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in archivio dal 05 mar 2011

Francesca Lo Bue

Lercara Friddi - Italia
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  •  
    Roma, fragranza sparsa
     
    Antichità sconosciuta…
    come il sangue, la morte e la passione d’amore.
    Tempo sfilacciato di nubi e vorticare d’infinito
    e quel sogno lí…papaveri che ridono fra grigie spoglie.
    Il tuo nome, geyser che attende,
    per la freschezza del sogno addormentato.
    Il tuo nome per fondare le torri della vita
    e seminare il sortilegio dei miraggi.
    Il tuo nome, adorato riflesso oscuro,
    per ferire la cecità dello specchio capriccioso
    e abbattere l’oblio delle acque.
    Un nome…per essere, per chiamarmi,
    e stringere il tuo cuore che pulsa misteri.
    Per non doverti offrirti solo la mia morte nell’oblio dei parti della terra.
    Il nome per il clamore della vita,
    per la passione che sanguina…
    Amore di luce odio d’oblio.
     
    Roma, sogno nella vita degli uomini
    fragranza ferma nelle pietre sparse…

     
     Roma, fragancia esparcida
     
    Antigüedad desconocida...
    como la sangre, la muerte y la pasión de amor.
    Tiempo desflecado en nubes y estruendo de infinito.
    ¿Y el sueño aquel, amapola che ríe en la grisura del despojo?
    Tu nombre, geiser que aguarda
    para la lozanía del ensueño adormecido.
    Tu nombre para fundar las torres de la vida
    y sembrar el sortilegio de los espejismos.
    Tu nombre, adorado reflejo oscuro
    para herir la ceguera del espejo caprichoso
    y abatir el olvido de las aguas.
    Un nombre para ser, para llamarme
    y estrujar tu corazón que pulsa misterios,
    para no tener que ofrecerte sólo mi muerte en el olvido de los partos de la tierra.
    El nombre, para el estruendo de la pasión que sangra.
    Amor de luz, odio de olvido.
     
    Roma, sueño en la vida de los hombres,
    fragancia detenida en las piedras esparcidas.
     

     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 28 agosto alle ore 11:52
    Ifigenia (Ifigenia)

    Ifigenia
     
    Vittima di un istante fatale,
    nel paese strano e prodigioso della vita,
    fra trionfatori senza gloria né pericoli.
    Nascere per sparire,
    come sonnambula nel vapore torbido degli stagni.
    Intrappolata verso il turbine,
    sorpresa, vedesti acque che portavano succo dolente.
    Nei ricami del ferro solenne
    ci sono i tabernacoli del sole
    e negli occhi solitudine di ombra.
    Gelida soffia la delusione dell’oggidì
    e ruggisce silenzioso il disdegno.
    La tristezza aspetta,
    trema il mistero,
    e in agra melanconia,
    tra sguardi che fuggono intirizziti e vili,
    sconti il catalogo indistinto della colpa.
    La tua vita fantasma chiama
    nell’ostinazione dimenticata dell’abisso.
    Un’ignobile illusione, che si beffa astuta,
    ti chiama al riso per odiare e ferire.
    Bocciolo vero e unico
    attendi la sorte che ti truffa.
    La vita ti adocchia in uno strappo,
    nella meraviglia di una passione
    esaltata e oscura.
    Sei sola,
    per la solitudine di un’idea sconosciuta,
    di un pensiero insondabile,
    per essere segreta a te stessa
    nel ghigno implacabile di sgualcite affabilità.
     
    I tuoi nomi di spada vengono avanti,
    come duro sentiero ai miei occhi anelanti.

    Ifigenia
     
    Víctima de un instante fatal,
    en el país extraño de la vida
    entre triunfadores sin gloria ni peligros.
    Nacer para desaparecer,
    como sonámbula en el vapor turbio de los estanques.
    Entrampada hacia el vórtice,
    sorprendida viste aguas que traían zumo doliente.
    Entre los bordados del hierro solemne
    hay tabernáculos de sol
    y en los ojos soledad de tinieblas.
    Helada sopla la desilución del día
    y ruge callado el desdén oscuro
    La tristeza aguarda,
    tiembla el misterio,
    y en agria melancolía,
    entre viles miradas ateridas que huyen
    descuentas el catálogo indistinto de la culpa.
    Tu vida fantasma llama
    en la obstinación olvidada del abismo.
    Una innoble ilusión se burla astuta,
    te llama al sarcasmo para odiar, herir.
    Brote verdadero, único
    esperas la suerte que te estafa.
     
    La vida te acecha en un desgarro,
    en la maravilla de una pasión
    exaltada y oscura.
    Estás sola
    para la soledad de una idea desconocida,
    de un pensamiento insondable,
    para estar secreta a ti misma
    en la mueca implacable de una arrugada afabilidad.
     
    Y tus nombres de espada se acercan
    como duro sendero a mis ojos anhelantes.
     

