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Poesie di Paolo Coiro

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  • 24 ottobre 2014 alle ore 11:59
    Il valzer dell'alzheimer

    A mio padre
    che c'ha dentro la poesia,
    a mia madre
    che la colpa non è più sua.

    Sputo fuori dalla finestra
    perché uno sputo è quello che mi resta.
    Lui sorride
    e su un bastone si sorregge
    da una vita piena
    di schegge, di spasmi
    e di aggressioni.

    Ora contan solo poche cose:
    la vecchiaia e il suo imbuto,
    stringi, e resta solo il vuoto.
    Un vuoto pieno di figli, di rimpianti dimessi
    e di favolosi
    fili sconnessi.

  • 16 novembre 2013 alle ore 12:11
    Un ragazzo lesto

    Ho incontrato un ragazzo lesto
    che viveva di terra
    e campava di aria.

    Mai sognato di volare.

    Meglio i piedi nel fango
    o imparare a galleggiare
    tra cavoli e cicoria.

    Premura nel far fossi
    e piantarci un po' di gloria,
    sorrisi ben riposti
    a visi rughe e gengive.

    Quel ragazzo lesto
    è ancor lì,
    un po' curvo.
    Questa sera ha bevuto vino
    e scopato
    l'uscio della casa
    dove nascerà
    un ragazzo onesto:
    suo figlio,
    che a terror di rima
    chiameranno Ernesto.

  • 15 novembre 2013 alle ore 8:30
    Lo stronzo contromano

    Lo stronzo contromano
    è un uomo che non muore,
    sniffa solo sogni
    e ha polvere nei pugni.

    Lo stronzo assai felice
    non ha mai vergogna,
    la sua luce brilla
    e lui ne ha sempre voglia.

    Lo stronzo ancor più lesto
    fa l'amore tre volte al dì:
    sempre dopo il caffè,
    mai prima di colazione,
    e... tra il dolce e il limoncello.

  • 31 ottobre 2013 alle ore 8:51
    Mezza vita mi è rimasta

    E adesso come faccio?
    Ti ho vista in quello squarcio
    e non ti scordo più.
    Vorrei dimenticarti
    senza averti mia;
    ho detto una bugia
    ma il cuore è andato giù.

    E rimettiti a sedere!
    La luce è ancora spenta.
    Ti adagi sul mio fiore
    e non mi lasci più.

    E' fatta...
    La mia anima è perduta
    e la vendo a metà prezzo;
    ma non ci fate niente:
    è piena di disprezzo.

    Non posso più tornare
    e mi dimentico di me.
    Disegno un'altra vita:
    farò l'artista di tazze e bidè.

  • 10 luglio 2013 alle ore 9:22
    Piango solo la tua assenza

    Non me ne frega un cazzo
    di un pubblico pagliaccio,
    dell'oca che starnazza
    giusto a mezzo dì.

    Io rido
    tra le mie puttane tristi,
    e stramazzo nel fango
    come un passero esausto.

    Il germoglio è lontano
    e continuo a fregarmene;
    di ricordi non si vive
    e oggi non ci sei più.

    Piango solo la tua assenza,
    tutto il resto è tanto fumo
    che fa piangere gli occhi
    e il cuore appresso a loro.

    Vengo a giocare un po' lassù con te,
    a dirti due stronzate
    e ti porto i tuoi bigné.

  • 05 giugno 2013 alle ore 8:46
    Poi finisce che ci ripenso

    Poi finisce che ci ripenso
    a quella rabbia santa
    che mi sconvolge il cuore.
    E piango
    come un bambino
    e senza vergogna.
    Il mio orgoglio
    è la mia fragilità,
    pulito sino all'osso
    del mondo che c'ho dentro.

    E una mattina mi alzo
    e basta un cane e il sole
    per rendere me stesso
    quel giovane di cuore
    che cerca amici...
    cerca amici
    per rendere a loro tutto se stesso.

    E poi finisce che ci ripenso...
    che poi
    è solo un momento,
    perché non mi sento mai spento.

    Il vento trascina la mia luce
    e volo
    sopra di me.

