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in archivio dal 01 mar 2017

Lillo Sergi

Melito di Porto Salvo (RC) - Italia
Mi descrivo così: Mi è piaciuto sempre scrivere e soprattutto versi rimati (anche in vernacolo) e questo l'ho messo in pratica quando, in convalescenza a causa di un grave incidente, per far passare quel tempo lunghissimo senza alcun movimento fisico, comprai un pc per tenere "in movimento" almeno la mente.
Mi trovi anche su:

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  • sabato alle ore 19:17
    Fin l'infausto giorno

    Piacevole 
    Esser curioso
    Incontrar
    Quello sguardo malioso

    Abbagliante...come un faro
    Il cuor voleva
    Guardarti
    E...mi piaceva

    Quel sorriso vivace
    Che il respir toglieva
    Quel profumo
    Che mi seduceva

    Quel tuo turbarmi
    Con dolcezza
    Il mio non ceder
    Con fermezza

    Sensuale ed assiduo
    Quel sentimento
    Mai fu sgradito 
    Mai fui così contento

    Di vederti
    Con ansia aspettavo
    Alle dolci tue parole
    Poi m'incantavo

    Il tuo profumo
    Dal vento portato
    Poi svaniva 
    Solo un poco gustato

    Così vivevo 
    La felicità gustando
    Fin l'infausto giorno
    Che d'allor sto odiando

     
  • venerdì alle ore 18:01
    Cuore strapieno...di te

    Quando ti pensavo
    Ti guardavo 
    Ti parlavo
    Mi davi piacere
    Senso di gioia 
    Mi abbellivano
    Sempre la giornata 
    Sì...mi davi emozioni
    Adesso vorrei tenerti
    Stretta tra le braccia
    Respirare il tuo profumo
    Raccontarti i miei pensieri
    Con parole
    Piene d’amore
    Baciarti tante e più volte
    Come sempre
    Sì...ti amavo e ti amerò
    Sempre stregato 
    Dal tuo splendido sguardo
    Con la mente posseduta 
    Completamente da te
    Questi attimi di puro piacere
    Percorreranno per sempre
    Il mio corpo e la mia mente
    Soprattutto il mio cuore
    Ancora e sempre
    Strapieno...di te

     
  • 31 ottobre alle ore 15:02
    Amarti... cosa eccezionale

    Sentir per te una passione un desiderio
    Un amore così bello così reale
    È stata una cosa eccezionale
    Sentirsi legato così a te
    Condividere per tantissimi anni
    Ogni tua frase e parola
    Sentendo scorrere più forte
    Il sangue nelle vene
    Veloce arrivando al cuore
    Sentendo i brividi nel cuore
    Battere forte vicino al tuo
    Dava una sensazione straordinaria
    Vorrei ancora baciarti
    Provare quelle emozioni
    Che solo tu potevi darmi
    Guardando nei tuoi occhi scuri
    Piaceva anche a te mmensamente
    Assaporare tutta quella dolcezza
    Quella delicatezza del nostro stare insieme
    Che ci ha fatto sentire felici
    Sì...amarti è stato proprio una cosa eccezionale

     
  • 24 ottobre alle ore 18:15
    Mano sul cuore

    Vorrei stringerti la mano
    Metterla sul mio cuore
    Proprio lì...dove fa male

    Per darmi calore
    Per lenirmi il dolore
    Per farti sapere...

    Per ricordarmi che
    Non sarò mai solo
    Qualunque cosa la vita
    Abbia deciso per noi

    Per aiutarmi ad esser forte

    Sì...proprio sul cuore

    Per farti capire e sentire
    Il bene che ti volevo

     
  • 22 ottobre alle ore 14:31
    Con te sempre cose belle

    Tanto tempo fa ti conobbi 
    Quando nel cuor mi entrasti 
    All' improvviso come un lampo
    Che mai più abbandonasti

    Mai tanto nessuna desiderai 
    Mai stata una stranezza
    Con te sempre cose belle
    Soprattutto la contentezza

    Adesso scrivo del sentimento
    Che mi ha preso tanto il cuore 
    Perché ti penso sempre
    Con la mente e con amore

    Col sorriso subito mi turbasti
    Facendomi allor capacitare
    Che per tutta la vita eternamente
    Sempre con te volevo stare

    Tante cose ho anche capito
    Nei momenti di dolore 
    Che la mia vita senza te
    È come un fiore senza colore

    Non essendoci adesso più
    In questi momenti di dolore
    La mia vita sarà triste
    Come un mondo senza amore

    Come un cielo senza sole
    Come una serata non stellata
    Che ti butta proprio giù
    Come una musica stonata

    Una cosa sola adesso 
    Mi tormenterà sicuramente
    Quella di non vederti la mattina 
    Accanto a me continuamente

     
  • 22 ottobre alle ore 11:37
    Onde a me care

    Pensieroso guardo il mare/le onde alte a me care
    Quando da bambino scriteriato/le prendevo tutto sfacciato
    Senza paura le cavalcavo/di mio padre non mi spaventavo
    Le guardo adesso senza senso/perché a te soltanto penso
    Ormai unica e certa cosa/ti tratto come una fresca rosa
    Sempre bene mi fai vivere/di più non posso chiedere

     
  • 21 ottobre alle ore 12:39
    Mondo non piacevole

    Scirocco caldo canaglia/il sole non mi riscalda pienamente
    Son deluso come tutti/per questo mondo mai piacevole
    Curioso lentamente guido/vedo certe cose e rido
    Per strada tanti studenti/la gente si muove per lavorare
    Giovani che s'abbracciano/felici e senza vergogna s'accarezzano
    Finestre che si aprono/tappeti che si sbattono
    Curioso lentamente guido/vedo altre cose e non rido
    Cani denutriti cercano tra i rifiuti/avanzi e qualche osso
    Tra questa spazzatura puzzolente/mai cosi permanente
    Col nuovo giorno tutto si risveglia/ma non è tutto meraviglia

     
  • 20 ottobre alle ore 14:12
    Amore senza misura

    La vita di te si riempiva
    Bello abbracciarti
    La mano stringerti
    Dolcemente baciarti

    Questo desiderio
    Dalla tua bellezza incantato
    Era incontrollabile
    Perpetuo... continuato

    Sulle tue spalle delicate
    Appoggiavo il braccio
    Come s'un cuscino vellutato
    Sì... ancora lo faccio

    Ti bacio di continuo
    Tutti i giorni e tutte le ore
    Non è cosa da niente
    Dimostrarti il mio amore

    Se il cuore mi ha avvolto
    È amore senza misura
    L'angioletto l'ha centrato
    Se caloroso ancora dura

     
  • 19 ottobre alle ore 9:06
    Flavietto...il furbetto

    Improvvisamente apparse
    Là in mezzo alla foschia
    Speravo fosse di mio zio
    Che navigava con mia zia

    Subito lo riconobbi
    Affacciato e contento
    Che sembrava proprio me
    Con quei capelli al vento

    Di salutarlo giusto ritenevo
    Perché è da rispettare 
    Certo fatta non ce l'avrebbe
    Se non ci sapeva fare

    Facile si può far tutto
    Con imbrogli e malaffare
    Si vede il buon frutto poi
    Se coi soldi lo puoi occultare 

    È vergogna questa grande
    In questo mondo così affamato
    Dove gente scheletrica
    Sogna di mangiar raffinato

    Tanto maledette son 'ste tasse
    Non le vorremmo nessun pagare
    Ma tu Flavietto che i soldi hai
    Perché 'sta vergogna ti vuoi addossare?

     
  • 18 ottobre alle ore 16:11
    Vicino... per l'eternità

    Il mio respiro
    Sarebbe durato
    Fino alla fine

    Allora sarei stato Immortale

    Questo amore
    Non aveva nemici
    Se non noi stessi

    Lo vivevamo
    Alla luce del sole

    Volevo stare
    Nel tuo cuore
    Per amarti per sempre

    Adesso
    Se dovesse
    Arrivare anche Il mio momento

    Chiederei a Dio
    Di essere un angelo
    Per poterti stare vicino.…

    Per l’eternità

     
  • 18 ottobre alle ore 9:32
    Canzone stimolante

    Non c'è solo un momento
    Che non pensi

    I tuoi splendidi e luminosi occhi 
    I tuoi stupendi scuri capelli 
    Il tuo accattivante e radioso sorriso 

    La mia mano riesce continuamente
    A scriverti i soliti e semplici versi 

    Mentre ascolto da lontano
    Una canzone 
    Che tu come me apprezzavi

    Sto ad ascoltarla immerso del tutto 
    Nei miei dolci pensieri…
     
    Tu lo sapevi… 
    Sapevi che questa canzone
    Questa bella canzone 

    Grazie a te
    Stimolava i tanti ricordi 

    Ricordi di meravigliosi
    Straordinari
    Indelebili momenti

     
  • 18 ottobre alle ore 1:23
    Amore indelebile

    Amore indelebile
    Sfoggia adesso dolore
    Un fiume che dilaga
    Che annega il cuore

    Amore mai deluso
    Così esuberante
    Adesso fiori appassiti
    Silenzio incessante

    Amore vita mia
    Parole spesso proferite
    Con vivissimo ardor
    Nella mente adesso scolpite

     
  • 15 ottobre alle ore 14:45
    Alito di vita

    Volevo ogni giorno...
    ...vedere i tuoi beglI occhi riflessi nei miei ed il tuo sorriso
    ....che le mie mani stringessero sempre le tue
    ...sentire il tuo cuore che batteva forte contro il mio
    ...il tuo respiro su di me che accendeva il nostro amore...la nostra passione
    ...baciarti...il mio alito di vita

     
  • 12 ottobre alle ore 15:47
    Bello... tutto

    Bello conoscerti
    Il farmi sorridere
    Solo guardandoti
    … che piacere!
     
    Belli il tuo sguardo
    Il tuo sorriso 
    Così travolgenti
    Da fermare il tempo
     
    Bella la voglia
    Il desiderio di te
    Padrone assoluto
    Della mia mente
     
    Bello il percorso
    Sul mio corpo
    Sul mio cuore
    Sempre pieno di te
     
    Bella la speranza
    Di un sogno
    Che diviene realtà
    Poi avveratosi

     
  • 10 ottobre alle ore 18:27
    Pezzo di sogno senza fine

    Il cuore da te
    Affascinato
    Pezzo di un sogno
    Senza fine
    Ammaliato
    Dal tuo essere
    Come un fiore
    Che germogliava
    Che aspettava te
    Per esser colto
    Costantemente
    Ti cercavo
    Perché capìta
    Giurandoti
    Pieno di gioia
    Amor per l'eternità
    Cosa mi rimane adesso?
    Solamente
    Un eterno ricordo
    Il tuo bello
    Incredibile
    Accattivante sorriso

     
  • 08 ottobre alle ore 13:26
    Parole... specchio d'emozioni

    Le parole che adesso scrivo per te 
    Sono lo specchio di quelle emozioni
    Che tu mi facevi sentire sempre
    Parole che ancora vorrei dirti
    Perché io ormai affascinato
    Dai tuoi occhi dal tuo sorriso
    Dal tuo modo così garbato
    Di porti anche con gli altri
    Le conservo e le scrivo qui
    Perché ormai ti appartengono
    E sono perennemente qui
    Nel mio cuore
    Adesso sei lontana da me
    Ma ancora vicina
    In questo mondo
    Dove più nulla ormai
    È fatto per noi 
    Ti aspetto ogni giorno
    Come sempre nei miei ricordi
    Fino al calar del sole
    Con quella voglia smisurata di te
    Che nasceva dal mio cuore
    Ed i miei occhi
    Non s'illuminano ancor di gioia
    Ogni giorno nel viverti
    Ma si appannano di una tristezza nostalgica
    Di tutti i bei momenti vissuti insieme

     
  • 07 ottobre alle ore 11:58
    Amor non più per sempre

    Amor non più per sempre
    Pensandoti
    Standoti vicino
    Sempre con te
    Nella mia mente
    Indimenticabile
    Un amore per te
    Instancabile
    Insuperabile
    Senza tempo
    Pensar i tuoi occhi
    Le stelle guardando
    Nel perenne universo
    Lasciar la sera
    La finestra aperta
    Lasciar i loro raggi
    Posar sul cuscino
    Una dolce melodia...
    Una melodia d'amore
    Sì…addormentarsi
    Immerso pienamente
    In quei luminosi occhi
    In quel sogno bellissimo
    Da vivere ancora
    Insieme e per sempre
    Irrimediabilmente svanito
    Scontrandosi col destino

