Dolce ti sia la notte
Dolce ti sia la notte, amor mio,
ora che anche le cose grandi
si arrendono al silenzio
e il mondo chiude
i suoi occhi stanchi.
Che il buio si posi sulle tue palpebre
senza fare rumore,
leggero come qualcosa
che non vuole svegliarti,
e porti via il sale della giornata,
le parole rimaste in gola,
la fretta che ci ha tenuti
dalla parte opposta delle ore.
Un’alta marea di velluto scuro
fonda le nostre solitudini,
mentre la luna
stende le sue mani di cera
sulla piega del tuo collo.
Vorrei che i tuoi sogni
non avessero porte,
né muri contro cui urtare,
né pesi da trascinare nel sonno.
Solo spazio,
dove il pensiero
perde il suo peso
e la mente tace la sua fame.
E il tuo respiro
finalmente lento,
profondo come il mare
quando nessuno lo guarda,
un pendolo di seta
che riordina
il disordine dei giorni.
Io resto qui,
sul bordo della tua penombra,
dove non serve toccarti
per esserti vicina.
Ti penso piano,
come si accarezza
qualcuno che dorme.
E forse non lo sai,
ma stanotte
la mia anima si fa calco del tuo sonno,
improntata
nel posto vuoto accanto a te.
Dormi, amor mio.
Che la notte abbia cura
di tutto ciò che oggi
non sono riuscita a proteggere.
E domani,
quando riaprirai gli occhi,
ritrovami ancora lì,
nel punto esatto
in cui finisce il sogno
e cominciano
le mie mani:
questa pelle che ti aspetta,
questo sangue
che fa il tuo nome
al buio.
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