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Poesie di Paolo Coiro

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  • Voglio una vita semplice.
    Voglio fare il contadino,
    la sera un bicchier' di vino,
    e poi sdraiami
    ed ascoltare jazz.

    Voglio una vita semplice.

    Ho detto a tutti:
    "Ciao ciao. Ci rivediamo tra trent'anni".
    Ma che famiglia? Che figli?
    Al massimo conigli, galline e una pecora
    nera.

    Nera come la notte
    che mi sento addosso.
    Nera come il mio cane
    il cui unico pensiero è l'osso.

    Pazzia? Anarchia?
    Elogio della follia?
    Voglio solo stare con me stesso,
    mettermi una coperta addosso
    e vivere di quel che posso.

    Mio nonno s'è commosso
    a pensare che lui,
    non l'ha fatto per scelta,
    ma è nato in un campo di grano
    da un amore profano
    tra una donna del popolo
    e un uomo venuto da lontano.

    Grazie nonno,
    che hai raccolto
    la mia anima,
    sotto l'albero di pero,
    l'hai mostrata alla natura
    e hai espresso il tuo pensiero:
    "Siamo fatti di terra, di acqua e di amore".

    "Siamo fatti di terra, di acqua e di amore".
    È la preghiera che recito
    ogni sera
    prima di andare a dormire.

  • 26 aprile alle ore 17:26
    Impara ad ascoltare le canzoni

    Impara ad ascoltare le canzoni.
    Chiudi gli occhi
    e legati a questi aquiloni.
    Se stai soffrendo è ancora meglio:
    è come dormire
    e sognare che sei sveglio.
    E ti senti dentro,
    ti senti un po' spento
    come un cerino che sta per consumarsi,

    E poi ti scotti il dito
    e il dolore lo senti.
    Brucia, eccome se brucia.
    Soffri, eccome se soffri.
    Ma vuol dire che sei vivo.
    Questo dolore
    sarà pura e semplice dolcezza
    nel ricordo
    di quando avevi più capelli
    meno rughe
    e tutto era semplice.
    Era solo voglia di averti
    per sempre o per un attimo,
    legata a me.

    Ma oggi, proprio oggi,
    per piacere,
    impara ad ascoltare le canzoni.

  • 13 aprile alle ore 16:43
    Lotta per l'infelicità

    Bevevo vino
    in un giardino di rose.
    Rossa la bandiera in riva al mare,
    il bagnino dorme
    ma fa finta di vigilare.
    Esco in vestiglia sul balcone,
    ho bisogno di un dottore
    che mi spieghi
    come si fa a esser tristi.

    Son sempre felice
    e questo mood non mi si addice,
    vorrei mostrarmi più serio
    e un po' maledetto.
    Ma poi chi l'ha detto
    che per far versi
    serve la cultura?
    Ho raccolto una poesia
    nella spazzatura,
    poi in un'orgia,
    in un cortile di periferia,
    nella vecchia casa di mia zia.

    Basta godere delle sensazioni,
    andare a tentoni nel mondo che avanza.
    L'abbondanza del rivivere ancora,
    un'altra notte,
    un'altra storia.

    Come si fa a esser tristi?
    Io quasi mi vergogno.
    Mentre inizia a nascere il rimorso
    già mi sono perso,
    di nuovo nella mia allegria.

    Forse un giorno sarò triste,
    ma ora non fate la spia.

  • 05 aprile alle ore 23:38
    Sono il cugino buono di Adolf Hitler

    Sono il cugino buono di Adolf Hitler,
    la sera mi corico
    e penso al cielo lindo,
    alla Madonna dei Pozzi,
    a come vorrei che fossi
    al Palla Strozzi
    a Benedetto da Maiano,
    a come la malinconia
    mi avvolge piano piano.

    Suono melodie,
    faccio follie
    da artista squattrinato,
    nato e cresciuto
    insieme al cugino che stimo
    e che odio da sempre.

    Son sempre stato
    un tipo strano:
    coltivavo rose nere
    giocavo a scacchi con un passero
    e mi sentivo sereno
    nelle notti senza stelle.

