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Racconti di Frank Pilato

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  • 20 ottobre alle ore 1:18
    Enrico

    Come comincia: Ieri è stata una giornata speciale, che ricorderò per tutta la vita.
    Sono le 16 e mi vedo con un caro amico del liceo, uno di quelli che chiedi in giro, ma nessuno sa molto; uno di quelli che non vedi spesso, uno che... per me è sempre stato un illuminato.
    Mi regala il suo libro di poesie dal titolo “Quando la parola più non basta”… e insieme andiamo a prendere un frullato vegano su Ponte Vecchio.
    Parliamo molto e in profondità, è bello parlare con qualcuno, ma il tempo vola ed è tardi, ci salutiamo.
    Mentre cammino verso scuola, inizio a sfogliare il libro, c'è un suo pensiero scritto a penna: non dicendomi nulla mi ha fatto un doppio regalo riuscendomi a strappare un sorriso sincero, cosa che da qualche tempo a questa parte è diventata una cosa rara per me.
    Arrivo a scuola e uno dei miei più cari amici, nonché studente, mi sorprende per i progressi… la lezione vola...
    Peccato, sarei rimasto ancora, non ha prezzo condividere certi momenti, ma è tardi.
    Io non vedo la lezione come una vera e propria "lezione", ma più come una condivisione, e infatti mi reputo insegnante e allievo allo stesso tempo: quando sto attento, imparo anche da un sorriso o da uno sguardo.
    Sono le 20:30, la fame si fa sentire e mi fermo a cenare in un ristorante vegano davanti la scuola dove ormai sono cliente abituale, prendo anche un dolcetto da asporto, così da far colazione il giorno seguente.
    Mentre torno a casa, assorto nei miei pensieri, mi ritrovo per le vie più affollate del centro. Solitamente le evito: non mi piace la folla...
    Inizio a guardarmi intorno, il sole è tramontato e c'è un leggero vento... molti turisti, ma non troppi e qualche musicista al Duomo.
    Due ragazzi guardano la cartina e poi la rigirano; un ragazzo bacia la mano alla compagna (mai visto in vita mia, sono cose che fanno bene allo spirito); due fratelli, credo tedeschi, spingono un terzo in carrozzina verso Via dei Calzaiuoli; gli altri passanti guardano dritto al loro sguardo, assenti dalla bellezza che li circonda.
    Passo davanti ad una nota gioielleria sul Ponte Vecchio dove risiede una grande artista e amica: un'alchimista della gioielleria, lei non c’è… ma si respira un'aria di creatività e i colori sono oro e nero: i colori dell’Arno e della poesia.
    Continuo a passeggiare, con la chitarra sulle spalle, il dolcetto in una mano e il libro di poesie nell'altra, mi riguardo intorno...
    Che bei colori ha Firenze… penso che in autunno, si trasformi in uno dei luoghi più romantici al mondo.
    Troppo poetica per un film Hollywoodiano.
    Torno a casa e nella penombra scorgo dei fogli che fuoriescono da una cartellina gialla… sento un gran freddo.

  • 20 ottobre alle ore 1:15
    Stories

    Come comincia: Storie:
    Tanti e tanti anni fa, mentre tutti i i ragazzini della mia età uscivano in "compagnia" con altri coetanei, io dopo i compiti, preferivo passare i pomeriggi in centro a Firenze.
    Le opzioni erano sempre e solo due: per negozi di dischi o a Siena all'Emporio degli strumenti musicali.
    Quest'ultima era haimè rischiosa perchè per un bambino di 12 anni ( i 12 anni del '94 non erano come quelli di adesso ) non era normale prendere la corriera extra urbana di nascosto dai genitori.
    Ad ogni modo, un negozio di dischi mi è rimasto impresso, per le ore spese lì dentro e per il muro di dischi che mi inebriavano la vista e lo spirito.
    A quei tempi i dischi costavano veramente tanto, e prenderne più di un tot al mese, significava rinunciare alla merdenda della mattina a scuola; perchè si sa, i genitori storcono sempre il naso quando si tratta di musica.
    Ricordo un episodio: una mattina Il vecchio proprietario - che evidentemente si era svegliato con la luna storta - , alla mia ennesima e snervante richiesta:" posso ascoltare anche questo?". Mi rispose:" ragazzo, non sono un jukebox ".
    Da quel giorno per un eccesso di Ego non rimisi più piede in quel negozio, e da allora, sono passati 25 anni.
    Oggi, passando per le vie del centro, mi sono soffermato proprio in quel negozio: al disco Alberti ( storico negozio fiorentino ) nell'intento di acquistare un disco di Prince.
    Il vecchio signore non c'era più, e il locale era illuminatissimo in pieno stile USA.
    Purtroppo, come in qualsiasi negozio di dischi, non si vendono più solo dischi, ma anche calendari, auricolari, casse, e tante altre cose; la sezione dei dischi è sempre più piccola ovunque io vada, ma in questo negozio vi è un piano interamente dedicato.
    Salendo al piano di sopra sentendomi un pò adolescente, riesco a trovare Prince: Purple Rain.
    Immediatamente poco più giù leggo" F. Pilato " e trovo i miei dischi esposti.
    Non è la prima volta che mi ritrovo nei negozi, ma questa volta è stata diversa.
    Mi sarebbe piaciuto che quel vecchietto fosse stato ancora lì, e a quel punto gli avrei detto:" Hey Man, vorrei acquistare quei due dischi di quel tizio: "Frank Pilato", sta lì, fra Prince, Parker e Pezzali ( mi fa un pò effetto ). Tranquillo, non importa ascoltarli, li prendo a scatola chiusa, mi fido".

