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Poesie di Gustavo Tempesta

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  • 18 dicembre 2011 alle ore 19:50
    Attraverso il vetro

    Condensa, condensa l’aria calda
    prodotta dalla stufa.
    Si abbranchia all’opalino
    liquido eremo rimasto senza uscite.
    Diviene goccia tonda
    perfetta unicità dell’essere
    senza preoccupazioni e spigoli
    rilassatezza sciatta e caldo buono.
    Quello che è oltre sia da me lontano..
    Sfregola il mio dito sul vetro,
    trascina  basso in rivoli umidibondi,
    rugiade.
    In un riflesso obliquo mi specchio,
    mi ammiro narciso.
    La mia speculare destra in realtà è sinistra
    ed il mio “lato buono” è andato a farsi fottere.

  • 03 luglio 2011 alle ore 1:52
    Samira

    Sulla collina 
    hanno tagliato le querce;
    ne nasceranno nuove!
    Di ghiande sono rimasti
    involucri vuoti e il tuo velo
    che fascia labbra rosse.
    Della tua ora divisa
    -essenza di peccato e donna-
    per metà amadriade
    per il suo quarto, demonio
    per il restante, puttana
    è rimasto pianto.
    Non me lo disse
    quel maledetto turco
    quando ti si vendette
    a caro prezzo-

  • 01 settembre 2010
    Panchine

    Solitarie, vuote
    enigmi di stallo;
    attesa immobile
    d'autunno.
    Un lacrimare di foglie
    sovrasta quelle tombe
    come croci ottobrine.

  • 05 maggio 2010
    Fuggite

    Fuggite dalle città contrite
    se volete ritrovare un cencio d'uomo.
    Uno sfilaccio di straccio
    vagliato al setaccio.
    Alieno dal deserto arido e ossuto,
    strozzato nella gola dell'imbuto,
     

  • 22 marzo 2010
    Esequie

    Le strade assorbono
    gli ultimi rintocchi.
    Campane listate a lutto.
    Stropiccio mesto e rigido:
    come vetroso.

    Non è stato mai abitato

    Questo luogo.
    E questa gente,
    da dove è mai venuta?
    Questa gente.
    Sonnecchiano solo
    le porte serrate
    in questo abbandonato
    paesare d’inverno.
    Per aggregare i vivi
    subiamo un contributo
    dalla morte.

  • 22 marzo 2010
    Per ottomila ore...

    Nell’ampolla azotata
    di questo
    universo finito
    divenni un segmento
    esausto e spiegazzato.
    Duro wolframio
    spezzato dall’usura.

  • 15 marzo 2010
    Morte bianca

    Mattoni, polvere e sangue,
    al suolo putrelle di croci.
    Non c'è più uomo
    che muoia sul suo letto.

  • 10 marzo 2010
    Primavera

    Descrive un ellisse incerto
    Il tuo solstizio.
    E queste voci misere di futuro
    teatrano parole fastidiose
    negli almanacchi voraci di bugie.
    Imputridendo fra santi e ricorrenze
    gravano come massi sul mio tempo
    gli omicidi che ci portiamo dentro.
    Li espieremo tutti; a fior di pelle.