  • 22 maggio 2013 alle ore 10:27
    Seduta con un brillo

    Al diavolo
    le filosofie orientali,
    affogate in una bottiglia
    d'Amarone!
    Fanculo l'analisi
    suicida in un cannone!

    Io sono ebbro
    bello e facoltoso;
    un uomo di successo
    che stima l'eccesso
    e ama
    il soutè di cozze.

    Bollicine a volontà
    e l'amore
    in un letto caldo.
    Vestaglia di seta
    e aroma di caffè,
    sono brillo
    da oggi alle tre.

    Ora
    voglio solo andare a dormire:
    stanotte sognerò che è mio
    il sol dell'avvenire.

  • 11 maggio 2013 alle ore 20:20
    Tristezza alternata e poi un bigné

    Tristezza alternata
    non salta una rata,
    nel giorno che conta
    mi fotto il destino.
    Ti sono vicino e ti vengo a cercare,
    non sei più vicina...

    addio per Natale.

    Canto
    con la voce rotta.
    Anzi, urlo al nulla
    la mia sete da mignotta
    di un mondo bello
    e pieno di ossessioni.

    Il buio, la terra bagnata,
    un cielo stellato.

    Disteso lì
    a ridere di me
    e cercare un'altra te...

    Porto il cane fuori,
    e quando torno a casa
    mangerò un bigné.

  • 12 aprile 2013 alle ore 9:09
    In morte di un fringuello

    Me l'hanno scolpita in pancia
    una poesia che non muore.
    Fan quasi male
    le vertigini in mare aperto
    che van dal basso ventre ai piedi.
    Tremo... come un fringuello bagnato
    che non può volare,
    e che ride
    per il suo destino bizzarro.
    Annegato
    in una botte di vino
    col sorriso sulle labbra
    e troppa gioia nel cuore.
    Si è stretto tra le nuvole
    per scaldarsi l'anima
    tracotante di una vita lasciata
    appesa a un pino.
    L'ha rivissuta tutta
    nel tempo
    di un lungo bacio d'addio.

  • Ho un pigiama bucato
    e un viso da stronzo,
    un naso pronunciato
    e un baffetto improbabile.

    Cammino per le strade di Londra
    con le mani in tasca
    e quell'aria da bohemien.
    Bevo tè il pomeriggio,
    caffè la mattina.

    Scrivo poesie e storie
    solo per essere contento,
    è questo il mio diverimento.
    A modo mio
    spacco il mondo in tarantelle,
    belle, fracassanti, spudorate...

    Le tarantelle dei miei giorni
    che ancora non resistono
    alla gioia di esser nate.

  • 19 gennaio 2013 alle ore 16:45
    Cielo giocondo

    Sono morto
    con una poesia in corpo.
    Convinto che il condizionale
    sia il modo del poeta.

    Se non reggo il vino
    sarà pure una fortuna,
    butto giù un bicchiere
    e parlo con la luna.

    Racconto di ciò che è stato
    e mai sarà,
    estati ormai passate
    e inverni o giù di là.

    Sorrido a quel mio mondo
    che ancora non sa perché
    se il cielo è più giocondo
    fa felice anche me.

  • 02 novembre 2012 alle ore 8:38
    Alle 7 del mattino

    Il passero già cinguetta
    spavaldo,
    la dicondra sta crescendo
    nelle aiuole
    e il limone è giovane
    ma sano e ottimista
    nella brina del mattino.
    Son le sette e il sole
    è già ridente,
    risplende nelle pozze
    di pioggia scesa nei dì passati,
    quando la notte era aggrovigliata
    insieme ai tuoi pensieri.
    Son le sette
    e il sole è già ridente,
    lascia andare quel sorriso
    fatto di natura
    e lunghi respiri d'aria
    che viene dal mare.
    Buongiorno al mio giorno,
    un altro spettacolo
    delle gioie del mattino.

  • 21 febbraio 2012 alle ore 8:34
    Mille vite

    Cibatevi
    o fratelli miei,
    di letteratura, arte,
    vino buono e donne sincere.
    Scoprirete il giusto,
    il bello, il vero amore.
    L'emozione dalla parola
    e dall'arte
    sarà una lente magica.
    E vi sorprenderete,
    rimarrete estasiati
    nello scoprire
    le mille vite
    che albergano dentro di voi.