     
  • 06 ottobre alle ore 23:14
    Amore senza fine

    T’incontrerò...lo so
    Della tua vista ancor godrò

    Passa il tempo
    Pensandoti
    Con versi e prose
    Parlandoti

    Non più semplice 
    È la mia vita
    Genuina schietta 
    ...Come te

    È complicata

    M'è d'aiuto però
    L'amico vento 
    Portandomi la tua voce

    Le stelle anche

    Così radiose
    Come gli sguardi
    Dei tuoi occhi scuri

    Senza fine
    Ti darò...lo so
    Tutto il mio amore

    Perché ci sei
    Anche senza parlarti
    Anche solo pensarti
    Guardarti...nelle foto

    Pensando 
    Quel nostro mondo 
    Così garbato 
    Così caro
    Alla fine...così amaro

     
  • 05 ottobre alle ore 20:40
    Solitudine avversa

    Amati laghi fiumi e monti
    Valli tornanti e vecchi ponti
    Arcobaleni sorgenti e faggi 
    Emozioni...tra paesaggi

    Tra rurali case passando
    Cani che t'inseguono abbaiando 
    Tra la gente...emozione forte 
    Come con te sceltami dalla sorte

    Incredibile è un cuor perso 
    Piccolo...d’emozioni sommerso 
    Proprio con esse mi guaristi
    Alla poesia con esse mi apristi

    Da sempre gustate bene
    Allontanate anche delle pene 
    Felice giravo per posti isolati 
    Mai da me odiati...disprezzati

    Per la solitudine or avversa
    Con mente ancor per te persa
    Vago ogni giorno tra la gente
    Come mai cercata costantemente

     
  • 02 ottobre alle ore 17:31
    Silenzio imprevisto ed odiato

    Ti amavo da sempre
    Adesso in spazi bianchi 
    Scrivo nel silenzio
    Quanto mi manchi

    Ogni giorno che passa
    Come ad un tacito patto
    Questo silenzio si rafforza
    Non essendoci il contatto

    In questo continuo silenzio
    Così rimbombante
    Il battito del mio cuor
    Tuona anch’egli costante

    In questo triste silenzio
    Gioia mai più ci sarà
    Nei tuoi bei occhi si vedeva
    Sol il mio cuor l’avvertirà

    In questo indegno silenzio
    Imprevisto e odiato 
    Son così sofferente
    Dai ricordi straziato

    Nel silenzio avvolgente
    Forse mai più ti troverò
    Ti cercherò però sempre
    Questo certo io farò

     
  • 29 settembre alle ore 12:53
    Svegliarsi senza te

    Baciarti ogni giorno
    Passeggiare felici
    Scambiarci sogni e progetti
    Immagino ancora
    Di passare
    Ogni momento
    Insieme a te
    Senza stancarmi
    A volerti bene
    Essere felice
    Di vederti
    Ogni mattina
    Allo svegliarci
    Purtroppo
    Non posso ormai
    Che immaginare
    Tutto questo

     
  • 26 settembre alle ore 8:29
    Pescatore giudizioso

    Tu pescator devi pensare
    Che i soldi devi portare
    Senza pesci non mangerai
    Non ti resta altro piangerai

    Spesso stanco sei assai
    Di buttar la rete non smetti mai
    Non son più 'sti pesci tanti
    Come i miei capelli latitanti

    Vado io invece a mare
    Non mi resta altro da fare
    Con mia moglie nella mente
    Andata via precocemente

    A mangiar pesci son io invitato
    Son da ora già affamato
    Se presto a casa poi torno
    A mare appena si fa giorno

    Ci son ancora tant'altre sere
    Ormai in 'ste giornate così nere
    Con mia figlia non le passo male
    Qui non manca un buon locale

     
  • 24 settembre alle ore 17:13
    Unito a te... come il cielo al mare

    Con te sempre
    Splendide giornate
    ...come oggi

    Con te nel mio cuore 
    Lo eran sempre
    Con il tuo sorriso

    Dalla vita nulla di più 
    Aspettavo te
    E..eri con me

    Non ti ho lasciato perdere
    Bello occuparmi di te
    Come facevi tu con me

    Sentivo così 
    D'esser più unito a te
    Come il cielo al mare

    Un raggio di sole
    Entrato all'improvviso
    Dentro di me...illuminandomi

    Come in questo istante
    Però...svanito
    Tra le nuvole e tra i ricordi

     
  • 19 settembre alle ore 8:38
    Solo che non dovevi andartene

    Quanto mi manchi
    Sopraffatto dal dolore
    Niente MAI sparirà
    Di tutto quello che avevamo
    Anche annegando
    Nel dolore
    Preferirei afferrarmi
    Ad ogni momento
    Quello abbracciato con te
    Ad ogni risata sentita
    Ad ogni brandello di felicità
    Vissuto con te
    Preferirei passare
    Ogni momento agonizzante
    Piuttosto che cancellare
    Il bel ricordo di te
    Non c'eri
    Il giorno della laurea di Jessica
    Non ci sarai quando si sposerà
    Se si sposerà
    Quando nasceranno i suoi figli
    Se ne avrà
    Non ci sarai quando
    Lei realizzerà
    I suoi sogni più grandi
    Vorrebbe raccontarteli
    Dovrà guardare il cielo
    Non ci sarai quando
    Farò quei viaggi
    Che avremmo dovuto
    Fare tutti insieme
    Adesso faccio ordine
    Tra i miei pensieri
    Pensare che sarai
    SEMPRE
    Qui vicino a me
    Solo che non dovevi andartene

     
  • 12 settembre alle ore 18:00
    Tristezza assidua

    Sento assiduamente tristezza 
    Questa scorre nel mio cuore
    Pieno sempre di te
    Vorrei urlare al vento
    Di spazzare via soffiando
    Con forza tutta questa malinconia
    Tutta questa fitta nel petto
    Ancora opprimente
    L'amore...cosa c'è di più bello...
    Avrei però voluto essere solo
    Dove nessuno mi potesse
    Mai trovare e restare lontano 
    Da queste amarezze…delusioni 
    Che la vita poi crudelmente ti da
    Sì...se dentro di me voglio
    Che scenda sempre la serenità
    Aprirò ancor di più la finestra
    Affinché il vento potrà ancora
    Entrare e continuare a portar via
    Questo mio stato ancora triste...
    Così deprimente
    Devo continuare a farlo...
    Non ho scelta

     
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  • 31 ottobre alle ore 16:20
    Morti bianche... spesso dimenticate

    Come comincia: Per uno come me che nella sua famiglia ha avuto tutti i fratelli, compreso me stesso, che hanno lavorato in gioventù, per tantissimi anni, senza essere registrati dai datori di lavoro, parlare di questo problema e cioè di salute e sicurezza sul lavoro e di “morti bianche”, è una cosa che mi vien facile.
    Ricordo quando i miei fratelli, che lavoravano nel settore edilizio coma manovali e muratori, spesso e volentieri perdevano la giornata di lavoro, perché erano passati gli ispettori del lavoro o meglio gli dicevano: -"Andate a casa che devono passare gli ispettori del lavoro”- e raccontavano che, quando arrivavano questi, all’improvviso saltavano dai piani in costruzione saltando sui “tubi Innocenti” come le scimmie con le liane nella giungla.
    A quei tempi, moltissime volte i miei fratelli tornavano a casa perché si facevano male e dovevano curarsi a spese proprie che, e non di poco, gravavano sul bilancio della famiglia. Quante volte, anche, raccontavano dei pericoli che passavano lavorando ad altezze spesso proibitive, senza alcuna sicurezza, dovute più che altro all’incuria, alla subcultura dell’arricchimento e al guadagno facile che spinge a tagliare le spese da parte dei datori di lavoro destinate alla prevenzione ed alla sicurezza.
    Adesso non ricordo bene, perché sono stato fuori Melito per tanto tempo, ma mi pare che anche qui da noi qualche “morte bianca” c’è stata, negli anni passati ed è passata inosservata, come tutte le cose qui da noi, che non vengono denunciate o, per lo meno, fatte notare con esposti che facciano aprire qualche inchiesta nella giusta direzione. Comunque, al contrario di noi, in Italia, questo problema negli altri Paesi è stato ridimensionato già da tanto tempo con misure cautelative serie, anche perché, e mi riferisco alla Germania, dove vi ho vissuto e lavorato per 5 anni, lì si lavora, in alcuni settori, anche “su di giri” spesso e volentieri, bevendo per il freddo, soprattutto.
    Se si dovesse trattare, questo di queste sfortunate persone, di un incidente sul lavoro, questa sarebbe ancora una tragedia che renderebbe drammaticamente evidente quanto sia urgente restituire al lavoro la sua dignità.
    Ed il lavoro è degno, e su questo non ci dovrebbe essere alcun dubbio, quando è sicuro nel suo svolgimento, contrattualmente tutelato, legislativamente protetto e adeguatamente retribuito.
    Sono sicuro che, e lo ripeto, se si dovesse trattare d’incidente e si dovesse prendere posizione, com’è giusto, riguardo ad un “morte bianca” ed interessare direttamente il nostro Presidente Mattarella questi, e ricordiamolo, che nella lotta contro le “morti bianche” ha fatto anch'egli come il suo predecessore Napolitano, uno dei tratti emblematici del suo altissimo impegno istituzionale, troverà il modo migliore, primo, per onorare sicuramente la memoria di questi lavoratori e, secondo, per impedire, come succede spesso, il dimenticarsi e la rapida archiviazione del caso.

     
  • Come comincia: Il locale “Il Vascello” della famiglia Dattola che all’inizio degli anni ’70 fece tendenza a Melito e provincia di Reggio era un locale unito praticamente al cinema di proprietà anch’esso della famiglia ed era adibito a tutte le funzioni che sono di un locale soprattutto estivo ed essendo praticamente situato all’inizio del corso e quindi al centro del paese o quasi, faceva sì che fosse facilmente raggiungibile.
    Faccio presente che allora furono mattatori del locale personaggi di primo piano o che lo diventarono da lì a poco.
    Ricordo soprattutto Mike Bongiorno e la sua valletta Sabina Ciuffini, Lucio Dalla, il jazzista Romano Mussolini, la procace e sex Tamara Baroni, Gli Alunni del Sole e Il Giardino dei Semplici e tanti altri.
    Tutti portarono a quei tempi molta gente a Melito ed il locale fece anche da apripista per altri locali di quel genere a Melito e nel basso Jonio.
    Poi, purtroppo, alla morte del “Conte Dattola” il locale e lo stesso cinema, per motivi, penso io di gestibilità e per l’avvento delle televisioni private, che ancor’oggi tolgono pubblico al cinema, dovettero chiudere ed in seguito scomparire del tutto per la vendita del suolo.
    Vorrei ricordare con un aneddoto il “Conte Dattola”, che riguarda soprattutto la sua spontaneità e franchezza.
    Lucio Dalla, che doveva esibirsi la sera alle 21, aveva fatto il bagno nella nostra spiaggia e verso le 13 era passato dal locale per bere qualcosa prima che, disse a noi ragazzi presenti, che eravamo tutti lì incuriositi dalla star, mangiasse e facesse una pennichella. Malauguratamente per lui, non conoscendo naturalmente il “Conte” per il suo rigido rispetto del galateo soprattutto, appoggiò entrambi i piedi, anche un pò insabbiati per la verità, sul tavolo, davanti a tutti i presenti richiedendo un bibita fresca gridando al cameriere.
    Apriti cielo !!! Il ”Conte”, sentitolo, arrivò di corsa e vedendo addirittura il cantante con i piedi sul tavolo, sbraitò imponente (data la stazza, 1,90):
    -"Scimmione (ricordo che il cantante era conosciuto per essere molto peloso) che non sei altro, prima di tutto togli i piedi dal tavolo e poi, non gridare che non sei a casa tua!”.
    Lucio Dalla, stupefatto, fece notare che lui era il cantante che si doveva esibire quella sera.
    Ed il “Conte”:
    -”Puoi essere chiunque ma qua dentro devi stare con due piedi in una scarpa!”.
    A quel punto, vista la magra figura, il cantante se ne andò proprio contrariato. Naturalmente non l’aveva conosciuto perché era il figlio Santo che provvedeva a tutto, però penso che, conoscendo noi il "Conte", avrebbe trattato il Dalla nello stesso modo. Questo era il “Conte”, che ancora ricordo con molta simpatia e…non solo io.

