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Racconti di Linda Landi

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  • 26 dicembre 2013 alle ore 10:17
    Il fratello Giulfurio

    Come comincia: 1 giorno
    Il bimbetto, poco più di un anno di età, cammina fiducioso verso la stanza dove è condotto, ma sulla soglia si ferma di botto. S'incupisce e non c'è verso di farlo avanzare, anche se gentilmente sospinto e incoraggiato. Lì, in un letto c'è la mamma, la sua mamma, con un fagottino in braccio. E' la sua sorellina, gli spiegano. Niente. Il bambino rimane immusonito e non entra,

    Poche settimane.
    La  mamma sente un improvviso silenzio. Va a cercare il suo bambino. Entra in camera da letto ed il bambino è lì che tiene coscientemente un cuscino sulla faccia della sorellina nella culla.

    1 anno
    La bimbetta, nemmeno un anno di età, cerca di fare i primi passi, ma il fratellino Giulfurio di 2 anni e la cuginetta Giulietta di poco più di un anno la spintonano, ridendo divertiti quando la bimbetta inciampa.

    14 anni
    La ragazzina è seduta su un muretto del cortile della chiesa.
    Più in là sono in piedi alcuni dei ragazzi del gruppo di Azione Cattolica. C’è anche Giulfurio, il fratello della ragazzina, maggiore di un anno.  All’improvviso Giulfurio esclama ad alta voce: <<Liliana! Ti devi fare i baffi!>>.  La ragazzina fa come se non avesse sentito.
    Gli altri ragazzi nascondono l’imbarazzo e non commentano.
    La ragazzina forse poi dimentica l’accaduto. Altrimenti, anche senza adirarsi, avrebbe potuto con tutto comodo in seguito avvicinare il fratello a casa e fargli notare la sua indelicatezza. Se il fratello avesse tenuto a lei, l’avrebbe presa in disparte a casa e suggeritole di provvedere o lo avrebbe detto alla madre affinché lo dicesse alla sorella.
    La stessa prova di indelicatezza e mancanza di sensibilità la dette due anni più tardi la cugina Giulietta, che approfittando di uno stupido gioco in una sera d’estate, le disse davanti a tutti:<< Ti vuoi fare ‘sti asparagi!>>. L’ex-ragazzina non capì cosa intendesse ed un ragazzo del gruppo, un estraneo, evidentemente dotato di maggiore sensibilità, mise a tacere la cosa. La cugina Giulietta oltretutto arrivava in ritardo. Nel buio della sera non si era evidentemente accorta che la cugina aveva già provveduto. 
    L’ex-ragazzina rammenta che un anno prima un’amica dell’Azione Cattolica l’aveva avvicinata il giorno dopo che l’ex-ragazzina aveva indossato un vestitino invece dei soliti jeans e giubbotto. La prende in disparte e le dice:”Liliana, abbiamo parlato tra di noi e siamo d’accordo che sei una bella ragazza”. Liliana si schermisce. “No, sei una bella ragazza”, continua l’amica, “ però ti devi depilare”. Liliana concorda e si rammarica di questa noiosa incombenza. Aveva creduto che per il momento le calze fossero sufficienti a dissimulare.L’ex-ragazzina pensò che l’amica, che incidentalmente aveva lo stesso cognome, aveva dato prova di maggiore sensibilità e delicatezza del fratello e della cugina.
     
    22 anni
    Liliana sta prendendo la patente di guida. Pensa che il fratello maggiore può aiutarla con qualche lezione.
    Il fratello acconsente una volta ad andare in una zona periferica di domenica.
    È anche l’ultima volta.
    Il fratello non fa altro che sbraitare violentemente e non è di nessun aiuto, anzi.
    Trova un maggiore aiuto nel padre. Liliana non se l’aspettava. Credeva che tra i due la persona con meno pazienza fosse il padre. Si deve ricredere.
     
    28 ANNI
    Il fratello Giulfurio lavora già da qualche tempo a Roma. Per i primi tempi aveva avuto l’abitudine di scendere al paese natio ogni fine settimana: la sua fidanzata è lì. Nell’occasione, portava i panni di una settimana da lavare alla mamma. 
    Dopo un po’ di tempo lascia la sua fidanzata e non ha più motivo di tornare a casa così frequentemente. Però una delle volte che rientra per il fine settimana si lamenta con la sorella che non lo tengono informato di quanto succeda a casa.
    Poco tempo dopo sorge un problema tra i genitori dell’ex-ragazzina.
    Ligia alle indicazioni ricevute, Liliana telefona a Giulfurio e l’informa. La risposta è:<<Io con i vostri problemi non voglio essere scocciato>>.
    Liliana avrebbe voluto replicargli: <<Guarda che col tuo atteggiamento era fin troppo chiaro che non volevi essere scocciato, allora perché rompi dicendo che vuoi essere informato?>>, ma tiene quell’osservazione per sé.