  • 01 novembre 2011 alle ore 12:00
    Tè con le mosche

    Ho fatto entrar due mosche
    nella mia stanza,
    chiedendole però
    di non portar disturbo.
    Si sono accomodate senza grazia
    sul mio divano color déjà-vu.
    Mi hanno chiesto
    un tè alle cinque
    e quei biscotti
    "che servi sempre tu".
    Le ho invitate
    ad andar via
    e loro senza ritegno:
    "Non ci siamo appoggiati su di te
    perché di noi
    non sei neanche degno".

  • 08 luglio 2011 alle ore 14:38
    Germogli di visioni

    E son sempre stato stronzo
    ma bravo a perdonar me stesso.
    E son sempre stato lento
    ma bravo a conoscere il tempo che andava.
    E facciamola finita
    beoni senza scorza,
    rottami di cervelli
    e briciole di virtù.
    Abbraccio il cielo aperto
    colline verdi e gialle,
    aroma di caffè
    e un bel tiramisù.
    Ho offeso una capretta
    e un'altra l'ho scoperta
    in bagno ad origliare
    il litigio di un amore.

  • 09 marzo 2011 alle ore 11:13
    Il tuo volto

    Agitarsi nel buio
    di una folla lucente;
    nel silenzio del vocìo
    di un'immagine sbiadita.
    Catturar la notte
    in una grande muraglia,
    carezzar la brina
    sul volto della tua
    dolce tempesta.

  • 18 agosto 2006
    Dentro e intorno a me

    Lo sguardo indurito
    perché il cuore è troppo fragile.
    Bilancio il mio spirito,
    ma la mia anima
    è funesta.

  • 16 maggio 2006
    Melograno

    Mentre pecco

    non penso all’odor della terra bagnata

    di pioggia

    che vien dalla terra

    ed evapora in mare.

    È il mio Natale

    o la mia resurrezione.

    Finzione di niente.

    Non c’è da fingere

    se il tutto par vero.

    Forestiero

    io sono

    in un campo di grano.

    Melograno:

    il frutto diviso in tanti semi,

    in tanti Paolo Coiro.

  • 15 aprile 2006
    Il matrimonio

    Vago come un aquilone,

    passi cadenzati i miei

    per la dolce salita

    di un viottolo di collina.

    È quasi sera,

    al mio fianco zio Alfonso

    ed io:

    “Domani mi sposo”.

    Clamoroso non è l’annuncio

    ma il temporale in arrivo.

    Si può rimediar

    con sposa bagnata

    e tante altre dicerie,

    ma le questioni son mie.

    Son io che ho bisogno

    del tiepido sole

    che schiarisca la mia anima,

    del calore

    che mi calma,

    m’apre il cuore in due

    e lo fa riflettere.

     

    Zio Alfonso

    ritorce un sorriso

    e la sua pacca sulla spalla

    è un segno.

     

    Al mattino pioveva a catinelle,

    il sole non c’era

    ma la sposa era bella e sincera.

    Cupo non io

    ma il cielo.

     

    L’accompagno all’altare,

    alzo lo sguardo:

    zio Alfonso batte l’occhio

    e ancora quel sorriso.

    E poi

    col suo fare da prete:

    “Ragazzi miei

    vi porto in paradiso”.

  • 15 aprile 2006
    Verbo amico e solidale

    Quanto è sacra la parola
    che dal fiume scende a valle.
    Nobile è
    il bicchiere di vino solo annusato,
    corteggiato dall’olfatto
    e risanato
    dalla parola.

