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in archivio dal 05 mar 2011

Francesca Lo Bue

Lercara Friddi - Italia
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  • 16 luglio alle ore 11:00
    Scala di carne/Escalera de carne

    Scala di carne

    Potenza di parola,
    soltanto la tua immagine posso richiamare.
    Non conosco le tue iniziali,
    silenziosa verità di gemme infantili
    e percorsi d’acqua,
    di barlumi che si spandono nella terra bruna.
    Voglio la strada migliore,
    la trasfigurazione,
    rivivere i capitoli del Libro Assoluto.
    Con le parole aride di deserto
    voglio giungere alla casa.
    Alla casa che è una,
    che è tua,
    che è di fede, di pane e di supplica.
    Possa io salire con la mia scala di carne e afflizione.

    Si sveglia lo scriba,
    si siede nella linea del cuore.
     

    Escalera de carne

    Fuerza de la palabra,
    solamente puedo llamar tu imagen.
    No conozco tu inicial,
    silenciosa verdad de ecos infantiles,
    y de avenidas de agua,
    de vislumbres que se expanden en la tierra bruna.
    Quiero la vía perfecta,
    la transfiguración,
    revivir los capítulos del libro Absoluto.
    Con las palabras áridas de desierto
    quiero llegar a la casa
    a la casa que es una,
    que es tuya,
    que es de fe, de pan y de súplica.
    Pueda subir con mi escalera de carne y aflicción.
     
    Se despierta el escriba,
    se sienta en las líneas del corazón.

     
  • 07 luglio alle ore 9:55
    Visionario/Visiones

    Visionario

    Essere di quelli, gli amanti,
    e quando è sera salire verso l’isola ferita.
    Il cuore attende la via,
    la ragione che dà giustizia agli eventi.
    Vedrò la bilancia e il suo ago fermo,
    vedrò angeli sapienti spargere agli dèi,
    tra venti maestosi, fogli di papiro e pergamene.
    Lazzaro e il ladrone vivranno,
    apparirà Babele e i suoi canti dispersi.
    Nella cuspide del pungiglione assetato,
    senza orizzonti di lande né tuniche di nuvole,
    ci sarà la visione del Trono superbo
    e dalle montagne del Sud cadranno le dieci pagine.
     
    A che la riga breve del destino?
    L’insulto della vanagloria raccoglierà gli allori
    delle maschere racchiuse.
     

    Visiones
     
    Ser de aquéllos, los amantes,
    y cuando es de noche subir hacia la isla herida.
    El corazón espera el camino,
    la razón que da justicia a los acontecimientos.
    Veré la balanza y su fiel quieto,
    veré los ángeles sabios distribuir a los dioses,
    entre los vientos majestuosos hojas de papiro y pergaminos.
    Lázaro y el ladrón vivirán,
    aparecerá Babel y sus cantos dispersos.
    Y en la cúspide del aguijón sediento
    sin horizonte de landas ni túnicas de nubes
    será la visión de un Trono soberbio
    y de las montañas del Sud caerán las diez páginas.
     
    ¿Para qué la linea breve del destino?
    El insulto de la vanagloria recogerá los laureles
    de las máscaras encerradas.

     
  • Il lago della stella
    Ogni cosa mi indica Te.
    Voglio andare,
    lontano da balocchi e miraggi di incroci,
    alla ricerca del lago della Stella,
    verso una fontana di freschezza perenne.
    E tu ti avvicinerai,
    e sarò madre di frutti,
    madre del Libro delle Arti,
    giardino senza nome.
    E sarò pena dimezzata,
    guardiano dalle labbra sigillate.
     
    Si disegna la tua eredità in un pozzo
    di lontananza e sogno.
     
    El lago de la Estrella
    Cada cosa Te muestra.
    Quiero ir,
    lejos de marionetas y espejismos de encrucijadas,
    a la búsqueda del lago de la Estrella,
    hacia una fuente de frescura perenne.
    Y tú te acercarás,
    y seré madre de frutos,
    Madre del libro de las Artes,
    jardín sin nombre.
    Y mi pena se reducirá,
    guardián de labios sellados.
     
    Se dibuja tu heredad en un hoyo
    de lejanía y sueño.

     
  • 24 maggio alle ore 9:28
    Cicatrice/Cicatriz

    Cicatrice
     
    Pianto ancestrale,
    pianto che sboccia da un rivo
    gravido di confusione e ignoto.
    Pianto che è incertezza.
    Di che? Della marginalità.
    Questa tinge la storia,
    acqua spessa che chiama il regno primordiale.
    Le acque della marginalità nutrono l’uomo,
    e l’annullano,
    mentre l’esistere si esprime amaro nel grido isolato,
    nel pianto dispettoso,
    nella pietà violenta di una poesia grave.
    È individualismo sanguinante,
    preghiera vuota di speranze crudeli.
    È lo sguardo metaforico degli abissi,
    ordine confuso del caos.
    Si illuminano di voci le oscurità,
    in legioni scivolano onde fantasmagoriche,
    dolore di legno fragile.
    Nei sotterranei della passione
    le acque si sfaldano in fumo,
    quando la clessidra non appaga l’ansia dei giorni,
    covando nella plaga del cuore i suoi frutti melmosi.
    Nel ghigno implacabile di Lui
    la passione delle aspettative è la cicatrice della Freddezza.
    Solitudine per solitudine,
    per essere segreti a sé stessi
    fra pensieri insondabili.
     