     
  • 04 agosto alle ore 11:50
    L'orizzonte (El horizonte)

    L’orizzonte

    L’angelo comanda gratitudine,
    punta la torcia intatta perché sia luce cieca,
    guizzo negli occhi delle maschere sonnambule.
    Con madre Solitudine
    consumi il miele aspro delle vergini,
    fra casupole declinanti e gigli selvaggi,
    in lagrime gravide di colpa.
    Muore il colibrì ai piedi del rovere,
    si disseta il leone alla fonte inesauribile,
    c’è una roccia che precipita
    e la croce dell’orizzonte squarciato.
    La luna tramonta, vespero si spegne,
    e il mio occhio vede la Luce unica nell’orizzonte sempre nuovo.
    E non mi stanco di Te,
    Albero aperto.

    El horizonte

    El ángel ordena gratitud,
    apuntala una antorcha intacta para que sea luz ciega,
    caracolea en los ojos de las máscaras sonámbulas.
    Con madre Soledad
    consumas el miel áspero de las vírgenes,
    entre tugurios declinantes y lirios silvestres,
    con lágrimas grávidas de culpa.
    Muere el colibrí a los pies del roble,
    el león sediento bebe en la fuente inexhausta,
    una roca precipita
    y es cruz el horizonte desgarrado.
    La luna fenece, el lucero se apaga,
    y mi ojo ve la Luz única en el horizonte siempre nuevo.
    Y no me canso de Ti,
    Árbol abierto.

     
  • Il lago della stella

    Ogni cosa mi indica Te.
    Voglio andare,
    lontano da balocchi e miraggi di incroci,
    alla ricerca del lago della Stella,
    verso una fontana di freschezza perenne.
    E tu ti avvicinerai,
    e sarò madre di frutti,
    madre del Libro delle Arti,
    giardino senza nome.
    E sarò pena dimezzata,
    guardiano dalle labbra sigillate.

    Si disegna la tua eredità in un pozzo
    di lontananza e sogno.

    El lago de la Estrella

    Cada cosa Te muestra.
    Quiero ir
    lejos de marionetas y espejismos de encrucijadas,
    a la búsqueda del lago de la Estrella,
    hacia una fuente de frescura perenne.
    Y tú te acercarás,
    y seré madre de frutos,
    Madre del libro de las Artes,
    jardín sin nombre.
    Y mi pena se reducirá,
    guardián de labios sellados.

    Se dibuja tu heredad en un hoyo
    de lejanía y sueño.

     
  •  
    L’acqua

    Guizzare di tiepida fiamma,
    peso di meraviglia e chiamata di speranza.
    Non si ferma l’Acqua, il poeta la fa fluire nella vita.
    È l’alba,
    nella battaglia dell’orizzonte è sempre l’alba.
    Il silenzio perenne dell’occhio
    non smuove il vento che investe possente.
    Non morrai mai,
    la bontà è solo Tua.
     
    Sui giardini la luna scarlatta,
    nel mio petto un cuneo di ferro.
    Lontano, verso il lieto orizzonte della sera,
    tra sentieri di santuari,
    si diramano le radici indorate della giustizia.
     
    Grigiastri ulivi bisbigliano
    fra le pietre ancestrali.
     
     
    El agua

    Serpentea la tibia llama
    peso de maravilla y llamada de esperanza.
    No se detiene el agua, el poeta la hace fluir en la vida.
    Es el alba,
    en la batalla del horizonte es siempre el alba.
    El silencio perenne del ojo
    no se mueve en el viento que ataca turbulento.
    No morirás,
    la bondad es solo Tuya.
     
    En los jardines la luna escarlata,
    en mi pecho un cuño de hierro.
    Lejos, hacia el horizonte de la tarde,
    entre senderos de santuarios
    se esparcen las raíces doradas de la justicia.
     
    Grisáceos olivos musitan
    entre piedras ancestrales.

     
  • 09 giugno alle ore 9:30
    Il Silenzio (El silencio)

    Il silenzio
     
    Silenzio, stupore macchiato di nulla.
    Fiamma blanda, acre alone.
    Silenzio che è bianco di creazione.
    Nome di impronunciabili nomi,
    interminabile Nome della risurrezione.
    Stordita dalla lontananza, m’aspetta nel tuo vuoto bruno.
    Non deve la tua spada gelida,
    troncare la cecità del mio amore infaticabile.
     
    Il mistero dell’aria nessuno l’ha detto
    perché nessuno ce l’ha…
    mistero brunito delle efelidi dei fiori,
    lì nella chimera lieve dove sorge il fulgore.
     
    El Silencio
     
    Silencio, asombro manchado de nada
    llama blanda, acre halo.
    Silencio que es blanco de creación.
    Nombre de impronunciables nombres,
    inacabable Nombre de la resurrección.
    La lejanía me aturde y me esperas en tu oquedad parda.
    No debe tu espada helada,
    tronchar la ceguera de mi amor infatigable.
     
    El misterio de los aires nadie lo ha dicho,
    porque nadie lo tiene…
    El misterio bruñido del lunar de la flor,
    allí en la quimera leve donde surge la lumbre.