    29 ANNI
    Il papà riunisce i tre figli come aveva fatto tante altre volte.
    Ribadisce ancora una volta: <<Guardate io ho sistemato le cose in questo modo: la vecchia casa a Liliana, questa che è il doppio a Giulfurio e Alfredo>>.
    Come sempre Giulfurio mostra fastidio, disinteresse e superiorità: <<Uff’. Io tengo solo un po’ di soldi sul libretto. Quando muoio dateli a Maria[1]!>>.
    Più tardi Giulfurio fa alla sorella:<<Papà fa tante storie per quella casa …. Quella è una casa vecchia!>>.
    [1] L’ex-fidanzata di Giulfurio che Giulfurio ha lasciato un anno e mezzo prima 

    30 anni
    Dopo tre anni di borse di studio e quindi di precariato, Liliana ha un vero contratto di lavoro. Il primo pensiero è di fare un regalo al fratello maggiore che l’ha ospitata a casa sua a Roma, quando la ragazzina doveva fare dei colloqui di lavoro o dei concorsi in quella città. Il fidanzato l’accompagna nel miglior negozio di elettronica di S. Liliana prende un mini-stero. In quel periodo erano una novità.
    Il fidanzato è stupito dell’agitazione dell’ex-ragazzina nella scelta del regalo. Liliana ne è consapevole e spiega al fidanzato:<<Non sto facendo un regalo a mio fratello, è un regalo per sdebitarmi con l’estraneo che mi ha ospitato quando andavo a Roma. Sai vedevo che Giulfurio era seccato quando doveva ospitarmi, neanche dovesse tenermi sul groppone. Ma come facevo a spiegare ai miei che dovevo andare in albergo quando avevo un fratello a Roma?>>.
    Giulfurio dà mostra di gradire il regalo, però dice che è eccessivo ed avrebbero potuto farglielo tutti insieme.

    34 ANNI
    Alfredo non sembra in buone condizioni di spirito e la madre raccomanda a Giulfurio di essere gentile con lui.
    È estate, sono tutti in ferie. C’è anche la compagna di Giulfurio. Una sera si pensa di andare a prendere delle pizze per cena. Va Alfredo ad ordinarle e ritirarle. Scrive su un foglietto il gusto preferito da ciascuno.
    Quando torna, la tragedia. La pizza per la compagna di Giulfurio non è quella ordinata.
    Giulfurio sembra trasformarsi in un orco per come aggredisce verbalmente il fratello per l’errore. Ha voglia la compagna a dire che andava bene, non fa niente, Giulfurio sembra impazzito, la sua bella non ha avuto quello che desiderava.
    Più tardi la madre si lamenta con l’ex-ragazzina: <<E gli avevo anche raccomandato di comportarsi bene con Alfredo!>>.
    Già, hai voglia di dirlo. Ennio, il figlio di Giulfurio, ed il suo cuginetto Simone sono talmente abituati ad assistere alle sfuriate del papà e zio che Simone ne fa un’imitazione ringhiando sommesso.
     
    37 ANNI
    Come tante altre volte, Giulfurio e la compagna sono in visita da Pino e Liliana, sposi da due anni. Ad un certo punto, la compagna di Giulfurio esclama:<<Quanto mi piace questa casa!>>.
    Un’altra volta Giulfurio e la compagna entrano preceduti dal loro bimbetto di tre anni.
    <<Vedi Ennuccio>>, fa la madre, <<questa è la casa di Pino e Liliana>>.
    Il bimbo guarda in alto, fa un giro su sè stesso dicendo:<<Come è beella!>>. La mamma piega il capo e fa un riso mezzo imbarazzato.
    In estate capita che la madre e la sorella della compagna di Giulfurio vengano ed accompagnano il nipote a giocare dalla bimba di Poldo ed Andreina, che stanno nello stesso palazzo dove abita Liliana.
    Quando stanno per andare via bussano alla porta dell’ex-ragazzina per un saluto. Un saluto veloce per carità. Devono andare via prima che faccia buio e stanno sempre bene attente a non varcare la soglia di casa.

    38 anni
    Il papà dell’ex-ragazzina sta per uscire dall’ospedale. Esce di lunedì. Giulfurio prende un giorno di ferie e dice all’ex-ragazzina di andare al lavoro. Nelle settimane successive, quando il padre dovrà fare la terapia dovrà lei prendere permessi al lavoro.
     