    Fermai i miei passi alla tua casa,
     nel fulgore di oscurità addormentate.
     
     
    Cicatriz
     
    Llanto ancestral
    preñado de confusión, piedra ignota.
    Llanto que brota de una fuente.
    ¿Cuál? De la marginalidad. Ésta tiñe la historia,
    agua espesa que llama el reino primordial.
    Las aguas de la marginalidad nutren el hombre.
    y lo anulan.
    mientras el existir se expresa amargo
    en el grito aislado, en el llanto rencoroso.
    Es un individualismo herido,
    suplicar vacío de esperanzas crueles,
    es la piedad violenta de una poesía densa.
    Es la mirada metafórica de los abismos,
    orden confuso del caos.
    Se iluminan de voces las oscuridades
    en tropel se deslizan ondas fanfasmagóricas,
     dolor de madera frágil.
    En los subterráneos de la pasión l
    as aquas se desquician en humo,
    cuando la clepsidra no apaga el ansia de los días,
    incubando en la plaga del corazón sus frutos pantanosos.
    En la mueca implacable de Él,
    la pasión de las aspectativas es la cicatriz de la Frialdad.
    Soledad por soledad,
    para permanecer secretos a si mismos
    entre pensamientos insondables.
     
    Detuve mis pasos en tu casa,
     en el fulgor de oscuridades adormecidas.

     
  • Lo sconosciuto
     
    Qualcuno s’offende e lavora nel sottosuolo, nelle fenditure delle caverne.
    Qualcuno decreta e dice no.
    Qualcuno impone la legge segreta.
    Si smuovono le acque profonde e le rocce burlone.
    Si posano le isole,
    e la carne, con la sua gravezza e il suo istinto taciturno,
    mentre le sue voci di stella guidano le aquile annottate.
    Si colora il pietrame.
    Qualcuno possiede una bussola silente e i numeri dell’orologio.
    Qualcuno possiede il sí e il no e l’adesso
    nell’universo di cartone screziato.
    Sempre c’e qualcuno che non dimentica,
    che pesa, misura e numera.
    Sempre qualcuno si sorprende e guarda quieto,
    indovina e sogna come la colomba del vecchio ulivo.
    E sogna il sogno dei tuoi occhi rigati d’oro.
     
    In questa terra di passi affrettati
    …di segrete voci sconosciute fra foglie fuggiasche.

    ¿Quién es?
     
    Alguien trabaja en el subsuelo, entre las grietas de las cavernas,
    alguien decreta y dice no.
    Alguien impone la ley secreta.
    Se mueven las rocas burlonas y las aguas profundas.
    Se posan las islas.
    Y la carne con su gravedad y su instinto enajenado,
    mientras sus voces de estrella guían las àguilas anochecidas.
    Se colorean los guijarros.
    Alguien posee una brújula silente y los números del reloj.
    Alguien posee el sí y el no y el ahora
    en el universo de cartón hendido.
    Siempre hay alguien que no se olvida,
    que pesa, mide y numerifica.
    Siempre alguien se asombra,
    adivina y sueña como la paloma grisàsea del viejo olivo,
    y sueña el sueño de tus ojos manchados de oro.
     
    En esta tierra de pasos apresurados,
    …de secretas voces desconocidas entre hojas huidizas...

     
  • 12 aprile alle ore 8:37
    ALFABETO

    B
     
    Bacerò una pietra nel cammino della luna,
    bellezza cercando in un precetto di giustizia.
    Benedico il trascorrere enigmatico,
    braccio tenace di pietà,
    bocca di tenerezza,
    bacchetta magica di bene sotto una
    babele di ferro e deliri di corvi e serpi. È
    bizzarro il tuo silenzio onnipresente.

    Besaré una piedra que relumbra en el camino,
    bajan abrazos blancos de la luna grisácea,
    busco los preceptos de tu Justicia velada.
    Bendices el transcurrir enigmático,
    brazo tenaz de piedad.
    Boca de ternura.
    Brote de bien y belleza,
    bajo puertas de hierro y cuervos y sierpes.
     
     

     
  • Mi lasciasti, Gesù dei dolori

    Polvere aggrumata scende da serrati respiri…
    Là, fra legni incrociati,
    clamori scarlatti e la scia argentata della luna guidano i miei passi.
    E’ mezzanotte,
    e fra la bruna nuvolaglia le punte d’oro delle lance imperiali rilucono.
    Sudori inzuppano gli angoli dell’alimento, del gioco e del sonno.
    Si tinsero di oro sporco le veste strappate,
    rimasero vuote le coppe e gli scudi di stagno.
    Solo l’urraca vigila fra i bastoni caduti e le spade macchiate
    della collina arida di ossa calcinate…
    Respiro nero di nulla e pozzo di sparizione.
    Fuggì il Signore piagato e mite.
    E furono labirinti di neve e mura di ghiaccio,
    ingrate piogge e tripli tradimenti,
    alitare di burle e afferrare di mani.
    Te ne sei andato, Maestro triste e scalzo,
    e rimasero impresse le orme dei rettili rannicchiati fra i cipressi
    e coaguli di funghi grigiastri.
    Sono sola nella notte senza torce
    e corro e chiamo e cerco e guardo
    e ti trovo, Maestro nuovo, puro e infinito.
    Nella pietra bianca
    te ne sei andato col tuo rosso cuore di cielo,
    e mi lasciasti la tua pietà e la tua speranza azzurra,
    le soglie aperte dell’infinito glorioso,
    le voci dell’eternità fra le mie dita tremanti.
     