     
  • I Giochi
     
    meraviglia quieta
    nello sguardo di acqua e sale,
    di freddo verde e nenie di luna.
    e più in qua e più in là!
    rimase un palpito di tepore tenace,
    come di cuccioli addormentati,
    e i girotondi e le statuine
    e gira e rigira e adesso sei a Milano!
    E giravolte e viaggi e aeroplanini e capriole e volteggi  e seme calpestato.
    E il seme fruttifica nel trascorrere, luce che ride,
    nel gioco, nei girotondi, nei cerchi, n.
    E giri e rigiri, e carezze, risate che vennero al tuo
    viso e gioiose si accucciarono nelle tue dita forti
    e viaggiarono e sbocciarono nelle mie mani
    dove s’impressero i nomi, l’allegria, le leggende.
    E furono voci e parole che si scrissero
    nei semi dell’anima
    e rimasero lì, blande, bianche.
    E furono nostalgie, pane di ricordi, calamita d’illusioni, forze.
    Tornano a essere parole d’emozione,
    voci vivide di colori, di suoni tintinnanti.
    Limpide fluiscono in ruscelli argentini, in
    stelle e fiocchi e grembiuli bianchi e furono
    i quaderni nel suolo prodigo.
     
     
    Los juegos
     
    asombro quieto
    en la mirada de agua y sal,
    de frío verde y luna arrulladora
    ¡y màs acà y màs allà!
    Se quedó un pálpito de tibieza tenaz
    como de cachorros acurrucados,
    ¡ Y la ronda y la estatua!
    ¡ Y gira y gira, y ahora estás en Milàn!
    Y rondas y viajes y avioncitos y vueltas y vaivenes y Semilla pisada.
    La semilla fructifica en el transcurrir, gota de luz che ríe,
    en el juego y las rondaS, e y en las vueltas de los viajes.
    Y otras vueltas y giros y carámbolas y vuelos y manos recias
     y risas y caricias que alborozadas se[cobijaron en tus dedos y viajaron
    y volaron y brotaron en mis manos
    donde se imprimieron los nombres, la alegría de los juegos.
    Fueron voces y palabras que se asentaron en semillas de alma
    y se quedaron allí, blandas, blancas
    y fueron pan de recuerdos,imàn de ilusiones, fuerza.
    Vuelven a ser de nuevo palabras de emociones,
    voces vívidas de colores y sonidos,
    repiqueteantes fluyen en rocío de oro, en
    en estrellas y moños, delantales blancos y
    cuadernos en el suelo pródigo.
     
    Francesca  Lo Bue

     
  •  
    Il Sentiero del vento

                                                  Un vento lieve udii che mi cercava
                                                     dentro quiete foreste
                                                  Un vento lieve vidi e mi cercava
                                                     e dentro boschi oscuri
                                                 e su acque silenziose, notte e giorno,
                                                            cercando il vento lieve.
                                                                    Ezra Pound
    Il sentiero del libro, ali nere che portano strie di luce,
    per fondare le calligrafi  degli enigmi.
    Terra bianca dove il vento gioca con gli alfabeti
     
    Occhio fermo e vasto.
    Stupore nel firmamento i santi caduti,
    la catena dei libri aurei,
    onda armonica nella notte delle fonti.
     
    Entra nell'ignoto avido
    c’è un’isola senza padrone
    e non dimenticar il canto.
    Nei disegni degli uccelli,
    nel centro delle danze,
    il mio canto troverai.

     
  • 01 maggio alle ore 9:31
    Lo sconosciuto (¿Quién es?).

    Per il giorno del lavoro 2019

    Lo sconosciuto

     Qualcuno s’offende e lavora nel sottosuolo, nelle fenditure delle caverne.
    Qualcuno decreta e dice no.
    Qualcuno impone la legge segreta.
    Si smuovono le acque profonde e le rocce burlone.
    Si posano le isole,
    e la carne con la sua gravezza e il suo istinto taciturno,
    mentre le sue voci di stella guidano le aquile annottate.
    Si colora il pietrame.
    Qualcuno possiede una bussola  e i numeri dell’orologio.
    Qualcuno possiede il sí e il no e l’adesso
    nell’universo di cartone screziato.
    Sempre c’e qualcuno che non dimentica,
    che pesa, misura e numera.
    Sempre qualcuno si sorprende e guarda quieto,
    indovina e sogna come la colomba del vecchio ulivo.
    E sogna il sogno dei tuoi occhi rigati d’oro.
     
    In questa terra di passi affrettati
    …di segrete voci sconosciute fra foglie fuggiasche.
     
     
     ¿Quién es?

     Alguien trabaja en el subsuelo  entre las grietas de las cavernas,
    alguien decreta y dice no.
    Alguien impone la ley secreta.
    Se mueven las rocas burlonas y las aguas profundas.
    Se posan las islas.
    Y la carne con su gravedad y su instinto enajenado,
    mientras sus voces de estrella guían las àguilas anochecidas.
    Se colorean los guijarros.
    Alguien posee una brújula silente y los números del reloj.
    Alguien posee el sí y el no y el ahora
    en el universo de cartón hendido.
    Siempre hay alguien que no se olvida,
    que pesa, mide y numera.
    Siempre alguien se asombra,
    adivina y sueña como la paloma grisàcea del viejo olivo,
    y sueña el sueño de tus ojos manchados de oro.
     
    En esta tierra de pasos apresurados,
    …de secretas voces desconocidas entre hojas huidizas...

     

     
  • 19 aprile alle ore 9:32
    Lo straniero(El extranjero)

    Lo straniero

    E non è male morire.
    Dal silenzio che scivola dolente
    mancano le parole all’enigma del domani,
    topo oscuro nelle caverne dello spazio,
    nelle strade del tempo breve.
    Arriva l’estraneità
    e scivola tenue fra i capelli
    col grumo di una colpa antica.
    Arriva nel tempo della vittima,
    scava con una lingua infuocata
    deponendo uova nere nel silenzio senile.

