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Luciano Tarasco

19 ottobre 1953, Verona - Italia
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  • 28 marzo 2012 alle ore 15:26
    Mi arridesti se solo fummo desti

    Mi arridesti nel cuore di padella
    dalla brace che già non sembra quella
    e nella speme che ci spreme a festa
    noi fummo equilibristi sulla cresta
    quel tanto che bastò al sommo basto
    giacerci sulla groppa in tutto fasto
    e in divenir le orecchie e il chiaro raglio
    che dell'equino somaro son travaglio
    noi ne gioimmo fino alla condanna
    e dei miasmi ne facemmo manna
    ora e nell'ora dell'affanno
    ed in quelle del già passato danno.

     
  • 22 febbraio 2012 alle ore 9:44
    Inventario misto

    L'uomo bruschina il pentolone
    la donna scoperchia la capote
    il diavolo è un poveraccio
    alle prese con uova in camicia
    il cane che abbaia non sa la verità
    vecchi predicatori strappano bibbie
    per farne aereoplanini di domenica
    i ragazzotti marciscono sull'attenti
    le navi da guerra sono gravide di morte
    il canarino è da solo nella gabbia
    le sbarre lucenti come i medaglioni
    spesso gli orologi sono rotondi
    quelli delle torri non hanno le cinghiette
    le montagne primeggiano all'orizzonte
    imbottite di muschio e ciclamini
    nei boschi e per le strade la vita
    è proprio l'unica che abbiamo
    stesa ad inebriarsi d'una estate puttana
    in altri posti e in altri momenti
    si sentono le grida delle aquile
    ed il respiro arcano delle femmine
    e mi sorridono le fronde dei ciliegi
    e il silenzioso sbiancare della neve
    al riparo nel letto di piuma
    con accanto mia madre.

     
  • 17 gennaio 2012 alle ore 17:49

    Però però

    I fiori come mazzi di cartucce.
    Come-come?
    Ripetere con cura...

    Le palle dei lampioni
    Le palle dei cannoni
    Le palle dei coglioni

    Mi giunse all'orecchio un suono strano
    era un fischiare minaccioso.
    Quando-quando?
    Ricostruire il peso...

    Proiettili germogliano sul prato
    e come son maturi partono.
    Dove-dove?
    Vanno di qua e di là
    io prenderli sul serio non mi va
    per questo tengo il muso
    sotto le lenzuola
    e qualche volta vendo la mia età.

    Ma-ma...
    Il tempo dei tranelli
    finiti nei bordelli
    dispersi nei bidet.

    Ma-ma...
    Lo spazio consumato
    fuggito, spudorato
    l'ossigeno non c'è.

    E non crediate d'asciugarmi il sogno
    con sei pollici di lacrime in lattina
    o barattando quel che non avete
    in cambio di certezze che non ho.

    Però-però...
    Il Re con la cavalla
    il fante con la stella
    ed io vicino a te
    e osservo che
    non appena lascio il suolo
    ricado poco dopo
    magari col caschè.

    Ma no-ma no!
    Insegnarti io non voglio
    se non sei fesso o tordo
    capiscilo da te.

     
  • 16 gennaio 2012 alle ore 17:44
    INCONTRO AL BUIO

    INCONTRO AL BUIO

    Un buio pesto, alla genovese
    giusto per intenderci, ma
    non ci vedevamo di buon occhio
    perché la notte era affogata
    nelle tenebre dense
    e per parlare si parlava
    ma in lingue diverse
    lei era svedese
    ed io stavo sognando
    allungai gli arti per verificare:
    tutto deliziosamente a posto...
    lei indietreggiò
    con quell’idioma allucinante
    fino al muro del porto
    dopo era finito lo spazio
    testò l’origine dei miei dati d’accesso
    estraendolo maldestramente, ma
    introducendolo con più facilità
    aveva una mini color buio
    avvertivo le pareti pulsare
    o meglio, le avvertiva il mio coso.
    Chissà come si chiama la patata in svedese
    fu l’unico pensiero che
    mi attraversò la mente di soppiatto
    dentro istanti ovattati
    dal  magico sapore d'infinito
    mi colava la sua saliva lungo il collo
    immobili
    mentre il nero, piatto
    sciabordìo dell'oceano
    dilatava ogni nostro
    copioso sospiro.