    Giulfurio informa la sorella che all’ospedale la caposala ha detti di telefonare da lì ad una settimana per sapere quando il padre deve iniziare la terapia.
    Ligia alle indicazioni ricevute, scaduta la settimana l’ex-ragazzina telefona. La caposala le dice che deve esserci stato un malinteso: avrebbero chiamato loro per dire quando il padre doveva iniziare la terapia.
    L’ex-ragazzina telefona al fratello e l’informa. <<Nooo!>> sbraita per telefono il fratello, << dovete chiamare voi!>>. E tanto urla e tanto insulta per telefono che l’ex-ragazzina, suo malgrado, telefona di nuovo alla struttura ospedaliera. Dall’altra parte appaiono seccati e ribadiscono che avrebbero avvertito loro. Nuova telefonata di chiarimento e nuova sbraitata per telefono. Infine un fine settimana il fratello Giulfurio scende da Roma ed in serata si rivolge alla sorella con tanta violenza che l’ex-ragazzina comprende la verità come una mazzata: <<Mio fratello non mi vuole bene. Se me ne volesse, anche se io stessi sbagliando una cosa come questa non si rivolgerebbe verso di me con tanto odio>>.
    Alla fine la struttura sanitaria si fa viva e comunica la data di inizio della terapia.
    Durante la terapia, il papà comincia a sentirsi male. <<Deve sopportare>> dicono i medici, <<è la terapia>>, e trattano il padre come se stesse facendo i capricci. L’ex-ragazzina non ce la fa a vedere il padre soffrire in quel modo. L’infermiera che segue il padre durante la terapia dice che non sono quei dolori gli inconvenienti della terapia. Ma i medici continuano a sottovalutare la cosa. Fino a quando il padre si trova di nuovo al pronto soccorso. Per un’incomprensione nella struttura sanitaria del luogo, il padre si trova ricoverato nell’ospedale di E.
    Il primario informa Laura: “I chirurghi hanno valutato la situazione. Il tumore ha invaso lo stomaco. Ritengono di levare il duodeno e fare un by-pass".
    <<Devi parlare con il chirurgo che ha operato tuo padre tre mesi fa>> dice il marito all’ex-ragazzina. E, nonostante avesse la madre a sua volta immobilizzata a letto, quella mattina il marito dell’ex-ragazzina non la lascia sola  e le tiene compagnia tutta la mattinata in attesa di parlare con il chirurgo. Avverte la madre per telefono che sarebbe arrivato più tardi. <<E Giulfurio?>> chiede giustamente risentita la madre. <<E’ a Roma>> è la risposta. <<E Alfredo?>>. <<E’ al lavoro>>.
    Alla fine della mattinata, il chirurgo arriva e li riceve cordialmente.
    <<Secondo me è un calcolo>>, dice il chirurgo con sicurezza << Che cosa vogliono fare lì? Levare lo stomaco? E’ una cosa che non si fa. Portatemelo qui. >>
    Il giorno dopo è sabato. L’ex-ragazzina, sostenuta dal primario di medicina dell’ospedale di E.,  tanto fa e tanto dice che il padre acconsente a farsi trasferire all’ospedale di B. Non appena il padre dice: <<Va be’ andiamo a B.>> , il fratello dell’ex-ragazzina che era appena arrivato da tre giorni che il padre era in ospedale si volta verso di lei e fa: <<Se papà muore è colpa tua>>. L’ex-ragazzina accusa il colpo, ma lo mette da parte e si occupa di quanto occorre per il trasferimento.
     La domenica pomeriggio si reca a casa dei genitori. Lì trova Giulfurio sul divano, tutto abbattuto che parla con voce bassa e affranta al fratello minore Alfredo. In pratica sta dicendo che pensa di prendere il treno il giorno dopo ed andare al lavoro e di tornare per i funerali. L’ex-ragazzina tenta di frenare la collera. Ma come quello ha perso talmente le speranze che non può sprecare nemmeno un giorno delle sue preziose ferie e rimanere per l’intervento? Dice qualcosa per indurre il fratello a rimanere. <<Guardate che il primario di E. ha detto che la situazione è seria ...>> Giulfurio la interrompe. Balza dal divano e sovrasta minaccioso la sorella, sbraitando: <<E’ appunto che lo so che la situazione è seria! Che cosa dovrei fare? Rimanere qui ed aspettare che il tuo prezioso chirurgo operi papà?>> L’ex-ragazzina comincia ad indietreggiare di fronte all’assalto del fratello fino a quando si trova con le spalle all’altro divano. “Ora mi colpisce”, pensa. Il fratello Giulfurio sembra raccogliere un po’ di autocontrollo ed, invece di colpire la sorella in faccia come l’ex-ragazzina si stava aspettando, le dà uno spintone sulla spalla e l’ex-ragazzina cade sul divano. L’ex-ragazzina si alza, esce di casa e si reca a piedi in ospedale. Mentre cammina è superata dall’auto che guida Giulfurio, con la madre ed Alfredo. All’ospedale  non sale in camera. Si ferma nella sala d’attesa dove la raggiunge la madre che cerca di consolarla.
    <<Mamma>>, le fa l’ex-ragazzina << mi è stato detto che chi non fa niente non sbaglia. Giulfurio può stare tranquillo: non ha sbagliato>>.
    Il giorno dopo il papà dell’ex-ragazzina viene operato. È il primo degli interventi in programma quel giorno.
    In serata alla fine di tutti gli interventi in programma, arriva l’aiuto del chirurgo ed informa che il chirurgo vuole vedere tutti i figli del papà dell’ex-ragazzina.
    L’ex-ragazzina si reca con i fratelli nello studio del chirurgo. Il chirurgo li sta aspettando. Li fa accomodare e mostra loro il contenuto in un barattolo di vetro: un grosso calcolo nell’alcool. È quello che ha levato al loro padre. Il chirurgo infine conclude: <<E lasciate in pace questa povera signorina!>>.

    39 ANNI
     
    Stavolta è Alfredo che non sta bene, oramai sono mesi, ma rifiuta di consultare uno specialista. La situazione è sempre più seria. Una mattina in cui il papà dell’ex-ragazzina sa che la figlia non è ancora andata al lavoro, rompe gli indugi e chiama il 118. Dopo di che chiama la figlia sul telefonino. Lo squillo la raggiunge mentre sta chiudendo l’uscio di casa per recarsi al lavoro. “Sappi che ho chiamato il 118”, le fa il padre. “Ed io che devo fare?” fa l’ex-ragazzina. Ma lo sa benissimo. Il padre si aspetta che si rechi da loro e prenda in mano la situazione. Ma c’è poco da prendere in mano, Alfredo sta male e si vede. Gli operatori sanitari se ne andrebbero se il papà firmasse loro una liberatoria, ma il padre rifiuta. Così gli operatori sanitari convincono Alfredo a ricoverarsi.
    Giulfurio non abita a B. ma a Roma. Ha in programma una partenza per una vacanza all’estero con la sua famiglia da lì a pochi giorni. “Che devo fare? Devo annullarla?”. La decisione è sua. D’altronde non c’è pericolo di vita , Alfredo ora è sotto controllo in una struttura sanitaria, che motivo c’è di non partire? Così Giulfurio parte per la sua vacanza. Al ritorno inizia a tempestare di telefonate il primario del reparto. “Non sapevano nemmeno che Alfredo avesse un fratello!”, esclama risentito. E come avrebbero dovuto saperlo? A noi non ce lo hanno chiesto. Non ti hanno mai visto …
    In quel periodo cade il compleanno dell’ex-ragazzina. L’ex-ragazzina e Pino organizzano una cena a cui invitano i genitori dell’ex-ragazzina. Quando sono al dolce squilla il telefonino. È Giulfurio che, ufficialmente, vuole fare gli auguri. Poi comincia a parlare di Alfredo. Tra l’altro dice: “Ho paura che Alfredo quando esce si vuole vendicare.” Vendicare? E di cosa? E se anche fosse, cosa può temere Giulfurio che non era nemmeno qui? “Liliana”, continua Giulfurio, “ non è che può venire a casa tua?”.
     
