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Autore

Francesca Lo Bue

in archivio dal 05 mar 2011

Lercara Friddi - Italia

15 novembre alle ore 8:06

Venezia (Venecia)

Venezia

Pallida Venezia,
opalescenza di stelle e riverbero di plenilunio,
le tue ogive portano al delirio dell’Infinito.
Quale destino?
Il naviglio che scende nel labirinto del sangue,
lontana armonia nel suono spezzato delle acque.
C’è una lagrima di brina,
c’è Medea che chiama tra muraglie di piombo
mentre lo straniero mangia acini d’argento
negli occhi d’ambra della sera.
Spume antiche mi portano alle tue soglie
fra tabernacoli d’incenso
e incavi di mosaici incantati.
Venezia, libro di viaggi,
fra i tuoi ponti il cigno
nel ventaglio delle onde.
Venezia, sentiero di cielo,
tepore di lucignolo fra labirinti profumati di luce.
Ombra di fuoco perenne, la tua anima è rimembranza,
il tuo aroma finitudine di vita e pena purpurea.
Nelle tue maschere,
la pena ancestrale del mio viso

Venecia

Pálida Venecia,
opalescencia de estrellas y reverberar de plenilunio,
tus ojivas se abren al delirio del infinito.
¿Cuál destino?
El bajel que desciende en el vorticar de la sangre,
lejana armonía en el sonido despedazado de las aguas.
Hay una lágrima de escarcha,
está Medea entre murallas de plomo,
mientras el extranjero bebe gotas de plata,
entre los ojos de ámbar de la tarde.
Espumas antiguas me traen a tus umbrales
entre las aras de incienso
y las honduras de los mosaicos encantados.
Venecia, libro de viajes,
entre tus puentes, el cisne
se desliza en el abanico de las ondas.
Venecia, sendero del cielo,
tibieza de candil entre laberintos perfumados de luz.
Sombra de fuego perenne, tu alma es remembranza,
tu aroma finitud de vida y pena purpúrea.
En tus máscaras,
la pena ancestral de mi rostro.
 

Commenti
  • Anna Maria Conti In questi giorni in cui Venezia sta scontando dure pene, questa poesia ci ribadisce che tale città è patrimonio di ciascuno di noi. La poetessa dice che nelle maschere veneziane ritrova il proprio viso. È proprio così. È una Venezia "pallida", lunare, fantasmagorica, che trascende la terra e il mare, di cui fa ponte, e spazia con le proprie architetture (le ogive) fino al "delirio dell'infinito". Questa non è più Venezia, ma un'essenza pure ed eterea, un'anima del mondo.

    15 novembre alle ore 20:33


  • Nicolò Rempiccia Splendida Poesia meataforica mai più appropriata in momento porticolare per una città stupenda che sta attraversando un periodo particolarmente delicato

    16 novembre alle ore 13:02


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