    Una bara nel cuore e la morte nel sogno
    per abbandonare i labirinti aggrovigliati di ingiustizia.
     
    El extranjero

    Y no es un mal morir
    y desde el silencio que resbala doliente
    faltan las palabras para el enigma del mañana,
    topo oscuro en las cavernas del espacio,
    en las calles del tiempo breve.
    Llega extranjeridad,
    resbala tenue entre los cabellos
    con el grumo de una culpa antigua.
    Llega en el tiempo de la víctima,
    excava como brasa ardiente,
    poniendo huevos negros en el silencio senil.

    Un féretro en el corazón y la muerte en el sueño
    para abandonar los laberintos enredados de injusticia.
     

     
  • 10 aprile alle ore 9:51
    Il libro oscuro (El libro oscuro)

    Il libro oscuro

    Il Tuo libro è oscuro come il sole meridiano,
    come il raggio di stelle notturne.
    Dove mi porteranno le ali del Libro?
    Tra le vie impietrate del foro,
    nella bianchezza del Tuo volto,
    quando il giorno ci saluta.
    Fulge l’anima dei giorni nel Tuo sedile ancestrale.
    Grazie, Padre della lontananza;
    da te caddero gocce di sillabe e lettere,
    il libro oscuro della Poesia.
     
    Con il libro della Conoscenza andrò per strade impervie,
    nella notte,
    alla dimora dove ardono i ceppi del focolare.
     
     
    El libro oscuro

    Tu libro es oscuro como el sol meridiano,
    como el rayo de las estrellas nocturnas.
    ¿Dónde me llevarán sus alas?
    Entre las plazas hostiles del foro,
    a la blancura de Tu rostro,
    cuando el día nos saluda.
    Fulge el alma de los días en Tu asiento ancestral.
    Gracias, Padre de la lejanía,
    de ti caen gotas de sílabas y letras,
    el libro oscuro de la Poesía.
     
    Con el libro del conocimiento iré por sendas escarpadas,
    en la noche,
    a la morada donde arden las ascuas del hogar.

     
  • Il Signore non si lasciava trascurare,
    ti faceva vittima,
    a te di me, a me di te.
    Vittima ed obbrobrio,
    spugna di sudori accaniti,
    tratto storto di una mano ironica,
    scarabocchio bizzarro di un calamo sottile.
    Sei vittima per lui, di loro…
    Perché faccia ciò che vogliono?
    Tu non lo saprai.
    Vivi così, desiderosa
    con voce rauca di preghiera inutile.
    Tu non saprai che seme germoglierà.
     
    Grido dal caos,
    presagio del sangue.
    Pura nostalgia
    dei morti nella sabbia,
    dei morti nell’addiaccio.
    Esule spuma nella catena del crepuscolo,
    verso l’albore d’oriente.

     La Semilla

    El Señor no se deja descuidar.
    Te hacía víctima,
    a ti de mí, a mí de ti;
    víctima y sombra,
    esponja de sudores encorvados,
    signo torcido de una mano irónica,
    garabato bizarro de una pluma sutil.
    Eres víctima por él, de ellos...
    ¿para que hagas lo que quieran?
    No lo sabrás nunca.
    Vive así, esperando
    con voz ronca de súplica inútil,
    no sabrás qué semilla germinará…
     
    Grito de abismo,
    presagio de la sangre.
    Pura nostalgia,
    de los muertos en la arena,
    de los muertos en la nieve,
    Espumas errantes en la cadena del crepúsculo,
    en el albor del oriente.
     
     
     

     

     

    Il
     

     
  • 18 febbraio alle ore 9:15
    Il libro nascosto (El libro escondido)

    Il Libro Nascosto

    Si drizza il libro nascosto.
    È Desiderio,
    e nella tua bocca sigillata dai sospiri
    vedo il muro della tua strada.
    Così consuetudine avrà il suo,
    l’aroma della terra grigia
    ti porterà al paese del destino.

    Portami alle strade perlacee
    del vento d’aprile,
    fra le persee selvatiche…
    Portami alle strade silenziose
    dei sicomori allucinati
    ai silenzi invisibili delle nubi svelate
    dal tamburo del sole.
     
    EL LIBRO ESCONDIDO
    Se endereza el libro escondido,
    es Deseo
    y en tu boca cerrada por los suspiros
    se adivina la muralla de tu calle,
    tu ojo reprime el desafío, la rebelión.
    El aroma de la tierra te llevará al país del destino.
     
    Llévame a las calles perlaceas
    del viento de abril
    Llévame a las calles silenciosas
    de los sicòmoros alucinados
    llévame al silencio invisible de las nubes desveladas.
     

