L'eredità della ruggine

Sottovoce, dove il fiato si fa corto,
là abita un rispetto
che ha il sapore della ruggine.
Lo chiamano inchino,
ma è un corpo storto,
un’abitudine antica di menti assogettate.
Non è devozione la schiena che si piega,
ma il riflesso di urla addormentate,
nodi legati al silenzio
mentre il cuore batte ombroso.
Siamo figli ormai di passi pesati,
di occhi che puniscono
senza neanche guardare;
di timori divenuti lividi interiori
che non sanno più come guarire.
Reverenza la chiamano,
ma è solo il ritratto incorniciato di vero,
di una violenza incolta
che si è fatta paura
e ha tolto il godere,
raschiando sull'anima.
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Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.