  • 20 ottobre alle ore 1:14
    Solitudine

    Come comincia: Riflessioni
    Spesso mi chiedono come mai io sia un solitario:
    amo cenare da solo nei ristoranti ( a lume di candela anche ), viaggiare solo, fiondarmi in hotel dopo le date lives, non avere nessuno nei camerini, vivere isolato, meditare per giorni, tenere il cellulare lontano settimane, etc etc etc.
    Nella nostra società, l'essere solitario, non viene visto come una cosa positiva, ma la solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, anzi è proprio il contrario; o per lo meno nel mio caso è l'esatto opposto.
    Spesso non servono i viaggi, imprese titaniche, corsi motivazionali, è sufficiente rendersi conto di chi non si ha intorno.
    So che in molti non capiranno le mie parole, ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni di un solitario: l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è conscio della propria individualità e non si identifica con gli altri.
    La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, cosa che riscontro in tutta la gente che incontro.
    Se non si è capaci di farlo con noi stessi, come si pretende di farlo con gli altri? E' stupido.
    Io "credo" che sia importante avere sempre un contenuto da portare in un rapporto, quindi per questo preferisco scegliere e non essere scelto; che poi se scegli con consapevolezza, sei scelto.
    La solitudine non è sofferenza, la sofferenza è costringersi a stare a tutti i costi con qualcuno; questa è la sofferenza.
    Amo i miei amici perchè sanno delicatamente come "prendermi"��e infatti la loro amicizia onora la mia anima.
    L'uomo è cambiato: l’intimità e la solitudine hanno perso il loro valore, le qualità individuali sono divenute sempre più di tutti, il singolo ricerca la collettività, la moltitudine e si identifica con il Noi.
    Io sono io, non sono noi.
    Tutto ciò mi mette in contatto con la mia anima e mi permette di spegnere le luci finte da cui sono circondato.

  • 20 ottobre alle ore 1:10
    Felice

    Come comincia: Cari genitori...

    - Cosa vorresti che facesse tuo figlio da grande? Medico, avvocato, ingegnere?
    - Felice, vorrei che mio figlio fosse felice.