     
  • 20 ottobre alle ore 22:36
    Terremoto... da far rizzare i capelli

    Come comincia: Verso la fine del mese scorso, da queste parti, vi è stata una scossa tellurica di discreta entità e questo mi ha fatto venire in mente una delle tante storie che spesso mio padre, nelle fredde serate invernali accanto al braciere, raccontava a noi figliuoli che lo ascoltavamo, tutti presi dal suo modo così chiaro di esporre, con grande attenzione.

    Il terremoto, per chi non lo sappia ancora, è la cosa, per quanto riguarda soprattutto la paura, che mi ha fatto più impressione di qualsiasi altra cosa io possa aver assistito, fin’adesso. 
    Su quest’ evento mio padre mi raccontò di suo padre che, quando successe il terribile e catastrofico terremoto (e anche maremoto, non dimentichiamolo) del 1908, aveva 23 anni.
    Nella sua giovanile esuberanza, mio nonno era scettico sulla pericolosità del terremoto perché, secondo lui, bastava mettersi sotto un pilastro che non ti succedeva niente. 
    Evidentemente non era così.
    Mio nonno, quando sentì la prima scossa, tranquillizzò tutti perché aveva visto che la lampadina si muoveva poco ma quando sopraggiunse la seconda e vide la sedia dove appoggiava i vestiti a terra con ancora i vestiti lì e la tendina della finestra a terra, incominciò a gridare come un dannato:" Presto! Presto! Tutti fuori”.
    Quando mia nonna lo vide fuori nella piazza scalzo e quasi nudo, gli disse:” E allora? Non ti sei riparato sotto il pilastro? ”Mio nonno rispose ancora impaurito: ”Min…a, ch’era forte!!!
    Così il suo scetticismo sulla non pericolosità del terremoto finì lì.
    Ho voluto raccontare questa vicenda che mi ha trasmesso mio padre, dove si capisce, senza mezzi termini, che quest’evento che non si riesce a prevenire ancora del tutto, fa molto paura e non solo per la pericolosità ma per la visione della terra e delle cose che si muovono con un ritmo e un boato da far rizzare i capelli solo al pensarci.
    Come successe a me nel 1977, dentro al cinema “Mio Sogno” di Melito e che difficilmente sparirà dalla mia mente.

     
  • 18 ottobre alle ore 16:55
    Sergi Salvatore... sarto

    Come comincia: La racconto perché oggi mi ha telefonato da Savona ricordandomi l'impegno di pubblicarla in modo che possano leggerla suo figlio, sua nuora, sua nipote e tutti quelli che si chiamano Sergi, nome di cui va orgoglioso.
    L' avevo conosciuto, in spiaggia, quando, mentre pescavo con le mie canne da posta, si avvicinò per chiedermi delle informazioni. E da lì, incuriosito dallo stesso cognome mio (diceva di chiamarsi "cugino" con mio padre, senza essere parenti stretti), in un paio di giorni, questo è tutto quello che ho saputo di lui e della sua famiglia:
    Si chiamava Sergi Salvatore, sarto, nato a Melito di Porto Salvo il 12-01-1921.
    Lasciò Melito, per lavoro, nel 1936, in pieno regime fascista, e si recò ad Aosta.
    Partì militare il 03-01-1941 per Bari, arruolato nel 48°Fanteria e dopo poco tempo fu promosso sergente.
    Si congedò nel marzo del 1947 con il grado di sergente-maggiore e fu mandato, per sua scelta, a Milano.
    In quell'anno, conosciuta una certa Suzanne Huber, che lo colpì per la sua intraprendenza, si recò, su suo consiglio, a Berna, Svizzera, dove vi rimase per 3 anni, vivendo con questa bella ragazza che, tra l'altro, tramite un parente stretto, gli rinnovava ogni volta il permesso di soggiorno; insomma, l'utile e il dilettevole.
    Rientrato in Italia, nel 1950 conosce, s'innamora perdutamente e sposa nel 1952, quella che fu poi sua moglie, per ben 56 anni, Maria Irma Zunino, deceduta quest'anno il 30 maggio, dopo lunga malattia.
    Nel 1953, da questa felice e duratura quanto rara unione, nasce l'unico erede, Leonardo, ingegnere del genio pioniere militare, adesso in pensione, e dèdito adesso ai sistemi di stoccaggio, avviando una proficua collaborazione soprattutto con il Giappone. Bravo militare che, per 2 anni consecutivi, s'impose 1°assoluto all'Accademia Militare di Modena, congedandosi poi con il grado di tenente.
    Il Sergi Salvatore si trasferì, nel 1954, naturalmente con la moglie tanto amata, a Parigi, dove vi restarono per ben 19 anni, fino al 1973. Qui lavorò per un ebreo come sarto a domicilio, e pagato così bene che dopo un anno e mezzo potette mettersi in proprio e comprarsi un appartamento più grande. Praticamente, fattasi una buona clientela, si aprì una sartoria con, a sua volta, tre sarti in carico, quasi tutti, negli anni, provenienti da Melito di Porto Salvo.
    Rientrato ancora una volta in Italia, nel 1973, per non restare inattivi e in attesa della pensione, presero in gestione per 2 anni un campeggio di montagna a Sassello, capitale degli amaretti. Qui, però, il Sergi, a suo dire, si annoiava a morte tanto che convinse la moglie a prendere in gestione un negozio di sartoria in pelle, a Savona, fino al 1993, anno della definitiva decisione di smettere di dopo ben 50 anni di effettivo lavoro.
    A Savona, dove si stabilì definitivamente, incominciò a godersi la vita che era stata così varia quanto tranquilla e serena. In questi 15 anni, fino alla morte della moglie Maria Irma, decise anche di trascorrere spesso le vacanze a Melito, dove non ci veniva dal lontano 1936, cioè 37 anni ed in giro, anche per il mondo. E lo fece, insieme a lei fino alla morte della madre, avvenuta nel 1977.
    Ha una nipote, amatissima, Camilla, di 20 anni, che frequenta l'Università a Genova.
    Ha deciso dopo ben 31 anni, dopo la morte della cara Maria Irma, di venire a trovare la sorella Mimma la quale vedeva tutti gli anni andando anche lei a trovarlo a Savona.
    Il padre, Leonardo, era deceduto nel 1968. E' andato a trovare, al Paese Vecchio, dove vive attualmente, la nipote Caterina, figlia del fratello Antonio, deceduto e del quale ha visitato la tomba al cimitero nuovo.
    Il figlio gli ha consigliato, essendo adesso da solo, di vivere il resto della sua vita con lui alle Bahamas, dove ha una villa ed anche il lavoro, che può svolgere anche lì.
    Credente, quando veniva a Melito, viaggiando dalla parte adriatica, spesso si fermò a visitare la tomba di Padre Pio che aveva visitato anche da vivo.
    Di saldi principi che gli hanno consentito di vivere tranquillamente e con pochi problemi: amore e responsabilità della famiglia alla moglie, laboriosità, serietà, impegno e rispetto verso il prossimo, soprattutto.
    E' rimasto colpito del progresso che Melito ha avuto in questi ultimi 30 anni ed ha notato che gente, amici anche, che ai suoi tempi se la passava male e che adesso vive nel benessere, che per un paese meridionale, non è male, detto senza alcun livore, anzi con orgoglio.
    Altra cosa che l' aveva sbalordito, a suo dire, è il senso della solidarietà e della coscienza civile che aveva riscontrato parlando con tanti melitesi in quei 15 giorni di "rimpatriata".
    Ci siamo lasciati, con qualche lacrimuccia da parte sua, dovendo partire il martedì, 23 settembre, con la speranza, forse di ritornare, essendosi trovato bene e con l'augurio a tutti i melitesi per un continuo benessere e progresso, soprattutto turistico.

    Ciao, Salvatore, a presto e.....goditi la vita. Te la meriti.

     
  • 16 ottobre alle ore 17:21
    Il Paese Vecchio e gli "Straci"

    Come comincia: Organizzatore Giuseppe Toscano, presidente dell'associazione pro-Pentedattilo. Relatori: il Sindaco di Melito di Porto Salvo Giuseppe Iaria e il prof. Pasquino Crupi, noto critico letterario calabrese.
    Gli "straci" erano cocci di terracotta usati per armonizzare la muratura di pietra irregolare nelle costruzioni della Calabria contadina.
    In questo libro ci si occupa però di cocci molto "sui generis": uomini passati al mondo della verità e parole ormai vecchie e dimenticate che facevano parte, fino a qualche decennio fa, dell'idioma parlato dalle classi agrarie insediate in quella fascia della Calabria jonica che va da Melilo a Bova, tra le vallate dell'Amendolèa e del Tuccio. Quindi figure a loro modo carismatiche che hanno avuto un ruolo e hanno fatto la loro parte, prima di piombare nell'oblìo della morte e di diventare parole che si estinguono nel giro di due o tre generazioni di uomini sempre più smemorati.
    Vengono qui evocate anche parole ormai in disuso, legate come gli uomini all'economia di autoconsumo; infatti nella Calabria contemporanea la scomparsa dell'economia contadina ha determinato l'eclissi del lessico (legato alle stagioni, agli arnesi, alle tecniche) e del vulcanico laboratorio espressivo collegato alla vita comunitaria e fatto di imprecazioni, soprannomi, folclore, apparati paremiologici.
    Quella sera ho voluto ringraziare l’avv. Giuseppe Tripodi sia per aver menzionato mio padre sia per l’averci regalato quest’opera che per noi melitesi è importante sia dal punto di vista letterario che di quello storico-linguistico.
    Devo dire anche che ho avuto l'onore di poter conoscere e dialogare con il prof. Pasquino Crupi che conosceva mio padre.
    Il professore, conosciuto già come uomo d'indubbie qualità, sia letterarie (è scrittore e poeta) che politiche (ha svolto nella sua vita parecchi incarichi istituzionali a livello locale), mi lasciò sbalordito per la sua capacità di tenere sempre viva la conversazione; quella conversazione, che a detta di qualcuno, s'è persa già da qualche tempo e che dobbiamo recuperare per poter sicuramente vivere meglio e bene, come appunto quella sera.
    V’ nviterei di andare a comprare questo libro che, senza essere anche presuntuoso, val la pena leggere per la sua semplicità e scorrevolezza e, a detta proprio del prof. Crupi, umile e popolare.
    Devo dire anche che quella sera ho respirato una bella aria, e non quella fresca che ci ha almeno alleviato dal caldo che in quegli ultimi tempi è stato soffocante ma quell’aria che auguro a tutti sempre di respirare e cioè la giovialità, sinonimo di allegria, serenità e codialità.
    Questo, in sintesi, quello che dissi nel mio intervento:
    “Ho avuto la fortuna di leggere questo bellissimo libro regalatomi da te, Peppe Toscano, e ti devo ribadire oltre la gratitudine che ti ho dimostrato in un mio passato “racconto rimato” su Melitonline, anche la dimostrazione di come una persona di una cultura d’alto spessore come l’avv. Giuseppe Tripodi è attaccatissimo alla sua terra di origine (perché non tutti lo sono) dal passato povero e sfruttato da chi potesse averne l'occasione, dato la natura pacifica dei calabresi.
    E' che, seppur in un periodo che non si augura a nessuno, quello della guerra e della povertà legata ad essa, è riuscito, con un linguaggio semplice e talvolta ironico, a cogliere e a trasmettere ai lettori, i protagonisti e le varie storie che hanno fatto del Paese Vecchio, più di Melito stesso, uno dei cardini importantissimi della storia della nostra bellissima cittadina e, ricordiamolo per l’ennesima volta, il Paese Vecchio E’ Melito.
    Ricordando che mio padre, Saverio (detto "u pintu" per le macchie rimastegli sul volto, dopo aver contratto il vaiolo), ”scarparu” (calzolaio o ciabattino), è menzionato nel libro, colgo l’occasione di ringraziare l’avv. Tripodi che, con questa menzione, ha reso la mia famiglia, come tutte le altre anche menzionate, onorata di aver avuto un padre che, nel suo piccolo, ha contribuito con il suo attaccamento a questo quartiere, a costruirne, insieme a tutti gli altri, la storia.
    Ricordiamoci sempre che come disse qualcuno (e che tutti noi giovani e vecchi abbiamo a cuore):”Chi non ha storia non ha futuro” e noi melitesi, quindi, sono certo che questo futuro ce l’abbiamo grazie ai nostri genitori che in questo modo ce l’hanno assicurato soprattutto insegnandoci i valori e i principi basilari per poter essere fieri di far parte di questa comunità e per far sì che questa storia continui.
    Peppe, questa sera ci sono stato anche per incontrarci e, come al solito, ricordare i nostri amatissimi padri (il mio Sciavè “’u pintu” ed il tuo, Cicciu detto “baffa”, per colpa di una rana chiamata “buffa”, menzionatissimo nel libro) che furono legati da una profondissima amicizia e che hanno lasciato nei nostri cuori e non solo nei nostri, un vuoto incolmabile”.

