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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

08 gennaio 2013 alle ore 12:54

Panna montata e cannella

Intro: soprattutto....la cannella!

Il racconto

E’ uno dei sapori che ho perso, tra una città e l’altra, Genova e Napoli. Qualche centinaio di chilometri possono rendere impossibile l’obbligo di spolverare ogni cono di panna montata con cannella odorosa? Sapori, gusti, aromi, profumi si fondono nell’immagine di quel cono, un po’maltrattato, di prima mattina, che mi ha accompagnato negli anni. Io, quattro anni, i miei genitori giovani, investiti da venti di guerra. Andare al cinematografo era, a quei tempi, un vero lusso. Si valutavano prezzi e tempi delle visioni. Si scrutava sul libro della spesa, la possibilità economica che non intralciasse con l’arrivare a fine mese, senza un soldo. Avevano deciso, complici tra loro, di andare a vedere la pellicola del momento, non valutando di creare il mio primo grande dolore, il distacco. A sera, attraversando, a piedi, Genova, si era andati a trovare, questa era la prima menzogna, i nonni materni.  La seconda? “Usciamo, un attimo. Tu vai a dormire con nonno Angelo. Torniamo subito. Domani mattina ci si rivede.” Si sottovaluta la grandezza dei dolori dei bimbi, ma la loro permanenza dopo decine d’anni, dovrebbe creare il rispetto che meritano. Ho ancora, velato e alterato dal cristallo delle lacrime, l’immagine di mamma, ben pettinata, con la pelliccia odorosa di naftalina, che si allontana da me. Di mio padre, il sonoro di parole rassicuranti. Riprovo la sensazione del tono dei miei muscoli, contratti nell’ansia di raggiungerli, mentre qualcuno mi afferra alle spalle, per trattenermi. L’impotenza, la sconfitta, l’intuizione di una prima, immensa ingiustizia, l’incontro con la regola…la vita futura. Il secondo quadro è il risveglio: l’ansia di ritrovarli si scontra con la luce riflessa del volto, a me vicino, di mia madre. Mi porge un cono di panna montata, candida, spolverata con cannella. La moneta del perdono. Avverto (quanta sensibilità in un bimbo!) che il cono è sofferente, la panna già cola. Alcune ore devono essere trascorse dall’acquisto della sera precedente. Il profumo della cannella  mi prende. Il primo boccone di panna mi dona il consenso al perdono.

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