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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

22 agosto alle ore 12:56

L'insostenibile pesantezza del mese di agosto

Il racconto

Quel vecchiaccio, dalla penna da favola, di Guido Ceronetti, scrive stamane, su “l’insostenibile pesantezza del mese d’agosto”. A ben pensarci, non ha tutti i torti, neanche per chi, come me, da anni, crede di superarlo, standosene a casa. Lui cita: “malumori coniugali, maltempo, inebetimento da spiaggia, cibo affollato, meduse urticanti.” Da parte mia, potrei citare l’assenza di George, il cingalese, che devo supplire, usando aspirapolvere, lavatrice, stesa e raccolta di panni, spesa e trasporto, cucina dei pasti. Questo palazzaccio ottocentesco, che ne ha viste di tutti i colori, ora tace improvvisamente. Un deliquio di vibrazioni, calpestii, voci, sbattute di porte e portone. Solo “O’ figlio di Carlucciello”, il pescivendolo, sul marciapiede di fronte, insiste a vendere pesci e cozze, e porgere o’ cuppetielo verace, attraverso finestrini di auto frettolose , in ritorno dalla spiaggia. Arturo, il fuochista, non lo si sente da qualche notte, con le sue batterie cinesi. Il tabernacolo del S. Salvatore ha spento le luci abbaglianti e lascia quelle di posizione. Alle sue panchine, un gruppetto di congolesi, dialoga a voce alta, dando le spalle al Cristo. Diciamocelo, l’abitudine è una culla, che ci siamo costruiti con cura. Una ripetizione di gesti e pensieri, tutti uguali, che ci danno sicurezza, come quella che provavano i vermi dell’etologo, Konrad Lorenz, ripercorrendo all’infinito la medesima traccia, la più sicura, la più schiva da incertezze e agguati.
- “Morfina. Tutti assumiamo quotidianamente la nostra dose di morfina che addormenta il pensiero. Le abitudini, i vizi, le parole ripetute, i gesti triti, gli amici monotoni, i nemici senza un vero e proprio odio, tutto addormenta.” – dice Saramago. La tanto desiderata novità, la ribellione al consueto, la vacanza, ci eccita, ma finisce per logorarci. Il nuovo, implica un lavoro mentale di giudizio, nel soppesare l’utilità vera di ciò che ci viene incontro. L’insostenibile peso della “vita nova”? Tra qualche giorno, uscendo di mattina, “Stanno tornando!” penseremo, ritrovando il traffico caotico consueto, le code, quel più di monnezza. Un folle rassicurarci, che la vita, che abbiamo scelto, continua.

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