    Il 2 giugno 2005 è giovedì . Giulfurio e la sua famiglia si concedono un ponte e ne approfittano per un anticipo d’estate a P. vicino B.
    Il dottor Iula che in passato aveva seguito Alfredo chiede un colloquio con l’ex-ragazzina per il 3 giugno. Non invitato, si presenta anche Giulfurio. Il dottor Iula comunica che i colleghi della struttura ospedaliera parlando con Alfredo avevano individuato in Liliana la persona verso cui Alfredo nutrisse più fiducia. Chiede se Alfredo possa stabilirsi con lei alle dimissioni della struttura. Pino aveva già espresso parere contrario: loro due non erano mai in casa e Pino non si fida dell’ambiente poco sereno ed inaffidabile del condominio. Inoltre due anni prima l’ex-ragazzina aveva già chiesto ad Alfredo se avesse voluto andare a vivere da loro ed Alfredo aveva risposto di no. L’opinione dell’ex-ragazzina è che Alfredo debba andare a vivere per conto suo.
    Al che il dottor Iula rivolge la domanda a Giulfurio. “Certamente”, risponde Giulfurio con sicumera da uomo d’azienda, “non ci sono problemi”. Il dottor Iula dice all’ex-ragazzina: <<Sembra che abbia paura, guardi invece suo fratello!>>. <<Sì, sì>>, fa l’ex-ragazzina guardando negli occhi il dottore, <<ma lui sta a Roma>>. Il dottore sembra voler ripetere il concetto. <<Sì, sì>>, ripete l’ex-ragazzina, <<ma lui sta a Roma>>. Verso la fine Giulfurio aggiunge quasi per inciso “Naturalmente devo parlarne con mia moglie.”
    Il pomeriggio Giulfurio va a mare, mentre Pino e l’ex-ragazzina vanno a fare visita ad Alfredo. Mentre sono lì Alfredo ha una crisi. È in servizio una dottoressa che avevano già visto il giorno prima e che avevano giudicato un poco esaurita. Si ricredono. La dottoressa prende in mano la situazione senza fare ricorso alla medicina tradizionale, ma solo con la logica e la chiarezza delle parole. La dottoressa si dice disponibile a prendere Alfredo in cura una volta uscito dalla struttura. Potrebbe fare uscire Alfredo dopodomani quando è di turno affidandolo a Pino ed all’ex-ragazzina, di cui, si vede, si può fidare. Dice che con la terapia tradizionale Alfredo ogni due anni entrerà ed uscirà dalle strutture sanitarie. L’ex-ragazzina e Pino rimangono favorevolmente impressionati dal modo come la dottoressa aveva gestito la situazione e non credono che in quell’offerta ci fosse un interesse personale pecuniario. Però Pino fa presente che non possono ospitare Alfredo in casa loro, ma l’ex-ragazzina già pensa a sistemare una stanza in via provvisoria in attesa di una sistemazione più definitiva. La dottoressa dice: "Ci penso” e conferma l’appuntamento per dopodomani.
    Pino vuole andare a dare la notizia ai genitori di Alfredo. L’ex-ragazzina è contraria: “No, non diciamo niente. Si metterebbero in mezzo”. “I genitori devono sapere”, sentenzia Pino. A casa dei genitori c’è anche Giulfurio con la sua famiglia. Si vede che tutti accolgono la notizia con dubbio e timore, ma non dicono niente.
    Il mattino dopo, sabato, Pino è a scuola, l’ex-ragazzina riceve una telefonata. È il padre tutto esagitato che dice che non deve andare l’indomani a prendere Alfredo. Che è accaduto?  Giulfurio, che era rimasto silente la sera prima, ha telefonato in reparto chiedendo sbraitando chi fosse quella stronza di dottoressa che non sapeva tenere in pugno la situazione e pretendendo che Alfredo fosse trattato con la terapia tradizionale. I medici avevano stabilito di affidare Alfredo a Giulfurio che sarebbe dovuto andare a prenderlo di lì a due giorni. L’ex-ragazzina è sgomenta, non sa come riprendere in pugno la situazione. L’indomani all’inizio del turno telefona in reparto e chiede di parlare con la dottoressa. “Mi hanno detto che non devo venire”. “Chi glielo ha detto?”, replica la dottoressa pretendendo sempre la solita chiarezza. “Mio padre”. La dottoressa conferma che hanno deciso altrimenti. L’ex-ragazzina si sente sconfitta.
    La sera dopo, domenica, l’ex-ragazzina riceve la visita inaspettata di Giulfurio. Non ha più la sicumera che aveva esibito con il dottor Iula. È agitato e nervoso. “Senti Liliana, Alfredo può venire da te?”, implora. “Io non sono d’accordo con la terapia che avete stabilito” è la replica, "se me ne occupo io deve essere seguito dalla dottoressa". Ma Giulfurio pretenderebbe che se ne occupasse l’ex-ragazzina con la terapia tradizionale. Il giorno dopo riceve la telefonata di Giulfurio che sta per andare a prendere Alfredo. Le dice che il primario ha ribadito che l’ex-ragazzina non deve recarsi alla struttura sanitaria. L’ex-ragazzina protesta. “Vuoi chiamare il primario per conferma?”, sbraita Giulfurio, “Tu te ne sei lavata le mani”.
     Ancora oggi l’ex-ragazzina si rimprovera di non essere stata ferma con Pino nell’impedirgli di comunicare i loro accordi con la dottoressa ai genitori di Alfredo o di non aver saputo approfittare nel riprendere la cosa in mano quando Giulfurio era andata ad implorarla di prendere Alfredo con sé.
    Fu allora che l’ex-ragazzina divenne insofferente sia nei confronti di Giulfurio sia nei confronti dei vicini che pensavano solo a lucrare quanto loro non dovuto.

    42 anni
    La madre dell’ex-ragazzina ha deciso di festeggiare il suo compleanno al ristorante al mare. Invita i figli con le rispettive famiglie, ci sono anche la sorella e la madre della compagna di Giulfurio. Quando arrivano al ristorante l’ex-ragazzina vede la suocera di Giulfurio venirle incontro e chiederle sorridente e con gli occhi pieni d’intenzione: “Liliana, come stai? Ho saputo che non sei stata bene!” L’ex-ragazzina la guarda e risponde: “Sto benissimo”. La signora rincula.
    Al momento del conto, la madre dell’ex-ragazzina tira fuori il portafogli, da cui caccia varie banconote di taglio da cento. Il fratello Giulfurio e la famiglia della compagna si scambiano sguardi significativi di scherno e d’intenzione.
    Che cosa avevano da ridire nei confronti della loro ospite? Che non era chic tirare fuori il contante invece della carta di credito, di cui la madre dell’ex-ragazzina era sprovvista? Oppure la deridevano semplicemente per essere stata così sciocca da spendere quei soldi per far loro trascorrere una giornata allegra? O cosa? L’ex-ragazzina non lo ha mai saputo.

    42 anni
    L’ex-ragazzina ha ricevuto un verbale di assemblea condominiale, firmato da tutti i vicini, incluso il cugino Poldo, dettato dallo zio Furio, pieno di abusi legali, insulti e calunnie contro di lei e contro il marito. E Pino ha deciso di chiedere consiglio ad un avvocato. Purtroppo l’avvocato invia all’amministratore una lettera invitando a moderare i toni. Il sig. Furio sembra non gradire: <<Mi ha fatto scrivere dall’avvocato!>>, urla per telefono al fratello, papà dell’ex-ragazzina. Perché era lui l’amministratore? Inoltre il sig. Furio sembra dimenticare che era stato lui per primo a far scrivere a Pino da ben due avvocati e Pino non aveva avuto nessuna reazione. Un paio di settimane dopo, Giulfurio parla al telefono con la madre e si trova a chiedere: <<Cosa è questa storia di Pino e l’avvocato?>>. Se voleva saperlo, non poteva telefonare a Pino e chiederglielo?
    Arriva Natale.  Giulfurio è in ferie.
    Una sera l’ex-ragazzina e Pino rientrano a casa e vedono Giulfurio sul balcone di Poldo. Pino saluta e fa gli auguri.
    Il giorno dopo sono tutti a casa dei genitori dell’ex-ragazzina.
    Pino si scusa con Giulfurio di non essere salito e dice:<<Tu sai che lì non posso salire>>. Giulfurio lo interrompe: <<I fatti vostri non li voglio sapere>>.
    Poco dopo “zio” Furio cita Pino perché vuole 50 euro. Il comunista e volontario di varie onlus Giulfurio fa: <<Aspetto i risultati della causa>>.
     
    43 ANNI
    È sera. L’ex-ragazzina sta scendendo le scale della casa al mare per uscire con il marito. Indossa un abitino di lino nero, senza pretese, una collanina di corallo, borsetta nera e sandali neri. Nonostante la semplicità della mise, deve stare particolarmente bene. L’ex-ragazzina ne ha la conferma dall’espressione di dispetto che compare sul volto della compagna di Giulfurio, espressione che la ragazza non riesce a nascondere abbastanza in fretta voltando la testa.

    45 ANNI
    Il fratello Giulfurio va a trovare.
    Mentre l’ex-ragazzina gli fa strada per accompagnarlo da Pino, a letto con un brutto raffreddore, Giulfurio si ferma a guardare compiaciuto la cucina. È una delle stanze che Pino e l’ex-ragazzina hanno completamente ristrutturato.
     
     
    46 ANNI
    L’ex-ragazzina non sta bene e si vede. L’ex-ragazzina ne ha la conferma dall’espressione soddisfatta e di trionfo negli occhi della madre della compagna di Giulfurio. Nello stesso tempo l’ex-ragazzina saluta la vicina di casa della casa al mare dei genitori. L’espressione della vicina quando vede l’ex-ragazzina è invece sconvolta.
    Il mese dopo l’ex-ragazzina sta di nuovo scendendo le scale della casa al mare portando il pacco di vestiti per seguire Pino in vacanza. È in difficoltà. Questa volta l’espressione sul volto della compagna di Giulfurio è di maligna soddisfazione.
     