     
  • 13 ottobre alle ore 22:10
    Mare, pesca e ricordi

    Come comincia: Ricordi che come a tutti rimangono indelebili e che fa sempre piacere parlarne o, come in questo caso, scriverne.
    Ricordo per esempio quelle calde mattine d’estate quando mi alzavo, mi affacciavo e vedevo un lembo di mare dal mio balcone e gustavo il rumore immaginando il ritmo delle onde ed il vento che soffiava su di esse facendomi capire che mare ci fosse stato quel giorno e s’era “mosso” meglio ancora, per noi ragazzi.
    Con il mare “mosso" con gli amici si giocava a farsi trasportare dalle onde; ne s’attendeva l'arrivo e ci si lanciava a siluro nella direzione della spiaggia.
    La gara era "a chi arrivava più lontano" e per farlo esistevano due tipi di nuotatori: quelli che si lanciavano ad ogni onda rischiando anche di fare soli 5 metri beccandosi gli sfottò degli altri e quelli, come me, che studiavano il mare ed attendevano l'onda perfetta che li portasse a riva.
    Con il mare “calmo" invece si stava tutto il tempo in acqua sino a che le mani non ti diventavano come quelle di un anziano, sembrando quasi di aver perso il senso del tatto.
    Adesso è tutto un po’ cambiato. I ragazzi oggi giocano a carte sotto l'ombrellone o a pallavolo o a calcio sulla sabbia.
    Ricordo con un po' di nostalgia il percorso (circa 400 metri del Corso Garibaldi) che mi portava lì, che mi separavano dal mare ed era un percorso pieno di ricordi.
    Ricordo gli odori di quando percorrevo quella strada, il profumo di caffè che usciva dai bar, l'invariata tiritera del dialetto delle solite persone che ogni giorno incrociavo, il caldo del sole battente sull'asfalto che ad ogni passo aumentava la voglia di tuffarmi in acqua. Adesso il paesello è diventato una cittadina che, con tutte le frazioni, conta circa 16.000 abitanti.
    Spesso, quando fa piuttosto caldo, mi piace pensare di camminare su quella spiaggia quasi tutta di sabbia fine ed avvicinarmi pian piano a quello splendido mare per rinfrescarmi.
    Questi pensieri...questi ricordi mi sovrastano sempre, facendomi godere quell'ultimo tratto di passeggiata che mi portava lì, dove ancora adesso mi sento pieno di vita e che tanto mi piace che la sera quando rientro dalla battuta di pesca, da una spiaggia ormai deserta ed il sole basso sull'acqua, è un tutt'uno con i ricordi, con i suoni ed i profumi del mare ed il ritmo delle sue onde, belle ed increspate.

     
  • 10 ottobre alle ore 18:15
    Felicità di pescatore

    Come comincia: Non pescavo da più di due settimane, da quando i giorni erano diventati cupi e ventosi e allora, vista la mattinata bella calda e profumata dalle camelie, da poco sistemate sul mio balcone, splendidi fiori di una fragranza intensa e delicata, parto per il mare con l’attrezzatura già dalla sera preparata, avendo  letto che il tempo sarebbe stato ottimale per uscire a pesca.
    Arrivo e son contento, ed anche incantato, perché vedo un mare calmissimo e coperto dei colori blu scuro, azzurro e verde che tutt’insieme non ricordo di aver mai visto…veramente uno spettacolo.
    Spettacolo che poi si univa ad un altro che ormai gusto ogni qualvolta scelgo il posto dove lanciare le mie esche e cioè da dove si vedono e l’Etna (oggi proprio “nudo”, insomma prosciugato, senza neve) e Pentedattilo, la roccia a 5 dita, che sono per me, e penso per altri pescatori che pescano qui, una bella compagnia per il panorama, la prospettiva che danno
    Insomma, com’era previsto dai meteorologi, si prospettava una bella pescata con un mare così e ammaliato anche da queste due meraviglie che son certo belle da vedere.
    Così incomincio e pescare ricreato e rinfrescato da una brezza leggera che intanto s’era alzata…niente di meglio, che vorrei di più, mare e brezza, che come mi capita soprattutto ultimamente, mi son molto cari perché alleggeriscono in qualche modo i miei tristi pensieri.
    Comunque, grazie all’esca, al bigattino ed al verme coreano belli freschi e allegri nei loro movimenti sinuosi che attirerebbero qualunque pesce sospettoso, come se aspettassero me venendosi a cibare proprio sotto la mia postazione, mando giù nel secchio uno bel pesce rombo, (direi più strano che bello) ed uno sciarrano di una buona proporzione che per me era fin’oggi sconosciuta.
    Devo dire, in verità, che li ho allamati verso la fine ma non c’è niente di meglio nella pesca quando non buschi il cappotto ed inoltre ti svaghi in quello ch’è il tuo hobby preferito.
    Per finire, il bello della giornata di pesca non è stato il mio divertimento bensì un signore che mentre raccoglievo l’attrezzatura si avvicinava e vedendomi contento visto lo scadente bottino, mi diceva:
    -”Scusi se le pongo ‘sta domanda”:”Ma lei è contento per aver pescato questi pesci scarsi? …e se avesse pescato magari una bella orata o un bel sarago?”.
    -“Ah, allora non sarei contento ma felicissimo, se pescati poi alla fine” gli rispondevo io.
    -E quello:”Addirittura felicissimo”.
    -“Certo”, risposi.
    “Non si può essere felici? Perché, pescare una bella orata proprio quando stai per tornartene a casa con un "cappotto” non è anche questa felicità?”.
    Così, con questa bella risposta al solito intruso che ci capita d’incontrare spesso e volentieri, me ne torno a casa con la speranza che domani si riconfermi il bel tempo.
     
     

     

     
  • 06 ottobre alle ore 15:06
    Il bar di "don Paolo"

    Come comincia: Racconterò di Paolo Martorano e del suo bar, luogo d’incontro per decine e decine di anni per gli abitanti di Melito e luogo di ristoro per tutti quelli che facevano “le vashe” ossia la discesa e la salita del Corso Garibaldi che sommava totalmente circa 760 m. 
    Il bar era situato proprio al centro del corso e quindi al centro del paese ed era rinomato per la pasticceria proprio del signor Paolo, artigiano pasticciere gia’ da giovanissimo. 
    Famosi erano i suoi “viennesi”,i cannoli e la biscottura, in particolare lo “stomatico”. 
    Nei primi anni ’60 il bar, nel retro fu fornito anche di un biliardo professionale dove i piu’ grandi si cimentavano in partite sia all’italiana che a carambola e goriziana tra di loro ed anche in qualche torneo in cui partecipavano giocatori di fuori paese.
    Ricordo ottimi giocatori come Pascaluzzu Curatola,il piu’ bravo della sua epoca, Pasquale Caristo detto “Lillu Sticca” appunto per la facilita’ di maneggiare la stecca di biliardo, che seguì subito dopo, e poi parecchi altri che non raggiunsero pero’ mai la loro bravura. 
    C’era anche uno dei primi televisori che furono portatori d’immagini dei primi quiz televisivi(in quelle sere c’era il pienone) e soprattutto calcistiche importanti come la finale del Campionato del Mondo del 1970 dove l’Italia di Valcareggi arrivo’ in finale contro il Brasile del grande Pele’ perdendo per 4 a 1 in una bella partita dopo una semifinale vinta alla grande contro la Germania pe 4 a 3 (partita passata alla storia piu’ della finale). 
    Io frequentai il bar per quasi 20 anni e posso dire che alla morte dei titolari, quando il bar passo’ ad altri gestori, non fu piu’ frequentato allo stesso modo sia per la pasticceria non all’altezza di "don Paolo" e sia per la gentilezza e il garbo con il quale servivano i clienti(senza offesa per i nuovi).

     
  • 05 ottobre alle ore 20:19
    Desiderio gradito...piacevole

    Come comincia: Già da tantissimo tempo ormai (quasi 40 anni), la passione della pesca ha del tutto coinvolto il 50% della mia vita, considerando il periodo che va da aprile a settembre, tranne qualche sporadica uscita a ottobre, novembre e dicembre (da gennaio a marzo non ne parliamo proprio…non m’è mai piaciuto pescare in quel periodo).
    Logicamente, questo non è stato bello per i poveri pesci che non hanno potuto evitare le mie belle e succulente esche ben nascoste tra gli appuntiti ami e nel mezzo di due file di scogli e lanciate sempre con la mente serena, rilassata e senza pensieri o guai (naturalmente fino a marzo scorso, con la prematura dipartita di mia moglie), perché è proprio così che il mare mi fa sentire sempre, anche se non ci fosse bisogno, perché cosa avrei voluto meglio dalla vita…una bella moglie (che purtroppo non c’è più), una figlia che non avremmo desiderato migliore…insomma una meraviglia di famiglia e quindi come sentirsi meglio di quando sei a mare, soprattutto alle prime luci del giorno, con quella brezzolina che ti rinfresca e ti schiaffeggia dolcemente?
    Dicevo che da tantissimo tempo ormai mi dedico con vivo desiderio alla pesca che mi ha finora sempre tanto divertito, fatto contento ma purtroppo sento questi anni (63) che inevitabilmente e purtroppo fanno scemare non solo questo tipo di passione.
    Adesso che sono in pensione però, devo dire che ultimamente, giorno per giorno, si è accesa un’ altra fiamma intensa, un altro desiderio vigoroso (tanto quanto l’amore per la pesca) che devo dire mi è gradito…è piacevole…e cioè quello di andarmene via…insomma di cambiare aria, di cercare nuovi stimoli per “rinfrescare” questa mia adorata passione per la pesca e perché no?...di girare un altro po’ per il mondo.
    Direte voi…dove vorrebbe andare una persona di 63 anni?
    Dove? Intanto, dopo qualche giro per qualche annetto, sistemarmi in un'isola scegliendola piccola…piccola e semideserta…insomma non troppo popolata.
    Sì mi sistemerei lì, dove con quella pace che m’immagino, me n’andrei sempre a pesca su delle belle e bianche spiagge, bagnate da acque di un blu trasparente, acque che qui da noi spesso sono sporcate e scurite da sporcizie provenienti e da terra e dal mare stesso, situazione questa che sembra inarrestabile fin quando tutti noi non ci si decida a denunciare chi e cosa determina questo stato di cose.
    Che devo dirvi di più?
    Magari con quella brezzolina di cui parlavo prima, farsi delle belle dormite rilassati, tranquilli e stanchi,  dopo una pescata coi fiocchi, sotto tante splendenti stelle che forse saranno anche più belle delle nostre…chissà.
    Forse penserete sia un sogno…può darsi ma sfido chiunque di voi chi non sogna tutto questo.
    Beh, oggi vi ho raccontato di questo mio, chiamiamolo desiderio, ma vi prometto che continuerò a raccontarvi quelle belle sensazioni che mi suscita sempre questo contatto col mare, fonte inesauribile di emozioni ch’è bello raccontare e far conoscere.
     
