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Francesca Lo Bue

in archivio dal 05 mar 2011

Lercara Friddi - Italia

27 febbraio 2017 alle ore 10:26

L'albero

 
Vidi come un’isola morta di alberi secolari: bosco millenario che chiede,con strazio e grida tacite, di morire affinché sia completezza di vita.
 
Il cibo è semina e si semina per vivere; la vita è seme e il seme è frutto e il frutto è albero di un seme nella terra, che fa sbocciare ogni albero dalla terra.
Nella terra tanti semi e sostanze si combinano, avviluppandosi in misteriosa alchimia; da questa alchimia, nelle viscere della terra, risorge l’albero: asse, centro della terra.
Dal groviglio di cenere e radici sale la vita (tronchi,foglie, frutti). L’alimento è la benedizione dei morti, il loro lascito e pudore: ci lasciarono un giardino con calore di frutti.
 L’albero è morte e ricapitolazione, sintesi di acqua, terra, luce, aria e continua risurrezione: crescita verticale della vita del cosmo e vita senza morte.
La vita del cosmo viene rappresentata da un albero gigante vicino alla casa, dove si annida lo spirito protettore. Nell’albero c’è la divinità-
L’albero rappresenta il genere umano e ciascuna essenza le diverse specie di uomini: i tigli per i germani, le betulle per i russi, il fico per gli indiani, le palme per gli arabi e così di seguito.
Nel viterbese i boschi di castagni e i noccioleti.
 

 Nel bosco, La Faggeta
 
Sono arrivata alle sue soglie
e vidi la tua estensione ostinata, triste.
Velluto sonnolento,
quiete storta che non finisce,
forza di abbracci millenari.
Il tuo pianto quieto di schegge e foschia è lì,
fra soglie iridescenti piangi il tuo lungo desiderio,
immenso di pensieri.
Intuisci affanni e colori,
preziosità di fiori e abbracci di corpi amanti.
Vuoi voci per il tuo mutismo freddo, capriccioso
e un corpo vivo e fragile.
Cerchi cuore, sangue e primizie di forme,
spoglia millenaria e brillante della terra!
Vuoi tempo finito, morte, canto e grido…
Vuoi sentire, vuoi entrare nella casa della vita,
Vuoi la vita breve,
vuoi accedere alla tenerezza del respiro di Dio.
 
E non sarà quel peso di nebbia informe, silente,
che calpesta e sgretola,
che annulla in un pozzo d’oblio!

Por los despojos del bosque
 
 Lleguè hasta tus umbrales
y vì tu extensiòn obstinada, triste.
Terciopelo sonnoliento,
tu quietud torcida e inacabada
tu fuerza de abrazos milenarios.
Tu llanto quieto de astillas y neblinas està allì,
y entre umbrales tornasolados lloras tu deseo largo,
inmenso de pensamientos.
Intuyes afanes y colores,
preciosidades de flor y abrazos de cuerpos amantes.
Quieres voces para tu mudez frìa y caprichosa
y un cuerpo vivo y fràgil.
Buscas corazòn, sangre y primor de formas,
¡Despojo milenario y brillante de la tierra!
Quieres muerte, tiempo finito, canto y grito...
Quieres sentir, quieres entrar en la casa de la vida,
quieres la vida breve,
quieres acceder a la tibieza del respirar de Dios...
 
¡Y no serà aquel peso de niebla
informe, silente
que machaca, desmenuza,

que anula en un pozo de olvido!

Francesca Lo Bue - Relazione al XIV Convegno " Il cibo e le sue tradizioni" 
Museo delle tradizioni popolari di Canepina
31 ottobre 2015

 

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