  • 27 aprile 2013 alle ore 15:55
    Una vita sotto assedio

    Come comincia: Sotto assedio. Così deve sentirsi chi ha la sventura di avere chiesto denaro ad uno strozzino.
    La tua vita, i tuoi pensieri diventano ostaggio di una ossessione. La  morsa che ti attanaglia la gola non ti lascia mai. Un pensiero fisso è sempre con te. Quando mangi, quando dovresti lavorare, quando stai con i tuoi cari o con i tuoi amici, se riesci a conservare i tuoi amici, persino quando dormi, se riesci a dormire.
    Ho la fortuna di non avere mai chiesto un prestito.
    Però, fatte le debite distanze, è così che mi sento.
    Sotto assedio.
    La mia ossessione non è il denaro che lo strozzino di turno pretende da me.
    La mia ossessione è il denaro che gli approfittatori di turno ancora pretenderanno da me.
    La mia ossessione sono le menzogne che gli sfruttatori di turno ancora spargeranno in giro.
    La mia ossessione sono le aggressioni fisiche o verbali che ancora devo temere quando esco dall’uscio di casa mia o rientro a casa.
    La mia ossessione sono le minacce, velate o no, che mi arrivano sotto ogni forma. Sotto forma di parole, sotto forma di lettera, sotto forma di verbale assembleare, sotto forma di dispetti.
    Lo sgomento si trasforma in dolore lancinante perché i miei persecutori sono persone che mi dovrebbero amare e proteggere.
    La mia vita sotto assedio non ha origine dalla richiesta di un prestito.
    La mia vita sotto assedio ha origine dalla richiesta di trasparenza nell’ amministrazione del  condominio dove abito.
    Una richiesta lecita, anzi superflua. Ed invece no.
    Nel 2002 vado a vivere in una piccola palazzina di 5 appartamenti. In un ambiente quasi familiare, l'amministrazione è affidata a turno agli stessi condomini.
    Realizzo ben presto che l'amministratore in carica è in realtà poco più di un fantoccio agli ordini del “capo-palazzo”, il condomino a maggiore anzianità di permanenza nella palazzina, che però rifiuta caparbiamente di assumere ufficialmente il ruolo di amministratore. La gestione è alquanto disinvolta. A fine anno non si riceve alcun rendiconto. Mi dicono che vengono eseguiti alcuni lavori di manutenzione, ma non ne ho alcuna evidenza né visiva né documentale. La piccola manutenzione che non peserebbe se inclusa nella gestione ordinaria è trascurata in attesa di creare l’emergenza e la levitazione dei prezzi. Ed anche allora i lavori non vengono mai eseguiti. Il “capo-palazzo” ne parla sempre, ma non verranno mai eseguiti se non ne avrà il pieno controllo. Come per la pitturazione delle scale, per la quale il “capo-palazzo” pretende che si spendano 16 milioni, mentre ne occorrono al massimo 3.
    Va be'. Siamo in famiglia, siamo tra di noi. Vogliamo formalizzarci?
    Passano due anni. L’amministrazione passa di turno a mio marito.
    Il “capo-palazzo”, che come amministratore-ombra non tollerava domande e non presentava rendiconti, puntualmente contesta i rendiconti presentati da mio marito ed addirittura pretende denaro per sè. Non versa le sue quote condominiali, ma si appropria delle bollette condominiali e provvede di sua iniziativa al pagamento. Poi chiede di scomputargli le rate condominiali con quelle spese.
    L’assemblea decide per lavori di manutenzione di cui il “capo-palazzo” parlava da dieci anni. I lavori stavolta sono sotto gli occhi di tutti. Mio marito fornisce ai condomini la copia di tutti i documenti pertinenti. Il “capo-palazzo”chiede copia delle fatture e puntualmente le ottiene.
    Dopo tre anni diventa amministratore di turno l’amica di famiglia del “capo-palazzo”.
    Mi salta in mente di chiedere la stessa trasparenza amministrativa che hanno preteso da mio marito. Non lo avessi mai fatto!
    Mi ritrovo ad essere strattonata e spintonata.
    Informo che chiederò visione dei giustificativi di spesa.
    Mi viene consegnato un verbale di assemblea firmato da tutti i miei vicini, zeppo di abusi, intimidazioni, insulti e calunnie contro me e mio marito.
    Mio marito riceve due citazioni, una in contrasto con l’altra ed entrambe in contrasto con quanto il “capo-palazzo” affermava un anno prima.
    Un anno prima il capo-palazzo protestava con vigore, al limite del collasso, di non dover pagare 198 euro, ma solo 33. Lo abbiamo accontentato e, su suo suggerimento, abbiamo diviso i rimanenti 165 euro in parti uguali tra tutti i 5 condomini.
    A distanza di un anno cita mio marito perché adesso riconosce che doveva pagare 198 euro, in quanto come “consolidata consuetudine”, ometteva di versare le rate condominiali. Però avendo pagato 216 euro per servizi al condominio, adesso vuole 18 euro. In più vuole indietro la sua parte dei 198 euro divisi in parti uguali tra i condomini. Sì, dice proprio così. Starà facendo confusione. In parti uguali avevamo diviso 165, non 198 euro.
    Sei mesi dopo, ci ripensa ancora  ed arriva un’altra citazione. Questa volta è l’amica di famiglia del “capo-palazzo”, in qualità di amministratore, che, senza che la cosa sia mai stata discussa in assemblea, cita mio marito perché il “capo-palazzo” ha pagato di sua iniziativa alcuni servizi per il condominio e non è stato rimborsato. La richiesta sale a 460 euro. Il “capo-palazzo” avrà dimenticato che come “consolidata consuetudine” ometteva di versare le rate condominiali.
    Considerata l’educazione dei miei vicini, chiedo di vedere una fattura.
    Come risposta l’assemblea approva un bilancio in cui fa sparire un mio credito di 140 euro e mi comunica tramite decreto ingiuntivo che devo pagare 240 euro.
