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Autore

Lillo Sergi

in archivio dal 01 mar 2017

Melito di Porto Salvo (RC) - Italia

mi descrivo così:
Mi è piaciuto sempre scrivere e soprattutto versi rimati (anche in vernacolo) e questo l'ho messo in pratica quando, in convalescenza a causa di un grave incidente, per far passare quel tempo lunghissimo senza alcun movimento fisico, comprai un pc per tenere "in movimento" almeno la mente.

03 luglio 2017 alle ore 17:43

Mio padre...Saverio Sergi, "u pintu"

Il racconto

Mio padre, Saverio Sergi detto "u pintu" (dipinto) per le macchie del vaiolo contratto da bambino, calzolaio e fervente comunista... italiano...diceva lui e a capo di una famiglia che, come tantissime dei suoi tempi, era numerosa e composta da 6 fratelli ed 1 sorella di cui 2 non ci sono più ed io ero il più piccolo.
Non ho mai saputo il perché mio padre aveva un debole per me…(non so…forse perché ero l’unico che aveva continuato gli studi e quindi riponeva una speranza in me…non so) e aveva gesti verso di me estremamente cari e pieni d’affeto ma anche duri per impartirmi l’educazione giusta ed anche ai miei fratelli…naturalmente.
Questo lo dico perché non era uno che faceva molte smancerie e non dimostrava a parole il suo affetto e penso che in 24 anni (avevo quest’età quando è mancato) lui non mi abbia mai detto ‘ti voglio bene’. 
Sia a me che ai miei fratelli non ci ha mai abbracciato e nemmeno ci ha mai baciato se non in rare occasioni, nè tanto meno ci ha mai accarezzato ma il suo affetto ce l’ ha dimostrato sempre e giornalmente con piccoli gesti in quel poco tempo che aveva fuori dal lavoro: una disponibilità illimitata, abbracci al momento giusto, la parola giusta al momento giusto, la sua presenza al momento giusto…insomma …una persona equilibrata ma con pochi sorrisi, a dir la verità.
Abbiamo imparato a capire il suo modo di fare e di essere e lo rispettavamo.
Lo dico senza peli sulla lingua: mi ritengo fortunato per aver avuto un padre così....per tutto quello che mi ha insegnato e per esserci sempre stato. 
Penso di non avergli mai detto ‘ti voglio bene’ a voce e devo dire che a volte mi sarebbe piacuto dirgli tutto ciò che penso... dirgli quanto lo stimavo, quanto per me era importante e quanto gli volevo bene sebbene la sua durezza per il rispetto delle regole familiari.
Mi piacerebbe dirgli che se oggi io sono così lo devo soprattutto a lui (e ovviamente anche a mia madre), che con enorme pazienza mi ha insegnato tante cose... cose importanti come l'onestà, la lealtà, la semplicità, l'umiltà, la correttezza, il rispetto per ogni essere vivente...dalla natura all'uomo, il non perdersi d'animo e la voglia di fare qualcosa per gli altri. 
Negli ultimi tempi, prima di mancare parlavamo molto e mi ha insegnato tante altre cose.
Mi ha insegnato che prendersi cura della natura e degli animali significa poi prendersi cura di sè stessi e dell'uomo. 
Mi ha insegnato che sognare non fa male se si tengono i piedi per terra e che è giusto inseguire i sogni. 
Mi ha insegnato che tutto si può fare, basta impegnarsi e provarci. 
Avrei voluto poter trovare un modo per fargli capire quanto gli sono stato grato per tutti quei 24 anni e dirglielo in faccia ma non ho fatto in tempo…purtroppo.

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