username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

23 gennaio 2018 alle ore 8:20

Ho tolto la barba a Dio

Il racconto

Un bimbo uscito dalla fredda razionalità di una guerra, dove apprende che la bomba, che stava scendendo, ha preso la casa vicina e non la sua. Quel frantumarsi di vetri, la sabbia dai sacchi su di noi, urla, pianti. All'uscita dal rifugio, in via Casaregis, un enorme cratere colmo d'acqua: la casa dei nostri vicini e non la nostra. Poi, la fuga a Villa Adela. Il contatto fisico col nemico. Solo il segno della croce e un bacio alla “Madonnina”, prima di dormire, imposto da mamma. A fine guerra, due anni dalle Suore Cabrini, a Genova. Mi raccontano una religione, che non capisco. Importante è inginocchiarsi tutti a tempo, al suono della campanella, evitando le urla della suora guardiana. Non ridere! Dio? Chi sarà mai? Sì, è quel vecchione barbuto, là in cima, tra le nuvole della cappella. Sotto ci sta una suora, la Beata Cabrini. Tutto qui. Le preghiere sono litanie ripetitive, con le ginocchia che hanno dolore. Alzarsi, inginocchiarsi, alzarsi, il segno di Croce. E l'ho partata dietro, con me, questa religione insegnata per anni. Ma Dio con la barba dove mai si era cacciato? Un pomeriggio, a Busios, in Brasile, inizio a camminare per una spiaggia infinita. Alla mia destra un intreccio di mangrovie mi separano dal mondo, a sinistra, l'oceano. Non è più il mare delle mie vacanze, ma è l'oceano, poderoso, immenso, sonoro, tumultuoso. Siamo in due, io e lui. Ho un brivido, un'angoscia, un timore a limite con la paura. Toh! Ma che l'oceano fosse Dio? E' Dio. Un Dio senza volto e barba. E sarà, di seguito, sempre Dio, l'alba di colori, il Cervino, immenso, che mi domina a Chamoi, il fiore, che nasce sul mio balcone, il sorriso di mio figlio, il pulsare delle mie tempie, a notte sul cuscino.

E le preghiere? Dove le hai mai lasciate?

“Pregare non è dire preghiere” leggo in Adriana Zarri, in Tutto è Grazia.

Giusto, mi ci ritrovo. Adriana, che verità hai mai detto! Io più di una volta, a letto di un malato, sofferente, coinvolto dal suo dolore e impotente, io miscredente, mi sono detto, quasi vergognandomi: “Mi sa che sto pregando.”

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento