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Recensioni di Paolo Coiro

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  • Quanti angeli abbiamo incontrato nella nostra vita?
    Di Filippo racconta di un “Te” a lui caro. Di un angelo che gli ha strappato sogni e ricordi, emozioni e rimpianti. Le sue poesie sono soavi e variegati stati d’animo e ripercorrono la storia di un amore, ma anche le storie di tanti amori. Inerpicandosi in interrogativi che qualcuno potrebbe definire adolescenziali, ma che accompagnano costantemente la nostra partita quotidiana con l’amore.
    La scrittura di Di Filippo è pregna di metafore tra la natura e l’essere uomo innamorato. Contraddistinto da una sensibilità aggravata nel bene e nel male.
    Questo libro va letto tutto di un fiato, poesia per poesia. Per poi – a fine lettura – assaporare un gusto agrodolce che rimane dentro. La fine di un amore e l’inizio di una tua storia, è la lotta di una realtà amara e la dolcezza di un ricordo che resterà sempre con te.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Gian Genta è come un treno che ti si scaraventa addosso: è diretto. A volte brutale, ma fiero e coerente. Non scordiamoci “originale”, che non serve solo a far rima, ma è una delle tante qualità della scrittura di Pedro, così come lo chiamano gli amici.
    Lotta contro il quotidiano e l’ipocrisia: binomio imprescindibile visti i suoi tanti anni di attività politica. A volte rassomiglia ad un maestro del pensiero che ti butta giù due righe, in cui puoi ritrovarti tu e il tuo io più profondo. Ma la sensibilità è diversa, è matura in Gian Genta quella filosofia letteraria tanto cara al De Sanctis: “l’ideale calato nel reale”. La vita come semenzaio del nostro essere uomini, delle nostre esperienze e di una sottile saggezza “crudele” che è molto vicina all’autore.
    Come tutti sappiamo, a volte, la verità nuda e cruda può far male. È proprio da lì che Gian parte per poter riflettere in acqua stagnata un io universale.
    Al lampo dell’aforisma, unisce una qualità poetica che si innerva e riproduce nel paesaggio ligure, terra di grandi cantori. Uno degli aspetti più incantevoli del suo pensar poetico, è quella dolce unione tra le molteplici sfaccettature dell’io e la coerenza di ritrovarsi tutti uguali di fronte all’apparire del mondo.
    “[…] Tutti si somigliano come nella vita di tutti i giorni
    quando si stringono le mani
    e ad alta voce si ripetono pensieri
    che altri hanno pensato”.
    È proprio lui a confessarcelo in questo stralcio di poesia. La sua acuta riflessione sul viver giornaliero, deriva da un carattere ostile che non fa passare nulla di ciò che non vede chiaro e onesto. “[…] Non so se questo è un bene”, si domanda l’autore. Il finale di quest’altro suo scroscio di parole è confortante ed esalta ancor di più la sua poesia del vivere: “… Ma ne vado orgoglioso”. 

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro