana saggia di una dimenticata isola, o la più dispettosa e agile delle bambine, altre ancora la geisha di un uomo visionario. Una volta addirittura il signor Smith la vide in un ritratto, e non sapeva dirsi da che parte andasse, probabilmente da nessuna, se solo un ritratto potesse muoversi, ma poi in realtà è l'occhio che lo vuole. Si rividero dopo cento giorni, con il vento più caldo, e il sorriso fino ai gomiti.
    _________________________________________________________________________
    Come nasce un sorriso, da un modo di tenere gli occhi appena, impercettibilmente socchiusi, da  labbra, che più forte dell'intenzione probabilmente, già si tuffano in una piega mai troppo larga, silente, dai mille e mille colori.
    E così che si può essere immaginati, o ascoltati. Come un sorriso. Lui, il Signor Smith, riusciva a descriverla così. Una cosa da far stranire gli universi, quelli più asincroni, ma non i loro.
    La figlia di Alice prese il nome di sua madre, e le braccia il loro senso. Inspiegabilmente protese come nel mare ad annusarle, a ripercorrerle. Poi d'un tratto, trovarle.

     
  • 15 febbraio 2012 alle ore 12:54
    "Altro che San Valentino"

    Come comincia: Da piccola mi piaceva guardare mia mamma preparare tutte le cose buone del mondo. Sembrava che le sue mani fossero capaci di qualsiasi movimento. Cucirmi vestiti per il carnevale, preparare frittelle al latte e pizza al pomodoro erano solo alcune delle cose che sapeva fare. Ogni tanto mi divertivo a tirare fuori da un vecchio baule tutti i suoi tesori. C'erano cose che nemmeno capivo ma che allora ammiravo soddisfatta nell'attesa di trovarne una spiegazione, e nell'attesa facevo finta di essere la figlia di una strega, o di essere una regina. L'immaginazione dei bambini è qualcosa che muove il mondo, proprio come l'amore. Io non so cosa sarei stata senza quei giochi e quelle storie di principesse da liberare, di cavalli alati e di folletti. Un pomeriggio mi capitò di vedere qualcosa che cambiò la mia vita per sempre. Il giardino di casa dava su una vecchia strada del paese, da li si vedevano il mare, le barche e addirittura le persone, una in particolare che mi piaceva guardare più delle altre. Non so se a quell'età capissi davvero il fascino o la bellezza, ma ricordo che io osservavo quel ragazzo e lo facevo spesso. Era diventato un riferimento al mio sguardo, come una lucerna, un faro nella mia mente ingenua e serena. Lo vedevo avvicinarsi alle barche, tirare le funi, unirsi a loro con maestria, lo vedevo muoversi ma da lontano non riuscivo a sentire bene la sua voce, finchè un giorno decisi di andare a vedere più da vicino. Trovai una scusa con mia madre e riuscii ad uscire di casa, avevo undici anni e gli spostamenti dovevano obbligatoriamente essere brevi e motivati. Dissi che andavo a comprare un gelato. Corsi per le scale e non so come feci a non ruzzolare, arrivai al porto in un attimo, ripresi fiato e cominciai a camminare lentamente attaccata alle pareti come un gatto, superai le vetrine della boutique, il gradone della piazzetta scavalcando gabbiani e granchietti e arrivai vicino alla rimessa.
    Li forse mi pietrificai, somigliavo ad una mummia egiziana e i turisti mi avrebbero scambiata per una statua vivente. In quel momento volevo sparire e mi pentivo di essere arrivata fino lì. Tutto quel coraggio, quella curiosità e poi l'incapacità, la balbuzia dell'anima mi bloccò completamente. Il ragazzo però mi aveva vista. Mi aveva notata, mi sorrideva, si avvicinava. mi disse: "Ciao".
    Nel momento stesso in cui me lo trovai di fronte, mi girai e scappai il più velocemente possibile. Nella corsa sorridevo e gridavo e quando arrivai a casa mia madre mi chiese: "Ma dove sei stata?"
    Io risposi: " Ero a guardare le barche" . Credo che quella fu la prima volta in cui compresi che la mia pelle non ricopriva solo il corpo ma era anche capace di farlo vibrare. Avevo undici anni e non avevo notizie del mondo fuori, ma il mio approccio, e le mie scoperte sull'amore si muovevano acerbe ma nulla mi faceva davvero paura. Compresi che ogni essere umano ha un potenza dentro, e può fuggire o allontanarla, ma che se riesce a domarla, a conoscerla, può trovare il coraggio per affrontare ogni cosa. Anche il dolore. Ma allora non sapevo cosa fosse. E questa fu la vera magia. Continuare a giocare con le bambole e sognare di innamorarmi senza sapere come davvero sarebbe potuto mai succedermi. Credevo arrivasse come un febbrone, a volte pensavo fosse una cosa da imparare dai grandi, ma nessuno era mai riuscito a spegarmelo. Io so che da allora mescolai il mare all'amore e all'amore per il mare la poesia. Fu da sempre un tutt'uno. "Sempre e per sempre dalla stessa parte mi toverai" cantava De Gregori, che io ripetevo a mente in quella giornata, in quella vita. 

     
  • 01 febbraio 2012 alle ore 12:23
    Tutto in cinque minuti

    Come comincia: Questa mattina dopo il caffè e il giornale, gli occhi mi inciampano distrattamente fuori la finestra del bar. La barca era nella solita posizione ondulata, la mia mano teneva la tazzina
    ed io ero già andata oltre con i pensieri, tipo cosa cucinare a cena, le lavatrici da riempire, la casetta di legno da costruire per mio figlio e mentre proseguivano, con raffiche temporalesche le mie idee e le vedevo piovere, mi capita di leggere un volantino di un corso di ballo . Danza del ventre .
    Ero da tempo incuriosita a riguardo. "Si tratta di sensualità, giusto?" Domandavo al mio Io o forse al mio Super Io così: "Oh mio Io oh mio Io, ma che me ne faccio io di questa danza con il mio di  ventre?" Sono sempre stata molto obiettiva con me stessa, anche se mio marito dice che ama me e le mie rotondità, quindi senza abbandonare del tutto l'idea di iscrivermi al corso, con questo tarlo cicciottello e danzante in mente proseguo la mia giornata. Ne parlo con mio marito e lui se ne lava le mani come al solito usando la classica psicologia spicciola da bugiardino e quando dico bugiardino intendo un bugiardo piccolo piccolo. Cerco asilo politico in mia sorella dato che le mie amiche sono tutte impegnatissime, chi sta per sposarsi, chi vive fuori città o chi ha mille figli che fanno sport diversi, circa due sport a testa che moltiplicato mille mi fa capire che forse non han tempo per inoltrarsi in certi passatempi con la sottoscritta. E dopo aver subito l'ennesimo no e il rifiuto di mia sorella, di mia madre, mi chiudo in me stessa per cinque minuti, mangio un bel pezzo di cioccolata e mi consolo guardando le vecchie repliche di saranno famosi in TV. Morale della favola: Così è la vita.

     
  • 24 gennaio 2012 alle ore 12:24
    Oltre Le apparenze

    Come comincia: Chissà se vi ho mai raccontato di quella volta in cui conobbi Franco.
    Entrò nel mio negozio quasi silenziosamente e prima che io me ne accorgessi passarono anni,
    ma quando accadde di riconoscerlo fu una magia.
    "Secondo me lei scrive" - Gli dissi -
    Lui, guardandomi appena, con fare educato, non mi rispose, o almeno, si spiegò il suo silenzio.
    Ed io, con quel sorriso ingenuo e sbadato, gli chiesi ancora : "Non mi ha risposto, o sbaglio?"
    "Mia cara, la poesia è soprattutto ambiguità"
    Solo allora si placò la mia curiosità. Quella risposta mi abbracciò completamente, e mi diede fiducia in ciò che da tempo non avevo tempo di guardare. Perchè è così che succede a volte, da un momento anonimo sa rinascere la speranza, come un pane appena tolto dal forno e il profumo di un nuovo giorno.
    Così l' uomo se ne andò, e io rimasi a gongolare tutto il tempo nell'estasi contemplativa.
    Il giorno a venire mi portò il suo libro. Non mi sbagliai. Franco era davvero un artista, un poeta, un pensatore. Avevo solo da ringraziare il cielo e da leggere le parole di qualcuno che sfiora la realtà, attraversandone il confine, rendendo tutto possibile. 

     
  • 07 aprile 2010
    Pregare insieme

    Come comincia: Una sera in una notte stellata
    dove l'imbrunire non era ancora definito
    in un'auto sgangherata
    lei mi raccontò di una storia fantastica
    - lei è l'amica cara -

    "Fa"
    - mi dice -
    "Fa, lo sai che ho scoperto che l'uomo romantico esiste
    a mille miglia distante da me
    e da questa mia terra"
    "Fa, lo sai che sono stata portata per mano
    e nel deserto ho curato il mio pianto digiuno"
    "Fa, lo sai che quest'uomo dal nome impronunciabile
    m'ha parlato di Dio e me l'ha mostrato col sorriso
    che indicava fiori e piedi nudi
    sopra i tetti decaduti, quando l'animo si rende mobile
    e s'abbraccia a questa vita senza paura"
    "Fa, lo sai che io amo la mia vita
    e ciò che ho non lo rinnego
    ma ora so che tante parole, che tanta filosofia,
    che tanta spiritualità non han bisogno di sostare
    in un corpo solo e la più grande forza
    si trova nel movimento alato...
    dai tempi più antichi... fino alla mietitura del grano"
    Ed io risposi con una sorriso e lei, l'amica
    cara, mi toccò la testa con un gesto di un amore immenso...
    fino a farmi entrare dai capelli quelle emozioni solo sue...

     
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