     

     
  • 28 settembre alle ore 16:10
    La bellissima epopea del "Kent Rugby Melito"

    Come comincia: Ormai son passati 40 anni da quando l'epopea del rugby, che in quegli anni '76, '77 e '78, grazie al signor Gino Coco, di Reggio Calabria, titolare del negozio di abbigliamento "Kent", situato all'inizio del corso Garibaldi e coadiuvato da dott. Santo Dattola e dal dott. Antonino Minicuci, portò a Melito una ventata di aria nuova per quanto riguarda lo sport, finì improvvisamente, e finì male perché bisogna avere, anche nello sport, la mentalità abbastanza aperta per far sì che ci si possa distinguere dalle mentalità chiuse. Questo lo dico e l'ho già scritto negli unici due libri che fin'adesso ho pubblicato, dove faccio presente che per vendetta ad un quasi pestaggio ricevuto con una squadra di Pellaro (RC), la mia squadra, il Kent Rugby Melito, fu squalificata per parecchi anni e quindi, per questo motivo, dato che tutti abbandonammo o, come me, partirono per altri lidi per lavoro, questo magnifico sport finì prematuramente confermando come qui da noi spesso capita, alcuni sport nascono, si affermano e poi, per qualche motivo scompaiono. Detto questo, vorrei spendere due parole a riguardo la bontà di quella squadra che, con partite vinte e perse, però avvincenti, ha lasciato un bel ricordo a Melito e nel suo circondario ed anche fuori. Incomincio intanto a far presente che, tra tutti quelli che ci applicammo in quei 3 anni splendidi in quello sport ritenuto da noi strano, perché eravamo del tutto disinteressati, solo io e mio fratello Pietro avevamo praticato un altro sport, il calcio, senza però eccellere e quindi, insieme agli altri cercavamo il riscatto sportivo almeno in uno sport che sembrava violento ma non lo era, se venivano rispettate le sue regole rigidissime. In quella squadra avevamo appreso i primi rudimenti del rugby da un bravo allenatore romano, che aveva militato in squadre di Serie B ed anche allenato nella stessa Serie, il quale c’inculcò in breve tempo e devo dire in modo chiaro tutto quello che serviva per poter giocare ed iniziare il Campionato di Serie C ed Under 23, quello sport per noi fin’allora sconosciuto. La squadra era composta fortunatamente da elementi che, a dire dell’allenatore, erano fatti proprio per amalgamare la squadra ad hoc e cioè: giocatori alti (2° linee), bassi e robusti (1°linee, i piloni ed il tallonatore), bassi e veloci (mediani di mischia), di media altezza e veloci (mediani di apertura, attaccanti o “avanti” ed estremi) e giocatori che raggruppavano in sintesi un miscuglio delle peculiarità di tutti (le 3° linee). La squadra, in base agli schemi impartiteci dall’allenatore, veniva guidata dai due mediani, di mischia e d’ apertura (io, Lillo Sergi o Ninetto Coco e mio fratello Pietro Sergi o Pino Sarica che, in base anche alla nostra fantasia cercavano di aprire una falla nello scacchiere difensivo degli avversari e certe volte ci si riusciva certe volte no anche perché gli avversari erano molto più preparati di noi , avendo essi molto più anni d’esperienza di noi, cadetti alle prime armi che anche se dal punto di vista tecnico-tattico ancora eravamo inferiori, mostravamo una grinta ed una voglia di primeggiare, vincere, fuori dal comune e questo si notava quando, soprattutto il pubblico avversario ci applaudiva a scena aperta. Senza minimizzare gli altri ruoli che erano importanti perché gioco di squadra, il secondo ruolo, diciamo, che più garantiva la forza d’ urto nella conquista della palla e che erano i primi ad arrivare su di essa, essendo situati all’ esterno della mischia, erano le due 3°linee (Mario Lampada, Filippo Scapolla (che copriva spesso anche il ruolo di "pilone"), Pizzimenti (di Reggio Calabria) e tanti altri che si alternavano nel ruolo come Marcello Saitta, Peppe Minniti, Roberto Attinà, Masino Laganà e tanti altri che poi si aggregarono alla squadra il 2° anno. L’altro ruolo anch’esso di forte impatto nella conquista della palla erano i cosidetti “piloni” ed il “tallonatore” (Giovanni Cuzzucoli, Gulino, Gennaro Ambrosio, Franco Saitta) che oltre che conquistare la palla nelle “mischie chiuse”, dovevano arginare anch’essi gli attacchi degli avversari. Poi vi erano le 2° linee, (Roberto Minicuci, Mimmo Sgrò, Giancarlo Liberati ed altri del 2° anno come Santo Cuzzocrea, che erano praticamente i fac-totum della squadra e cioè erano quei giocatori dalle lunghe leve che, oltre a "legare" la 1°linea con le 3° linee nelle "mischie chiuse" per la conquista della palla, saltavano per prendere la palla nelle "touches" cioè nella rimessa laterale da dove poi, anche da lì partiva l'azione d'attacco. Azione d'attacco che veniva eseguita dai giocatori veloci, dai cosiddetti "avanti" (anche io, Ninetto Coco, Benedetto Fortunato (detto Apache), Francesco Schimizzi (detto "Marmitta") Paolo Nucera (detto Pilindio) e tanti altri, anch'essi del 2° anno come Dino Sgrò, Giuseppe Martino e Giovanni Caridi e dall'"estremo" Mario Andrianò (quasi mai infortunatosi e quindi quasi sempre presente) ed anche Romanò (detto Canguro, il quale si cimentava anche come attaccante) praticamente ruolo che fungeva come il "libero" nel calcio, ultimo baluardo alle offensive avversarie). Ecco, questi eravamo in larga parte coloro che hanno lasciato un bel ricordo di quello sport che, anche se non tanto amato per l'impatto visivo della durezza degli scontri fisici ma che per la nostra determinazione su ogni palla da conquistare, abbiamo fatto sì a far conoscere uno sport fin'allora non conosciuto dalla maggior parte della gente melitese e dintorni anche se allora a Reggio Calabria (motivazione principale del Presidente Gino "Kent" Coco a creare la squadra essendo un appassionato di rugby) la squadra della città militava in Serie A con qualche giocatore in Nazionale e qualche straniero di ottimo livello. Bel ricordo che, come detto sopra, si tramutò in brutto ricordo perché, alla fine, non è che noi si abbia fatto una bella figura compiendo la vendetta, dimostrando che nello sport questo sentimento non deve esistere perché sconvolge del tutto il termine "sportivo" che intende che una persona forte, solida e robusta dev'essere un combattente, un lottatore e non un vendicatore e comunque, il rancore, la vendetta non portano a nulla, di qualunque cosa si parli.

     
  • 26 settembre alle ore 8:39
    L'aria di mare

    Come comincia: Che c'è di più bello che arrivare sul luogo prescelto, per piazzare le canne da posta ed insidiare qualche bel esemplare di orata o sarago, mentre il sole fa capolino da dietro qualche pezzo di montagna e mentre un venticello dolcemente ti rinfresca quando, trafelato, incominci ad adoperarti per lanciare in acqua le esche belle fresche e prelibate.
    Te la gusti quell'aria rigeneratrice soprattutto se la notte caldissima t'ha infuso una tal stanchezza da non farti dormire...
    Sì... ci vuole proprio perché ti rianima, così fresca e delicata.
    Sì...mi deliziano tantissimo quei soffi d'aria salata che sanno di mare e mi fanno anche meglio respirare da quando non fumo più.
    Devo dire che quell'aria salmastra sempre portata da un venticello gradevole che ti sferza il viso è anche una bella compagnia perché, anche se solo, non mi son mai, e dico mai, sentito solo.

     
  • 22 settembre alle ore 20:50
    Amo il mare… immensamente

    Come comincia: Approfittando di una splendida giornata di sole, decido di andarmene al mare per pescare, attualmente il mio hobby principale che mi aiuta anche tanto in questo periodo molto triste e difficile.
    Solitamente, non so descrivere cosa provo ogni volta che mi avvicino alla spiaggia…è un’emozione grandissima ed è come se ci andassi per la prima volta.
    Vedere il mare così splendido nei suoi colori all' orizzonte fondersi con il cielo, mi fa sentire più vivo, felice, libero.
    Dopo qualche ora, mirando l’Etna che mi fa compagnia ormai da tantissimi anni, mi sollazzavo a passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia mentre le piccole onde mi bagnavano i piedi con quell’acqua ancora fredda che mi rinvigoriva e con la brezza che delicatamente mi accarezzava il viso.
    Ah… come avrei voluto stare ancora per altre ore ed ore… non l' avrei mai lasciato e questo mi capita sempre ma purtroppo dovevo andare, consapevole come sempre che ancora tanti giorni simili si ripeteranno, se Dio vorrà, come succede già da tempo ormai lontano.
    E’ anche il mio unico e vero confidente perché lì in spiaggia gli affido i miei pensieri ed anche per questo devo dire che anch'esso, come il Mongibello, è un'ottima compagnia.
    Sì… come amo la vita, il mondo, io amo il mare… lo amo immensamente.
    Mi piace sempre rimanere lì, estasiato nella mia piccolezza a completare la sua bellezza e maestosità.
    Per me questo è vita e me lo trasmette sempre con il suo continuo movimento, quasi a volermi dire continuamente: “Vai avanti Lillo… la vita continua… non ti devi fermare… fai come me”.

     
  • 19 settembre alle ore 8:03
    Una voglia ch'ancor sento

    Come comincia: Il vento stamane era calato e allora in un niente preparo la borsa con le esche e una bottiglia d'acqua ghiacciata e mi avvio verso il luogo di pesca, accompagnato dal solito grugare dei colombi che nella mia zona ormai sono tanti e fastidiosi soprattutto la mattina presto.
    Arrivo nella solitudine totale mentre l'aurora come al solito mi lascia incantato con quei colori così intensi.
    Il mare quasi non si muoveva e questo già mi dava subito un senso di rilassatezza che non provo mai in nessuna situazione, tranne di quando stavo insieme a mia moglie e mia figlia o adesso solo con mia figlia e penso anche quanta gente dal carattere iracondo magari si calmerebbe se prendesse la passione per la pesca in mare, lago o fiume.
    La brezza marina m'accarezzava il viso delicatamente mentre, tra i gabbiani che scappavano via al mio incedere sulla battigia, raggiungevo il posto scelto per pescare.
    Beh...mi sembrava la giornata ideale per una buona pescata...solo soletto, mare che sembrava, come si suol dire, "liscio come l'olio" e quasi bianco visto dalla mia posizione di marcia, aria fresca, l'Etna che appariva quasi giocando a nascondino tra le nuvole...cosa vorrebbe di più un pescatore?
    Incomincio bene pescando una cernietta...chissà cosa riserverà ancora questa splendida giornata di settembre.

     
  • 12 settembre alle ore 18:05
    W la pesca!

