Inventario delle cose interrotte

Non è il rumore a fare la storia,
ma il vetro quando smette di vibrare
e la moka sul fuoco che tossisce a secco,
mentre il quartiere lucida i cerchioni
e il lunedì mastica i suoi ritardi.

Hanno detto: raptus, troppo amore,
parole strette come bende
su una ferita che nessuno osa guardare.
Ma l’amore non lascia chiavi nella toppa
né strappa fiori appassiti dal linoleum.

L’amore non è questo censimento di lividi
che la polvere ricopre come mano distratta.
Rimane la tua impronta sul telecomando,
il rossetto sulla tazza,
il bucato umido che aspetta nel cestello
come un tempo sospeso tra due respiri.

La lista della spesa sul frigo
corre ancora verso il pane,
mentre le tue scarpe restano vicine,
punte rivolte alla porta che non si è aperta.

Sei diventata un trafiletto,
un margine di cronaca.

Hanno trovato il letto rifatto a metà,
una piega interrotta, un gesto sospeso.
Non ci sono piatti rotti a terra:
solo questo ordine che fa paura.

Il vicino si scusa e dice
che parevate felici,
perché il male ha sempre le scarpe pulite

e saluta per primo
nel perimetro dell’ascensore.

@Alma Gjini
Milano febbraio 2026