     
  • Grido secco, il male che permane
     
    Nebbie di ruscelli sulfurei,
    sudore fumoso di muraglioni di stagno,
    serpi scarlatte per i sotterranei di pietra,
    e sarà sempre spregio!
    E non ci sarà dimenticanza…
    Minaccia la Montagna arroventata dai boschi incendiati,
    il vuoto fantasma dagli occhi vaghi…
    Ed è spazio secco, terra morta, semina inutile.
    Caddero stille all’alba,
    si fissarono e fu fuoco gelido: nodo tremante irto di solitudine e silenzio.
    Fiori neri di maledizione, scongiuri, sfide,
    freddi incensi lividi che vacillano e piano si spengono,
    per l’irata freddezza, per l’ostinato indecifrabile rifiuto.
    Ansima la stella triste del mattino ?
    Espia, in lagrime acre, il salice solitario, il suo luccichio fragrante?
    Inchioda il suo cuneo, affonda il suo becco,
    Lui…il Male Silenzioso, punzecchiante grumo di tregende.
    Il male assetato e supplicante è lí da sempre,
    fili crudeli tessono le innumerevoli pantomime delle mummie.  
    Lí va, serpeggia per le vie,  si muove coi suoi ceppi per abitacoli grigi,
    irradiante mistero in lacrime nascoste.
    E’ questo?
    Può essere questo?
    Spia la morte, di fretta arriva,
    ed è la fine, la cecità completa.
    Sarà sempre, come il ghigno tenace della sofferenza
    in vece dell’oblio sereno nell’immortalità sacra.
    E pozzi perenni di calce, incisioni di impronte di cenere, addii inamovibili di quarzi screziati,
    il male denso che rimane, finisce, riappare e non è dimenticato.
     

    Grito seco, el mal que permanece
     
    Neblinas de arroyos sulfúreos,
    sudor humoso de murallones de estaño,
    por subterràneos de piedra, entre serpientes escarlatas.
    ¡Serà siempre desprecio!
    ¡y no serà olvido, ni lo tendrà.
    Es la candente Montaña que amenaza desde bosques incendiados,
    el fantasma  de ojos vagos...
    Y es espacio seco, tierra muerta, siembra inútil.
    Caen los caràmbanos del amanecer,
    se fijaron y fue fuego helado: erizado nudo tembloroso de soledad y silencio.
    Flores negras de maldición, conjuros y desafío,
    fríos inciensos morados de ramajes que vacilan y se apagan,
    por el ostinado indescifrable rechazo.
    Jadea el lucero triste de la madrugada,
    ¿expía el sauce solitario, en làgrimas acres, el rubor fragante de la mañana?
    Acuña su cuño, hinca su pico,
    Él, el Mal Silencioso, coàgulo punzante de aquelarres.
    El mal sediento y suplicante està allí desde siempre,
    hilos crueles entraman las innumerables pantomimas de las momias.
    Por ahí va, serpentea por aceras anónimas, se mueve con sus estacas por habitaciones grises,
    irradiando misterio de furtivas làgrimas.
    ¿Es esto?
    ¿Puede ser esto?
     acecha la muerte, llega,
    y es el fin, la ceguera sin bordes.
    Serà siempre, como la mueca tenaz del sufrimiento,
    en vez del olvido sereno en la inmortalidad sagrada.
    Y seràn pozos perennes de cal y marcadas huellas de cenizas, adioses inamobibles de
    cuarzos.
     Él es extinción, caída y persecución, el mal que se queda y no acaba, reaparece y no es olvidado.

     
     
     
     

     
     
     
     
     
     
     

     
  • Il respiro del tempo
     
    Tremolio nel fogliame imprigionato,
    scivola sottile una voce di ali e nebbie…
    di  suoni perenni, segreti lontani diluiti in brume mai ferme.
    Aliti d’allodole sussurrano…
    pallido rantolo del tempo, terrore dei corvi bronzei della notte,
    delle montagne plumbee,
    dei tramonti sanguigni di morte e sogno,
    dei gigli arsi nei meriggi.
    Già feretro immobile di pallide nebbie,
    Aleggi, Tempo, sempre quieto, sempre livido.
    Mistero sempre uguale,
    terrore che mai finisce.
     
    Presente, rotta di veliero nel sogno,
    grigiore di luna allo specchio.

     
    La respiración del tiempo
     
    Hay un temblor cautivo en el follajes del bosque añoso.
    Se desliza sutil una voz de niebla y ave,
    de sonidos perennes,
    secretos lejanos, diluídos en brumas nunca quietas.
    Aliento de alondras susurran...
    Pàlido estertor del tiempo,
    terror de los cuervos broncíneos de la noche,
    de las montañas plomizas,
    de atardeceres sangrientos de muerte y sueño,
    de las azucenas acurrucadas y desfallecientes de la siesta.
    Ya féretro inmóvil hacia neblinas pàlidas.
    Tiempo que aleteas, siempre lívido.
    Misterio siempre igual,
    Pavor que nunca acaba.
     
    Presente, rumbo de barca en el sueño,
    gris de luna en el espejo.
     

     
     
     
     
     
     

     

     
  • 23 dicembre 2018 alle ore 10:08
    Il fiume de Roma

    Barcarolo romano
     
    Quanta pena stasera
    c'è sur fiume che fiotta così,
    disgrazziato chi sogna e chi spera
     
    tutti ar monno dovemo soffrì',
    ma si n'anima cerca la pace,
    può trovalla sortanto che quì.
     
    Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta, l'eco s'arisente.
    Si è vero, fiume, che tu dai la pace,
    fiume affatato, nun me la nega'.
     