  • 20 ottobre alle ore 1:07
    Il Re scorpione

    Come comincia: Qualche giorno fa sono corso al pronto soccorso a causa di una puntura di scorpione. Ebbene sì lo stronzetto si era intrufolato tra le pieghe del mio cuscino.
    Giunto al pronto soccorso con l'essere immondo in ottima salute dentro un contenitore di vetro, mi appresto a entrare e spiegare la situazione agli infermieri.
    Sbigottiti mi scongiurano di non aprire il barattolo...come se fossi un idiota.
    Aspetto il mio turno, nel mentre entra una ragazza ( molto bella ) con il suo compagno.
    La ragazza presenta delle tumefazioni sul volto e credo anche un trauma cranico visto che si reggeva a mala pena in piedi e non era ubriaca.
    Invito gli infermieri a controllarla subito, in quanto io teoricamente non dovrei essere in pericolo di vita ( ho ancora molto da dare a questo mondo ).
    Poi oh, avendo portato il mostro con me, avrevvero avuto sicuramente l'accortezza per procurarsi l'antidoto in caso di veleno mortale...
    le mie speranze sono sempre molto alte in campo salutare.
    Ad ogni modo passano 40 minuti e mi vedo questo energumeno fidanzato della ragazza che mi corre incontro come un folle e due della polizia dietro che lo inseguono.
    Mi urta facendo cascare lo scorpione...
    Fortuna per lui che non è scappato via sennò l'avrei ammazzato a mani nude quel sub mentale.
    Ad ogni modo lo scorpione stava bene, lo avevo chiuso con un tessuto traspirante per farlo respirare e gli avevo messo delle foglioline per farlo sentire il più possibile nel suo abitat. Cmq...arrivato il mio turno, entro e rivedo questa ragazza.
    Il suo fidanzato l'aveva picchiata e lei non voleva fare il nome del compagno per paura di ripercussioni.
    Era una turista italiana venuta quì per qualche giorno. Mi avvicino a lei chiedendole il perchè della sua scelta di non volerlo denunciare...
    mi guarda molto delicatamente, capisco e non insisto. Si apprestano a farle una TAC e nel mentre mi rimetto a scrivere musica in compagnia del mio compagno con la codina alzata che è sempre più incazzato. Intanto invito i carabinieri che erano arrivati sul luogo a far presente che in hotel dove alloggiavano i due, sicuramente uno dei due avrebbe dato le generalità lasciando i documenti, così avrebbero potuto indentificarlo.
    A detta della ragazza non era la prima volta che capitava.
    Ad ogni modo i carabinieri si interrogano ( giustamente ) se i poliziotti che avevano inseguito il ragazzo, lo avessero preso e portato via o comunque se fossero già andati in hotel.
    Convenivano sul fatto che sarebbe stato necessario fare delle telefonate prima di chiamare l'hotel.
    A quel punto la dottoressa di turno ( una donna fantastica ) si appresta a fare il numero, ma io le faccio notare che il mio braccio è divenuto quello di Sylverster Stallone in Rocky nel corpo di Alice Cooper.
    Corre da me e i due carabinieri si apprestano a fare il numero dell'hotel o non so cosa (mi ero distratto e non capivo come mai si fossero attaccati al telefono dell'ospedale), trovano la segreteria e purtroppo per loro c'era il vivavoce.
    Avevano fatto il "190".
    Purtroppo la stanchezza fa brutti scherzi alle 5.AM, ma mi fa troppo ridere il fatto che sia capitato proprio ai carabinieri.
    Torno a casa, è l'alba.
    Libero lo scorpione in giardino vicino alla mia stanza, sono convinto che questa avventura lo abbia turbato almeno quanto ha turbato me e sono certo che non lo rivedrò più in casa mia. Un pò mi manca...
    Mi metto a letto e ripenso a quella ragazza...
    purtroppo troppe volte ho sentito queste storie.
    Non bisogna mai permettere a nessuno di farci violenza e non bisogna mai dare il potere di farlo.
    E' la società capitalistica la vera causa in quanto fautrice della mercificazione dei corpi; vuole nascondere ideologicamente il fatto che la violenza è l’essenza stessa della società di mercato, fondata sul rapporto di servitù e signoria, sullo sfruttamento e sull’immiserimento di sempre più persone a vantaggio di poche.

    E in tutto questo, nella mia anamnesi hanno scritto:" MORSO" di scorpione...

  • 20 ottobre alle ore 1:06
    Chissà per quale strana combinazione...