    Forse i miei vicini vogliono ringraziarmi perché fino ad un anno prima ero costretta ad anticipare le mie quote condominiali per pagare le bollette, dato che i miei vicini non versavano le loro.
    O forse intendono rimproverare mio marito che non aveva fatto emettere ingiunzioni  di  pagamento  contro  i vicini di casa che per un intero anno non avevano versato le loro quote o contro il marito della signora che ora funge da amministratore, che aveva aspettato un anno per versare l’ultima rata per lavori di manutenzione.
    Ultimamente incontro molti amministratori di condominio.
    Tutti mi elencano i documenti che devono presentare per ottenere un’ingiunzione. Ed a volte non sono sufficienti.
    Invece i miei vicini di casa riescono ad ottenere un’ingiunzione senza una delibera di riparto spese, senza un riparto conforme al regolamento di condominio e senza, non dico un sollecito, neanche una prima educata richiesta.
    Chi sono i miei vicini di casa?
    Che poteri hanno?
    Mio marito suggerisce di non perderci tempo e pago l’ingiunzione. Ma è un errore. I signori non avevano una carta in mano. In seguito messi alle strette fanno compilare (e male) una fattura falsa al loro amico.
    Due mesi dopo trovo nella mia cassetta postale un foglio strappato, senza data, senza recapito telefonico, in cui un ufficiale giudiziario m’invita a contattarlo e m’informa che la prossima volta, se non mi trovano, potrebbero sfondare la mia porta di casa.
    Se ne occupa l’avvocato di mio marito.
    Scopre che chi aveva fatto emettere l’ingiunzione aveva poi agito come se non avessi pagato.
    Non posso più far finta di non sapere con chi ho a che fare.
    Ora è evidente. Sono sotto assedio.
    Come se avessi chiesto un prestito ad uno strozzino.
    Ma io non ho chiesto nessun prestito.
    Ho solo chiesto trasparenza in un condominio di cinque appartamenti.
    Eppure sono sotto assedio.
    Come se avessi chiesto un prestito ad uno strozzino.
    Ma io non ho chiesto nessun prestito.
    Chiedo di avere copia dei documenti relativi ai lavori per cui ho ricevuto l’ingiunzione.
    Il giorno dopo un cumulo di rifiuti impedisce l’accesso al mio box negli scantinati.
    Un avvocato con il papà ragioniere, specializzato in richieste di risarcimento danni, afferma che mio marito avrebbe causato “grave danno” al condominio. Non specifica quale sia il “grave danno”, non lo quantifica in termini di denaro, non produce nessuna documentazione.
    C’è sempre tempo per questo. I danni si trovano e nel tempo si creano.
    Tre mesi dopo nell’androne del palazzo compare un foglio.
    É una richiesta per il nuovo amministratore, un amministratore professionista che gode di ampia fama in zona, stimato dal fratello del “capo-palazzo” e dal nipote del “capo-palazzo” che abita anch’egli nel piccolo condominio:
    <<Poiché la palazzina è stata completamente ristrutturata di recente, con un esborso finanziario di rilievo, i condomini, tenendo conto che sono stati eseguiti “tutti” gli interventi indicati dall’amministratore p.t. e confermati dagli accertamenti tecnici eseguiti dal Direttore dei lavori e formalizzati nei computi metrici preventivi che l’Assemblea ha approvato, ritengono che non vi siano da eseguire lavori di manutenzione straordinaria – anche con caratteristiche di urgenza.
    Qualora il nuovo amministratore prospetti un intervento evidenziandone il carattere di urgenza, dovrà motivarlo debitamente in quanto la relazione tecnica che predisporrà - nel caso dovesse trattarsi di un inconveniente preesistente – sarà utilizzata dal Condominio per una citazione nei confronti dell’amministratore all’epoca in carica e del professionista, che ha prestato la sua assistenza con la direzione dei lavori di ristrutturazione, per l’esecuzione da essi compiuta e per la rivalsa del risarcimento dei danni>>.
    Gli intenti sono chiari. Qualsiasi problema possa avere una palazzina vecchia di sessant’anni, carente nella manutenzione da oltre cinquant’anni, come scrisse lo stesso “capo-palazzo” che abita nella palazzina da sessant’anni, la colpa (ed il risarcimento) deve essere imputata all’ultimo arrivato.
    Due mesi dopo, l’assemblea attesta la presenza di “infiltrazioni in diversi punti nell’appartamento” dell’amica di famiglia del “capo-palazzo”.
    Non è una novità. Ho sentito questa lamentela praticamente ogni anno dei sette anni vissuti in questa palazzina.
    Sono stati eseguiti dei lavori già due volte da quando vivo in questa palazzina.
    Almeno mi hanno raccontato che sono stati eseguiti.
    Aspetto la relazione tecnica predisposta dal nuovo amministratore.
    Aspetto che l’amministratore proceda d’urgenza. Niente di tutto questo.
    L’assemblea, in attesa di decidere quali lavori eseguire e quando iniziarli, decide solo di emettere bolletta straordinaria mensile di 200 euro a carico di ogni condomino.
    I condomini sono 5. La quota ordinaria a carico di ogni condomino è sui 40 euro.
    In attesa di decidere quali lavori fare e quando iniziarli, in teoria un solo condomino versando 250 euro potrebbe provvedere al fabbisogno ordinario di tutto il condominio.
    Mi sento sotto assedio.
    Come se mi avessero  chiesto di pagare il pizzo.
    Ma nessuno mi ha chiesto di pagare il pizzo.
    Non ho un’impresa o un’attività commerciale.
    Voglio solo vivere nella mia casa.
    Eppure mi sento sotto assedio.
    Come se, per vivere nella mia casa, mi avessero  chiesto il pizzo.
    Ma nessuno mi ha chiesto di pagare il pizzo.
    Almeno non esplicitamente.
    Ed anche se me lo avessero chiesto, avrei rifiutato.
