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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

04 febbraio alle ore 19:39

Genova per noi

Il racconto

Provaci a tornare, ogni tanto, nella tua Genova, se vivi lontano da lei. I colori delle sue abitazioni, ti verranno incontro per primi. Tenui pastelli, in una vasta gamma, a cui non saprai dar nome, ma solo riconoscere dal tonfo al cuore, che ti raggiungerà alla prima visione. Quelle mura arabescate, quelle finestre trompe-l’oeil, disegnate solo per non perdere il ritmo di una visione attesa. Tetti d’ardesia, grigie piramidi nel cielo turchino, che si accendono al sole. Ti sorprenderà di ritrovare la presenza immediata delle colline, a chiudere in un abbraccio la città. Quell’abbraccio sicuro e verde, che ti sarà mancato, se avrai avuto la disgrazia di vivere in un mondo piatto. Il verde della natura scende all’azzurro del mare. Due colori che ti porti dentro per tutta la vita, se sei genovese e di cui hai perenne sete. Alberi, fiori, parchi esuberanti faranno da collante alla scena. Improvvisi, quasi inattesi, arriveranno i ricordi. Ti verranno incontro come fantasmi. Una strada, un nome, un’insegna, un profumo, un sapore. Un vagare disordinato nella memoria, alla ricerca di voci, volti, momenti, che hai perso nel tempo. Vi hai lasciato la tua vita sino ai vent’anni, il meglio che ti è stato concesso. E resti in bilico in una riflessione che ti disarma. – “Se fossi rimasto. Se avessi disubbidito alla mia famiglia?” – Avrei perso un’altra vita, un altro mondo. E sai rassegnarti.
 

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