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Autore

Francesca Lo Bue

in archivio dal 05 mar 2011

Lercara Friddi - Italia

28 agosto alle ore 11:52

Ifigenia (Ifigenia)

Ifigenia
 
Vittima di un istante fatale,
nel paese strano e prodigioso della vita,
fra trionfatori senza gloria né pericoli.
Nascere per sparire,
come sonnambula nel vapore torbido degli stagni.
Intrappolata verso il turbine,
sorpresa, vedesti acque che portavano succo dolente.
Nei ricami del ferro solenne
ci sono i tabernacoli del sole
e negli occhi solitudine di ombra.
Gelida soffia la delusione dell’oggidì
e ruggisce silenzioso il disdegno.
La tristezza aspetta,
trema il mistero,
e in agra melanconia,
tra sguardi che fuggono intirizziti e vili,
sconti il catalogo indistinto della colpa.
La tua vita fantasma chiama
nell’ostinazione dimenticata dell’abisso.
Un’ignobile illusione, che si beffa astuta,
ti chiama al riso per odiare e ferire.
Bocciolo vero e unico
attendi la sorte che ti truffa.
La vita ti adocchia in uno strappo,
nella meraviglia di una passione
esaltata e oscura.
Sei sola,
per la solitudine di un’idea sconosciuta,
di un pensiero insondabile,
per essere segreta a te stessa
nel ghigno implacabile di sgualcite affabilità.
 
I tuoi nomi di spada vengono avanti,
come duro sentiero ai miei occhi anelanti.

Ifigenia
 
Víctima de un instante fatal,
en el país extraño de la vida
entre triunfadores sin gloria ni peligros.
Nacer para desaparecer,
como sonámbula en el vapor turbio de los estanques.
Entrampada hacia el vórtice,
sorprendida viste aguas que traían zumo doliente.
Entre los bordados del hierro solemne
hay tabernáculos de sol
y en los ojos soledad de tinieblas.
Helada sopla la desilución del día
y ruge callado el desdén oscuro
La tristeza aguarda,
tiembla el misterio,
y en agria melancolía,
entre viles miradas ateridas que huyen
descuentas el catálogo indistinto de la culpa.
Tu vida fantasma llama
en la obstinación olvidada del abismo.
Una innoble ilusión se burla astuta,
te llama al sarcasmo para odiar, herir.
Brote verdadero, único
esperas la suerte que te estafa.
 
La vida te acecha en un desgarro,
en la maravilla de una pasión
exaltada y oscura.
Estás sola
para la soledad de una idea desconocida,
de un pensamiento insondable,
para estar secreta a ti misma
en la mueca implacable de una arrugada afabilidad.
 
Y tus nombres de espada se acercan
como duro sendero a mis ojos anhelantes.
 

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