    Più d'un mese è passato
    che na sera je dissi a Nine'
    "Quest'amore è ormai tramontato",
    lei rispose "Lo vedo da me".
    Sospirò, poi me disse "Addio amore,
    io però nun me scordo de te".
     
    E da quel giorno che l'abbandonai,
    la cerco ancora e nun la trovo mai.
    Si è vero, fiume, che tu dai la pace,
    me so' pentito, fammela trova'.
     
    Proprio incontro ar battello
    vedo n'ombra sull'acqua, più 'n quà,
    s'ariggira, ed è un mulinello,
    poi và sotto e riaffiora più in là.
    Fate presto, è na donna affogata!
    Poveraccia, penava, chissà!
     
    La luna, da lassù, fà capoccella,
    rischiara er viso de Ninetta bella.
    Me chiese pace e io je l'ho negata,
    fiume, perchè me l'hai rubata tu!
     
    Me vojo sperde su o giù pe' fiume,
    così, chissà me more assieme a te!

    (di P.Pizzicaria – Romolo Balzani)

    Fiume turbolento di sabbie blande,
    fiume  della dimora, della torre.
    Fiume con acque di stelle,
    forte d’oblio, per la pace della luce.

    Francesca Lo Bue
     
     
     
     
    El Rìo de Roma
     
    Barcarola Romana
     
    Cuànta pena en el río esta noche :
    desgraciado quien sueña y espera
    todos, en el mundo debemos sufrir
    ...si hay un alma che busca la paz
    la puede encontrar sólo aquí.
     
    El barquero va contro corriente
    y cuando canta su eco se oye.
    Si es cierto, río que tú das la paz
    río hechicero, no me la niegues.
     
    Ha pasado ya màs de un mes...
    una noche le dije Nené
    “este amor se ha acabado”
    ella respondió: “ lo veo”
    Suspiró y después me dijo “adiós amor...
    yo peró no me olvido de ti”.
     
    Y desde aquel día que la abandoné,
    la busco aún... pero no la encuentro...
    Si es cierto río que tu dàs la paz,
    me he arrepentido, hazmela encontrar.”
     
    Justo cerca de la lancha,
    veo una sombra en el agua,
    màs acà gira, hace remolinos
    se ahonda , aparece màs allà.
    ¡Ràpido, es una mujer anegada
    ¡Pobre, cuànto penaba!
     
    La luna, allà arriba, hace guiños
    aclara el rostro de la bella Nené
    Me pidió paz , yo se la negué
    ¡Río, porqué me la robaste!
     
    Me quiero perder río abajo...
    Así, quizàs muero contigo...

    (Traduzione di Francesca Lo Bue)

    --------------------------
    Río turbulento de arenas blandas,
    río  de la morada y de  la torre.
    Río con aguas de estrellas,
    fuerte de olvido, para la paz de la luz.

    FRANCESCA  LO BUE
     

     
  • 30 novembre 2018 alle ore 10:44
    Il Ponte spezzato (El Puente quebrado)

    Sempre qualcosa si spezza e secca,
    sempre qualcosa singhiozza, si ferma e passa.
    Scricchiano le foglie gialle,
    e le stelle, dure luci di cielo.
    Sempre il fiore cade,
    un boccio è reciso…
    Sempre tu, divinità di terra e vita piegata,
    sempre qualcosa!
    Un nodo, un vuoto ubriaco,
    groppo nero che morbido drizza nell’oscurità.
    Briciolo di dolore plumbeo,
    sciame puntuto che accerchia.
    Sottomissione del corpo vinto,
    luna sfatta, stilla slavata per i sentieri di fortuna.
    Si rifà l’amore sacro?
     
    Solitudine,
    effigie senza parole né lucerne.
    Annuncia scongiuri il ponte spezzato?
    Tremano le stelle fulgide.
     
    El Puente quebrado
     
    Siempre algo se seca y despedaza,
    siempre algo solloza, se detiene y pasa.
    Crujientes hojarascas amarillas.
    ¿Y las estrellas, dura luz del cielo?
    Siempre la flor decae,
    un pimpollo cortado...
    un renuevo enterrado,
    Siempre tú, divinidad de tierra y vida agachada.
    Siempre algo,
    un nudo, un vacío embriagado,
    zumo negro erizado.
    Brizna de dolor plúmbeo,
    enjambre puntudo que ronda.
    Sumisión del cuerpo vencido,
    luna deshecha, caireles desleídos por los caminos azarosos.
    ¿Desquite del amor sagrado?
     
    Soledad,
    esfinge sin palabras ni lucernas,
    ¿anuncia conjuros el puente quebrado?
    Tiemblan las estrellas fúlgidas
     
     

     

     
  • 31 ottobre 2018 alle ore 8:58
    Un destino (dedicata a Desirée Mariottini)

    Nelle penombre secolari il fiume disegna l’anima,
    i pini squarciano l’etere
    e l’albero centenario sorride alle croci antiche.
    E verrà il bambino in un raggio,
    scolpirà un trono con occhi che avvampano
    e strisce di miracoli in gemme incise.
    Arriverà alla casa dei colori dal sentiero dell’alba.
    Con l’ebbrezza dell’afflizione bacerà madre Morte,
    fra paradisi di cupole e tabernacoli fuggenti.
    Sarà l’addio dal vuoto antico di Roma,
    verso la città di là dai monti.