     
    Me dejaste, Jesús de los Dolores

    Polvo mojado desciende de cuajados respiros...
    Allá, entre postes encrucijados,
    clamores escarlatas y el reguero plateado de la luna guían mis pasos.
    Es medianoche,
    y entre pardos nubarrones las puntas de oro de las lanzas imperiales relucen.
    Sudores empapan los rincones del alimento, del juego, del sueño.
    Se tiñeron de oro sucio las vestiduras rotas,
    se quedaron vacías las copas y los escudos de estaño.
    Sólo la urraca vigila entre bastones caídos y espadas manchadas,
    de la colina yerma de huesos calcinados,
    respiro negro de nada y pozo de desaparición.
    Huyó el Señor manso, llagado.
    Y fueron laberintos de nieve y muros de hielo,
    ingratas lluvias y triples traiciones,
    aliento de burlas y ademanes atrapadores.
    Y te fuiste , maestro triste y descalzo.
    Y se quedaron marcadas las huellas de reptiles agazapados, entre los cipreses
    y coàgulos de hongos cenicientos.
    Estoy sola en la noche sin antorchas,
    corro y llamo, busco y miro y
    te encuentro, Maestro nuevo, puro e infinito.
    En la piedra blanca
    te fuiste con tu rojo corazón de cielo,
    y me dejaste tu piedad y tu esperanza azul,
    los umbrales abiertos del infinito glorioso,
    y las voces de la eternidad, entre mis dedos temblorosos.

     
  • 25 marzo alle ore 15:41
    Per il compleanno di Venezia (25 marzo)

    Venezia

    Pallida Venezia,
    opalescenza di stelle e riverbero di plenilunio,
    le tue ogive portano al delirio dell’Infinito.
    Quale destino?
    Il naviglio che scende nel labirinto del sangue,
    lontana armonia nel suono spezzato delle acque.
    C’è una lagrima di brina,
    c’è Medea che chiama tra muraglie di piombo
    mentre lo straniero mangia acini d’argento
    negli occhi d’ambra della sera.
    Spume antiche mi portano alle tue soglie
    fra tabernacoli d’incenso
    e incavi di mosaici incantati.
    Venezia, libro di viaggi,
    fra i tuoi ponti il cigno
    nel ventaglio delle onde.
    Venezia, sentiero di cielo,
    tepore di lucignolo fra labirinti profumati di luce.
    Ombra di fuoco perenne, la tua anima è rimembranza,
    il tuo aroma finitudine di vita e pena purpurea.
    Nelle tue maschere,
    la pena ancestrale del mio viso.

    Venecia

    Pálida Venecia,
    opalescencia de estrellas y reverberar de plenilunio,
    tus ojivas se abren al delirio del infinito.
    ¿Cuál destino?
    El bajel que desciende en el vorticar de la sangre,
    lejana armonía en el sonido despedazado de las aguas.
    Hay una lágrima de escarcha,
    está Medea entre murallas de plomo,
    mientras el extranjero bebe gotas de plata,
    entre los ojos de ámbar de la tarde.
    Espumas antiguas me traen a tus umbrales
    entre las aras de incienso
    y las honduras de los mosaicos encantados.
    Venecia, libro de viajes,
    entre tus puentes, el cisne
    se desliza en el abanico de las ondas.
    Venecia, sendero del cielo,
    tibieza de candil entre laberintos perfumados de luz.
    Sombra de fuego perenne, tu alma es remembranza,
    tu aroma finitud de vida y pena purpúrea.
    En tus máscaras,
    la pena ancestral de mi rostro.

     
  • 08 marzo alle ore 8:27
    Per la Giornata della Donna

    Lei

    Come prigioniero,
    coi muri intorno di case, di ferro
    niente si vede , niente si può
    Debbo liberarti piccolo uccello,
    soave bambina fragile sinuosa, aria che anela sospiri
    Bianca neve, e cenere e giorni
    dagli occhi di bruma
    dai modi di vento oscuro
    sono gialli i salici ed è aprile,
    sono gialli i salici ed è maggio
    Devi liberarti…devi andare al cielo
    devi andare a un cielo,
     dove c’è la terra e i passi
    C’è solo lo gnomo seduto,
     uno schiavo che mangia e piove!
    e aprile è giallo…
    Avvicinati Bianca di neve
     imprigionata di cenere
    Avvicinati agli usci incantati dell’aria
    Avvicinati all’atrio del cielo imprigionato
    Aprile è giallo,
    e maggio è lontano…
    Aspetta il prigioniero steso nel suo palpito
    aspetta che un baleno ferisca la nube
    e rompa il muro di calce
    e cada l’acqua senza rospi,
    un’acqua di pianura senza sole ferito.
    Il prigioniero aspetta nell’ululo spento, nell’aprile giallo
    Col cuore visse  di una Patria lontana, di un maggio sparito, di occhi senza risveglio.
    E il prigioniero visse dormiente nel ferro che scricchiola
    Il prigioniero visse nelle ore senza strade.
    Estàn amarillos los sauces y es abril
    Estàn amarillos los sauces y es mayo

     
  • Il tempo da dimenticare
     
    Ore, ore che passano in lento incolore trascorrere.
    Ore della vita nuda e vorace,
    ore rimaste indietro opache, malvolute.
    Trascorrere dolente del tempo sprecato,
    senza carne di ricordo né brume nostalgiche.
    Ore del tempo tenebroso, minaccioso, ingannevole,
    ore che non torneranno né dovranno tornare!
    Ore del sangue fatidico e impudico,
    della antica fatica inutile.
    Ore del corpo distratto e piegato,
    ore senza niente,
    succo della vita spenta…
    ore che pregano per la propria morte.
     