    Sono il cugino buono di Adolf Hitler,
    non vogliatemi male
    non l’ho voluto io.
    Sono il cugino buono di Adolf Hitler,
    non vogliatemi male,
    poteva andarmi peggio:
    potevo essere
    il cugino del pulcino
    Pio.

  • 23 febbraio alle ore 15:02
    Libertà obbligatoria

    Ho mille poesie dentro.
    Ho una musica
    che quando sto in silenzio
    sento.

    Ho un grande amore
    che vive sempre lì
    e non sente mai freddo.

    Ho voglia di fango,
    di freddo, di arte,
    di ore di ozio,
    di starmene da parte.

    L'artista
    vuole la compagnia
    dei suoi simili:
    puttane, pescatori,
    amici là fuori
    che cantano al vento,
    che bevono e piangono.

    Lasciatemi qui,
    nella terra che amo.
    Una bottiglia di vino,
    e arance rubate
    nell'orto del vicino.

    So vivere solo così,
    questa la mia condanna.
    Aiutami a essere libero
    e ti amerò per sempre.

  • 26 settembre 2017 alle ore 9:18
    L'uomo che non muore

    Ho voglia di terra, di arte,
    d'amore.
    Invece mi ritrovo qui
    a parlar con un dottore:
    di cose che neanche penso,
    di figli, di puttane
    a ore.

    Voglio vivere di arte
    e mi sento anche artista.
    Voglio vivere di terra
    anche se non son portato.
    Voglio vivere di te
    e questo l'hai capito.

    Sognare ancora un po' 
    non costa quasi nulla,
    la sveglia suona già 
    è il tempo di mia figlia.

    Lo dico anche a lei,
    che voglio vivere di terra,
    di arte e di amore.
    E mi ritrovo qui
    a fissarti per ore,
    col sorriso di un uomo,
    di un uomo che non muore.

  • 08 settembre 2017 alle ore 9:04
    Quando ti muore un cane

    Quando ti muore un cane
    muori un po' anche tu.
    Si porta via una parte di te,
    della tua storia,
    di quello che sei stato
    e forse non sarai più.

    Quando ti muore un cane
    ti giri a cercarlo
    ma lui non c'è più.
    È stato parte
    di quello che sei stato.
    Ti ha fatto smettere di piangere
    perché guardando lui
    le lacrime non servivano più.

    Quando ti muore un cane
    metti insieme gli scatti della tua vita,
    un filmino in bianco e nero
    che conosci solo tu.

    E chi non ha mai avuto un cane
    non potrà mai capirlo,
    che quando ti muore un cane
    muori un po' anche tu.

  • 17 maggio 2017 alle ore 17:35
    E poi mi scrivo una poesia

    E poi mi scrivo una poesia
    sperando che rimanga mia
    per sempre.

    Per sempre con me,
    con le notti senza sonno
    con la gioia di un ritorno
    a casa.

    A casa mia,
    dove sei tu
    e non vorresti mai andar via.

    Dove tutto ha molto più senso,
    dove l'amore incontra la vita,
    dove ci siete voi:
    i vostri sorrisi, le vostre manine,
    i vostri "papà!", le vostre manie.

    E poi vi scrivo una poesia
    sperando che io sia
    sempre con voi.

    Nei vostri cuori,
    nelle vostre incertezze,
    nelle vostre carezze
    a persone che amate.

    Insegnare ad amare
    non è un mestiere per tutti,
    è amare se stessi
    e donarsi del tutto.

    Insegnare a vivere
    non è un lavoro da nulla,
    insegnare a sbagliare
    è quel che si dovrebbe fare.

    Lo avete capito?
    Amate, sbagliate,
    sentitevi liberi
    di interrogare la vita.

    Io sarò sempre qui,
    dentro e intorno a voi.

  • 22 agosto 2016 alle ore 23:20
    Sere di fine estate

    Sere di fine estate.
    Le tue labbra bagnate
    di vino bianco
    e di acqua salata.
    I tuoi capelli se ne vanno col vento
    e io son contento
    di pensar agli affari miei,
    ma ho una voglia di te
    che descrivere non saprei.