    La mano costruisce e ha una speranza,
    sortilegio della carne nella solitudine della sete.

    Un destino

    En las penumbras seculares el río dibuja el alma,
    los pinos recortan el éter
    y el árbol centenario sonríe a las cruces antiguas.
    Y vendrá el niño en un rayo,
    esculpirá un trono con ojos que llamean
    y franjas de milagros en gemas talladas.
    Llegará a la casa de los colores desde el sendero del alba.
    Ebrio de aflicción besará Madre Muerte,
    entre paraísos de cúpolas y tabernáculos huyentes.
    Será el adiós al vacío antiguo de Roma,
    hacia la ciudad de más allá de los montes.

    La mano construye y tiene una esperanza,
    sortilegio de la carne en la soledad de la sed.

     
  • 19 settembre 2018 alle ore 17:36
    La bugia (La mentira)

    La bugia
    Tutto è demone,
    bestia ingloriosa e serpe di mal dire.
    Grida e sta in silenzio,
    ride, schiamazza e fugge.
    Va lontano, verso distanze brumose
    e riappare con i fiori dell’empietà e dell’afflizione.
    Allettante, si piega negli altari levigati dalle astuzie.
    Insegue fra i voli dei corvi,
    negli alberi dissecati del meriggio.
    Che non raggiunga la Terra dei Troni,
    la terra pura dei nobili alfabeti.
     
    Un ombra,
    riflesso oscuro di un’eco,
    di niente,
    di morte.
     
     
    La mentira
    Todo es demonio,
    bestia ingloriosa y serpiente del mal decir.
    Grita y está en silencio,
    se ríe, teatraliza y huye.
    Va lejos, hacia distancias brumosas
    y reaparece con las flores de la impiedad y de la aflicción.
    Alentador se inclina a los altares bruñidos de las astucias.
    Te sigue por entre el vuelo de los cuervos,
    en los árboles disecados de la canícula.
    Que no alcance la tierra de los Tronos,
    la pura tierra de los nobles alfabetos.
     
    Una sombra,
    reflejo oscuro de un eco,
    de nada,
    de muerte.

     
  • 18 luglio 2018 alle ore 8:01
    La carezza dell'aria (La caricia del aire)

    La carezza dell’aria

    Senza dolore un figlio è venuto al mondo,
    sotto un baldacchino di palme
    porta sette lampade azzurre e la carezza del vento.
    Senza malattia i fiori sgargianti,
    senza brina i borghi ombrosi.
    Nuota nel lago ceruleo la stella mite,
    nelle ciglia iridescenti c’è presagio.
     
    Vociferano gli otri,
    trasudano i semi,
    chiamano i fiori nella notte della nuvola.
     
     
    La caricia del aire

    Sin dolor ha venido un hijo al mundo,
    bajo un dosel de palmeras
    trae siete lámparas azules y la caricia del viento.
    Sin enfermedad las flores llamativas,
    sin escarcha las aldeas sombrías.
    Nada en el lago cerúleo la estrella mansa,
    en sus pestañas iridiscentes hay presagio.
     
    Vociferan los odres,
    sudan semillas
    llaman las flores en la noche de la nube.

     
  • Mondo

    Il Creatore si alzò all’eco di un lamento,
    eterna assenza della razza morta,
    di quella razza che passò nuda dalla terra.
    Il vento porta le origini del mondo,
    viscere di miserere e morte,
    terreno di rifiuti dovè incastrato l’aroma del tulipano,
    vicolo sotterraneo dove la gemma
    geme in una breccia del cuore.
    Mondo,
    voce dove giacciono moltiplicate le voci,
    interiorità che si fissa in intuizioni tristi.
    Bussola nei labirinti,
    dove corre la divisione del tempo.
    Orme, passi infiniti,
    che dissolvono in occhi d’ardore.

    Erri per strade vuote
    graffiando una cinta di pietra.
    Nutri una forma fuggitiva di passione e beffa.

    Mundo

    El Hacedor se levantò al eco de un lamento,
    eterna ausencia de la raza muerta,
    de aquella raza que pasó desnuda por la tierra.
    El viento trae los orígenes del mundo,
    vísceras de miserere y muerte,
    terrenos de deshechos donde está entrampado el aroma del tulipán,
    callejón subterráneo donde la gema
    gime en una brecha del corazón.
    Mundo,
    voz donde yacen multiplicadas las voces,
    interioridad que se fija en intuiciones tristes.
    Brújula en los laberintos,
    donde corre la división del tiempo.
    Hormas, pasos infinitos,
    que se disuelven en ojos de ardor.

    Errante por calles vacías
    rasguñando un cercado de piedra,
    alimentas una forma fugitiva de pasión y burla.

     
  • 29 maggio 2018 alle ore 8:56
    I Libri per il Maggio dei Libri 2018

    Il Libro Nascosto

    Si drizza il libro nascosto.
    È Desiderio,
    e nella tua bocca sigillata dai sospiri
    vedo il muro della tua strada.
    Così consuetudine avrà il suo,
    l’aroma della terra grigiastra
    ti porterà al paese del destino.
    Portami alle strade perlacee
    del vento d’aprile
    fra le persee selvatiche…
     
    Portami alle strade silenziose
    dei sicomori allucinati
    ai silenzi invisibili delle nubi svelate
    dal tamburo del sole.
     