    Come comincia: È luogo ormai comune dire che l'Italia è un Paese di navigatori, inventori, artisti di ogni genere e soprattutto poeti ed anche buoni pescatori agonistici e non.
    Io, comunque, (a parte di essere stato un inventore negli anni giovanili e studenteschi quando me le inventavo tutte per cercar di fregare i miei genitori raccontando balle su balle quando marinavo la scuola o ero impreparato se venivo interrogato), so andare in barca (a remi), a detta di esperti del settore sarei anche un poeta e sono un pescatore (di livello medio-basso) per hobby (solo e unico). 
    Per quanto riguarda che mi definiscano un poeta dicono che se nel contenuto degli scritti si riesce a trasmettere il messaggio attraverso le immagini suscitate dal ritmo e la musicalità dei versi (ch'è la cosa più importante) allora si è un poeta ed avendo i miei scritti questa peculiarità mi annoverano nella categoria dei poeti.
    Di andare in barca e remare ormai ci vado solamente coi ricordi e quindi è meglio lasciar stare.
    Tutt'altra cosa invece è star a parlare dell'essere pescatore e quello che sento nel cuore e nella mente quando pratico questo hobby per me bellissimo, impegnativo ma allo stesso tempo di un rilassamento quasi unico.
    Intanto vedere l'alba e gustarsela è quasi indescrivibile e comunque in qualche modo l'ho descritta in molte mie poesie che poi inserirò nel mio prossimo libro dal titolo definitivo "Io e..." nelle pagine "Io e il mare".
    Non è solo questo però...
    Vi è anche la passione (che un pò sta scemando a causa di vicissitudini negative private, che non sto qui a raccontare), perno della vita di chi se la vuol godere.
    Personalmente la passione per la pesca in mare e da terra è arrivata tardi e cioè quando son rientrato trasferito da Sondrio dopo ben 12 anni di lavoro in Poste Italiane e dove avevo incominciato a pescare nei laghi e fiumi dove non era necessario alzarti all'alba, momento, per quanto riguarda il mare, di frenesia alimentare di pesci anche di taglia notevole.
    Dico ch'è arrivata tardi poichè mio cognato Antonio, anch'egli appassionato di pesca ma soprattutto all'inglese, mi diceva che bisognava svegliarsi alle 04 per poter essere almeno alle 04,30 sul luogo di pesca e questo proprio non mi garbava, prima di tutto per l'orario, poi perché avevo la figlia piccolissima e immagino si sappia quanto sia stressante gestire una situazione simile durante le vacanze...anzi dirò di più...
    Io amante del mare, uomo di marina, scappavo dal mare dopo 3 settimane perché non vedevo l'ora di rientrare a Sondrio, riposarmi anche lavorando e pescare...vedete voi...
    Adesso, dopo 16 anni dal rientro in Calabria, toglietemi mare e pesca e faccio una strage.
    La pesca che pratico è la ledgering, varie volte con la bombarda per aguglie e lecce, all'inglese e spesso a fondo e con canne che non superano i 300 gr. perché, non potendo usare il braccio sinistro (per una frattura al gomito avuta a 4 anni) mi stanco presto e quindi la pesca a fondo è ormai la mia preferita con filo al mulinello del 18, piombo ad oliva scorrevole su lenza madre, finale con amo (di vario tipo in base al pesce da insidiare) che va dal 6 a massimo 12 su filo del 12/16.
    Aspetto positivo della pesca è che giri, vedi nuovi posti, incontri gente nuova, posto e gente che forse mai conosceresti.
    Cosa che m'è successo ma non durante la pesca ma mentro ero in vacanza all'isola di Ortigia e mentro cercavo un luogo adatto per pescare.
    E chi t'incontro al porto sulla via marina di Ortigia?
    Niente popodimenoche: il grande Salvatore Zenga tutto concentrato vicino a un altro grande: Alessia Giovanni Barone.
    Arrivo proprio mentre il Barone allama una leccia e dopo la presentazione e qualche domanda, mi indica lo Zenga, seduto sulla sua destra, al quale mi avvicino e mi presento.
    Devo dire ch'è stato piacevole parlar con lui ed il Barone, persone serie e simpatiche che mi hanno dimostrato in meno di mezz'ora il loro esser pescatori esattamente da come traspare dai giornali o programmi del settore.
    Dopo una breve chiacchierata li saluto, in particolare lo Zenga col quale ci proponiamo di sentirci sui profili di Fb e Messenger come stiamo in effetti facendo.
    Intanto stamattina, dopo più di 2 settimane, ho deciso, dato il bel tempo, di provare un luogo suggeritomi per delle buone triglie: a Pilati, frazione della mia città, Melito di Porto Salvo (RC) e così è stato...una triglia di circa 180 gr. 
    Poi si è alzato un forte vento grecale che mi ha costretto a ritirarmi con uno scarso carniere che però mi evita il cappotto, termine odiato da chi pesca.

     
  • 22 gennaio alle ore 17:20
    U cafetteri

    Come comincia: Ricordo che quando ritornai a Melito, dopo tanti anni vissuto fuori, incontrai un vecchio comunista detto “'u cafetteri” che, conosciutomi a malapena e solo dopo avergli detto “sugnu ‘u figghjiu 'i Sciavè “u pintu” mi abbracciò con forza e mi disse : -ciao, "compagno"-.
    Da quanto tempo che non sentivo la parola "compagno"...
    Un paio di decenni di sicuro...appunto dal 1968 e immediatamente, nel vedere e nell'abbracciare il vecchio "comunista", rivedevo le sezioni invase dal fumo, le discussioni che duravano fino a notte fonda, la passione che noi giovani e loro, gli anziani del partito, mettevamo in ogni cosa, in tutte le battaglie, in tutti i discorsi.
    Mi tornano in mente "il centralismo democratico", "la via italiana al socialismo", i discorsi dei membri della direzione, del"comitato centrale” (Ingrao, al cinema “Dattola”), l'eskimo, i capelli lunghi (!), le marce (più a Reggio, per la verità) contro la guerra in Vietnam, il "sessantotto", gli anni di piombo, gli scioperi all'Università, il "movimento della pantera" (che io lo ritenevo giusto ma un po’ violento), l’unione e la solidarietà tra operai e studenti, Moro, Berlinguer, Almirante, Craxi, Ingrao, Lama e tanti altri protagonisti di quegli anni.
    Quanti sforzi e quante battaglie per dimostrare che il comunismo italiano era diverso da quello sovietico; quanto impegno per la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà.
    Magari litigavamo su una frase di Pajetta o di Amendola ma poi ritornavamo ad abbracciarci.
    Volevamo un mondo migliore, una scuola più libera e più aperta, volevamo la pace in tutte le parti del mondo, lottavamo contro la fame, rifiutavamo il razzismo, volevamo l'uguaglianza di tutti gli uomini, di tutte le razze e di tutte le religioni.
    Negli occhi del “cafetteri” ho visto quello che da tempo percepivo in mio padre, morto nel marzo del 1979: la sconfitta lasciato dalle tracce profonde dovute a queste delusioni e la notai soprattutto sul suo volto ormai vecchio e stanco.
    Tanti che come lui credevamo negli stessi ideali abbiamo svenduto la nostra anima e salvato il corpo perché adesso abbiamo la macchina bella, qualcuno magari la villa favolosa, un bel conto in banca, ma non abbiamo più quell'anima.
    Il “cafetteri” allora mi salutò con gli occhi lacrimanti; io l’ho abbracciato e l’ho baciato perché gli volevo bene come tutti i vecchi amici di mio padre e a tutti quelli come lui che avevano sofferto e vissuto sulla propria vita tutte le negazioni e le incoerenze da essa ingratamente regalate ma che comunque, fino alla fine, non si arresero mai.
    È stato bello per quelli che hanno e abbiamo vissuto quel periodo ma adesso è andato.
    Viviamo un' altra realtà...diversa...un’altra società.
    Certo quel periodo ha cambiato tantissimo la società ma ora bisogna confrontarsi con la realtà odierna e smetterla definitivamente di guardarsi indietro, perché si sa, tante cose possono ritornare ma il passato, quello proprio no.

     
  • 07 gennaio alle ore 1:17
    Viva la semplicità

    Come comincia: Mi capita spesso con gli amici d' infanzia, soprattutto con quelli che lavorano lontano fuori Melito e che ritornano per trascorrere insieme ai parenti le festività natalizie o le ferie estive, di ricordare con nostalgia le nostre vacanze sia natalizie che estive che passavamo qui a Melito...soprattutto quelle estive. Devo dire... bei tempi passati...stavamo bene veramente e più in acqua che fuori. Facevamo il bagno persino col mare in tempesta, rischiando un pò e quando le onde ci sbattevano a riva, ridevamo a crepapelle e a lungo, come degli scemi. Devo dire la verità...vorrei una bacchetta magica per poter fare tante cose...per eliminare, per esempio, tante brutte cose che tutti possiamo immaginare ma la vorrei anche per poter tornar indietro e rivivere quei tempi, di tornare indietro nel tempo in quella Melito, allora piccolo paese, dove sono nato e dove ho trascorso la fanciullezza e la giovinezza fino a quasi 20 anni. Adoravo il vecchio bar Martorano dove ho bevuto il caffè più buono della mia vita con il suo aroma che aleggiava nell'aria quando si passava di là per incontrarci ed avviarci per la "spiaggia del "Checco"". Oltre a vari bar e negozi di vario genere che c'erano sulla strada che portava al mare vi erano anche gli alberi del viale così grossi e alti da far fresco, d'estate, all'Ospedale "Tiberio Evoli" ch'era stato costruito proprio sul quel viale intitolato a Giuseppe Garibaldi...semplici alberi ma bellissimi. Sì...niente di più bello che la semplicità della natura e, senza dubbio, grazie a quel viale che ritenevo bello, ho imparato nel tempo che le cose più belle sono, veramente, le cose semplici. Purtroppo, noi uomini, spesso non apprezziamo la semplicità. Infatti quei bellissimi alberi sono stati eliminati per far posto a delle palme che sì...saranno anche belli ma non hanno la naturalezza degli altri, antichi di secoli e perché no...per me magici.

     
  • 30 ottobre 2017 alle ore 19:19
    Una bella giornata

    Come comincia: Bella giornata che trascorsi qualche anno fa, grazie agli amici bagaladesi, in primis il Sindaco Curatola, il di lui figlio Federico e dal vice-sindaco Toscano che mi accolsero sul pullmann, per quella trasferta a Bagheria, per gli ottavi di finale di Coppa Italia Nazionale Dilettanti che si disputava tra l’Omega Bagaladi ( RC) e la squadra locale.
    Dopo un lungo e tranquillo viaggio, per quasi quattro ore, fummo accolti dapprima dall'allora Presidente del Bagheria Provenzano e accompagnati al ristorante "Aries", dove poi incontrammo il Sindaco in carica della città, il giovane Biagio Sciortino, il quale si dimostrò persona veramente amabile, avendo offerto al collega Curatola dei libri e depliants di Bagheria e poi ci accompagnò al vicino Museo di Guttuso, vero gioiello culturale, ancora in pieno allestimento.
    Devo dire, con tutta sincerità, che l’accoglienza fu di prim’ordine, sia per la signorilità dimostrata da tutti, compreso lo sponsor, sia per la simpatica curiosità che dimostrarono nel chiedere di Bagaladi, cittadina di appena 1.000 abitanti, che da un paio d’anni era assurta agli onori del calcio che contava.
    Complimenti davvero!
    Pensai, avendoli conosciuti, che sicuramente, sarebbero stati accolti allo stesso modo, se non meglio, sia dal Sindaco Curatola che dal triumvirato che presiedeva la squadra di Bagaladi, Maesano-Maesano-Villari.
    Passo ora, dagli appunti che avevo in archivio, a descrivere la bella partita alla quale assistetti in mezzo ad un pubblico veramente scarso per un citta da quasi 70.000 abitanti.
    La partita finì 2 a 2, ma l’Omega avrebbe meritato di portare a casa la vittoria che avrebbe assicurato, quasi al 100%, il passaggio ai quarti e se l'avesse ottenuta, nessuno avrebbe avuto niente da dire.
    Dopo l’inizio stentato dell’ Omega che stava ancora studiando gli avversari, il Bagheria colpì a freddo con l’ottimo Marino che improvvisamente, ricevuta la palla quasi al limite, tirò una bordata ad effetto che sorprese Tiziano che, anche disteso in tuffo disperato, non riuscì ad intercettare la micidiale palla.
    1 a 0.
    Ma l’Omega Bagaladi, conscia della sua forza, incominciò a macinare quel bel gioco che la contraddistingueva da quando ne aveva preso le redini il nuovo mister, il bravo Campolo.
    Infatti, allo scadere del tempo, in seguito ad una bella azione corale, pervenne al pareggio con Aquilino che fu bravo ad evitare dentro l’area un difensore e a colpire la palla a colpo sicuro infilandola nell’angolino alla destra del portiere locale.
    1 a1.
    Dopo, praticamente per tutta la partita, l’Omega condusse le danze, seminando il terrore tra le file difensive avversarie, soprattutto con Di Maggio e Corona, supportati da un pressante Catalano, dalla solita ottima regia di Aquilino e da Bonanno e Pipitò, sempre in contrasto sugli avversari.
    Il raddoppio dell'Omega, arrivò all'inizio del 2° tempo, da un'incursione sulla sinistra, cross al centro per Corona che colpì bene ma sul portiere che respinse alla bell'e meglio ma sui piedi di Di Maggio che con la solita calma bloccò la palla e la indirizzò in porta senza scampo per il portiere bagarese.
    2 a 1.
    Ma come c’insegna il calcio che se non sfrutti le occasioni da goal poi va a finire che il goal lo subisci, il Bagheria, verso il 70° minuto, con un fortunoso goal derivato da un batti e ribatti in area, ottenne il pareggio con Vipes, con la palla che colpita in modo strano superava Tiziano, sbatteva sul palo e beffardamente s’insaccava, lasciando noi tutti sugli spalti di stucco.
    Comunque bella partita, condotta benissimo da tutta la terna arbitrale, con parecchi ammoniti per falli di gioco normali, con pubblico corretto, rovinato solo nel finale da un battibecco tra due giocatori che veniva sedato, un po’ con difficoltà, dalle dirigenze di entrambe le squadre.
    L'Omega Bagaladi passò poi il turno, giocando al ritorno in casa una grande partita, non cullandosi del pareggio ottenuto in trasferta, dimostrando così di aver raggiunto una mentalità moderna d'intendere il gioco del calcio sia quello che si era detto fin’allora (ed anche lì a Bagheria) della squadra e cioè "Squadra stellare”.

     
  • 03 luglio 2017 alle ore 17:43
    Mio padre...Saverio Sergi, "u pintu"

    Come comincia: Mio padre, Saverio Sergi detto "u pintu" (dipinto) per le macchie del vaiolo contratto da bambino, calzolaio e fervente comunista... italiano...diceva lui e a capo di una famiglia che, come tantissime dei suoi tempi, era numerosa e composta da 6 fratelli ed 1 sorella di cui 2 non ci sono più ed io ero il più piccolo.
    Non ho mai saputo il perché mio padre aveva un debole per me…(non so…forse perché ero l’unico che aveva continuato gli studi e quindi riponeva una speranza in me…non so) e aveva gesti verso di me estremamente cari e pieni d’affeto ma anche duri per impartirmi l’educazione giusta ed anche ai miei fratelli…naturalmente.
    Questo lo dico perché non era uno che faceva molte smancerie e non dimostrava a parole il suo affetto e penso che in 24 anni (avevo quest’età quando è mancato) lui non mi abbia mai detto ‘ti voglio bene’. 
    Sia a me che ai miei fratelli non ci ha mai abbracciato e nemmeno ci ha mai baciato se non in rare occasioni, nè tanto meno ci ha mai accarezzato ma il suo affetto ce l’ ha dimostrato sempre e giornalmente con piccoli gesti in quel poco tempo che aveva fuori dal lavoro: una disponibilità illimitata, abbracci al momento giusto, la parola giusta al momento giusto, la sua presenza al momento giusto…insomma …una persona equilibrata ma con pochi sorrisi, a dir la verità.
    Abbiamo imparato a capire il suo modo di fare e di essere e lo rispettavamo.
    Lo dico senza peli sulla lingua: mi ritengo fortunato per aver avuto un padre così....per tutto quello che mi ha insegnato e per esserci sempre stato. 
    Penso di non avergli mai detto ‘ti voglio bene’ a voce e devo dire che a volte mi sarebbe piacuto dirgli tutto ciò che penso... dirgli quanto lo stimavo, quanto per me era importante e quanto gli volevo bene sebbene la sua durezza per il rispetto delle regole familiari.
    Mi piacerebbe dirgli che se oggi io sono così lo devo soprattutto a lui (e ovviamente anche a mia madre), che con enorme pazienza mi ha insegnato tante cose... cose importanti come l'onestà, la lealtà, la semplicità, l'umiltà, la correttezza, il rispetto per ogni essere vivente...dalla natura all'uomo, il non perdersi d'animo e la voglia di fare qualcosa per gli altri. 
    Negli ultimi tempi, prima di mancare parlavamo molto e mi ha insegnato tante altre cose.
    Mi ha insegnato che prendersi cura della natura e degli animali significa poi prendersi cura di sè stessi e dell'uomo. 
    Mi ha insegnato che sognare non fa male se si tengono i piedi per terra e che è giusto inseguire i sogni. 
    Mi ha insegnato che tutto si può fare, basta impegnarsi e provarci. 
    Avrei voluto poter trovare un modo per fargli capire quanto gli sono stato grato per tutti quei 24 anni e dirglielo in faccia ma non ho fatto in tempo…purtroppo.

     
  • 02 luglio 2017 alle ore 11:30
    Sorrisi da trasmettere

    Come comincia: Ho menzionato i miei genitori, Sergi Saverio e Surfaro Concetta, in varie poesie in vernacolo calabrese ma questo che oggi mi va di raccontare li riguarda in un giorno particolare.
    Gli ero attaccatissimo e ancora oggi, a tantissimi anni dalla loro dipartita, rivolgo un pensiero soprattutto negli anniversari di morte e nelle feste tradizionali.
    Racconterò di quando compirono i 25 anni di matrimonio che non festeggiarono come si usa adesso ma in modo sobrio e con mia madre che cucinò come fosse una domenica come tante altre e con i figli che comprammo delle paste e dello spumante per brindare con loro a quell'evento importante che avevano raggiunto.
    Avevo 12 anni e ricordo che stetti bene veramente perché, come mai negli anni passati, li vidi allegri e sorridere veramente di cuore.
    Ricordo che la cosa che mi lasciò anche un pò meravigliato, perché in famiglia non succedeva spesso, essendo noi figli un pò restìi a rispettare delle regole, e non solo familiari, ch'egli voleva rigidamente impartirci, è che ho visto mio padre ridere di gusto ed è stato bellissimo, abituato a vederlo spesso corrucciato e arrabbiato con me ed i miei fratelli.
    Poi ricordo i sorrisi di mia madre che invece lei elargiva spesso e che poi, purtroppo, finirono con la malattia di mio fratello Ninì e con la sua morte.
    Vederla godersi quella giornata mi riempì di una felicità così immensa che non riesco a descrivere e proprio quel giorno mi resi conto, vedendola così felice, di volerle un bene infinito.
    Volevo bene a entrambi ma mentre il rapporto con mio padre era diverso, poiché scoprivo giorno per giorno, in base ai suoi consigli ed insegnamenti, ch'ero simile a lui, per mia madre invece sentivo quel "qualcosa" in più che me la faceva voler bene in modo più intenso e particolare rispetto a lui e certamente avrei fatto di tutto per vederla sempre felice come quel giorno.
    Comunque, tutti quei sorrisi ed emozioni provati soprattutto da loro quel giorno, aumentarono nel momento del brindisi e così felici a loro volta resero felice me ed i miei fratelli per vederli così lieti in quel bellissimo evento che, per colpa del destino, non si sarebbe più ripetuto.
    Questa giornata è rimasta indelebile nella mente e nel cuore e avrei voluto che si fosse ripetuta negli anni a venire ma purtroppo la vita, come riserba gioie riserba anche dolori e anche se si dice sempre e banalmente che "bisogna andare avanti", sì...si va avanti ma non sarà più lo stesso.
    So solo che i sorrisi di quel giorno bastano ed avanzano per me per poterli, come già sta succedendo, trasmetterli sempre e comunque alla mia famiglia, a mia moglie e a mia figlia e perché no...al mondo intero.

     
  • 02 luglio 2017 alle ore 11:19
    Prendi l'arte e mettila di parte?...macchè!!!

    Come comincia: Guardando un video e lieto della tenerezza e della simpatia della coppia protagonista che fa manualmente il pane casereccio, mi vengono in mente tanti mestieri ma tra questi ricordo quelli che ritengo i più importanti perché di gran lunga più in uso e che adesso sono quasi scomparsi come per esempio i calzolai, dei quali a Melito di Porto Salvo si sono perse le tracce.
    Tra questi vi erano Domenico (Mico) Scordo, Scapolla e mio padre che, a detta dei melitesi, miei compaesani, come loro ce n'erano pochi bravi nel rattoppare scarpe e, nel caso di mio padre, anche a farle nuove.
    A dire il vero anche panettieri ce n'erano poco e tra questi Ciccio (Baffa) Toscano del Paese Vecchio (che dicevano facesse il miglior pane con i famosi "biscotti di pane"), Saverio Tripodi alla frazione Lacco e Benito Romeo al rione marina; con loro ricordo che in casa avevamo sempre buon pane fresco e fragrante.
    Di falegnami non ce n'erano neanche tanti ma questi pochi erano veramente bravi come i "maestri" (come venivano definiti) Salvatore (Turi 'u nòbili), Pietro Patera e Giacomo (Black) Romeo che fra i tre era il meno richiesto.
    Devo far presente, per diritto di cronaca, che, sebbene tutt'e tre fossero accaniti fumatori, non vi fu alcun caso d'incendio nelle loro falegnamerie.
    Come dicevo questi mestieri erano pochi mentre ora sono meno di poco e se adesso le scarpe che possono esser riparate le butti e le compri nuove come le porte o le finestre o i portoni, un motivo ci sarà.
    Tra i tant'altri mestieri solo il panettiere ancora resiste e che, vuoi per l'importanza del prodotto o per il fatto che gli odierni supermercati sono provvisti di panettieri ed anche bravi, fan sì di aver tutti i giorni sulla tavola del pane di ottima fattura e di tutte le speci e forme possibili ma che io, personalmente, non cambierei con quello dei maestri panettieri della mia fanciullezza che ancora ne ricordo il profumo che aleggiava in cucina quando mia madre, dopo averlo ricevuto perché, (come il Toscano) lo portavano anche a domicilio, lo adagiava sulla tavola dopo averlo affettato delicatamente.

     
  • 02 luglio 2017 alle ore 7:52
    Dolci ricordi

    Come comincia: Oggi è stata una splendida giornata di sole e so che parecchi amici e conoscenti si sono riversati al mare a prendere il sole e a tuffarsi…dove sarei andato volentieri anch'io ma, purtroppo, lavoravo.
    Penso però che anche con un caldo asfissiante mi sarei incamminato volentieri in uno di quei sentieri su in collina in cui puoi trovare e raccogliere more, lamponi, mirtilli e farne poi un'ottima marmellata.
    Allora la mia mente è ritornata indietro nel tempo quando ancora ragazzo, d'estate, insieme agli amici partivamo per raccogliere questi frutti di cui eravamo golosissimi (soprattutto delle more, in una zona in cui se ne trovavano tante) perché poi le nostre mamme insieme alle nonne facevano le marmellate.
    Mi ricordo ancora il profumo che si spandeva per tutta la casa, quando bollivano: un odore inconfondibile, intenso.... di buono.
    Mi ricordo anche che era una delle poche cose che mangiavo volentieri, spalmata su delle fette biscottate o su una fetta di pane casareccio insieme a un pò di ricotta fresca insieme al latte appena munto.
    Sapori di una volta che non ho più ritrovato.
    Se ci penso e chiudo gli occhi mi ritrovo ancora lì, nella casa colonica di zia Cata in cui ho trascorso i migliori anni della mia infanzia... gli anni più spensierati e felici della mia vita....

     
  • 20 maggio 2017 alle ore 16:39
    Il bar Serranò

    Come comincia: Uno dei più noti bar di Melito di  Porto Salvo che a partire dalla fine degli anni ’60 ha fatto tendenza soprattutto per i non melitesi, è (o meglio è stato) il bar Serranò. 
    Era e lo è ancora, situato sulla via Nazionale a ridosso del lungo e bel Viale delle Rimembranze che come il Corso Garibaldi, il Paese Vecchio, la piazza della stazione ferroviaria, la piazza di Porto Salvo, la piazza dell’Immacolata e tante altre zone è stato oggetto del piano dell’abbellimento estetico previsto per la città già da tanti anni. 
    Proprietari del bar, gelateria pizzeria e rosticceria, sono i fratelli Serranò Giovanni, Diego, Roberto, Massimo e Sandro, che, alla morte del loro papà Tito, ne hanno rilevato, logicamente, la gestione insieme alla madre. 
    Nel 1980, io vi lavorai nel periodo estivo da giugno a settembre e devo dire che allora, non essendo ancora così grande e con annessa la pizzeria e la rosticceria, il bar era affollatissimo soprattutto di sera e frequentato tantissimo da clienti affezionatissimi che venivano dall’entroterra ed anche da Reggio città e paesi limitrofi per gustare il rinomato gelato e le granite di “don Tito”. 
    Ricordo che io, lavorando dalle 14,00 alle 01,00 di notte, alla fine ero stanco ma la “sbirciatina” al “Petit Paradis" era d’obbligo e questo mi portava ad alzarmi non prima delle 12,00, andare al mare, rinfrescarmi, pranzare di corsa e ritornare al lavoro sempre stanco. 
    Proprio per questa mia stanchezza che non m’impediva lo stesso di essere efficiente sul lavoro una sera ne combinai una bella. 
    Dopo aver preparato il vassoio con vari gelati, granite e bicchieri d’acqua (almeno 15 pezzi) e aver preso lo scontrino alla cassa, stavo avviandomi verso il tavolo dei clienti, quando sentì una voce che mi chiamava, facendomi girare di scatto. 
    Malauguratamente dietro di me c’era la signora Mimma, moglie di “don Tito” che, avendo dimenticato io di prendere i fazzolettini, me li voleva dare per portarli al tavolo. 
    Quando mi girai presi in pieno la signora, che, essendo più bassa di me fu presa in pieno volto. Cadde all’ indietro con tutto il vassoio addosso pieno di gelato, granite e acqua facendo un rumore fragoroso che fece sobbalzare tutti i clienti seduti dentro e fuori del bar. 
    Fortunatamente la signora non si fece male e finì che ci mettemmo a ridere per sdrammatizzare la cosa. 
    Sicuramente se non fossi stato stanco, non sarebbe successo. 
    Comunque quell’ estate, lavorando lì ebbi il modo di conoscere molta gente e molte “prede estere locali”. 
    Il bar, negli anni a seguire, s’ingrandì e si rinnovò continuando a fare tendenza sempre con molti clienti provenienti da Reggio Calabria.
    Adesso con il Lungomare dei Mille e qualche bar in più che fa concorrenza anche apertosi vicino, il bar Serranò è meno frequentato ma è usato adesso anche per vari avvenimenti tipo compleanni, battesimi, comunioni e talvolta per convegni. 
    Da qualche anno è diventato nun albergo a 5 stelle; quell’ albergo che manca da sempre ad una città come Melito e che speriamo, gestito da questi giovani e bravi imprenditori, farà sì che almeno da questo punto di vista sia più apprezzata nel futuro che ci auguriamo sia, economicamente e turisticamente, più florido.

