Così scrivo

Parole dense di tormenti
e vano estetismo,
consumano l'intimo sentire
nel buio dell'Essere.
Gusci verbosi di dolori,
rinunce per cui non vale la pena
ripiegarsi in rancori e disgusti,
bruciano le ore dei giorni
nel vuoto del vivere.
Sacrifici, persi nello sdegno
d'umiliarsi fra dispetti e ribrezzi,
chiusi negli abissi dell'anima,
dove incubi e paure
germogliano concimate
da crudeli tenerezze.
Nella miseria che non ha fine.
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.