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Autore

Marina Bertagnolli

in archivio dal 06 apr 2010

07 novembre 1968, Gorizia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Osservatrice di ciò che mi circonda.

09 ottobre 2011 alle ore 13:07

Travel

Il racconto

Oggi, per colazione latte e biscotti, Beatrice non deglutisce e non si nutrirà, così estranea da questa carnalità che ci infonde un grande piacere. Beatrice è perfetta per la comunicazione che loro vogliono, un sottile e sottinteso messaggio che traspira dai suoi fragili polmoni, da quel respirare quieto e instabile. Da quel guardare nel vuoto che ogni tanto si accorge che esisti, viva in questo contesto diverso, strano, vacuo.
Gli alieni, saranno grigi? Abitano la luna senza dircelo oppure marte. Disegnano simboli mistici sui campi di grano: un uomo vitruviano contornato di infiniti mondi stranieri, sembra abbracciarli tutti o forse solo attenderli. Dimensioni sconosciute si apriranno a noi semplici, comuni esseri umani. Ora che siamo pronti, ora che il nostro grado di coscienza ha raggiunto un livello adatto. Adesso che  aspettiamo un attimo e ci fermiamo, cogliendo gli occhi di chi ci sta vicino. Ora che vediamo. Ora che capiamo. Ora che andiamo oltre.
Beatrice è lì, con il suo taglio corto, sbarazzino. Unica fra tante identità uniche. Colori verdi e blu, languidi in uno specchio che ci riflette insieme. Potremmo immaginare di prenderci per mano e sentirci meno soli, in acqua trasparente e pura che avvolge il nostro pianeta.
Amore tra di noi e per loro che arriveranno e apriranno le nostre anime. Beatrice, ricurva su se stessa guarda sempre avanti, alza lo sguardo sopra di me e in questo scritto senza testo, lei solo lei. Sorride e sa prima di me quello in cui non voglio credere. Lei si innalza ogni notte rapita da una luce, trasportata attraverso la notte svanisce nel nulla e non la trovo. Mi rigiro nel letto e non sopporto la solitudine. Non so se è inquietudine o mancanza, brama di conoscenza o verità, gelosia o speranza. Non dormo fino al suo rientro.
Le stringo la mano e mi abbandono al sonno, subito. Felice di condividere il suo viaggio mentre sogno di volare anch’io, consapevole attraverso lei. Esseri trasparenti svolazzano vicino e non ho paura, avverto carezze, mani tese mi attendono e io con il cuore gonfio mi avvicino senza dubbi, opinioni contrarie, dibattiti, congetture. Il mio pensiero è in pace, senza torture, fiducioso. Non è reale ma mi sento nuovamente un infante, gioioso senza scopo, privo di obiettivi ma vivente solo per un interminabile e meraviglioso momento. Non ho fame, non ho sete, non ho voglia di sesso, ne sudo, ne soffro... Sono. Me lo sussurrano in un orecchio e mentre rispondo sento che la mia voce è cristallina, vivace, talmente eterea che potrei ascoltarla per sempre. Volo leggero e innocente, veloce e so di dire il giusto, il sacro, il vero. Biondi riccioli vibrano e creano una brezza nella luce fra gocce di rugiada fresca. Non avevo idea, giuro non avevo idea. La trasparenza, il colore, l’essenza profumata, mani affusolate e bianche, braccia esili, spalle e sorrisi. Tanti o uno, creature che si uniscono e si sovrappongono. È dunque questa la gioia di Beatrice? Beatrice dei desideri, Beatrice dei miei pensieri. Beatrice degli angeli.
Commuovimi, strappami lacrime, gesti, palpiti del mio cuore, riflessioni.
Questa è la notte che volevo, dove le stelle ci illuminano e un vortice intenso e giovane ci conduce dove tu vuoi andare, vibro per te, amo per te.
È un’isola di sabbia gialla e vegetazione smeraldo, loro sono ovunque, intensi, accoglienti. È  il tuo mondo, fa di me il tuo allievo, istruiscimi, trascinami e convincimi. Uccidi il mio lancinante dubbio prima che io venga risucchiato di nuovo, ti prego non voglio tornare indietro. Afferrami e resisterò, proverò ad allontanare le mie convinzioni e mi avvicinerò alla tua saggezza.  Beatrice che abbracci e avvolgi, che leggi i pensieri, nella tua preveggenza, assillami, riportami all’ovile. A me che non ho mai desiderato stare in un ovile, nel mio vagabondare per strade desertiche fiancheggiate da cactus e cespugli spinosi, con il clima secco, i piedi gonfi e un orizzonte tanto lontano che non ho mai raggiunto. Ora so che è stato inutile il mio affanno, il mio destino aveva in serbo questo significato. Ogni particolare fisico e spirituale si condensa in tale sorprendente rivelazione dall’alto, fa apparire il quaggiù uno squallido ripetersi di eventi, fotocopie l’uno dell’altro in un infinito trascorrere del tempo che ingrigisce i capelli dei più stanchi. Ci si guarda indietro sapendo di non aver fatto abbastanza, scontenti, ansiosi di un qualcosa di spettacolare che scuota questa noia indifferente e rabbiosa. Non esiste. È immaginazione. Finalmente vengo costretto a fare attenzione, a lasciare il mio mostruoso ego chiuso nell’armadio. Cieco e sordo al tuo meraviglioso silenzio, credevo fosse scontato, eri una inevitabile espiazione, un bisogno di santità che attingevo da te, un abominevole modo per ripagare tante mancanze.
Beatrice mi lascia la mano e spalanco gli occhi, mi accorgo che il suo viso è chino, l’ultima rispettosa lacrima scende e riga i segni del passato impressi sulla mia pelle.
Non ho nostalgia, sono qui, ora. Non voglio essere altrove, solo in questo placido nulla avverto la linfa preziosa di Beatrice, Beatrice che illumina, Beatrice che rigenera. Beatrice del mio io, che entri e conficchi le tue radici, così strette, così salde.

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