Insomnia

Potrei destarmi, all'alba di un giorno qualunque, e scoprire con un brivido febbrile di aver varcato la soglia invisibile della ragione, dissolvendomi nel labirinto di una lucida follia. O potrei, in quel medesimo chiarore irreale e sospeso, risvegliarmi con la consapevolezza straziante di non essere affatto folle, ma dolorosamente desto in un mondo che ha smesso di credere ai propri miraggi. Varcare quel confine sottile come un filo di fumo che separa la veglia dall'allucinazione, o divenire improvvisamente cosciente di cosa questa immensa illusione rappresenti.
Quell'alba di vetro e cenere potrebbe essere già sorta nei meandri della coscienza, e voi non ne sapreste nulla, immersi nel vostro sonno beato e inconsapevole. Forse il tempo si è fermato, intrappolato tra i battiti di ciglia di una notte senza fine, e noi stiamo fluttuando in una dimensione parallela dove i contorni delle cose sfumano nel nulla. E se tutto questo non fosse che il sogno denso e contorto di una notte insonne, un'interminabile proiezione di ombre cangianti? In fondo, se la realtà è soltanto un artificio della mente che soffre, sarebbe infinitamente meglio non svegliarsi mai, cullati dall'inganno di un eterno dormiveglia. Nel silenzio immobile della stanza, ho contato e ricontato le ombre intorno a me, gregge fantasma di un'immaginazione irrequieta. Ho soppesato il vecchio, logorato dal tempo e dai ricordi; ho scrutato il nuovo, effimero e sfuggente come nebbia all'alba; ho toccato il marcio, il fondo oscuro di ogni pensiero che si insinua nei recessi dell'inconscio. Eppure, in mezzo a questo paesaggio di nebbie e riverberi, c'era del bello. L'ho osservato come si guarda una visione destinata a svanire all'aprirsi degli occhi, l'ho avvicinato e corteggiato con la grazia trepidante di chi cammina su un filo teso sopra il vuoto. Ma cosa volete che ne sappia la beltà, chiusa nella sua incorporea perfezione e distesa su un letto di nuvole, del resto del mondo? Del peso della gravità, delle crepe nel sogno, dei tormenti di chi non sa chiudere gli occhi. Di quelli che la notte, non dormono.