    Stilla l’elemosina della luce dall’impeto di un segreto calice.
    Sogno lontano dove giocano la luna e le voci,
    con l’orizzonte muto del dolore nella macina dei giorni torbidi.
     
     
     
    Tiempo para olvidar
     
    Horas y horas que pasan en lento incolor transcurrir.
    Horas de la vida voraz,
    horas malqueridas del desleído transcurrir,
    sin carne de recuerdo, sin bruma de añoranzas.
    Horas del tiempo caliginoso, amenazante, engañador.
    ¡Horas que no volverán ni deberán volver!
    Horas de la sangre fatídica e impúdica,
    de la antigua fatiga inútil.
    Las horas del cuerpo distraído y doblado,
    horas sin nada,
    zumo de vida apagada...
    horas que claman la propia muerte y finitud.
     
    Gotea la limosna de la luz, ímpetu de un cáliz secreto.
    Visión lejana,
    donde juegan la luna y las voces con el horizonte mudo de dolor,
    cuando se machacan los días turbios.

     
  • 07 febbraio alle ore 10:16
    Aspirazione/Qerencia

    Aspirazione

    Deserto nel cuore,
    cuore senza parole,
    chiodi olezzanti di rose vane.
    Cuore quieto, muto di vuoto e passione.
    Solo, solo canto di sudore rosso.
    Aspirazione nuda e sterile,
    Senza vibrazione di pace tremula,
    riposa nel dondolio desolato, avverso,
    del tempo vano e crudele.
    Tradimento e burla del nulla.
     
    Qerencia

    Un desierto en el corazòn,
    Corazón sin palabras,
    Clavos fragantes de rosas vanas.
    Corazón quieto, mudo de vacío y pasión.
    Solo canto de sudor rojo.
    Querencia desnuda, yerma
    Sin vibraciòn de paz trémula,
    descansa en el arrullo desolado, huraño
    Del tiempo vano y cruel.
    Traiciòn y burla de la nada.

     
  • 27 gennaio alle ore 8:58
    Per la Giornata della Memoria

    Il sole e i semi
     
    Terra muta e seme livido in solchi spezzati,
    casa silente che apre porte all’infinito,
    ai lavori, all’andare errante
    e alla pena del sogno sconosciuto.
    Sole-Padre,
    ubiquità di silenzio.
    Perspicace cerchi le soglie degli antri
    che aspettano fra ossari ciechi di calce.
    Perché si erigano torri
    e s’alzino legni in croce.
    Croci di tradimento
    e nozze di tormento e passione.
    Perché un grido s’alzi dal cuore palpitante
    e un fiume scorra dal cuore stanco.
    Perché un salmo di quiete
    aliti nelle bocche mute
    e ammanti i torsi straziati.
     
    Costruire il libro errante…
    germina nella pienezza dei salmi della sera,
    fra l’aria dei giorni disfatti.
     
    In ricordo delle Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944

    El sol y la semilla

    Tierra muda y semilla lívida en los surcos despedazados,
    casa silente que abre puertas al infinito,
    a las faenas, al andar errante,
    y a la pena del ensueño desconocido.
    Sol-Padre,
    perspicaz buscador de umbrales,
    y de cavidades expectantes entre desgarros de huesos y cenizas,
    en las covachas ciegas de cal.
    Para que se alzen torres,
    y se levanten maderos en cruz,
    cruces de traición,
    y bodas de tormento y pasión;
    para que un grito se levante
    y un río fluya del corazón estremecido.
    Para que un salmo de quietud
    aliente en las bocas mudas
    y cobije los torsos desgarrados.
     
    Construir el libro errante…
    germina en la plenitud de los salmos de la tarde,
    en el aire de los días deshechos…

    En recuerdo, Fosse Ardeatine 24-03-1944
     

     
  • 21 gennaio alle ore 8:51
    Gilgamesh (Gilgamés ).

    Gilgamesh

    C’è un cacciatore nello squarcio dell’abisso,
    piccona le stelle di una carne breve.
    Il cacciatore affila le saette nel cuore
    lanciando agguati di parole ardue,
    congiure di echi e oblii.
    Il cacciatore lancia segnali di congedo,
    dice addio alle nubi cerulee e ai cedri lontani.
    Nella terra inospitale suona il fuoco tribale,
    ed è lontananza ed è infinito,
    ruggine che scola e rimane.
    Fra carezze di vento e aliti di caverne
    c’è presagio di esilio e unità.
    Per avere illusioni di vita
    un figlio è venuto al mondo.

    La rocca è nuda nel sonno degli obliati.