     
  • 28 aprile 2017 alle ore 19:10
    Il chiosco "da Turi"

    Come comincia: Sui luoghi di mare che venivano frequentati negli anni '70 a Melito di Porto Salvo e che comprendevano varie zone a partire dalla frazione Pilati per finire ad Annà, menzionerò un chiosco che fin dalla fine degli anni ’60, è stato frequentato da parecchia gente della città ma soprattutto dei quartieri Porto Salvo, Sbarre, S. Leonardo e si chiamava, prima, “da Pennestrì” e poi, alla morte del proprietario, il signor Nino, ”da Turi”, il figlio anch’egli adesso deceduto.
    Questo, rispetto ad altri bar e chioschi che menzionerò fungeva solamente da bar, mentre dal lato opposto, vi era tutte le estati, un capanno dove si vendevano le angurie che la famiglia vendeva anche sulla via Nazionale, nei pressi del bar Serranò (bar nel quale io vi ho lavorato e di cui vi parlerò in seguito, raccontando anche qualche aneddoto) e che ormai non esiste più, sostituito da un albergo sempre gestito dalla famiglia Serranò.
    Una particolarità che aveva questo chiosco rispetto agli altri, era che gli abituali frequentatori ed anche avventori giocavano spesso al “patruni e sutta”, gioco di società o meglio, di compagnia, (anche questo menzionerò parlando del “Checco”), dove lo scopo principale del gioco è quello di bere, magari ubriacandosi, lasciando gli avversari o qualcuno “all’urmu” (all’asciutto); e questo dopo vari trucchi di parole e giochi di squardi e movimenti di bicchieri e bottiglie.
    Il gioco si poteva svolgere sia con la conta che con le carte e con tutti i tipi di bevande.
    Il chiosco era stato fatto tutto nuovo e in legno ed era frequentatissimo anche perché dov'era situato vi era la piazza di Porto Salvo, anch’ essa fatta nuova, di fronte al Lungomare dei Mille e quindi di passaggio continuo di auto e vari mezzi come bici, motorette e moto.        
    Adesso, da qualche anno è stato rimosso completamente dai proprietari. 

     
  • 24 aprile 2017 alle ore 13:18
    Il progresso sì... ma va troppo forte

    Come comincia: Certo è che si viveva da bambini senza tanti stress come adesso.
    Ultimamente, però, e penso che sarà l’età, mi accade spesso di mettermi a letto la sera e di non addormentarmi subito e mi capita di pensare ai fatti miei e della mia famiglia e ai miei morti.
    Certe volte , anzi parecchie volte, vado indietro nel tempo a quando ero bambino, proprio ai primi anni della mia vita.
    L’altra sera mi è venuto in mente, parlando di un caro amico venuto a mancare ancora giovane, di come si viveva semplicemente e genuinamente a Melito, ma, soprattutto, al Paese Vecchio, quartiere a me caro, essendovi nato e avendovi vissuto l'adolescenza.
    Ai miei tempi di bambino, il Paese Vecchio penso fosse abitato da più o meno un migliaio di persone e le case (allora di meno) sembravano, messe tutte in fila, quasi tutte uguali. Ricordo che a mezzogiorno in giro non c’era nessuno perchè eravamo tutti a casa intorno alla tavola.
    Nella mia famiglia eravamo in nove e ogni giorno sembrava di essere in un asilo, tanto eravamo piccoli dato la differenza d’età minima.
    Dal mio prozio Costantino, lo zio di mio padre che aveva anche la stalla, d’inverno eravamo tutti dentro a sgranocchiare granturco, a giocare a carte, a riscaldarsi, perché allora faceva più freddo, oltre che con il braciere anche con il respiro del vitello e della capra che mio zio ogni anno pasceva per venderli alla fiera di Porto Salvo, allora la più grande del circondario melitese.
    Mio padre mi raccontava che tanti anni prima si era ricchi se si avevano due buoi e un cavallo, un carretto ed un carro per il trasporto dell’uva e del fieno che si vedevano ancora allora.
    Dalle parti di mio zio, i cortili erano quasi tutti uguali e noi bambini scorazzavamo in mezzo alle galline e talvolta anche ai conigli.
    Ricordo, con grande nostalgia, quando mio zio e mio padre e le sue sorelle preparavano il vino con l’uva della vigna che mio zio aveva in società con sua cognata, la zia Cata, come la chiamavamo, colona di una famiglia di Reggio della quale adesso non mi sovviene il nome.
    C’era allora tanta allegria ma anche un gran movimento e si lavorava duro; anche noi bambini, tantissimi tra io e i miei fratelli, i cugini del Belgio, di Gallarate e di Milano che scherzando e cantando, insieme ai grandi ballavamo sui grappoli, scalzi, nelle tinozze nel largo davanti alla casa colonica fino a notte inoltrata, mezzanotte, più o meno.
    E poi a lavarci le gambe con l’acqua calda a toglierci le bucce che ci rimanevano attaccate alle dita dei piedi, facendo un enorme baccano, di quanto ci divertavamo.
    La zia Cata, nel pezzo di terra che aveva in dotazione, seminava anche il grano, i fagioli, piselli, pomodori, patate: un po’ di tutto insomma.
    E non parliamo degli alberi di frutti di tutti i tipi che aveva e che per noi ragazzi erano la manna del cielo, certe volte attaccati agli alberi come le scimmie.
    La cosa che mi piaceva di più, a quei tempi, era che ci conoscevamo tutti, essendo in un rione e noi giovanissimi davamo del “voi” agli anziani con più rispetto di adesso, e se c’era una ricorrenza o un decesso di qualcuno, eravamo tutti presenti, “randi, riddhi e picciriddhi”, come si soleva dire allora con più frequenza.
    Era veramente un’altra cosa (rispetto ad ora che purtroppo non è più di moda) il fatto che ci conoscevamo tutti, ci davamo una mano l’un l’altro; ci si voleva bene, insomma.
    E che tranquillità, che pace e che cordialità, cose che un pò adesso vanno scomparendo ad una velocità impressionante.
    Ora, com’è sotto gli occhi di tutti, ci sono tutte le comodità. Ci si è arricchiti: cellulari, televisioni con parabole grandissime, computers, auto di lusso, eleganti ville.
    Anch’io quasi mi annovero tra questi, a parte l’elegante villetta ed un’auto sportiva invece che di lusso. 
    Ci sono più case, poche vigne, il vino c’è sempre, quattro banche, tantissimi negozi.
    Dove c’erano le stalle, lassù al Paese Vecchio, ora ci sono case nuove ed anche dei garage, da come ho notato ultimamente ed in più è stato, diciamo "abbellito", come il resto della città.
    Il benessere, se così vogliamo chiamarlo, rispetto ad allora, ha cambiato la fisionomia del paese e, soprattutto, della gente.
    Ho abitato in seguito al centro di Melito ed avevo notato che non eravamo più vicini come allora, neanche adesso per la verità e ognuno si faceva (e si fa) gli affari suoi.
    Stabilire s’è meglio adesso o allora? Mah! Non saprei.
    Io sono per il progresso, non esagerato tecnologicamente parlando, come ho detto, però ogni tanto ripensare ai miei e a tanta gente che tanto ha tribolato e lavorato mi fa salire un groppo alla gola e mi stringe tanto forte il cuore.

     
  • Come comincia: Nei primi giorni di novembre e soprattutto l’11 novembre in tutte le cantine enologiche si aprono le botti e si festeggia il cosidetto ‘’vino novello’’.
    Io, essendo divenuto cliente, fui invitato il 9 novembre 2008 dalla premiata ‘‘Azienda Vinicola Malaspina’’ e ci andai più per curiosità che per altro.
    Certo è che non basterebbero solo tre parole per descrivere l’ avvenimento come quello di quella sera che anche quest'anno, ed anche l’anno scorso (ancora invitato ma essendo convalescente a causa dell’incidente occorsomi declinai l’invito), sono stati senza dubbio un incontro misto di cultura popolare e di gusto che se dovessi sintetizzare direi : uomini, incontro, bellezza di ogni tipo.
    Quella sera (era la domenica 9 novembre) presente per la prima volta in quella prestigiosa (si può benissimo menzionare così) cantina dell' azienda, situata in contrada Pallica di Melito di Porto Salvo, andò in scena l’apertura delle botti per il "Novello 2008".
    Ricordo che il programma alla fine fu ricco di angoli golosi, momenti di riflessione e tavoli di veri e buoni prodotti gastronomici e fu davvero un incrocio di pensieri e, senza dubbio, emozioni.
    Non fu secondo me una semplice vetrina del vino e prodotti buoni e genuini e non solo piacere per il palato ma una passerella per uomini e donne che hanno elevato sicuramente il gusto di partecipare alla serata.
    Quella sera ad ogni tavolo (sui quali vi erano esposti i formaggi, i salumi, le zeppole, le olive di tutti i tipi) a cui mi avvicinavo per assaggiarli mi capitò d'incontrare i volti di persone conosciute da sempre di cui conosco la loro storia personale (e che a loro volta conoscono la mia) e di molti la fatica del proprio lavoro.
    Devo dire veramente che per me fu un viaggio oltre che per aver rinforzato vecchie conoscenze e aver fatto qualche nuova amicizia anche di un momento che si è riempito di significati che vanno oltre la semplice offerta della specialità enologica.
    Belli quegli incontri e con le storie di alcuni, quelle strette di mano e abbracci tra i visitatori e fra il produttore don Consolato e i visitatori sotto gli occhi soddisfatti della moglie e dei figli.
    Tra quei semplici tavoli dentro la cantina respirai veramente l’aria pulita del dialogo e la narrazione (mai pomposa) delle tradizioni che lì (come dappertutto in Calabria) diventano sapori e soprattutto delle nostre origini che si tramutano quasi sempre in vere lezioni per il presente.
    Mi divertìi a chiacchierare in mezzo a quei tavoli e penso che non solo per me ma per tutti quell’incontro fu curiosità tramutatosi in allegria e naturalmente giovialità.
    E’ stato proprio cibo per l’intelletto e per il cuore quello che ci regalò il patron della manifestazione, Consolato Malaspina, organizzando con capacità quella serata coll' intento (da quello che capìi,)di esaltare la tavola come momento della partecipazione e dell’unione tra gli uomini, salvaguardando, con competenza, il piacere per il buon vino e i nostri prodotti gastronomici.
    Quindi presentazione e pubblicità del vino ma anche incontro di uomini, famiglie, storie, eseguite con bravura da un uomo sempre proteso all’accoglienza, all’ospitalità, alla ricerca continua del rapporto umano in una società melitese (a mio modo di vedere) dove è sempre più difficile incontrare uomini che ascoltano e che si aprono al rapporto.
    Il signor Consolato quella sera mi dimostrò che non è solo un ottimo produttore di vino ma (per quanto io poco lo conoscessi) un uomo pieno di qualità umane e se oggi da Pallica e dalla sua azienda (il primo sono io) transitano e si fermano tantissime persone, il merito è dovuto soprattutto a lui e a questa sua capacità.