     
  • 16 gennaio 2012 alle ore 17:32
    ALZHEIMER-COLT

    ALZHEIMER-COLT

    Il vecchio fece 4
    polverosi passi
    strascicati e lenti
    sulla terra secca
    intorno alla sua roulotte
    scaracchiò il sugo
    scuro del sigaro
    direttamente sul panciotto
    e rimase immobile
    a fiutare l'aria
    una tortora planò
    voci confuse alla deriva
    maledette mosche
    nessuno telefona
    estrasse dalla fondina
    la sua " Virginia-colt "
    da sceriffo aveva ammazzato
    più d'un bandito
    ma il riverbero
    sulla vecchia lamiera
    e l'Alzheimer
    lo trassero in inganno
    sparò
    direttamente in fronte
    al ragazzo del latte
    il motorino capitombolò
    sparpagliando bottiglie
    non ci sono più
    i cavalli di un tempo
    disse il vecchio
    e schizzò altro
    sputo marrone
    sugli stivali
    quando la police arrivò
    era ancora immobile
    con la colt in mano
    e il sorriso soddisfatto
    di chi ha compiuto
    ancora una volta
    il proprio dovere.

     
  • 06 gennaio 2012 alle ore 10:26
    E LE COMETE STANNO A GUARDARE

    Spenta la lampada a stelo
    sulle tue mercanzie consuete
    ho riaperto i battenti in ritardo
    del chiosco di stelle comete
    gli avventori come mollicci
    pupazzi di neve carnale
    mi tenevano pallidi bronci
    con carote al posto del naso
    e le gelide panze gocciolanti.

     
  • 31 dicembre 2011 alle ore 1:00
    ULTIMO

    La poesia dell'ultimo

    giorno dell'anno

    quando ho rotto la scodella

    del caffelatte

    riempita di liquore

    e troppe volte svuotata

    ho lanciato i cocci

    circa a mezzanotte

    dicono porti bene

    sulla strada attutita

    da ore di nevischio

    e una folata gelida

    mi è trapanata in casa

    col baccano dei botti

    da strapparmi un rutto

    se fosse entrata un'angela

    con tette sorprendenti

    mi sarei trattenuto.

     
  • 30 dicembre 2011 alle ore 15:01
    IL PULLOVER CHE M'HAI DATO TU

    Ho smarrito il pullover
    che m'hai dato tu
    nelle distese del PIT
    Parco Interrazziale Terrestre
    ho appoggiato i glutei
    su diverse qualità di legni
    nonchè di ferri
    del mestiere di fabbro
    seggioloni, sgabelli, amache
    assi piallate, tronchi scavati
    piccoli tralicci caduti
    preda di liane voraci,
    per estasiarmi davanti
    a visioni mozzafiato
    intere foreste amalgamate
    animalini in copiose entità
    sommovimenti acquatici
    a volo radente su rocce
    bitorzoli acuminati
    svettanti nel cielo
    spumeggiante di nuvole immense
    e accecanti ferite d'azzurro,
    ma ho il cuore ingabbiato
    nel bunker della disperazione
    perchè ho smarrito il pullover
    tra i rovi della fitta boscaglia
    nei campi infiniti di dragoncello
    di trifoglio ed erbaspagna
    o peggio su una qualunque
    panca tra miriadi di panche.
    Il pullover che m'hai dato tu
    sai mia cara possiede una virtù...
    cantarellavo sommessamente
    tornando nella bifolca civiltà
    dopo giorni d'estenuanti ricerche
    come un bastardino fradicio
    con la coda tra le gambe,
    senza pullover.

     
  • 01 dicembre 2011 alle ore 14:51
    Liebe

    Sbocciato sul quotidiano
    con grigliette lucenti
    e polsini di corallo
    nei fondali capricciosi
    io mi tufferò per te, sirena
    colerò sotto le tue vesti
    angelo che non sei altro
    salirò le tue chiome
    m'addentrerò nei tuoi anfratti
    incurante dei barracuda
    fata d'oracoli turchini
    io strapperò per te
    furore ai cicloni
    piume ai rapaci
    alibi alle radiosveglie
    e t'aprirò il mio nido
    senza intervalli di pubblicità
    fino all'ultimo capitolo
    oltre la parola end.