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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

28 marzo 2012 alle ore 14:35

Tudo bem

Intro: Capita, quando ti senti bene, che qualcuno ti rovini il momento...

Il racconto

Mi sento stupendamente bene! Sì, quella sensazione unica di euforia che ti attraversa d’improvviso corpo e mente, frutto di un’unicità di elementi positivi che mi sono piovuti addosso, per caso, in una giornata insolita. Il posto non è comune: è il momento del tramonto, a Ponta Negra, un quartiere della periferia di Manaus, sulla riva del Rio delle Amazzoni. Seduto al tavolino della Choparia San Marcos, osservo il mio brumoso e invitante bicchiere di capirina ghiacciata. Il Rio scorre immenso, in un ritmo non percepibile a vista d’occhio, quasi un vasto lago. I trentadue km di separazione, tra le sponde, sono inconsueti per noi italiani. Una linea verde, la foresta amazzonica, è la riva di fronte, laggiù, nel controluce di un tramonto dai colori di vampa. Rari bianchi battelli, a due piani, scendono, sfiorando un cristallo che prende gli ultimi raggi del sole. Al tavolino affianco, una famiglia d’indios, divora rumorosamente bolinhos de bacalhau, polpettine adorabili. Due fidanzati si tengono per mano attraverso lattine di birra vuote, lasciate sul tavolo. Prostitute bambine attraversano gli spazzi, con eleganza felina, guardando e facendosi guardare dagli avventori maschi. La litania calda e monotona di una canzone portoghese si contrappone alle note aspre del traffico dell’Avenida che lambisce il bar. Una vettura si è fermata ed ha parcheggiato con cura. Ne è sceso un elegante ragazzo di colore. Capelli lucidi di fissatore, una corporatura insolita. E’ il vestiario a colpirmi: una casacca bianca e pantaloni della stessa tela. Ne riconosco la divisa degli infermieri ospedalieri del Nord America. Ha le mani dietro la schiena e osserva con attenzione scrupolosa noi avventori, dal ciglio della strada. Sento che il suo sguardo si è posato su di me. Ne avverto il peso e l’invadenza. Non sembra lasciarmi. E’ come se mi avesse scelto, come se avesse riconosciuto qualcosa di me. Si dirige lentamente tra il sentiero dei tavoli verso il mio posto. Ora il suo sguardo l’ho addosso.  Mi fa un leggero inchino, il sorriso è invitante. Dalle sue mani, tenute sino ad ora, dietro la schiena, ora appaiono uno sfigmanometro e un fonendoscopio. E’ leggermente chino su di me. Lo sguardo è intenso.  Sento il suo fiato vicino al mio orecchio, poi il suono della sua voce :          
-“ Tudo bem?”.

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