    Come comincia: "Chissà per quale strana combinazione di eventi..."
    Mentre torno in città, alcuni enormi boati disturbano i miei pensieri...
    Parcheggio la macchina non distante dall'hotel dove alloggio, non mi va di metterla nel parcheggio privato; preferisco fare una passeggiata.
    Allontanandomi dalla mia auto, con la chitarra sulle spalle, vedo i fuochi d'artificio... volgo le spalle a questi giochi pirotecnici, non perché io sia avverso a certe festività, ma semplicemente perchè non le ho mai capite, e anzi mi hanno sempre infastidito.
    Decido di passeggiare, è bello passeggiare soli la notte.
    Non passa un'auto, tutto è fermo, immobile, anche il vento ha smesso di soffiare...
    Chissà per quale strana combinazione di eventi, le persone davanti ai fuochi si uniscono... deve essere senza dubbio qualcosa di molto profondo, che esula dalla comprensione comune.
    Continuo a passeggiare dando le spalle ai fuochi e guardando chi ho davanti... sento la chitarra sulla schiena, mi piace, è bello vedere i volti illuminati.
    A un certo punto davanti a me si apre un ventaglio di uomini, donne, fidanzati che si abbracciano e mamme che prendono in braccio i loro piccoli.
    C'è chi fa i video, chi sorride, chi col dito disegna in cielo figure che nulla hanno a che vedere con la violenza in cui viviamo oggi: tutti sono vicinissimi.
    E, Immersi da quel gioco di colori, nell'intento di immortalare il momento, non si accorgono di quello che sta succedendo intorno a loro... umanità incosciente ho pensato.
    Continuo il mio cammino dando le spalle ai giochi pirotecnici; è bello vedere i volti illuminati... sembrano perle, è come essere su un palco.
    Mi vengono in mente le parole di un mio caro amico: "Quanto sarebbe diversa la tua vita, se avessi imparato a lasciar andare le cose che ti hanno già lasciato andare?"
    Conscio, mi volto per immortalare questo momento... in quei pochi attimi ho pensato che ci sono alcuni istanti in cui l'occhio azzurro ha un momento uguale all'occhio blu. Mi volto e continuo per la mia strada, vedo il riflesso delle luci sui palazzi, alcuni cani che abbaiano.
    Gli ultimi colpi, le tende delle finestre illuminate vengono abbassate, salgo in camera e appoggio la chitarra sul letto, mi assicuro che sia ben chiusa... non riesco a dormire se la vedo.
    Le rose che da giorni agonizzano in questo bicchiere non smettono di concedermi la lealtà del loro profumo, e distanti dalle apparenze, hanno capito che dietro ogni volto vi è un teschio.
    Rileggo le frasi che ho scritto a mano su un foglio pentagrammato, non le capirà nessuno.
    Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza.
    Apro la mia solita bottiglia di vino rosso, che finirò prima di addormentarmi, spengo la luce e mi siedo a conversare con l’ombra che una notte d’inverno dimenticai nel bar di un hotel a Vienna.
    Alzo gli occhi alla finestra, il vento ha riniziato a soffiare e sta restituendo al cielo la sua essenza.
    Sono il sogno delle orme di alcuni passi che quella notte persero la memoria.
    Nessuno mai più è passato di qui.
    S’affitta la camera vuota di una casa che ormai più non esiste.

  • 20 ottobre alle ore 0:53
    Venezia

    Come comincia: Episodi...
    Qualche giorno fa ho deciso di visitare Venezia in cerca del mio caro amico Paolo Volpato distante haimè circa 1100 km.
    Ho sempre amato Venezia e per la prima volta mi sono concesso un giro in gondola al tramonto: meraviglioso, avrei preferito con il Prof. ma la vita mi ha insegnato che bisogna accontentarsi.
    Si fa tardi e cerco un buon ristorante in zona San Marco, me ne consigliano uno che è proprio in piazza.
    Wow, c'è anche una band con repertorio jazz.
    Mi siedo e guardandomi intorno, ordino il primo: una vera delizia.
    Ad un certo punto le mie orecchie vengono assalite dai discorsi acefali provenienti da una una coppia che dista circa 1 metro e mezzo dal mio tavolo.
    Il nador in questione, fa notare alla compagna come fosse ingrassata nell'ultimo anno e indica lei cosa debba mangiare.
    A prescindere dal fatto che l'obeso è lui, lei lo lascia ordinare, e noto con dispiacere un certo senso di colpa nel suo sguardo. Noi artisti vediamo qualcosa in più dell'uomo normale: sentiamo, e ‘ascoltiamo’ i volti.
    Spesso vorrei essere sordo per non sentire più le puttanate e limitarmi ad ascoltare i volti, ma questa è un'altra storia.
    Ad ogni modo non appena mi arriva il secondo, il ragazzo inizia un'altra volta: "hai un culo enorme, i buchi nelle gambe ( che non so cosa siano ) e mi guarda con spocchia di quello che:" hey man, visto?".
    A quel punto faccio notare al cameriere che quel tavolo non è di mio gradimento e che voglio essere spostato.
    Senza battere ciglio obbedisce, visto anche il conto che mi propinerà di lì a breve...!
    La band è brava e io come ormai raramente mi concedo, sono totalmente ubriaco.
    Si fa tardi, la band non c'è più ed è giunto il momento di tornare in Hotel.
    Ordino un Aultmore Scotch Whisky (ebbene sì ce l'hanno) e chiedo il conto; sorridendo, noto con stupore un coperto in più.
    Striscio la carta pensando che ormai tutto è un mercato, sentimenti e corpi inclusi.
    Appizzo Allan Holdsworth nel lettore mp3 e mi incammino...
    Tutto questo per dire...

    "ragazze, sceglieteveli bene i compagni e non siate egoiste, perchè un giorno uno sconosciuto seduto accanto a voi, potrebbe pagare un coperto in più pur di non sentire le puttanate del vostro "amore".