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Autore

Marina Bertagnolli

in archivio dal 06 apr 2010

07 novembre 1968, Gorizia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Osservatrice di ciò che mi circonda.

19 luglio 2010

Lady of the night

Intro: La percezione dell’inevitabile che incombe e i piccoli gesti, un rituale, quasi a non farsi sorprendere impreparati o, forse, per esorcizzare l’imminente appuntamento.

Il racconto

In questo momento penso solo che devo dimenticarlo e liberarmene.
Le questioni amorose  attirano l’attenzione della gente,  per non morire di inedia, noia e ripetizione. Sono incostante e pronta a inseguire qualsiasi frase risulti vivace, esplosiva, fantasiosa… che come si sa non porta a niente di pratico.
Io non voglio finire come una matrona adornata di sana pinguedine, ricca di oggetti, cibo, soliti discorsi,  pulizie e orrendi “già visti”. Trovo affascinanti i murales, gli jumper, gli Oscar Wilde moderni… La verità è che sono totalmente sola  ma non più tanto infelice.
Ho letto poco fa, la biografia di Frida Kalo. Sfigata cronica, nata con spina bifida e dulcis in fundo vittima di un pauroso incidente su di un autobus, dove nella schiena  le si era conficcato un palo. Sopravvissuta a tutto ciò e accompagnata da dolori lancinanti è riuscita a gestirsi dipingendo. Figure insanguinate che debordano dolore fisico erano la sua arte. Ha amato molto, è stata felice e no ma ha tramandato un segno.
Vivere a lungo, prendersi cura di se per restare giovani e allontanare il terribile spettro dell’aldilà. E’ possibile ingannare la “signora della notte”?
Quella che viene a tirarti per i piedi quando è giunta la tua ora?
Miry aveva escogitato questa filosofia e ogni mattino si ammazzava di esercizi ginnici finché i suoi abiti puzzavano di sudore.
Era giunta a quell’espediente dopo attenta osservazione dei suoi giganteschi fianchi apparsi su di un impietoso specchio. Specchi che allargano o che snelliscono?
Nei negozi alla moda, quando ci si prova un fichissimo abito firmato dal prezzo impronunciabile si adocchia una figuretta snella e attraente, non è uguale l’apparizione che si ottiene davanti allo specchio di casa. Sarà l’ambientazione chiassosa e familiare a farti capitolare e sbattere il muso sul pavimento, quella che ti rammenta inesorabilmente e senza mezzi termini o tatto che sei una anonima casalinga che vorrebbe essere diva almeno per una notte. Le nuove Cenerentole? No, Cenerentola sognava il matrimonio.  Ma niente divagazioni, il punto è Miry.
1,2,3,4 e 5, 6 e 7 e 8, vai con la corsa, i salti, l’allungamento delle braccia, cosce, polpacci… fibre muscolari in regolare tensione, sorrisi, allegria, immersione completa nella musica e nel dvd di quella tipa piccola e mingherlina dell’insegnante, di cui non ricordava affatto il nome ma ne invidiava il portamento.
Proprio qui apparve il diavoletto, cioè il pensiero provocatore capace di distruggere la volontà di una donna che sta per accingersi a cucinare il pranzo. “La prima ruga”, quel piccolo trattino sulla fronte di una testa capelluta di un vivo castano.  Miry  non vide più se stessa, speranzosa e bella.  Chi cavolo era quella lì? Una fotocopia riuscita male? Quel viso scavato dal tempo che più dimagriva e più sembrava sprofondare nell’abisso delle “cose non realizzate”. E quante ne aveva Miry nel cassetto dei fili da cucito. Una laurea mai presa, un lavoro che si o no non si capiva, magari era un forse.
Miry decise per il “chi se ne frega” ed entrando in doccia meditò se potesse permettersi le unghie imbrillantinate e disegnate.
Forse era meglio affidarsi al vecchio smalto rosa che risultava essere ancora buono.
Così mentre dipingeva cautamente per non uscire dai bordi, le unghie forti che avevano sempre seminato invidia a quelle smangiucchiate delle sue amiche, lo vide.  La prima volta, il mostriciattolo apparve da dietro il frigo, starnutendo. Era coperto di polvere, quella dove non ci si arriva o non si vuole arrivare perché nessuna e nata  “facchino forzuto” e quindi spostare un frigorifero enorme pieno di leccornie risulta, come dire… difficile!
Era un essere piccolo, dal musetto stretto, labbra sottili, quasi privo di naso e occhi rotondi. Puntò un dito verso di lei e disse: “ alzati o regina della quiete domestica, pentiti del tuo pavoneggiarti e ricorda che sei al mondo per servire”. Miry si pose una mano sulle labbra e sorrise, non sapeva perché ma l’abominevole essere oltre a farle rivoltare le budella per il suo aspetto, aveva un qualcosa di ironico, anzi di assurdamente ridicolo. Il dito bitorzoluto e nodoso si  agitava nell’aria e pareva non avere alcun controllo.
Scoppiò a ridere tenendosi saldo il ventre.  Lo smalto ruzzolò a terra e le unghie rimasero a metà. Miry si ricompose e raccolse la bottiglietta, quando si alzò il mostro era scomparso.
Nei giorni successivi Miry si era dedicata a coloratissimi disegni di forme geometriche su tela. Il rosso e il giallo dominavano la scena emanando una inconsueta energia. Erano ingombranti nella stanza da letto, in fondo a che cosa servivano, anzi erano di intralcio al regolare svolgimento delle attività notturne, dormire ovviamente.
Miry , con infiniti delicatezza e rispetto per quel lavoro, in silenzio, li spostò. 
Rumore, fracasso, urla, percussioni si affollavano nella sua mente ma nessuno udiva nulla.
Aveva una soffitta Miry. Salì le scale con il fardello della sua esistenza.
I gradini erano alti e impervi, ogni tanto si fermava con attenzione ed eccolo... il “patologico”. Così ti chiamerò, pensò Miry, ritrovandoselo innanzi : “ehilà Pato, qual buon vento?”- “vento di disgrazia, mia cara”- “dunque?” – “ti predirò il futuro” – “ oh… che esperienza straordinaria! Vuoi forse dire che cambierà qualcosa?” – “ non ho detto questo. Se così fosse sarei portatore di letizia” –  la bocca gli si apriva in una smorfia crudele e soddisfatta, si intravedevano lingua bluastra  e denti… non curati. Miry avvertì l’esofago contorcersi, un conato amaro e acido si frenò in tempo. Pato alzò la mano nodosa, sembrava che le dita gli si fossero allungate, forse era un’illusione, eppure il suo corpo appariva in inferiorità numerica in confronto. Era corto, avvizzito, stava spegnendosi. Gli occhiacci grigiastri incrociarono intensamente quelli di Miry e pronunciò: “prima di questa sera sarai dalla signora della notte”.
Miry lo vide finire in una nuvola di fumo e si affievolì con lui, le si incrociarono le caviglie e precipitò languidamente lungo le scale. Il volo la alleggerì, stringeva a se i disegni e chiuse gli occhi, immaginò di passarvi attraverso e di vestirsi di rosso, di giallo, di vita. Il tonfo risultò coperto dai suoni di un terrificante e movimentato film  che sbraitava al di fuori della televisione. Non fu doloroso, Miry si spense velocemente e la signora della notte prima di abbracciarla per sempre le regalò un commovente sorriso.  Miry che tanta passione sarebbe stata in grado di trasmettere al mondo ora giaceva fredda e inerme, incompresa ed eliminata.
La signora della notte… si era aggiudicata il meglio come sempre.
Vivere a lungo, fisico sano in mente sana eccetera eccetera…  Fine.

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