    El Libro Escondido

    Se endereza el libro escondido,
    es Deseo
    y en tu boca cerrada por los suspiros
    se adivina la muralla de tu calle,
    tu ojo reprime el desafío, la rebelión.
    El aroma de la tierra te llevará al país del destino.
     
    Llévame a los senderos del viento de abril
    llévame al silencio de las nubes desveladas
    por el tambor del sol.

     
  • 25 maggio 2018 alle ore 8:58
    I Libri per il Maggio dei Libri

    Il libro smarrito
    Più non cerco e ancora cerco il libro,
    smarrito fra le brezze ammalianti di sortilegi e malie,
    nello spazio bianco di niente dove nuotano i dromedari e
    i pesci,
    le orchidee e le camelie.
    Aspettano che il libro si scriva con scintille ebbre.
    Lì c’è il segreto del fi ore di sale,
    la croce dell’agnello,
    lì, nel cuore dolente delle lettere!
    Rimbombano nel sole lavato delle spume erranti.
    Aspetta il libro bianco, il disegno delle lettere storte.
    Si scriverà l’amara fragranza interminabile del dolore,
    la morte, l’amore.
     
    El Libro  Extraviado
    Ya no busco y todavía busco el libro
    extraviado entre los aires del sortilegio y la magia,
    en el espacio blanco de nada,
    donde nadan los dromedarios y los peces
    las orquídeas y las camelias.
    Esperan que el libro se escriba con chispas ebrias.
    ¡ahí está el secreto de la flor de sal!
    ¡La cruz del cordero!
    ahí, ¡en el corazón doliente de las letras!
    retumban en el hueco sol lavado de las espumas
    errantes...
    Espera el libro blanco, la trama de las letras torcidas.
    Se escribirá la amarga interminable fragancia del
    dolor, la muerte, el amor.
     
     

     
  • 18 maggio 2018 alle ore 9:49
    I Libri per il Maggio dei Libri

    Il Sentiero del vento

                                                     Un vento lieve udii che mi cercava
                                                                           dentro quiete foreste
                                                          Un vento lieve vidi e mi cercava
                                                                          e dentro boschi oscuri
                                                    e su acque silenziose, notte e giorno,
                                                                            cercando il vento lieve.
                                                                                             Ezra Pound

    Il sentiero del libro, ali nere che portano strie di luce,
    per fondare le calligrafie  degli enigmi.
    Terra bianca dove il vento gioca con gli alfabeti
     
    Occhio fermo e vasto.
    Stupore nel firmamento i santi caduti,
    la catena dei libri aurei,
    onda armonica nella notte delle fonti.
     
    Entra nell’ignoto avido
    c’è un’isola senza padrone
    e non dimenticar il canto.
    Nei disegni degli uccelli,
    nel centro delle danze,
    il mio canto troverai
     
     
    El SENDERO DEL VIENTO

                                                 Un viento leve oí que me buscaba
                                                                      dentro quietas selvas
                                                        un viento leve vi y me buscaba
                                                                         sobre el mar sereno.
                                                                 Y hacia bosques oscuros
                                                                                    me encaminé
                                            y sobre aguas silenciosas, noche y día
                                                                     buscando el viento leve
                                                                                       Ezra Pound
     
    El sendero del libro, alas negras que llevan a
    hendiduras de luz,
    para fundar las caligrafías de los enigmas.
    Tierra hueca para que el viento juegue
    con los alfabetos.
     
    Ojo firme y vasto.
    Estupor en el firmamento, los santos caídos,
    la cadena de los libros áureos.
    onda armónica en la noche de las fuentes.
     
    Entra en el ignoto ávido,
    hay allí una isla sin dueño,
    rosa de mayo, tus días fugaces.
    No olvides el canto en la tierra ciega.
    En los remolinos de las aves,
    en el centro de la danza,
    mi canto hallarás...
     

     
  • 07 maggio 2018 alle ore 9:04
    I Libri per il Maggio dei Libri

    Libro errante

    Di me che cerco un sentiero dritto e sconosciuto
    nella mia radice di niente.
    Toccare da qualche parte la parola prima,
    rannicchiata nel fango purpureo,
    fra voci fosche e luci sfuse,
    tra gli alberi cinerini del tempo che assorda.
    Voce argentata di luna nuova,
    voce di figlio e di padre.
    Labbra traslucide, assetate dell’oscura fonte dritta,
    smarrita nella vasta nebbia immemoriale.
    Scendono verso il sud le colombe timorose d’oscurità.
     
    EL Libro Errante

    Busco la senda derecha, desconocida
    en mi raíz de nada.
    Tocar desde alguna parte la palabra primera,
    agazapada en el lodo purpúreo,
    entre las voces hoscas y las luces derretidas,
    entre los árboles cenicientos del tiempo que ahoga.
    Voz-plata de luna primera.
    Voz de hijo y de padre,
    labios traslúcidos, sedientos hacia la oscura fuente
    erguida,
    extraviada en la vasta niebla inmemorial.
    Descienden hacia el sur las palomas temerosas de
    oscuridad.
     

     
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