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Autore

Linda Landi

in archivio dal 09 gen 2013

27 maggio 1965, Battipaglia (SA) - Italia

mi descrivo così:
Da quando il mio cuore canta
Ridatemi il sole 
Che avevo dentro me 
Ridatemi il sole 
Che piove dentro me
Mi sa da almeno vent'anni.
La foto dove sorrido è del gennaio 2010.
Per i miei racconti di fantasia rubo una recente (2019) didascalia da una maglietta:
I don't insult people.
I describe them.
Stay.

20 giugno 2019 alle ore 6:13

Il diavolo, il 1964, Comunione e Liberazione ed io

Intro: "C'è gente che non lo incontra per tutta la vita e a me non mi ha lasciato in pace fin da quando ero ragazzino! Ma perché?"
"Perché tu eri il migliore , il migliore di tutti noi. Eri il più buono. Ed il diavolo lo sente chi può essere pericoloso per lui. E quello attacca."
Da "State buoni, se potete" di Luigi Magni, 1983

Il racconto

Il diavolo.
Quando ho conosciuto il diavolo?
Non ricordo se prima dei cinque anni, ma dopo i cinque anni sicuramente sì.
Almeno tutte le volte che le angherie e le prepotenze che subivo mi hanno fatto reagire con o solo sentire risentimento ed odio.

Un altro incontro è stato nell'orgoglio.
Subdolo, insinuante l'orgoglio. O la vanità.
In prima media l'orgoglio si era sicuramente già insinuato in me.
L'orgoglio per quella "grande famiglia", con quel patriarca che non avevo mai conosciuto. 
L'avevo appena lasciata quella "grande famiglia". Magari con rimpianto. Da un anno non vivevo più vicino a loro.
Probabilmente solo pochi anni dopo cominciai a capire che era un bene per me non averla vicino quella "grande famiglia".
Almeno una parte di loro.
Ma, troppo generosamente, troppo ingenuamente, non l'ho mai completamente esclusa dalla mia vita. 
Fino a pochi anni fa.
Tardi. Troppo tardi.

In prima media, nelle ore "buca", facevamo la seduta spiritica ed una volta si presentò uno che diceva di essere mio nonno. Gli feci domande relative al suo 'patriarcato' e le risposte sembravano non corrispondere a quella che noi umani consideriamo la realtà burocratica.
Non so se fu quella volta, ma probabilmente un'altra, che 'lo spirito' di turno iniziò a dare risposte sospette e, messe in allarme, chiedemmo: "Chi sei?". La risposta fu: "Il diavolo". 
Cacciammo un urlo e levammo il nostro dito dal bicchiere, moneta o quello che era, facendo un balzo all'indietro.
Mi sa che di sedute spiritiche non ne facemmo più.

In seguito sicuramente ho incontrato il diavolo in tutti gli scatti d'ira, in tutte le perdite di pazienza, etc, in tutti i momenti di disperazione. 
Disperazione che mi assalì a diciotto anni.
Ma mi venne in mente Silvio.
Un amico coetaneo nato con quello che noi chiameremmo un handicap. E che non si era mai lasciato scoraggiare.
Ed andai avanti.

Tre, quattro anni dopo stavo per lasciare questi momenti di dubbio alle spalle ed il diavolo si presenta di nuovo.
Stavo forse per re-imboccare la strada giusta, o almeno una accettabile. 
Non poteva certo lasciarmi andare.

Si presenta con la tentazione di una serata diversa, di un concerto di musica classica diretto da un grande direttore d'orchestra.
Si presenta con l'inganno di essere di sostegno a qualcuno.

E poi si ripresenta come persona che cerca accoglienza.
La cortesia, l'apertura, l'abitudine all'accoglienza della mia famiglia (quella stretta, non quella allargata di zii e cugini lato paterno) ci gioca un bruttissimo scherzo.

Morire di gentilezza.

Già allora notai un suo particolare fisico 'brutto', ma mica volevo fare quella che giudica dall'aspetto fisico, vero?

Poi silenzio. E si ripresenta due/tre mesi dopo.
E svela le sue carte. Le sue carte di intenzioni oneste intendiamo. Mica mi dice: guarda, io sono il diavolo.
Anzi. Si presenta come una persona di cui non conoscevo l'esistenza. Con i miei stessi valori, interessi, gusti ed una marcia in più (o in meno?) rispetto agli altri.
Quella marcia in più (o in meno?) che faceva cadere il motivo principale per il quale a diciott'anni avevo deciso che sarebbe stato meglio che io fossi rimasta single.

Eppure mi confessa (quale altra prova della sua onestà?) un'altra sua particolarità fisica che, unita al particolare che avevo notato autonomamente quell'estate, mi fa balenare nella mente il sospetto: "Ma fosse il diavolo travestito da angelo?".

Il 1964.
Un'altra caratteristica che mi mise in allarme era che il tizio risultava essere nato nel 1964.
E cosa c'è di allarmante nell'essere nati nel 1964?
C'è che io sono nata nel 1965.
Ed allora?
Nel calendario cinese il 1964 è l'anno del Drago, il 1965 l'anno del Serpente.
E Drago e Serpente sono nemici, come mi aveva da poco informato la biografia di una donna cinese, costretta tredicenne ad un matrimonio combinato, quindici giorni prima che nella Cina di Mao i matrimoni combinati dai genitori venissero messi fuori legge.
La donna ebbe un primo figlio nato nel 1964. 
Tutti i segni e gli auspici indicavano che il figlio avrebbe avuto una buona vita e sarebbe stato una grande persona.
Poi la donna si trovò di nuovo ad aspettare un bambino e calcolò che sarebbe nato nel 1965, anno del Serpente, e considerando che il Serpente avrebbe potuto ostacolare il Drago, fece una cosa brutta. Prese delle erbe per non farlo nascere.
La cosa mi colpì perché mio fratello maggiore, nato nel 1964, aveva cominciato a comportarsi come se fossi una sua nemica. 
Sempre scorbutico, sempre ad attaccarmi, sempre a denigrarmi.
Sempre con un atteggiamento come se la mia sola esistenza gli desse fastidio.

