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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

23 marzo 2012 alle ore 18:06

Medicina cinese

Intro: appunti di viaggio

Il racconto

“La prossima fermata è il Cihui Center of  Traditional Chinese Medicine”- dice la guida al microfono del bus, facendoci presagire la fine miracolosa di tutti i nostri mali, per chi ne avesse, s’intende.
Ci fermiamo di fronte ad un edificio di tipo occidentale. Attendono sui gradini del portone per darci il benvenuto, medici, infermieri, inservienti. Da lontano già scorgo i loro sorrisi. Alla nostra discesa dal bus iniziano ad inchinarsi ritmicamente. Non sono sincroni, mi sembrano tasti di un pianoforte mentre viene sfiorato dalle dita. Veniamo introdotti in una sala di accoglienza con sgangherati tavolini e sedie metalliche che a tratti rivelano macchie di ruggine. Tovaglie di carta rosa con piccoli bicchierini colmi di tè fumante. Sediamo imbarazzati e curiosi. Qualcuno dei nostri commenta a voce alta, sicuro di non essere compreso. L’equipe si è schierata lungo le pareti e continua a sorriderci. Una dottoressa sulla cinquantina, grassottella e baffuta, con un camice liso ci distribuisce un volantino in inglese. Comincia in lingua cinese ad emettere suoni gutturali. La nostra guida traduce. E’ una specie di presentazione: una filosofia millenaria servita in maniera spicciola ad uso turistico, quindi notevolmente riduttiva.
“Ogni cosa nell’universo - ci dice la grassona - è un misto di due entità, il maschile ed il femminile. Dal suo equilibrio nasce la perfezione e quindi,il conseguente stato di salute, dalla sua rottura l’imperfezione, la malattia. Il medico cinese tradizionalista ricerca e cura questi equilibri.”
Al termine del discorso ci presenta l’equipe: un anziano medico, un po’ curvo, occhi quasi fessure aldilà di spesse lenti, un fisioterapista, massaggiatore, un tipo etereo, lineare nella sua magrezza che si intravede attraverso un camice non più candido, un agopunturista dal volto globoso, con un sorriso ammiccante. Sembra uno dei tanti budda visti nei templi in questi giorni.
Ci precisano che la visita medica è gratuita, massaggi e agopuntura, trenta dollari a prestazione. Gridolini e cinguettii delle signore del nostro gruppo. C’è una certa eccitazione. Gli uomini sembrano più timidi. Ben presto si formano piccole code di fronte a diversi ambulatori con cartelli indicativi in inglese. Mi faccio avanti nell’angusto ambulatorio del mio collega medico per curiosare: è alle prese con una signora di Padova di mezza età. Signora, brillante nel comportamento e ricercata nel vestiario.
Presente la guida come interprete, la porta resta aperta per gli ultimi curiosi. Qui il segreto professionale non deve esistere. La signora si siede di fronte la scrivania e perde il suo sorriso iniziale al cospetto del medico che ha iniziato a scrutarla attraverso le sue fessure a immagine di occhi. Il medico le prende il polso e il ritmo dell’universo sembra perdere colpi per alcuni minuti. Righe di sole filtrano attraverso la serranda abbassata proiettando un alternanza di luce ed ombre sui volti. Le cicale cinesi, una vera esperienza sonora, sembrano perforatrici meccaniche. Hanno crescendi da officina meccanica. Il tempo trascorre. Mi sorprendo in un atto di coscienza a pensare alle mie scarse possibilità divinatorie nella palpazione di un polso. Provo un senso di inferiorità verso il collega. La signora mi lancia uno sguardo smarrito. Il medico non accenna a lasciare libero il polso. La rassicuro con un sorriso.
Ora il dottor Cihui, dimenticavo, così si chiama, sembra riaversi dalla trance, abbandona il polso e si dirige lentamente a recuperare da un armadietto un vecchio sfigmanometro a mercurio.  Avvolge con circospezione un untuoso manicotto attorno al candido braccio della signora. E’ sicuramente il secondo atto di un movimento drammaturgico. Tempi lunghissimi, esitazioni volute; un volto fermo nei suoi lineamenti tanto da ricordarmi i tratti di una maschera del teatro di Pechino. La mano pompa lentamente aria nel manicotto, lo sguardo è fisso sulla colonnina di mercurio che sale a tratti.  Sgonfia e ripompa per alcune volte, rincorrendo vibrazioni e battiti di cui solo lui è vate. Si alza per riporre l’apparecchio e mi accorgo che i miei sensi cominciano a sopravalutarlo. Mi sembra che leviti sul pavimento. Ma forse sto esagerando. Il silenzio è rotto improvvisamente da un suono gutturale.
Parla! La guida ha un sussulto e riprende il suo ruolo di traduttrice.“ Il dottore dice alla signora di far vedere la lingua.” La signora ha un movimento di pudore, si ritrae, ci guarda allarmata. Pian piano appare tra le sue labbra appena dischiuse una lingua in tutta la sua consistenza carnosa. Le palpebre di Cihui hanno vibrazioni impercettibili. I tempi sono gli stessi: oramai sono un esperto. Nell’unità spazio temporale la lingua della signora ha spasimi, sembra gonfiarsi, si inturgidisce, si dirige ora a destra ora a sinistra. Un tenue sorriso del medico e un cenno della mano acconsentono al rientro dell’esausto organo. Siamo giunti inaspettatamente all’epilogo. Ora è il momento della riflessione di Cihui. Il suo sguardo ci supera, va oltre i limiti della stanza. E’ una sfinge. Si risente il roco gracchiare. “ Lei signora, soffre di disturbi circolatori”, traduce la guida. Quasi un oracolo. Mi sento un pò deluso, ma la signora riprende la sua iniziale eccitazione, si illumina e salta in piedi: “ Bravo!”, grida.
Si scambiano sorrisi ed inchini. La visita gratuita deve essere realmente terminata. Cihui scrive in fretta una ricetta e la passa ad un infermiere appena sopraggiunto. Tra sorrisi ed inchini scompare per sempre. Ci ritroviamo tutti ai tavolini per sorseggiare i resti di un tè abbandonato. Ci si scambia impressioni. Resto vicino alla signora di Padova. Dopo qualche minuto riappare l’infermiere con un sacchetto trasparente di erbe secche. Parla miracolosamente italiano: -“Un cucchiaino, come tisana mattino e sera. Quando terminate scriveteci a questo indirizzo. Il prezzo della medicina è centocinquanta dollari”.-.
I numeri dei dollari volano per la sala. Come visita gratuita non è male! La signora di Padova è entusiasta e con il sacchetto in mano conta i dollari.
 
(Da Medici in vacanza’, prefazione di Ambrogio Fogar – 1995)

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