    Gilgamés

    Hay un cazador en una fisura de abismo,
    picotea las estrellas de una carne breve.
    El cazador afila las saetas del corazón,
    lanzando emboscadas de palabras arduas,
    conjuras de ecos y olvidos.
    El cazador lanza señales de despedida,
    dice adiós a las nubes cerúleas y a los cedros lejanos.
    En la tierra inhóspita suena un fuego tribal,
    y es lejanía y es infinito,
    herrumbre que cuela y se queda.
    Entre caricias de viento y aliento de cavernas
    hay un presagio de exilio y de unidad única.
    Para tener ilusión de vida
    un hijo ha venido al mundo .

    El dolmen está desnudo, es el sueño de los olvidados

     
  • 01 gennaio alle ore 10:48
    La chimera di Enkidu (Laquimera de Enkidu)

    La chimera di Enkidu

    Enkidu sogna la rosa del tempo,
    una barca che scende nell’oasi vespertina
    fra gli spasimi della lontananza.
    Enkidu sogna l’astuta regina
    fra nuvole rosse e pianure di fumo.
    Enkidu annusa l’oppressione dei fratelli
    mentre le pietre si ammantano di rostri
    e le api dissecano nei rovi del deserto.
    Discende Enkidu melanconico
    e le stelle eclissano i suoi passi mortali.
    A Enkidu chiama una voce,
    chimera nella lontananza bruna.
    Enkidu cerca il cedro del bosco,
    compra l’immortalità dei giochi
    pagando l’obolo per la porta della vita,
    vita che è madre nel giardino della lotta.
    Sarai uomo con una scala addosso
    e una chiave nella cintura.

    Nessuno si ricorda di te, Mago del Paradiso.
    Il veggente sboccia in enigmi e ambiguità,
    in sortilegi di allucinazione.

    La quimera de Enkidu

    Enkidu sueña la rosa del tiempo,
    una barca que desciende en el oasis vespertino
    entre los espasmos de la lejanía.
    Enkidu sueña la astuta reina
    entre nubes rojas y llanuras de humo.
    Enkidu percibe la opresión de los hermanos
    mientras las piedras simulan rostros
    y las abejas se disecan en las breñas del desierto.
    Desciende Enkidu melancólico
    y las estrellas eclipsan sus pasos mortales.
    A Enkidu una voz lo llama,
    quimera en la lejanía bruna.
    Enkidu busca el cedro del bosque,
    compra la inmortalidad de los juegos
    pagando el óbolo para la puerta de la vida,
    vida que es madre en el jardín de la lucha.
    Serás hombre con una escalera a cuestas
    y una llave en la cintura.

    Nadie se acuerda de ti, Mago del Paraíso,
    del vidente brotan enigmas y ambiguedad,
    en sortilegios de alucinación

     
  • 09 dicembre 2020 alle ore 8:47
    Il tempo da dimenticare (Tiempo para olvidar).

    Il tempo da dimenticare
     
    Ore, ore che passano in lento incolore trascorrere.
    Ore della vita nuda e vorace,
    ore rimaste indietro opache, malvolute.
    Trascorrere dolente del tempo sprecato, slavato,
    senza carne di ricordo né brume nostalgiche.
    Ore del tempo  minaccioso, ingannevole,
    ore che non torneranno né dovranno tornare!
    Ore del sangue fatidico e impudico,
    della antica fatica inutile.
    Ore del corpo distratto e piegato,
    ore senza niente,
    succo della vita spenta…
    ore che pregano per la propria morte.
     
    Stilla l’elemosina della luce dall’impeto di un segreto calice.
    Sogno lontano dove giocano la luna e le voci,
    con l’orizzonte muto del dolore nella macina dei giorni torbidi.

    **********************
    Tiempo para olvidar
     
    Horas y horas que pasan en lento incolor transcurrir.
    Horas de la vida voraz,
    horas malqueridas del desleído transcurrir,
    sin carne de recuerdo, sin bruma de añoranzas.
    Horas del tiempo amenazante, engañador.
    ¡Horas que no volveràn ni deberàn volver!
    Horas de la sangre fatídica e impúdica,
    de la antigua fatiga inútil.
    Las horas del cuerpo distraído y doblado,
    horas sin nada,
    zumo de vida apagada...
    horas que claman la propia muerte y finitud.
     
    Gotea la limosna de la luz, ímpetu de un càliz secreto.
    Visión lejana,
    donde juegan la luna y las voces
    con el horizonte mudo de dolor,
    cuando se machacan los días turbios.
     
     

     
  • Sole amaro,
    germoglio strappato.
    Gemme assetate,
    divinità nascoste nel giallo breve di riti silenti!
    Stridono vetri sotterranei,
    striduli echi nelle caverne del tempo.
    Solitudini chiamano consolazioni oscure!
    Cercano l’oscurità amena,
    ed è nero serpente di terra e di ore.
    Prodiga tenebrosità sbiadita,
    scarlatto che si spegne,
    nera nostalgia.
    Modula leggende la selva aspra di pietre squarciate?
     
    Non c’è ventura nei corpi che spengono il sangue,
    che s’addormentano col sapore del legno secco fra irate brume attorcigliate.
    Non c’è ventura se il bambino è solo
    e il grido si spezza, cieco delle voci delle madri.

    *********

    Soledad
     
    Sol amargo,
    brote arrancado.
    Retoños sedientos,
    ¡divinidades escondidas en el amarillo breve de los ritos silenciosos!
    Crujen vidriosidades, rechinan ecos,
    en las cavernas del tiempo.
    Soledades que claman consolaciones, que buscan la oscuridad amena.
    Y así, negro serpiente de tierra y horas.
    Pródiga tenebrosidad desleída,
    escarlata que se apaga.
    Negro añorar.
    ¿Modula desgarros de leyendas el bosque de piedras derrumbadas?
     
