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Autore

Giovanna Albi

in archivio dal 22 mar 2013

Teramo

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2013. Scrittrice, professoressa, madre, recensionista, collaboratrice universitaria.

mi descrivo così:
Maturità classica con 60/60 e lode e laurea in lettere classiche e filosofia con 110/110 e lode. Ho seguito un tirocinio psicoanalitico Lacaniano della durata di sette lunghi anni. Scrittrice dal 2010, professoressa e collaboratrice universitaria dal 1987.Recensionista e critico letterario.

15 aprile 2013 alle ore 8:30

Odore di bimbo

di Giovanna Albi

editore: Robin

pagine: 191

prezzo: 11,90 €

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Scrivere di questo testo è forse ingiusto, poca cosa, rispetto a tutto ciò che “Odore di bimbo – Storia di Chiara” riesce a trasmetterti. Il titolo potrebbe sin dalle prime righe trarre in inganno, ma sia chiaro il libro non c'entra nulla con i bambini, le pappe o quant’altro, ciò che invece si trova in correlazione è il percorso di crescita, in questo caso sarebbe meglio dire di involuzione. Sì, perché Chiara è un avvocato, sembra che tutto la vita le ha regalato, ma solo attraverso la psicanalisi riuscirà davvero a trovare il suo vero sé.
Il libro si articola come un viaggio interiore nella vita di Chiara, e del suo bimbo, del suo amato, di quella presenza che riesce a farla palpitare, a sognare, destinazione e creazione di confusione, progetto in definizione, assoluta bellezza incompresa. Il filo narrativo non è lineare, anzi sembra che ogni capitolo si affacci su un aspetto diverso della vita della protagonista, non c’è continuità, ci sono flashback continui, si entra attraverso delle istantanee nel passato di Chiara, combattendo con i suoi fantasmi, con le sue paure, con le sue ossessioni, con i deliri che invadono l’anima senza un reale perché. L’autrice attraverso l’evoluzione del personaggio crea dei parallelismi che trovano origine nei più disparati campi dello scibile umano, dalla filosofia, alla mitologia, fino ad arrivare alla squisito ingrandimento di personaggi della grande letteratura. Quante volte nella vita ci siamo trovati davanti degli archetipi della letteratura? Chi può dire di non aver mai incontrato un uomo Narciso, un Don Abbondio, un Achille etc…? L’autrice fonde e confonde aspetti squisitamente reali con avvenimenti che sono frutto dell’immaginazione. Il libro sembra voler assurgere anche ad una valenza sociale, si disquisisce su diversi aspetti della vita, uno su tutti la concezione dell’uomo e della donna, quanto ci sarebbe da dire su questo? Davvero tanto, troppo: “[…] una donna non scorda mai il suo primo amore; ha tutte le date scolpite nel cuore, le insegue, le trova, risente il sapore, il gusto del mare, le allegre risate, le strette mortali, le mani intrecciate. La sabbia che scorre dentro la stessa clessidra sale e scende dentro lo stomaco fin sopra i capelli e quando lo vede, lo sente: è il suo primo amore.”
Il libro però parla anche d’amore, lo stesso che sa di borotalco, plasmon, e profuma di bimbo, quel sentimento che colora ogni cosa, che dà la forza per provare a dare un calcio a tutte quelle brutture che la vita costantemente ci presenza innanzi. Quando si ama, non si sceglie come agire, si agisce e basta, non si contano i baci dati, e l’intensità degli attimi, ci si rispecchia nell’altro, si beve nella fonte del piacere, ci si plasma confondendosi e mascherandosi dall’altro da sé. Il linguaggio che l’autrice usa non è sicuramente aperto a tutti i tipi di lettore, bisogna avere alla base quella consapevolezza letteraria che cerco di difendere già da un po’ di tempo, il libro esclude le cose semplici, ma non risulta spocchioso o di un’aulicità forzata, anzi penso che non potrebbe esser scritto in maniera diversa da com’è. Delle volte nella successione delle frasi sembra che i periodi successivi entrano in conflitto con i precedenti, così come la piacevole musicalità che a volte si riesce a creare tra le parole. Tutto ciò riporta ad un principio base di Chiara, ma che potrebbe essere quello di ognuno e cioè: il caos. Sì lo stesso che non ti mostra le cose con chiarezza, lo stesso che è arbitrarietà d’agire, lo stesso che è incertezza di vivere, che è decadenza dell’esatto, del prescritto, del vivere d’anticipo; la vita è altro che una cartina già disegnata, è somma di continui punti che noi unifichiamo creando quello che Chiara sta cercando di rendere più chiaro, di scoprire, di meritarsi, come noi tutti dovremmo fare ogni giorno.
“[…] Legge del mattino: ridere! Ridere finché l’ansia notturna non si scioglie e l’onirico non si accartoccia come una palla nera da vomitare col primo bagno del mattino. Ridere è una difesa e ha la stessa etimologia del ringhio degli animali, che ringhiano quando si sentono minacciati. Ridere avvicina agli dei, perché gli dei ridono e piangono, come gli umani. Erano anni che Chiara non rideva intrappolata in problematiche a cruciverba e matematiche equazioni cui nulla valeva la prova del nove; anche quando la prova riusciva, lei si trovava schiacciata contro il vetro di un autogrill come una mosca, e credeva di essere morta col suo interrogativo, ma riprendeva pigolo entro un’altra domanda che si vestiva di lei e la accompagnava entro un piano infinito, che assolutamente le sfuggiva.”

recensione di Gino Centofante

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