La pelle non fa da scudo. Tradisce.
È una pergamena che registra l'urto,
la carezza che è già memoria fossile.
Nessun oblio: solo sedimenti di contatto.
Le mani ricordano prima di me.
Tengono la forma dei corpi congedati,
il peso esatto degli addii non detti.
Anche vuote, sono piene di impronte.
Siamo fatti di crepe, ma la crepa non rompe:
rivela.
È da lì che entra la luce senza padrone.
Tutto ciò che è spaccato
diventa, finalmente, vero.
21 maggio 2026
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La vita non spezza sempre con i grandi eventi: a volte consuma lentamente attraverso ciò che continuiamo a tollerare.