    Mi tuffo nel mare
    che oggi è più blu
    pensando a stasera:
    io, tu
    e un lenzuolo leggero
    che copre il nostro amore,
    che accarezza l'estate
    e accoglie l'autunno.

    Nostalgia di fine estate
    delle nostre dolci serate,
    ma siam pronti all'inverno.
    La mia stagione sei tu
    e all'estate già non ci penso più.

  • 09 luglio 2015 alle ore 22:11
    Ci sarò, e sarò sempre me stesso

    Mi son scritto una poesia
    per star bene sulla via,
    quella strada che mi porta
    alla riva storta.
    Quel luogo dove mia nonna
    si alzava la gonna
    e lavava i panni
    per la gente del paese.

    Mi son scritto una poesia
    perché ora
    sto vivendo la felicità
    e me la godo finché ci sta.

    Tra storie e canzoni,
    Maria Salvador e Santiago del Cile,
    quante ginocchia mi sbucciai
    sull'asfalto del cortile.

    Vi saluto bella gente
    e non fate finta di niente.
    Questa mattina piangevo
    e stasera bevo
    per una vita che nasce,
    perché son già con te
    e sarò con te per sempre.

  • 11 febbraio 2015 alle ore 22:25
    Brucio

    Me ne infischio
    del complemento oggetto,
    perché ho sete del verbo,
    del freddo che sento,
    di un giorno che è morto
    e non tornerà più.

    Ho bisogno,
    ho bisogno,
    ho un bisogno assoluto
    di non esser più muto
    di spogliarmi sulla neve
    e di essere quell'uomo
    che non teme
    il gelo d'inverno
    o il caldo d'agosto.

    Le emozioni che non conosco
    son pronto a scoprirle,
    tanto niente m'ammazza,
    e le febbri di ieri
    son coccole di fragole,
    son fette di vita,
    spruzzi frizzanti di quello che sono.

    Ho bisogno,
    ho bisogno,
    ho bisogno di sentir freddo
    per cedere ancora
    al fuoco che ho dentro.
    Io forte lo sento,
    lo sento e ti sento
    fuori
    e dentro di me.

  • 10 febbraio 2015 alle ore 22:53
    Se ci ripenso ancora, non ci ripenso più

    Se ci ripenso ancora
    non ci ripenso più,
    ti voglio amore mio
    ti voglio ancor di più.

    Rullano i tamburi
    mi butto a testa in giù,
    un tuffo assai felice
    nel mare che sei tu.

    La canto,
    la suono e la intono
    a un cane steso al sole
    e un vecchio che non vuole
    credere all'amor.

    T'ho stretto nella notte,
    ti ho messo in cassaforte
    e non la apro più.
    L'ho chiesto tante volte
    un coro che conduce
    a te che sei lassù.

    Lassù al terzo piano
    dove sono più sereno,
    una radio suona fuori
    nel vicolo ventoso,
    nel mare che è rabbioso:
    geloso del nostro amor.

  • 14 novembre 2014 alle ore 9:32
    Tre metri in avanti

    E poi mi son spogliato.
    Vestaglia di seta
    e pantofole cammello.
    "Ma io chi sono?"
    Apostrofando sul più bello.

    Vedo foglie cadere,
    nubi svanire
    e neve pippare.
    Germoglio insulso ma onesto
    del mondo piccolo
    in cui mi son perso.

    E sempre pippe di coscienza
    pronte a farti star male.
    Io mi appello a Don Chisciotte.
    Don Chisciotte non era un fesso!

    Pronto a combattere battaglie
    imbecilli e disarmanti,
    con la gioia e lo spirito
    di una vita vissuta
    tre metri in avanti.

    Solo ora mi accorgo
    di aver scritto questo testo,
    sul retro di una prescrizione
    medica.

    Al diavolo il dottore!
    La poesia è la mia cura:
    è la vita che tinge la mia dolce visione.

  • 05 novembre 2014 alle ore 10:01
    La terra è il mio rifugio

    La terra è il mio rifugio,
    pertugio armonico e immenso
    in cui penso
    di abbandonarmi senza rimpianti
    per poi guardare avanti.

    E continuo a coprire solchi
    per coprire anche le ferite,
    nel ricordo di quel campo di grano
    dove mischiammo il nostro amore.
    Da lì nacque un eroe
    che morì giovane in guerra.

    Solitudine e terra
    è quello che mi resta.
    Se la sera è lesta ad arrivare
    rimango assorto dinanzi al focolare,
    nel riflesso di una vita
    che comunque scorre.
    Una lacrima può bastare,
    vi chiedo solo di lasciarmi andare
    perché la terrra rimarrà
    il mio unico e sol rifugio,
    pertugio armonico e immenso
    in cui penso
    di abbandonarmi senza rimpianti
    per poi guardare avanti.

    Spezzo canne e spezzo il passato,
    e a quelle canne si appogeranno
    piante
    che s'intendono col futuro,
    anche se ho solo voglia
    di rallentare il tempo
    insieme ai miei pensieri.

  • 24 ottobre 2014 alle ore 11:59
    Il valzer dell'alzheimer

    A mio padre
    che c'ha dentro la poesia,
    a mia madre
    che la colpa non è più sua.

    Sputo fuori dalla finestra
    perché uno sputo è quello che mi resta.
    Lui sorride
    e su un bastone si sorregge
    da una vita piena
    di schegge, di spasmi
    e di aggressioni.

    Ora contan solo poche cose:
    la vecchiaia e il suo imbuto,
    stringi, e resta solo il vuoto.
    Un vuoto pieno di figli, di rimpianti dimessi
    e di favolosi
    fili sconnessi.

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:11
    Un ragazzo lesto

    Ho incontrato un ragazzo lesto
    che viveva di terra
    e campava di aria.

    Mai sognato di volare.

    Meglio i piedi nel fango
    o imparare a galleggiare
    tra cavoli e cicoria.

    Premura nel far fossi
    e piantarci un po' di gloria,
    sorrisi ben riposti
    a visi rughe e gengive.

    Quel ragazzo lesto
    è ancor lì,
    un po' curvo.
    Questa sera ha bevuto vino
    e scopato
    l'uscio della casa
    dove nascerà
    un ragazzo onesto:
    suo figlio,
    che a terror di rima
    chiameranno Ernesto.

  • 15 novembre 2013 alle ore 8:30
    Lo stronzo contromano

    Lo stronzo contromano
    è un uomo che non muore,
    sniffa solo sogni
    e ha polvere nei pugni.

    Lo stronzo assai felice
    non ha mai vergogna,
    la sua luce brilla
    e lui ne ha sempre voglia.

    Lo stronzo ancor più lesto
    fa l'amore tre volte al dì:
    sempre dopo il caffè,
    mai prima di colazione,
    e... tra il dolce e il limoncello.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 8:51
    Mezza vita mi è rimasta

    E adesso come faccio?
    Ti ho vista in quello squarcio
    e non ti scordo più.
    Vorrei dimenticarti
    senza averti mia;
    ho detto una bugia
    ma il cuore è andato giù.

    E rimettiti a sedere!
    La luce è ancora spenta.
    Ti adagi sul mio fiore
    e non mi lasci più.

    E' fatta...
    La mia anima è perduta
    e la vendo a metà prezzo;
    ma non ci fate niente:
    è piena di disprezzo.

    Non posso più tornare
    e mi dimentico di me.
    Disegno un'altra vita:
    farò l'artista di tazze e bidè.

  • 10 luglio 2013 alle ore 9:22
    Piango solo la tua assenza

    Non me ne frega un cazzo
    di un pubblico pagliaccio,
    dell'oca che starnazza
    giusto a mezzo dì.

    Io rido
    tra le mie puttane tristi,
    e stramazzo nel fango
    come un passero esausto.

    Il germoglio è lontano
    e continuo a fregarmene;
    di ricordi non si vive
    e oggi non ci sei più.

    Piango solo la tua assenza,
    tutto il resto è tanto fumo
    che fa piangere gli occhi
    e il cuore appresso a loro.

