I dettagli del dopo
Ci sono assenze
che non entrano subito nel dolore.
All’inizio sembrano soltanto
una stanza chiusa,
una voce che tarda a tornare,
il telefono che non suona
all’ora di sempre.
Poi arriva il dettaglio più piccolo —
una tazza rimasta dove l’aveva lasciata,
un maglione con l’odore dentro,
una frase detta mille volte
e ascoltata distrattamente —
e il cuore capisce
ciò che la mente aveva rimandato.
Non piangiamo soltanto chi se ne va.
Piangiamo tutto l’amore
rimasto in silenzio.
Le carezze date troppo poco,
gli abbracci rimandati
per stanchezza, orgoglio o fretta,
le parole tenute in tasca
come se il tempo fosse infinito.
“Glielo dirò domani”,
pensavamo.
Ma il domani, a volte,
ha la crudeltà di non arrivare.
Da quel momento il rimpianto
cammina accanto ai giorni normali.
Siede con noi a tavola,
attraversa le feste in silenzio,
riappare nei compleanni,
nelle domeniche lente,
in certe sere in cui manca l’aria.
Perché l’amore non detto
non svanisce.
Resta sospeso dentro il petto
come una lettera mai consegnata.
Si continua a vivere, sì,
ma con quella domanda segreta
che punge nei momenti più quieti:
“Se gli avessi voluto più bene,
avrebbe sentito
quanto fosse
importante per me?”
Forse è questo
il modo più umano di perdere qualcuno:
continuare ad amarlo
quando ormai non possiamo più dimostrarlo.