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Autore

Fedel Franco Quasimodo

in archivio dal 04 dic 2006

04 agosto 1960, Catania

segni particolari:
Accademico dell'Accademia Costantiniana di Palermo; Accademico e Cavaliere della Cultura Dell'Accademia il Rom

mi descrivo così:
60  anni, impiegato, scritti aforismi, poesie introspettive, sociali, religiose, numerosi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali ed internazionali; presente in varie antologie. 

16 giugno alle ore 17:39

La storia di Pietro

Il racconto

Alcuni decenni fa, mentre l'Italia usciva da una rovinosa guerra e si palesavano i 
prodromi di una ricostruzione, ,definita il boom economico, anche la criminalità fioriva 
e avanzava. 
Figlia della miseria,ardente di ambizione, infiammata da insana volontà di possesso,
ebbe vari esponenti. Tra di essi: chi ebbe una fulgida carriera; chi si diede a perenne
latitanza; chi cadde sotto il piombo delle forze dell'ordine.
Pietro era un uomo sui trent'anni,piemontese di origine; moro, corporatura longilinea.
Per sopperire alla carenza di lavoro, aveva scelto una facile strada e una libera
professione: quella di bandito. Aveva organizzato una banda di quattro uomini e si
era specializzato nell'assalto alle banche. Una sequela di rapine, fruttuose di bottini,
conditi da sparatorie con polizia e carabinieri.
Durante le scorribande Pietro non esitava a sparare sulle folle inermi. Non un briciolo
di umanità sgorgava da un cuore di pietra come il suo.
I proiettili che esplodeva, erano accompagnati da risa beffarde,si riteneva invulnerabile.
Un giorno,al culmine di una rapina ad un Istituto di credito, il bandito lasciò sull'asfalto
quattro cadaveri di uomini.
Pietro fu inseguito e catturato; condannato all'ergastolo; dopo anni di sconto di pena,
qualcosa cominciò a cambiare in lui. Si accostò a manifestazione di elevazione
spirituale; dipinse,studiò, scrisse poesie; si rivelò un detenuto modello.
Gli fu concesso il regime della semilibertà per dedicarsi a un'associazione di volonta-
-riato; un ente dedito alle cure dei tossicodipendenti,degli immigrati, dei malati di 
Aids. Pietro aveva deciso di svolgere questa missione, perché aveva scoperto l'amore 
per Cristo Da un lato ciò destava profonda gioia; dall'altro, una sofferenza indicibile.
Diceva che era giusto espiare il suo peccato,ponendosi al servizio dei più deboli.
Dopo qualche tempo si ammalò di mare incurabile; morì tra atroci sofferenze.
Si avverava la profezia di Ezechiele:"Vi toglierò il cuore di pietra e infonderò un cuore di carne".
E Pietro concludeva i suoi giorni realizzando l'impresa più sublime: quella di rubare
il Paradiso.

 

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