    Vengo a giocare un po' lassù con te,
    a dirti due stronzate
    e ti porto i tuoi bigné.

  • 05 giugno 2013 alle ore 8:46
    Poi finisce che ci ripenso

    Poi finisce che ci ripenso
    a quella rabbia santa
    che mi sconvolge il cuore.
    E piango
    come un bambino
    e senza vergogna.
    Il mio orgoglio
    è la mia fragilità,
    pulito sino all'osso
    del mondo che c'ho dentro.

    E una mattina mi alzo
    e basta un cane e il sole
    per rendere me stesso
    quel giovane di cuore
    che cerca amici...
    cerca amici
    per rendere a loro tutto se stesso.

    E poi finisce che ci ripenso...
    che poi
    è solo un momento,
    perché non mi sento mai spento.

    Il vento trascina la mia luce
    e volo
    sopra di me.

  • 22 maggio 2013 alle ore 10:27
    Seduta con un brillo

    Al diavolo
    le filosofie orientali,
    affogate in una bottiglia
    d'Amarone!
    Fanculo l'analisi
    suicida in un cannone!

    Io sono ebbro
    bello e facoltoso;
    un uomo di successo
    che stima l'eccesso
    e ama
    il soutè di cozze.

    Bollicine a volontà
    e l'amore
    in un letto caldo.
    Vestaglia di seta
    e aroma di caffè,
    sono brillo
    da oggi alle tre.

    Ora
    voglio solo andare a dormire:
    stanotte sognerò che è mio
    il sol dell'avvenire.

  • 11 maggio 2013 alle ore 20:20
    Tristezza alternata e poi un bigné

    Tristezza alternata
    non salta una rata,
    nel giorno che conta
    mi fotto il destino.
    Ti sono vicino e ti vengo a cercare,
    non sei più vicina...

    addio per Natale.

    Canto
    con la voce rotta.
    Anzi, urlo al nulla
    la mia sete da mignotta
    di un mondo bello
    e pieno di ossessioni.

    Il buio, la terra bagnata,
    un cielo stellato.

    Disteso lì
    a ridere di me
    e cercare un'altra te...

    Porto il cane fuori,
    e quando torno a casa
    mangerò un bigné.

  • 12 aprile 2013 alle ore 9:09
    In morte di un fringuello

    Me l'hanno scolpita in pancia
    una poesia che non muore.
    Fan quasi male
    le vertigini in mare aperto
    che van dal basso ventre ai piedi.
    Tremo... come un fringuello bagnato
    che non può volare,
    e che ride
    per il suo destino bizzarro.
    Annegato
    in una botte di vino
    col sorriso sulle labbra
    e troppa gioia nel cuore.
    Si è stretto tra le nuvole
    per scaldarsi l'anima
    tracotante di una vita lasciata
    appesa a un pino.
    L'ha rivissuta tutta
    nel tempo
    di un lungo bacio d'addio.

  • Ho un pigiama bucato
    e un viso da stronzo,
    un naso pronunciato
    e un baffetto improbabile.

    Cammino per le strade di Londra
    con le mani in tasca
    e quell'aria da bohemien.
    Bevo tè il pomeriggio,
    caffè la mattina.

    Scrivo poesie e storie
    solo per essere contento,
    è questo il mio diverimento.
    A modo mio
    spacco il mondo in tarantelle,
    belle, fracassanti, spudorate...

    Le tarantelle dei miei giorni
    che ancora non resistono
    alla gioia di esser nate.

  • 19 gennaio 2013 alle ore 16:45
    Cielo giocondo

    Sono morto
    con una poesia in corpo.
    Convinto che il condizionale
    sia il modo del poeta.

    Se non reggo il vino
    sarà pure una fortuna,
    butto giù un bicchiere
    e parlo con la luna.

    Racconto di ciò che è stato
    e mai sarà,
    estati ormai passate
    e inverni o giù di là.

    Sorrido a quel mio mondo
    che ancora non sa perché
    se il cielo è più giocondo
    fa felice anche me.