E cpsì il tizio che si era presentato era del 1964 e pensai: "Sto aggiungendo un altro nemico?".

Comunione e Liberazione.
Inoltre il tizio aveva militato in Comunione e Liberazione.
Sì, ora l'aveva lasciata. Però c'era stato.
Ed a me Comunione e Liberazione mi stava qui ('ngann).
Avevo conosciuto Comunione e Liberazione a 16/17 anni, in quarta liceo. Avevo partecipato ad un loro incontro perché mi era venuta la velleità di candidarmi come rappresentante d'istituto.
Non potendo, per motivi ideologici, candidarmi nella lista di Destra o di Sinistra, optai per quella di 'Centro'. 
Per scoprire che era pilotata da Comunione e Liberazione.
E partecipai ad una loro riunione.
L'impressione che ebbi da quell'incontro fu completamente negativa.
Mi trattenni, verso la fine dell'incontro, dall'alzare la mano e chiedere la parola per dire: "Scusate, a me pare che Gesù abbia detto: <<Io sono la Via, la Verità e la Vita>>, non <<Comunione e Liberazione è la Via, la Verità e la Vita>>.
Mi trattenni perché non volevo essere linciata.
Comunque abbandonai ogni velleità di essere eletta rappresentante d'istituto.

Un altro tizio che è stato determinante, in senso negativo, nella mia vita anche appartiene a Comunione e Liberazione.

Nell'aprile 1999 al lavoro facciamo una bella riunione di Dipartimento ed il nostro capo ci comunica che passerà a guidare un altro Dipartimento e ci presenta il nostro nuovo capo.
Avevo molte riserve sul nuovo capo, ma tanto è e se le cose non sono andate poi nel migliore dei modi sono quasi vent'anni che me ne dò la responsabilità. 
E potrei pure smetterla. Ed avrei potuto smetterla subito. 
Il mio "vecchio" capo mi rivolle con sé nel suo nuovo dipartimento e mi trattò abbastanza bene.
Ed in seguito ho avuto altri capi che, addirittura nel periodo della mia malattia, mi hanno gratificata elogiando anche pubblicamente il mio contributo.
Non sempre si possono avere i capi che preferiamo e, se conoscevo i suoi limiti, avrei dovuto prendere atto dei miei ed agire con maggiore oculatezza. Probabilmente non sarei riuscita ad evitare i danni causati dai suoi limiti, ma ad ogni modo avrei dovuto andare oltre e superare quel danno che, in fondo, non era la fine del mondo. 
Solo che per me il lavoro era tutto. Errore. La delusione fu tale e quale fossi stata tradita dal fidanzato.
Poi, non ti fidi più.
Il capo che mi fece perdere la pazienza era di Comunione e Liberazione ed anche lui nato nel 1964.
Coincidenze.
Però dopo quell'evento del gennaio 2000, cominciai a riflettere: "Ecco perché quando ci incrociammo in quel lungo corridoio che costituiva l'ingresso all'edificio sin dal terremoto dell'80, io studente di ingegneria del secondo anno, lui studente di informatica del secondo anno, provai un brivido di disagio e repulsione!"
Eppure era un bel ragazzo. Nonostante ciò, la sensazione con lui, fin da quando ero entrata in azienda, lui già capo del Dipartimento di I&T, era sempre di disagio.

Eppure anche qui entra in gioco l'altro tizio del 1964. 
Quante volte ho pensato: "Se avessi avuto accanto XY invece di lui, avrei reagito meglio".

A quell'evento del gennaio 2000, deciso dal mio capo, ho associato la "profezia" che ebbi nell'ottobre 1983.
Stavo giocando il set che concludeva l'allenamento di pallavolo, quando mi assalì un'angoscia tale che dovetti abbandonare il campo e rifugiarmi negli spogliatoi, dove mi sedetti su una panchina, le mani sulle ginocchia, a respirare profondamente per riprendermi.
Ero stata assalita dall'idea che, se avessi fatto Ingegneria Elettronica, dopo i 35 anni non mi sarei trovata bene.
Proprio così. Precisamente. 35 anni.
E nel 2000 avrei compiuto 35 anni. Bene o male ci siamo.
Sono sempre stata convinta che quell'avvertimento fosse venuto da Dio, più precisamente dallo Spirito (dopo aver letto il libro di Pippo Franco "La morte non esiste").

Invece, quando avevo sedici anni, quindi doveva essere l'estate del 1981, una ragazza che leggeva la mano quando vide la mia fece una facciaccia e, senza alzare gli occhi, disse: <<Ti sposerai molto tardi e sarai molto felice>>. Nient'altro.
Con tutte le altre ragazze del gruppo estivo di Paestum volto disteso, le aveva guardate in faccia e si era dilungata a dire tante belle cose.
All'epoca io già non avevo molta propensione per il matrimonio, però pensai: "Chi sa quali disgrazie avrà visto questa".

Contraggo matrimonio "per scadenza dei termini" a 36 anni, quasi 37, con il tizio che mi aveva fatto balenare in mente l'inquietante idea: "Ma sarà il diavolo travestito da angelo?", del 1964, ex-ciellino e presentatosi davanti la porta di casa dei miei quale compagno della facoltà di Ingegneria Elettronica.

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