La notte dei desideri

Nella notte di San Lorenzo
la gente guarda il cielo
come se, tra milioni di stelle,
ce ne fosse una
capace di conoscere il nostro nome.

​Si aspetta in silenzio
quel breve lampo nel buio,
la scia che attraversa la notte
prima di svanire,
e in quell’istante
qualcuno chiude gli occhi
e affida al cielo un desiderio.

​C’è chi chiede un amore,
chi una presenza, chi un ritorno,
chi soltanto la forza
di accogliere il silenzio.

​Ed è strano
che proprio a una stella che cade
chiediamo ciò che vorremmo rimanesse.

​Ma è questo, in fondo,
il senso segreto della notte:
ricordarci che anche la luce più pura
può durare un solo istante
senza per questo valere meno.

​Una stella che cade
non promette nulla,
non guarisce le ferite,
non cambia il destino.

​Eppure, quando attraversa il buio,
qualcosa dentro di noi si muove.

​Per un momento
torniamo a credere possibile
ciò che il giorno
chiama impossibile.

​Non chiediamo alle stelle
di salvarci,
ma soltanto di concederci
il diritto di desiderare ancora,
senza vergognarci della speranza.

​Perché desiderare
è un atto di coraggio:
è dire alla notte
che, nonostante tutto,
non abbiamo smesso
di immaginare un’alba diversa.

​E così restiamo con gli occhi al cielo,
aspettando una luce che cade.

​Non per essere tratti in salvo,
ma per ricordarci
che abbiamo ancora qualcosa
da chiedere alla vita.

​E forse, alla fine,
il vero miracolo
non è la stella che cade,
ma il desiderio
che, per un istante,
torna ad accendersi dentro di noi.