    No hay ventura en los cuerpos que apagan la sangre,
    que se duermen con el sabor de la madera seca, entre airadas brumas enroscadas,
    no hay ventura si el niño está solo
    y el grito se quiebra en el bosque enmohecido,
    ciego de las voces de las madres.
     
     

     
     

     
  • 05 novembre 2020 alle ore 9:16
    Il melo (El manzano).

    Il melo

    I fiumi,
    dalle spume di una limpida Oscurità,
    scendono verso una terra greve di solitudini spezzate
    e afflizioni di anatemi.
    Si adombra la tensione nel desiderio,
    anelito di un cuore ingombro di presagi.
    Gli dei sono addormentati,
    come colpire il silenzio?
    Supplicando tenacemente all’aurora del giorno,
    arrivando a quella sponda di pura familiarità
    dove mele argentate spezzano la bramosia.
    In silenzio vai chiamando passi di seta,
    la brace dei ciliegi ti fa eco di giorno,
    la notte risponde con abbracci di occhi calcinati.

    Ed è passività, umiliazione di ossa umide.
    E si sta fuori fra recinti di filo spinato,
    la tua eternità si spezza e cade nei recinti dell’infinito.

    El manzano

    Los ríos,
    de las espumas de una límpida Oscuridad,
    descienden hacia una tierra grávida de soledades quebradas
    y aflicciones de anatemas.
    Se oscura la tensión en el deseo,
    anhelo de un corazón apesadumbrado de presagios.
    Los dioses se han dormido,
    ¿Cómo golpear el silencio?
    Suplicando tenazmente a la aurora del día,
    llegando a aquella ribera de pura familiaridad
    donde las manzanas plateadas y los aromas sacian la brama.
    En silencio vas llamando pasos de seda,
    las brasas de los cerezos te hacen eco en el día,
    y la noche responde con abrazos de ojos calcinados.

    Y es pasividad, humillación de huesos húmedos,
    y se está afuera entre cercos de alambres de púa,
    tu eternidad se quiebra y cae entre los recintos dell' infinito

     
  • 08 ottobre 2020 alle ore 8:52
    L'anello del prodigio (El anillo del prodigio).

    L’anello del prodigio

    Nel plenilunio abbraccerò un canto di arpe,
    per carpire un seme dagli incavi delle rocce sotterranee
    e il raggio fuggente delle nubi eterne.
    Nel plenilunio abbraccerò
    un cavaliere di nebbia e volto di cristallo.
    Puoi, cavaliere, prepararmi
    una mensa nel deserto?
    Il cavaliere sapiente trovò l’anello del prodigio.
    Dalla fiamma guizzarono parole vere
    e dall'acqua soave delle tempeste il firmamento.
    Accudisci verace e prodigioso,
    cavalca un libro di luce dalle tenebre delle acque.

    Udì i colori che mi cercavano,
    le pietre, le gemme,
    scintillavano verso la luna.

    El anillo del prodigio

    En el plenilunio abrazaré un canto de harpas
    para robar una semilla de las cavidades de las rocas subterráneas,
    y el rayo huyente en las nubes eternas.
    En el plenilunio abrazaré
    un caballero de niebla y rostro de cristal.
    ¿Puedes, caballero, prepararme
    un convite en el desierto?
    El caballero sabio encontró el anillo del prodigio.
    De la llama chisporrotearon palabras verdaderas
    y de las aguas suaves de la tempestad, el firmamento.
    Acude veraz y prodigioso,
    cabalga un libro de luz de las tinieblas de las aguas.

    Oí los colores che me buscaban
    y las piedras que relumbraban a la luna.

     
  • 26 settembre 2020 alle ore 8:34
    Nella stanza

    Non chiedere come pietra grigia,
    non aspettare come tronco nudo.
    Verso una notte senza cintura di stelle,
    non chiedere, non aspettare,
    latrando alla notte tumultuosa di silenzi.
    Sgocciola il lavabo scrostato
    nel delirio giallo della tua stanza.
    Lì mi troverò con te,
    nelle porte del deserto,
    nella lontananza del miraggio.
    Mi ritroverò con te
    quando geme il corvo di sabbia.

    O anima reclusa, oscurata dalla colpa,
    tendi alla terra radiante delle altezze.
    Spuntano i fiori che non periscono
    mentre una rondine
    spazia nel cielo senza province.

    En el cuarto

    No pedir como piedra gris
    no esperar como tronco desnudo
    hacia una noche sin cintura de estrellas,
    no pedir, no esperar
    ladrando a la noche tumultuosa de silencios.
    Gotea el surtidor desvencijado,
    en el delirio amarillo de tu cuarto.
    Allí me encontraré contigo,
    en las puertas del desierto,
    me encontraré contigo,
    cuando gime el antílope de arena.

    Alma recluída, oscurecida de culpa,
    tiende a la tierra ardiente de las alturas.
    Brotan las flores que no perecen
    mientras una golondrina
    espacia en el cielo sin provincias.

