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Autore

Linda Fienga

in archivio dal 19 feb 2017

Salerno

25 febbraio 2018 alle ore 8:36

È tutta colpa mia [3]

Il racconto

Nonostante tutto ancora conservo la mia ironia e la mia gioia di vivere. Un giorno incrocio nel cortile il figlio trentenne dell’amministratrice e lo saluto con un allegro “Buongiorno!, convinta che tutte quelle cattive azioni fossero dettate dalla bile di due pensionati un po’ fissati, ma certa che dei giovani come i figli non ne fossero coinvolti e che loro vedessero a quegli avvenimenti con la stessa ironia e benevolenza con cui li vedevo io. Quello non risponde e tira dritto. E qui mostro di nuovo la mia imprudenza e stupidità. Invece di tirare dritto in silenzio senza curarmene, nella mia ingenuità di voler portare quel condominio a rapporti normali e civili, dico qualcosa per sdrammatizzare. Quello mi fa minaccioso: “Signora, state attenta. Siete sul filo del rasoio. Noi mettiamo l’avvocato.” Nella mia ingenuità solo allora penso che la signora ha raccontato anche ai figli che io l’avessi picchiata e che mio marito ha rubato.
L’avvocato a cui si è rivolto mio marito ha passato tutto ai figli: al maschio il penale, alle due figlie minori il civile. Purtroppo il giorno dopo vedo le ragazze e, ancora sconvolta, riferisco le parole che mi sono sentita rivolgere.
Intanto Lorina, la figlia minore di zio Furio ha deciso di sposarsi. Mio marito riceve un plico da zio Furio che non apre. Ci convoca mio padre che ha ricevuto lo stesso plico e dice a mio marito che se avesse aperto il plico avrebbe trovato una bella lettera di mio zio in cui diceva che dovevamo tornare ad essere una famiglia e tante altre belle parole. Ma oramai so come agisce mio zio. Anche sua sorella, mia zia Liliana mi aveva avvertito: zio Furio commette la sua mascalzonata poi ha bisogno di qualcosa da te e viene da te con tante belle parole dicendo che siamo una famiglia, quel che è stato è stato e poi, quando ha ottenuto il perdono e quello che voleva da te, ti sferra un’altra coltellata godendo ancora di più per il tuo stupore e dolore. Dissi: “Papà, se zio Furio voleva presentarsi come la colomba con il ramoscello di ulivo in bocca, si sarebbe presentato con il ritiro di quella ridicola citazione contro mio marito e una bella lettera di scuse firmata da tutti i condòmini”. Ed in effetti lì sbagliai, oramai eravamo in guerra ed avrei dovuto combattere astutamente, avrei dovuto pretendere il ritiro della citazione ed una bella lettera di scuse firmata da tutti i condòmini in cui si attestava che non avevano nulla da eccepire sull’operato di mio marito. A quelle condizioni sarei andata al matrimonio. Ma sono sicura che non li avrei ottenuti.
Al rientro da casa trovai il biglietto d’invito che respinsi.
Come previsto, il giorno dopo il matrimonio mio marito riceve una raccomandata da un altro loro avvocato con altre pretese ed accuse a mio marito.
Vediamo l’avvocato padre che si dimostra turbato per le minacce che ho avuto dal figlio dell’amministratrice e vuole scrivere una lettera di monito. Io dico di lasciare perdere. Ed invece, ci deve essere un malinteso, qualche mattina dopo vedo sul solito davanzale dove il postino lascia la posta una lettera indirizzata al figlio dell’amministratrice, mittente il nostro avvocato.
Avrei voluto prendere quella lettera e distruggerla. Ma il rispetto delle norme era in me ancora troppo forte e la lascio dov’era. L’amministratrice è fuori in vacanza. Anche io prendo le ferie e me ne vado al mare. Quando riprendo il lavoro, anche l’amministratrice è rientrata da un paio di giorni. La voglia di mare è ancora troppo forte e quando nel tardo pomeriggio rientro dal lavoro, dico a mio marito di andarcene a mare e così facciamo. In quel periodo vado al lavoro in treno e la mia auto è ferma in cortile da almeno un mese. Il secondo giorno di lavoro dal rientro delle ferie rientro un po’ più tardi a causa di un ritardo del treno, ma ho ancora voglia di andare a mare e rientro con questa intenzione. Ma rientrando vedo il cofano anteriore della mia auto sporco di acqua e fango. È come se dalla finestra del primo piano, finestra corrispondente all’appartamento dell’amministratrice, avessero gettato una secchiata di acqua sporca. Avrei dovuto tenere la cosa per me e rientrare comunicando a mio marito la mia intenzione di andare al mare ed andarci. Invece lo sbigottimento è troppo grande e gli comunico quel che ho visto coll’idea di essermi sbagliata. Invece mio marito esce e conferma. Vuole pulire l’auto. Gli dico di lasciar perdere e di andare al mare. Lo sporco è ancora fresco e mio marito insiste a pulire prima che lo sporco s’incrosti. Allora rientro a cambiarmi ed a prendere degli strofinacci. Quando riesco, mio marito non è più accanto all’auto. Ristò un po’ sull’ingresso del palazzo, interrogandomi sul da farsi, quando arriva la figlia dell’amministratrice che prima mi spintona di lato, poi comincia a colpirmi in faccia, facendomi cadere gli occhiali, sulle braccia ed a darmi calci alle gambe. Quindi desiste e corre fuori. La seguo, temendo per mio marito, e, quando giro l’angolo, vedo mio marito indietreggiare di fronte agli attacchi dell’amministratrice e la figlia che accorre a dare man forte alla mamma. Accorro anch’io chiedendo a mio marito se devo chiamare i Carabinieri. Non ricevo risposta, ma la figlia e la mamma si rivoltano contro di me per cercare di strapparmi il telefonino. Mio marito si frappone e quelle, vedendo vani i loro tentativi, desistono e se ne vanno.
Arriva settembre e mio marito riceve un’altra citazione. Mio zio (o forse il loro nuovo avvocato furbo) ha cambiato di nuovo idea. Questa volta afferma di aver sostenuto delle spese per il condominio, ma dimentica di dire, come aveva fatto nella precedente citazione che come “consolidata consuetudine” non versava le rate condominiali e che le rate gli erano state scomputate per quelle spese. Ora vuole essere (di nuovo) rimborsato e chiede €461. Inoltre l’amministratrice accusa mio marito di aver gestito €1400 senza averne l’autorità non essendo più l’amministratore. Evidentemente dimentica che erano stati loro a chiedere a mio marito, per favore, di occuparsene lui perché per la nuova amministratrice sarebbe stato troppo gravoso.
E qui perdo la bussola[L1]  e dimostro sempre più la mia ingenuità[L2] . MI scandalizzo come non mi ero mai scandalizzata prima. Non mi ero scandalizzata di fronte a preventivi falsi, scritti per sottrarmi denaro, non mi ero scandalizzata di fronte alle innumerevoli versioni di zio Furio sui conti. Le avevo solo considerate estremamente seccanti per il tempo che ci faceva perdere. Ma qui li vedevo andare dal giudice sostenendo scientemente il falso. E allora? Lo avevano già fatto con me, mandandomi un decreto ingiuntivo per lavori che non erano mai stati eseguiti. Qual è la differenza ora? Forse è che allora avevano attaccato me. Ora attaccavano mio marito.
E da allora comincio quasi a non pensare ad altro. Anche sul lavoro mi distraggo e non riesco a pensare ad altro. Penso a come difenderci. Era semplice: avrei potuto aspettare qualche mese e portare la loro fattura falsa alla guardia di finanza, così l’amministratrice avrebbe dovuto rispondere per non aver agito quale sostituto d’imposta. Ma quello forse lo sentivo come un attacco, ed io pensavo a difendermi non ad attaccare. E sono stata sciocca: perché concedere sconti quando loro avevano iniziato contro di noi una guerra senza quartiere?
Io ancora m’illudevo di poter tornare a vivere normalmente in quel condominio e ristabilire rapporti civili. E dicevo all’ing. Ferruccio Soldini: “Scrivete una lettera di scuse e ritiriamo tutto”.
[continua]
 
Sono stanca questo racconto non continua
volendo sapere altro partite dal punto g) verso la fine di:
https://www.aphorism.it/linda_landi/racconti/saper_vivere/

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