    L’amministratore mi assicura verbalmente che ha visto con i suoi occhi le infiltrazioni in tutte le stanze dell’appartamento. Addirittura scorre acqua sulle pareti.  Non mette niente per iscritto. Posso anche aver capito male.
    Chiedo all’amministratore di documentare i danni. Non ricevo risposta.
    Lasciando quella povera famiglia a pagaiare su una canoa per spostarsi da una stanza all’altra, l’amministratore convoca di nuovo l’assemblea tre mesi più tardi.
    Ordine del giorno: decisione in merito alle infiltrazioni acqua appartamento Gilla Pistoia e incarico tecnico.
    Partecipo all’assemblea direttamente. É la prima volta da quasi due anni.
    Sento l’amica del “capo-palazzo” affermare che chiederà i danni. Sento l’amministratore dire che “quando si faranno i lavori, si spicconerà sotto, si valuterà la situazione e si vedrà a chi attribuire i danni”. Sento l’amica del “capo-palazzo” affermare che andrà a dormire in albergo a spese del condominio.
    Sento il “capo-palazzo” affermare: <<Anch’io chiederò i danni!>>.
    Nulla di tutto questo è riportato nel verbale. Posso anche aver capito male.
    Ripeto la mia richiesta di una relazione tecnica e chiedo che la mia richiesta sia trascritta a verbale. L’amministratore scrive:<<la sig.ra Liliana Mazza chiede che gli venga consegnata copia della perizia o DIA dell’arch.Tizio Tazio >>.
    É la prima volta che sento nominare l’architetto Tizio Tazio. Apprendo così che c’è già un tecnico incaricato. Non avevo nominato nessuna DIA. Chiedo all’amministratore di correggere la mia richiesta sul verbale.  A questo punto il
    verbale riporta che <<l’Assemblea a causa di un problema di salute dell’Amministratore viene sciolta>>. In realtà l'assemblea viene sciolta per le intemperanze del "capo-palazzo" che disturba la riunione lanciando insulti contro mio marito senza che nessuno intervenisse. Solo quando nella stanza arriva l'assistente dell'amministratore, lo stesso si decide ad intervenire per zittire il "capo-palazzo". 
    È necessario accertare lo stato dei luoghi ed i danni subìti dalla povera signora.
    Solo la richiesta al Tribunale di una consulenza tecnica d’ufficio permette di ottenere un sopralluogo.
    Il giorno del sopralluogo il “capo-palazzo” non c’è. Quella settimana è in vacanza.
    Cinque mesi dopo che l’assemblea aveva attestato la presenza di “infiltrazioni in diversi punti nell’appartamento”, il tecnico d’ufficio verifica che sul soffitto in casa dell’amica del “capo-palazzo” c’è un’unica macchia, massimo cm5 x cm5, di formazione recente e di causa non accertata.
    L’amministratore aspetta altri due mesi per convocare l’assemblea che deve decidere i lavori. Lo sollecito ad anticipare i tempi ed ad agire direttamente nel caso vi siano le condizioni per intervenire d’urgenza.
    Come sempre, non ricevo risposta
    Perché l’amministratore non interviene?
    Ho una mia ipotesi.  È  solo un’ipotesi.
    Fino alla notizia del sopralluogo non c’erano le attestate numerose infiltrazioni.
    Niente paura. Le infiltrazioni ci saranno. Sono sicura che ci saranno. Il giorno del sopralluogo il mio perito di parte ha individuato una probabile causa di infiltrazione: la guaina impermeabile in corrispondenza della parete che delimita l’appartamento del “capo-palazzo” risulta tagliata e strappata. Non sono tagli dovuti a vecchiaia o cattiva manutenzione. Sono tagli causati da uno strumento atto al taglio, non è dato sapere se volontariamente o incidentalmente. Costo di una riparazione d’emergenza? Massimo 150 euro.
    Niente paura. Le infiltrazioni ci saranno.
    A quel punto la sig.ra Pistoia chiederà i danni a chi, secondo lei, ha causato il ritardo dei lavori chiedendo l’accertamento tecnico preventivo.
    Non posso fare il processo alle intenzioni. Arriva il giorno dell’assemblea.
    L’amministratore mi ha convocato per approvare il bilancio consuntivo ad anno solare ancora in corso.
    L’amministratore non presenta nessun bilancio perché le spese sono ancora in corso.
    Allora perché l’amministratore mi ha convocato?
    L’amministratore mi ha convocato perché vuole dare le dimissioni ed occorre nominare un nuovo amministratore.
    L’amministratore non dà le dimissioni.
    Allora perché l’amministratore mi ha convocato?
    L’amministratore mi ha convocato per deliberare sui preventivi del lavoro terrazzo.
    L’amministratore non presenta e non fa presentare nessun preventivo perché afferma che i lavori deve deciderli il consulente tecnico d’ufficio.
    Non è vero, ma se anche fosse, perché l’amministratore mi ha convocato?
    Come da copione, l’amica del “capo-palazzo”, che ha anche la delega del “capo-palazzo”, dichiara che chiederà i danni a chi ha chiesto l’accertamento tecnico preventivo. La sua dichiarazione è a verbale.
    Questa volta non c’è rischio che abbia capito male.
    Sono sotto assedio.
    Come se avessi chiesto un prestito ad uno strozzino.
    Ma io non ho chiesto nessun prestito.
    Ho solo chiesto trasparenza in un condominio di cinque appartamenti.
    Eppure sono sotto assedio.
    Come se mi fossi rifiutata di pagare il pizzo.
    Ma nessuno mi ha chiesto di pagare il pizzo.
    Almeno non esplicitamente.
    Ed anche se me lo avessero chiesto, avrei rifiutato.

    7 ottobre  2009

    P.S. Aprile 2010. L’assemblea è convocata per decidere su “Lavori terrazzo”.
    Maggio 2010. L’ingegnere del CNR confida a mio marito: <<Questi vogliono far pagare tutto a voi>>.

    Il racconto completo è in
    http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=1469204