     
  • 15 luglio 2020 alle ore 8:21
    Il libro ombroso (El libro sombrìo)

    Il libro ombroso

    Hanno una patria immensa,
    ma vogliono fruttare altrove,
    nel sortilegio e nell’inganno delle supposizioni.
    Sei nessuno nella marea infinitesimale,
    nell’atomo di tutti i giorni.
    È lavoro inutile, lavoro rubato,
    è ricordo di male imperdonabile,
    è estinzione di acque fertili,
    è strappo sinuoso che sale alle labbra,
    è Caino che fugge in lontananza.
    Personaggi in schiera diabolica annodano inganni,
    scarabocchiano sentimenti
    addentrandosi per strade sbagliate.
    I loro occhi sono ciechi sotto lo splendore del sole,
    tagliano l’aria della notte con lame
    che rilucono argentee nell’officina delle congiura.
    Arrivano come nubi d’iraci nel bronzo della sera,
    quando il colibrì ammutolisce nella sabbia del confino.

    Per le strade della maledizione ti levarono la protezione.
    Benedizione è costruire un ponte..

    El libro sombrío

    Tienen una patria inmensa,
    pero quieren fructificar en otro lado,
    en el sortilegio y el engaño de las suposiciones.
    Eres nadie en la marea infinitesimal,
    en el átomo de todos los días.
    Es faena inútil, trabajo robado,
    es recuerdo de mal imperdonable,
    es extinción de aguas fértiles
    y desgarro sinuoso que sube a los labios,
    es Caín que huye en la lejanía.
    Personajes que anudan engaños
    garabatean sentimientos
    adentrándose por carriles equivocados,
    sus ojos son ciegos bajo el esplendor del sol,
    cortan el aire de la noche con navajas
    que relucen en el taller de las conjuras.
    Llegan como nubes de tábanos en el cobre de la tarde,
    cuando el colibrí enmudece en las arenas del confín.

    Por las calles del maldecir te sacaron la protección.
    Bendecir es construir un puente.

     

     
  • 17 giugno 2020 alle ore 9:29
    L'estate (El verano).

    L’estate

    S’affaccia il gallo alla stella spettante,
    s’aprono dal carcere le porte della salute,
    l’acqua si stende per campi e frutteti.
    Il seme si raccoglie e la tua città è vita.
    M’inchino quando leggo il tuo nome
    che mi guida nei segni delle strade.
    Amo la tua invisibilità che m’adocchia e fugge divertita.

    L’ho messa nel mio cuore,
    nel mio cuore fragile,
    come rametto di corallo.
    Mi guiderà la scia rossa tra le genti della città cerulea,
    tra i giorni rinati dell’estate iniziale.

    El verano

    Se asoma el gallo a la estrella expectante,
    se abren de la prisión las puertas de la salud,
    el agua se derrama por los campos frutales,
    semillas se recogen y en tu ciudad hay vida.
    Me inclino cuando leo tu nombre
    que me guía por las señales de las calles.
    Amo tu invisibilidad que me escudriña y huye divertida

    Lo he puesto en mi corazón,
    en mi frágil corazón,
    como ramito de coral.
    Me guiará su estela roja entre las gentes de la ciudad cerúlea
    entre los días primeros del verano naciente

     
  • 08 giugno 2020 alle ore 9:21
    Sfida (Desafìo)

    Sfida

    Chiamare.
    Grido quieto.
    Cosa?
    Qualcosa che gira disperso.
    La favola serpeggia, rugiada palpitante.
    Gesti slavati s’avvicinano,
    di nuovo fuggono nell’azzurro impercettibile.
    reticenze  agitate.
    Ci sarà ancora l’aroma oscuro della rosa sfiorita?
    Troveranno quiete le illusioni in agguato?
    Le croci svanite?
    I gesti invisibili?
    I segnali che adocchiano inibiti?
    Qui dove aspetta una statua di sale,
    e il fiume turbolento aspetta l’erigersi di una torre.
    Qui nella dimora dove aspetta la parola
    per fondare la leggenda e rapire il sogno,
    qui nelle fila ininterrotte del dolore dimenticato delle maschere sommesse.
    Qui nel giardino di ceneri intorno alle braci spente.
    Guardare verso l’infinito,

    Guardare nel pallore dell’oscurità silenziosa.
    Si può quando il vuoto è fondo, e con la speranza di niente?
    E perché no la voce dell’enigma, il gioco della favola,
    i calici e le anfore?

    Desafío

    Llamar.
    Grito quieto.
    ¿Qué?
    algo que anda disgregado.
    La fábula serpentea, rocío estremecido.
    Gestos desvaídos se aproximan,
    de nuevo huyen en el azul imperceptible.
    Lo trunco agitado, lo entrecortado inocente.
    ¿Estará aún el aroma oscuro de la rosa despojada?
    ¿Encontrarán quietud las ilusiones que acechan?
    ¿Las cruces desvanecidas?
    ¿Los ademanes invisibles?
    ¿Las señales que ojean cohibidas?
    aquí, donde espera una estatua de sal
    aquí, donde el río turbulento espera un mirador y una torre,
    aquí en la morada donde espera la palabra,
    para fundar la leyenda y atrapar el ensueño,
    aquí en la hilera trunca del dolor olvidado de las máscaras sumisas.
    aquí en el jardín de cenizas al amor de ascuas apagadas.

    Mirar hacia el Infinito.
    mirar en la claridad de la obscuridad silenciosa
    ¿poder en el vacío hondo
    y con la esperanza de nada?
    ¿Y porqué no la voz del enigma, el juego de la fàbula,
    los cálices,
    las ánforas?