  • Disinvolto
    e poi assolto nel proprio peccato.
    L’amore svelato sa di nostalgia.
    Preghiera amica
    sei mia
    ma lontana.
    Conta poco la grana
    nel viver giornaliero
    fatto di arti e mistero.
    Rinato
    poi assuefatto.
    Distratto
    come un coniglio in un’aia.
    Abbaio
    per sentirmi un cane
    che si morde la coda.
    Cosa?
    La mia proiezione nell’oggi
    di un domani
    che sa di umido stagnato,
    di un aroma rinato
    nel verde giardino
    solo e solamente
    odore di vino
    e di terra bagnata.
    Estate… anche se l’inverno avanza.
    L’abbondanza non è un perdono
    con corone d’alloro gettate nel fuoco.
    Inutili schioppettii
    sulla brace che avanza
    insieme all’inverno.
    Inferno di gesta,
    rumori irreali.
    L’estasi del niente è sempre lì
    pronto all’assaggio.
    Miraggio di un’oasi
    nel troppo ragionar
    si ripensa all’errore.
    Quale?
    L’errore che sa
    dipinto su tela
    rivela le note
    di una sinfonia che fa male.
    Domani
    rileggerò me stesso.

  • 17 febbraio 2006
    Ad un mio amico attore

    Sentirsi gratificati dalle nostre creazioni,

    soffrire, amare, sudare su un palco

    per poi tirare un sospiro

    e respirare il gusto della nostra vita.

    Di una scelta nostra, non capita da tutti,

    ma giusta.

    Vivere nella nostra arte,

    nell'arte antica

    e nell'arte di tutti i giorni,

    che cogliamo sulla strada,

    o in mezzo a un campo di broccoli appassiti.

    Emozionare noi stessi

    e se ci riusciamo anche qualcun altro.

    Volersi sentire ignorante

    perché si ha voglia di riscoprire tutto da capo,

    dal principio di noi stessi

    alla morte di un cane anziano e cieco.

    Il tuo teatro

    è la tua vita,

    e spero che la mia penna ignorante

    non sia mai appassita.

    Rima banale,

    ma me ne frego.

    A me interessa seguire

    la corsa di un arancio marcio

    lungo un ruscello.

    Oppure stare sulla riva

    di un fiume in piena.

    Comunque vada,

    non voglio che sia per forza un successo,

    ma voglio poter bisbigliare

    nell'orecchio di una gallina:

    "Io ho vissuto per questo..."

  • 27 gennaio 2006
    Gaeta

    Una stella sola
    sopra Gaeta.
    Cortese o ingrata
    la luna è tramontata.
    Non un ballo latino
    ma liscio.
    Buffo e assassinato
    vecchio cuore romantico.
    Torna a Surrient'
    e torna da me.
    Ti ammiro,
    ti scalcio
    e poi ti abbraccio.
    Tra un vento fresco d'estate,
    tamburelle arrugginite
    e melodie mai appassite.
    Sogni d'oro
    se la luna è d'argento.

     

  • 19 novembre 2005
    Tra terra e terra

    Si dice

    che ci vuole coraggio:

    ostaggio appeso a un muro

    oltraggio alla natura.

    Coraggio per cosa?

    Se un cane dorme al sole

    sull’uscio di una casa,

    se un vecchio guarda il sole

    e si domanda ancora.

    E un pezzo di terra

    varrà come un universo:

    un abisso non esiste

    nel pensar mio

    e di altri geni ignoranti.

    L’infinito non è un pensiero,

    tutto stabilito

    nelle emozioni:

    mani di donne

    odori di lino e

    terra bagnata,

    vino d’annata

    nel fresco d’estate;

    l’amore d’inverno

    è intriso di nostalgia

    se fuori si muore dal freddo.

    Sotto una coperta

    si consuma passione.

     

  • 19 novembre 2005
    Proteggici anima

    Spero

    che questa dolce creatura

    non si addormenti.

    Avrei paura

    a rimaner da solo,

    in un silenzio crudo e denso.

    È il ritmo della mia vita

    il tuo nguè, e poi

    quel tuo sorriso tutto gengive…

    Chissà

    se mi vedi di già.

    Quando son stanco della vita

    io t’accarezzo,

    ti tengo in braccio,

    ma son io che t’abbraccio.

    Il tuo cuore minuscolo

    pulsa sul mio petto,

    la mia lacrima salata

    bagna anche il tuo viso.

    Il nostro

    è uno spicchio di paradiso:

    vortice leggero

    che abbaglia il tuo riso.

    Tua madre è lì su.

    Il tuo sorriso, la mia lacrima.

    È la nostra famiglia

    È il verso del cielo

    È la tua ninna nanna

    È solo una

    la nostra anima.