     
  • 16 maggio 2020 alle ore 9:23
    Alla morte della madre

    per le madri morte di coronavirus....

    E dissero no quando arrivò la morte della Madre.
    Voleva essere solo lei,
    materia piccola e oscura
    nel respiro sacro della dipartita eterna.
    Erompeva il sacrificio estremo della Madre abbattuta,
    per i corridoi bianchi dello sconforto
    si affrettavano tacchettando
    mentre prevaleva la loro rappresentazione.
    Scena di congiura, truffa e pena,
    per allontanarmi dal risveglio petreo della Madre.
    si parlava , si  espiava,
    allontanavano i miei passi dal cuore ansimante e livido,
    dal calore della mano inerte,
    dall’aria dolce delle parole ultime
    che sfumavano nell’aria vorace
    verso ruote di causalità e giustizia.
    Dove ti sei allontanata senza un ultimo segnale,
    senza un enigmatico cenno di speranza?
    Cadevi.
    Cadevi nella pietra perenne
    senza la croce delle mie dita tremanti.

    Sono pietre aguzze.
    Si disperdono dal centro della giustizia,
    fuggono dalle mura sottili degli Angeli della pace.
     
     
    A la muerte de la madre

    Dijeron no, cuando llegó la muerte de la Madre.
    Quería ser solo ellos,
    pequeña materia oscura cuando
    el respirar sagrado llamaba para el traspaso eterno.
    Era el sacrificio extremo de la Madre abatida,
    por los corredores blancos de la Casa de la Enfermedad
    se agitaban y apuraban taconeando
    mientras resaltaban las muecas de la representación.
    Escena de conjura, trampa y pena,
    para alejarme del despertar pétreo de la Madre.
    Hablaban y espiaban,
    alejaban mis pasos de su corazón jadeante y lívido
    del calor de su mano ya inerte,
    del aire tierno de las palabras últimas
    que esfumaban en el aire voraz
    hacia ruedas de causalidad y justicia.
    ¿Dónde te alejaste sin un señal último,
    sin un enigmático signo de esperanza.

    Son piedras agudas.
    Se dispersan del centro de la Justicia,
    huyen de las murallas sutiles de los ángeles de la paz.

     
  • 09 maggio 2020 alle ore 9:45
    Instante

    Istante

    C’è un luogo dove non vi sia il sosia della pena,
    senza aneliti di fragranze già appassite?
    Ti vedo fra le brume del tempo
    e guardandoti mi guardo.
    Scivoli nel muro rovente del meriggio
    e con la tua anima sfuggi e aspetti.
    Stai vicino a un presente d’oblio
    mentre l’universo è cieco
    e i camosci bramano le vie della foresta.
    Mi imprigioni con la cima dei monti
    e il lumeggiare calante dei fiori.
    Si può avere ancora la Patria, la salute, la vita,
    l’attimo che trascende l’abbandono.

    Le parole strisciano nel silenzio
    quando la vita volteggia come nube nel cielo.

    Instante

    ¿Hay un lugar que no tenga su contrapartida penosa,
    sin anhelos de fragancias ya mustias?
    Te veo entre las brumas del tiempo
    y mirándote me veo.
    Resbalas en el muro incandescente de la siesta
    y con tu alma huyes y esperas.
    Estás cerca de un presente que es ya olvido
    mientras el universo es ciego
    y los antílopes braman la sombra en los senderos de la selva.
    Me aprisionas en la cima de los montes
    y en la luminiscencia declinante de las flores.
    Se puede aún tener la Patria, la salud, la vida
    el instante que trasciende el abandono.

    Las palabras se arrastran en el silencio
    cuando la vida revolotea como nube en el cielo.

     
  • 01 maggio 2020 alle ore 9:07
    La lotta (La lucha) Per il 1° Maggio 2020)

    La lotta
     
    La forza del no,
    muro e disdegno di forza invalicabile,
    silenzio e poi nulla.
    Qual è l’incantesimo distruttore?
    Il male,
    il male pallido e contorto,
    serpeggia negli acquitrini,
    dai boschi minaccia il pane e l’acqua.
    Nei pozzi delle acque risananti arriva il cavaliere,
    fra le mani la pace delle erbe pure.
    Quando ribollirono le acque
    emerse la tavola del mondo.
    E la tavola fu il fondamento,
    di numeri e ore di necessità.
    O Re, tavola fondamentale,
    salva la pianura del mondo.
     
    Il nome è veleno,
    sconfigge i balocchi di sabbia.
    E di chi sono?
    Di un brano dell’aria.
     
    La lucha
     
    La fuerza del no,
    muro y desdén de fuerza infranqueable,
    silencio y después nada.
    ¿Cuál es el encanto destructor?
    El mal,
    el mal pálido y retorcido,
    serpentea en los estanques,
    desde los bosques amenaza el pan y el agua.
    En los pozos de las aguas salubres llega el caballero,
    en sus manos la paz de las hierbas puras.
    Cuando hervían las aguas emergió la tabla del mundo
    y la tabla fue el fundamento,
    de números y horas de necesidad.
    O Rey, tabla fundamental,
    salva la llanura del mundo.
     
    El nombre es veneno,
    derrota los títeres de arena.
    ¿Y de quién son?
    de una franja de aire.

     
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